È SEMPRE TAJANI CONTRO SALVINI – LO SCAZZO SULLA CONSOB, CON LO STOP AZZURRO ALLA NOMINA DI FEDERICO FRENI, È L’ULTIMO CASO DEL DUELLO TRA LEGA E FORZA ITALIA – LE CAMPAGNE DEL CARROCCIO SULLA TASSA SULL'EXTRAGETTITO DELLE BANCHE E SUL TAGLIO DEL CANONE RAI HANNO TOCCATO GLI INTERESSI DELLA FAMIGLIA BERLUSCONI, AZIONISTI DI MAGGIORNZA DI FORZA ITALIA (VEDI MEDIOLANUM E MEDIASET) – COSTRETTI A "CONVIVERE" FIN DAI TEMPI DI BERLUSCONI E BOSSI, ADESSO FORZA ITALIA ALZA IL TIRO SOGNANDO LA “RICONQUISTA” DEL NORD, APPROFITTANDO DELLE DIVISIONI DELLA LEGA, TRA ZAIA E VANNACCI – IL RUOLO DI MARINA BERLUSCONI, CHE HA IMPOSTO UNA SVOLTA LIBERALE AL PARTITO PER PRENDERE LE DISTANZE DALLA MELONI...
Estratto dell’articolo di Francesco Bei per “la Repubblica”
Sul rapporto Lega-Forza Italia, che da mesi se le stanno dando senza tregua, ci si potrebbe scrivere un libro e nemmeno basterebbe. Tutto concorre alla rivalità e tutto impedisce una rottura definitiva, è sempre stato così, fin dall'inizio.
[...] il fondatore di questo giornale [...] riferiva di un colloquio avuto con Silvio Berlusconi risalente al 1991, tre anni prima della "discesa in campo" del Cavaliere: «Io sarei il vero leader della Lega – confidò Mr Biscione a Scalfari - non quello scemo di Bossi. Ma come si fa? Ho i miei affari ai quali badare».
federico freni - giancarlo giorgetti - foto lapresse
Perché il bacino geografico di partenza è quello – la Lombardia - e anche la matrice popolar-conservatrice, la sociologia degli elettorati, persino gli slogan anti-Stato. Nel primo giro di Berlusconi, a partire da Fedele Confalonieri, molti in cuor loro erano quasi più leghisti che forzisti.
[...] Per cui il Tajani che oggi dà dei bugiardi ai leghisti, sulla questione della nomina di Federico Freni alla Consob, si iscrive in una lunga teoria di predecessori che arriva fino al Berlusconi del «non mi siederò più al tavolo con il signor Bossi».
E tuttavia in quella che sembra a tutti gli effetti un'escalation, si inizia a scorgere qualcosa di diverso dalle solite baruffe. Uno schema e forse persino un disegno.
matteo salvini giorgia meloni antonio tajani foto lapresse
Conviene puntare gli occhi sull'appuntamento di domenica prossima al teatro Manzoni, un luogo importante per il berlusconismo e, oltretutto, vicino a quel 26 gennaio in cui Forza Italia celebra il "discorso della calza".
Un evento pensato e organizzato da Letizia Moratti all'insegna dell'identità «liberale e libertaria» del partito, in naturale antitesi al sovranismo leghista. Tanto più che al Manzoni è stato invitato anche Carlo Calenda, visto come un naturale interlocutore. Se Letizia Moratti ha costruito l'appuntamento su questo spartito è perché sa di avere le spalle coperte.
MARINA BERLUSCONI DIVENTA CAVALIERA DEL LAVORO
Da chi? Le voci dentro Forza Italia chiamano sempre in causa "la Famiglia", con la maiuscola. Ormai sempre più decisa, a partire da Marina, a imprimere una netta svolta liberal al partito di cui i figli di Berlusconi restano i principali sovvenzionatori. E non è un caso che proprio ieri la Primogenita abbia fatto sapere di aver incontrato a Milano il vicesegretario forzista Roberto Occhiuto, esponente proprio dell'ala riformista del partito.
Segnali, a cui Antonio Tajani ha risposto in questi mesi alzando il livello della conflittualità con la Lega, per non dare l'impressione di quello che si fa andare bene tutto. Ecco allora la guerra alla proposta leghista di una tassa sull'extragettito delle banche. O quella contro l'idea di Salvini di tagliare il canone della Rai, costringendo l'azienda pubblica a rastrellare più spot sul mercato.
ANTONIO TAJANI - MATTEO SALVINI
Una provocazione per Mediaset e un dito nell'occhio a Forza Italia. Tanto che il portavoce, Raffaele Nevi, fedelissimo di Tajani, arrivò a dare del «paraculetto» a Salvini per aver provato a far passare l'abbassamento del canone come il taglio delle tasse promesso nel programma.
Nella lunga lista di distinguo va messa naturalmente al primo posto la politica estera, di cui Tajani rivendica spesso di essere «l'unico titolare insieme a Meloni» in contrapposizione al putinismo leghista. Di qua il sostegno, anche con le armi, all'Ucraina sotto assedio, di là i distinguo, il pacifismo, la lana caprina, lo «speriamo sia l'ultimo decreto Ucraina» di Salvini.
SILVIO BERLUSCONI UMBERTO BOSSI
L'europeismo di Forza Italia, che a Bruxelles fa maggioranza insieme al Pd, è una costante a partire dal voto di fiducia a Ursula von der Leyen. E giusto quarantott'ore fa, su un accordo come quello Ue-Sudamerica , strategico per liberarsi dalla minaccia di dazi trumpiani, di nuovo la Lega è andata da una parte (contro) e Forza Italia dall'altra.
Il sub-comandante Tajani non ne fa passare più una e stappa bottiglie a ogni parlamentare - sono già quattro - che lascia i gruppi salviniani per approdare in FI. Persino sui tassisti, categoria stracoccolata dalla Lega, Forza Italia sembra diventata come il Bersani delle lenzuolate liberalizzatrici e Alessandro Cattaneo si è fatto sentire contro la pretesa di bloccare Uber e le piattaforme digitali di trasporto privato.
matteo salvini giorgia meloni. antonio tajani
[...] Come finirà? Il partito del "tutto si aggiusta" stavolta è un po' meno ottimista, tanto che dentro Fratelli d'Italia si parla apertamente della necessità di un nuovo patto tra alleati per arrivare alla fine della legislatura.
marina berlusconi
silvio berlusconi e umberto bossi
MARINA E PIER SILVIO BERLUSCONI
matteo salvini antonio tajani
