1. UNA CONSIDERAZIONE CHE AI GIORNALONI DEI POTERI MARCI SEMBRA (O VOGLIONO) SFUGGIRE: MA È POSSIBILE CHE I LIGRESTOS ABBIANO FATTO TUTTO ‘STO MACELLO DA SOLI? 2. E COME MAI DON SALVATORE LIGRESTI HA RESISTITO COSÌ TANTO TEMPO, QUANDO DA ALMENO CINQUE ANNI CIRCOLAVANO VOCI SULLA SCARSA SOLIDITÀ DEL SUO IMPERO? LA PRIMA RISPOSTA CHIARA CHIARA ESCE OGGI DAL VERBALE DI EMANUELE ERBETTA, SUO EX AMMINISTRATORE DELEGATO: “NEGLI ANNI PRIMA DEL 2011 LIGRESTI HA FATTO PESARE LE SUE RELAZIONI POLITICHE CON BERLUSCONI, GIANNI LETTA E IGNAZIO LA RUSSA” 3. ALLORA SI CAPISCE PERCHÉ I LIGRESTOS SONO STATI MESSI NELL’ANGOLO DA MEDIO-SBANCA SOLO NEL 2011, QUANDO È CROLLATO BERLUSCONI. E SI CAPISCE PERCHÉ FARSA ITALIA E ALFANO NON SI POSSONO PERMETTERE DI ATTACCARE NONNA PINA SUL CASO LIGRESTI

a cura di COLIN WARD (Special Guest: Pippo il Patriota)

1. MA UN LIGRESTOS E' PER SEMPRE
La ministrona al girarrosto. Aspenio Letta che la difende a capo chino con la faccia da chierichetto. Il principino Matteo che non sopporta più Re Giorgio. Il caso Cancellieri ha tante facce e sembra la madre di tutti i polveroni, con intercettazioni e verbali che escono a rate, secondo una tempistica davvero notevole.

Ieri, per esempio, le nuove carte giudiziarie hanno sapientemente atteso il voto di fiducia a Nonna Pina. "Gomblotto" o elevatissimo rispetto per il libero convincimento dei signori deputati? Non lo sapremo mai, in compenso converrebbe guardare alla sostanza delle cose che saltano fuori. Quelle che contano davvero.

Don Salvatore Ligresti, quando spolpava Fonsai dopo averla ricevuta in dote da Mediobanca, era un uomo solo al comando oppure aveva dei compari? E come mai ha resistito così tanto tempo, quando da almeno cinque anni circolavano voci sulla scarsa solidità del suo impero? La prima risposta chiara chiara esce oggi dal verbale di Emanuele Erbetta, suo ex amministratore delegato, ascoltato dal pm milanese Luigi Orsi l'8 gennaio 2012: "Negli anni prima del 2011 Ligresti ha fatto pesare le sue relazioni politiche con Berlusconi, Gianni Letta e Ignazio La Russa".

Se Erbetta non mente, allora si capisce perché i Ligrestos sono stati messi nell'angolo da Medio-sbanca solo nel 2011, quando è crollato Berlusconi. E si capisce perché Farsa Italia e il Nuovo Centrodestra non si possono permettere di attaccare Nonna Pina sul caso Ligresti. Quanto a Letta, sorvoliamo perché le Larghe intese si reggono notoriamente sul principio di non ingerenza tra Zio e Nipote. Tanto ci pensa Re Giorgio, a tenere i collegamenti.

Del resto, questa modesta rassegna lo aveva segnalato da tempo. Uno come don Salvatore non andrà mai a fondo da solo, specie se gli toccano i figli. Dai domiciliari, tira un po' la rete e i pesci restano senz'acqua. E la procura di Torino, che un bel dì mise la freccia sui colleghi milanesi e arrestò l'intero clan dei Ligrestos, ormai si segnala solo più per gli zelanti comunicati stampa a difesa della Ministrona e l'apertura di inchieste contro presunte violazioni del segreto giudiziario.

Invece i pm milanesi, oltre a don Salvatore, hanno nel mirino anche le autorità di vigilanza, la Medio-sbanca di Nego Nagel (quello del papello firmato "per presa visione") e i concambi della fusione con Unipol. Un menu decisamente più ricco e che parte da una considerazione tutto sommato banale e che però ai giornaloni dei poteri marci sembra sfuggire: ma è possibile che i Ligrestos abbiano fatto tutto sto macello da soli? Troppo comodo, i Ligrestos come novelli Tanzi espiatori.

2. IL PRINCIPE MATTEO VA ALLA GUERRA
"La Cancellieri si sente sotto assedio. ‘Questo è davvero un complotto. Vogliono costringermi a lasciare'. L'ira del ministro contro Ligresti: vuole vendicarsi". Repubblica (p. 6) riporta la reazione della Tina Pica di via Arenula alle nuove rivelazioni di don Salvatore, che ai pm raccontò di averla raccomandata con Berlusconi. Sul Messaggero, panoramica sul disastro in casa Piddimenoelle: "Letta respira, ma la lite tra i democrat finisce a insulti. Accuse e veleni tra i banchi del Pd. Renzi: Enrico mi ha chiamato ma sbaglia. D'Alema a Matteo: incarta e porta a casa" (p. 5).

Ma il vero punto lo coglie padre Massimo Franco sul Corazziere della Sera: "La fiducia non cancella il vero obiettivo che è il Quirinale. Più ci si avvicina alle primarie dell'8 dicembre, più il sindaco di Firenze aumenta la pressione su Palazzo Chigi. Rende esplicita la sua volontà di indebolire il premier, che i renziani dicono di non ritenere un alleato e accusano di avere ‘umiliato il Pd' sul caso Cancellieri. La vera sfida, tuttavia, è a colui che Renzi ritiene, a ragione, il vero regista delle ‘larghe intese': il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ostacolo istituzionale allo scioglimento anticipato delle Camere. Lo scontro con Letta è solo uno schermo" (p. 12).

3. ECCOLI, GLI INTOCCABILI DI PIAZZETTA CUCCIA
Valgono molto più di cento editoriali sul "capitalismo di relazione" i verbali dell'inchiesta milanese sui Ligrestos. Profili penali a parte, che in fondo ci appassionano poco, è nei momenti di rottura che si può contemplare per un attimo il potere vero. Quello che muove i soldi e le persone. Quello che costruisce e distrugge ricchezze, innalzando e annientando persone come tante pedine. Prendiamo la paginata di Repubblica: "Da Giannini a Cardia junior, la rete che ha protetto i Ligresti e poi li ha abbandonati. Salvatore: segnalai il presidente Isvap a Beerlusconi. L'ok a Unipol. Gismondi: ‘Cimbri era sicuro di avere l'ok su Fonsai da Consob e Isvap. Nagel ne parlò con la vigilanza" (p. 9).

Interessante proprio il passaggio su Piazzetta Cuccia: "Intanto devo dire - è sempre Gismondi che riferisce al pm Orsi - che Giannini mostra di essere favorevole all'operazione, come Cimbri mi ha riferito. Ma non va sottovalutata la posizione della dottoressa Mazzarella (Flavia, dirigente Isvap e ora all'Ivass, ndr) la quale, se possibile, mostra un atteggiamento ancora più esplicitamente favorevole. La dottoressa Mazzarella ha una familiarità esibita con Nagel'. Gismondi continua la sua deposizione evidenziando uno ‘speciale rapporto che Nagel ha instaurato con i vertici dell'Isvap".

4. NANO DECADENCE
La prossima emergenza per il governino inciucista è il voto sul Banana condannato. Altro scoglio da superare, sempre con l'aiuto di Re Giorgio. "Decadenza, Forza Italia in piazza. Berlusconi farà l'arringa in aula. ‘Ma prima lo strappo col governo. Votiamo no alla manovra'. Diffuso un video dell'incontro con i giovani: ‘I dirigenti risentono dell'età. Tremonti un pazzo" (Repubblica, p. 13).

La macchina del mascara colpisce sul Giornale fratello: "Gli alfaniani vanno a Berlino per farsi benedire dalla Merkel. La fondazione di area Ncd a un meeting del partito della Cancelliera: non era mai successo con il ‘nemico' Cav. Il vicepremier cerca una raccomandazione per il Ppe. Ma l'appoggio della Cdu non aveva portato bene all'ex premier Monti" (p. 6).

5. AGENZIA MASTIKAZZI
"Casini, Passera e Follini ospiti a cena da De Mita". Sul Messaggero di Calta-papà, naturalmente (p. 8).

6. NON FA SOSTA LA SUPPOSTA
Gelatina Saccomanni rifa i compiti e ci scappa un po' di tutto. Per la gioia degli amici degli amici, cementificatori in primis. Dal Messaggero: "Imu, cancellata la rata di dicembre. Terreni in bilico, caccia a 900 milioni. Oggi il decreto del governo. Acconto Ires alle banche verso il 125%. Rivalutazione fino a 7 miliardi per Bankitalia. Nuovi stadi, è polemica sulle norme. Ranucci: la norma sugli impianti sportivi crea speculazione" (p. 10).

Si ride molto invece con Lurch Cottarelli, che lancia il suo appello a giornali unificati con interviste a Repubblica, Corriere, Stampa e Messaggero. Il titolo scelto in Largo Fochetti è meraviglioso: "Possiamo battere la Germania, aiutateci a eliminare gli sprechi" (p. 15). Il cronista del Messaggero impressionato con poco: "Nel suo ufficio al ministero dell'Economia, luminoso ma decisamente sobrio, Carlo Cottarelli..." (p. 11).

7. TELECOM-MEDIA
Repubblica dedica un pezzo al "Conflitto di Assogestioni sul futuro Telecom" ed è davvero imperdibile il commento di Andrea Beltratti, presidente dei fondi Eurizon (gruppo Intesa): "Non ho rapporti diretti con Assogestioni, ma posso dire che ha tutti i presidi necessari e tutte le regole per minimizzare i rischi legati a situazioni di questo tipo" (p. 24). Non ha rapporti diretti con l'associazione guidata fino a pochi giorni fa da Domenico Siniscalco? Ma allora potevano sentire il punto di vista di Prandelli.

8. ALI-TAGLIA FOR EVER
"Alitalia, Poste va avanti e cambia lo statuto. L'assemblea inserisce il trasporto aereo nella ragione sociale" (Repubblica, p. 25). Ma quindi Sarmi non era autorizzato a portare in giro quelle orecchie da Dumbo?

9. MI MANDA MINCIONE
Spettacolare intervista di Fabio Tamburini al finanziere che ha in mano l'8% di Pop Milano, Raffaele Mincione. Dice che il suo impegno nella banca lombarda è sincero e attacca subito così: "Non mi interessano le poltrone e non cerco presidenze". Ma certo, per quelle ci sono già le teste di legno (Corriere, p. 33).

10. FREE MARCHETT COLONIALE
Bella pagina a sei zampe per il Corriere degli Idrocarburi: "L'Eni non abbandonerà mai la Libia'. Milizie, attacchi, caos. Ma la compagnia è ottimista: ‘Solo il petrolio li risolleverà'. Il direttore Bellodi spiega...". No, vabbè, dai, "il direttore Bellodi" in un occhiello è uno scherzo (p. 19). O un omaggio a Sciascia.

11. IL GENIO IN REDAZIONE
Scoop del secolo, anzi, del mezzo millennio, sulla Stampa di Torino: "L'era della cravatta finisce dopo 400 anni" (p. 23).

colinward@autistici.org

 

 

PAOLO BERLUSCONI SALVATORE LIGRESTI IGNAZIO LA RUSSA ligresti salvatoreSalvatore Ligresti e Silvio Berlusconi LARUSSA CHE ARAGOSTA!LaRussa IgnazioALBERTO NAGEL E SALVATORE LIGRESTIDALEMA E RENZI letta napolitano x GIANCARLO GIANNINIPIERFERDINANDO CASINI GIANNI RIOTTA GIULIO TREMONTI - copyright PizziPAGNOZZI PASSERA PETRUCCI MORELLI FOTO INFOPHOTO Marco Follini

Ultimi Dagoreport

khamenei maduro putin xi jinping

DAGOREPORT – IL 2025 È STATO UN ANNO DI MERDA PER L’IRAN, MA IL 2026 POTREBBE ESSERE PEGGIO: IL BLITZ IN VENEZUELA E L’ARRESTO DI MADURO SONO UNA BRUTTISSIMA NOTIZIA PER KHAMENEI, CHE TEME DI FARE LA FINE DEL “COLLEGA” DITTATORE. AD AGGRAVARE LA SITUAZIONE CI SONO LE PROTESTE DILAGATE IN TUTTO IL PAESE – LA PERDITA DELL’ALLEATO DI CARACAS È UN PESO ANCHE NELL’EQUILIBRIO DEI RAPPORTI CON PUTIN E XI JINPING: LA COOPERAZIONE CON MADURO RAFFORZAVA IL POTERE NEGOZIALE DI TEHERAN CON RUSSIA E CINA. ORA TEHERAN È SOLA E PIÙ DIPENDENTE DA INTERLOCUTORI CHE LA USANO (PUTIN PER I DRONI, XI PER IL PETROLIO) MA NON HANNO INTERESSE A SOSTENERLA PIÙ DEL MINIMO NECESSARIO – IL POSSIBILE ARRIVO DI UN “BONAPARTE” IMMAGINATO DAGLI ANALISTI: NON SAREBBE UN LIBERATORE, MA SOLO L’ENNESIMO AUTOCRATE…

trump putin xi jinping

DAGOREPORT - QUANTO GODONO PUTIN E XI JINPING PER L’ATTACCO AMERICANO AL VENEZUELA! – L’UNILATERALISMO MUSCOLARE DI TRUMP E’ LA MIGLIORE LEGITTIMAZIONE PER LE AMBIZIONI, PRESENTI E FUTURE, DI RUSSIA E CINA – E INFATTI IL "NEW YORK TIMES" CRITICA L'ASSALTO A MADURO:"E' POCO SAGGIO" - SE WASHINGTON BOMBARDA CARACAS, IN VIOLAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE, CHI ANDRA’ A ROMPERE I COJONI A XI JINPING SE DOMANI DOVESSE INVADERE TAIWAN? E QUANTO GODE PUTIN NEL VEDERE L’OCCIDENTE BALBETTARE DAVANTI ALLE BOMBE DI WASHINGTON, NON COSI’ LONTANE DA QUELLE CHE MOSCA SGANCIA SULL’UCRAINA? – LA PREVISIONE BY RUVINETTI: NELL’INCONTRO IN ALASKA, TRUMP E PUTIN SI SONO SPARTITI IL MONDO, IN UNA SORTA DI “YALTA A MANO ARMATA” (L’UCRAINA A TE, IL VENEZUELA A ME)

zampolli corona trump meloni salvini

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA E LA PRECIPITOSA CADUTA DI PAOLO ZAMPOLLI: DA TRUMP A CORONA... - LA FORTUNA DEL MASCELLUTO IMMOBILIARISTA ITALOAMERICANO SAREBBE FINITA IL GIORNO IN CUI È SBARCATO A VILLA TAVERNA IL RUDE TILMAN FERTITTA. IL MILIONARIO INCORONATO AMBASCIATORE HA FATTO SUBITO PRESENTE ALL’EX MANAGER DI MODELLE CHI ERA IL SOLO PLENIPOTENZIARIO DI TRUMP IN ITALIA – SE SALVINI HA VOLUTO INCONTRARLO, LA ‘GIORGIA DEI DUE MONDI’ NON HA DI CERTO BISOGNO DI RICORRERE ALLE ARTI DIPLOMATICHE DI ZAMPOLLI: A MELONI BASTA ALZARE LA CORNETTA DEL TELEFONO E CHIAMARE DIRETTAMENTE IL TRUMPONE – PER FORTUNA CHE C’È FABRIZIO CORONA  ANCORA IN CIRCOLAZIONE A SPARAR CAZZATE: ZAMPOLLI LO AVREBBE CHIAMATO DALLA CASA BIANCA DURANTE L’INTERROGATORIO SU SIGNORINI IN PROCURA: "MI CERCA TRUMP, A GENNAIO CE NE ANDIAMO LÌ E LA MELONI MUTA". PER AGGIUNGERE POI, IN MANIERA ALLUSIVA: "LA MOGLIE DI TRUMP, MELANIA, MI CONOSCE MOLTO BENE..."

giorgia meloni giovanbattista fazzolari sergio mattarella

DAGOREPORT – COME MAI NEGLI ULTIMI TEMPI È DIVAMPATO UN AMOUR FOU DI MELONI E FAZZOLARI PER MATTARELLA? LE LODI DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA PER IL DISCORSO DI FINE ANNO VENGONO INFIOCCHETTATE (“UN GRANDE CHE CI UNIFICA”) DAL “GENIO” DI PALAZZO CHIGI – DAL PREMIERATO ALLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, NON SI CONTANO I MOTIVI DI ASPRO ATTRITO TRA L'ARMATA BRANCA-MELONI E IL COLLE. MA, ALLA FINE, MELONI E FAZZOLARI SI SONO RESI CONTO CHE LA POPOLARITÀ CHE INCONTRA SERGIONE È TALE CHE È MASOCHISTICO SCHIERARSI CONTRO – ESSI’: LA GIORGIA E IL GIOVANBATTISTA SONO SCALTRI NELLA GESTIONE DEL POTERE. QUANDO SI TROVANO DAVANTI A UN OSTACOLO DURO DA SUPERARE, RICORRONO AL SAGGIO DEMOCRISTIANESIMO ANDREOTTIANO: IL NEMICO NON SI COMBATTE MA SI COMPRA O SI SEDUCE...

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”

nando pagnoncelli elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT - SE GIORGIA MELONI  HA UN GRADIMENTO COSÌ STABILE, DOPO TRE ANNI DI GOVERNO, NONOSTANTE L'INFLAZIONE E LE MOLTE PROMESSE NON MANTENUTE, È TUTTO MERITO DELLO SCARSISSIMO APPEAL DI ELLY SCHLEIN - IL SONDAGGIONE DI PAGNONCELLI CERTIFICA: MENTRE FRATELLI D'ITALIA TIENE, IL PD, PRINCIPALE PARTITO DI OPPOSIZIONE, CALA AL 21,3% - CON I SUOI BALLI SUL CARRO DEL GAYPRIDE E GLI SCIOPERI A TRAINO DELLA CGIL PER LA PALESTINA, LA MIRACOLATA CON TRE PASSAPORTI E UNA FIDANZATA FA SCAPPARE L'ELETTORATO MODERATO (IL 28,4% DI ITALIANI CHE VOTA FRATELLI D'ITALIA NON È FATTO SOLO DI NOSTALGICI DELLA FIAMMA COME LA RUSSA) - IN UN MONDO DOMINATO DALLA COMUNICAZIONE, "IO SO' GIORGIA", CHE CITA IL MERCANTE IN FIERA E INDOSSA MAGLIONI SIMPATICI PER NATALE, SEMBRA UNA "DER POPOLO", MENTRE ELLY RISULTA INDIGESTA COME UNA PEPERONATA - A PROPOSITO DI POPOLO: IL 41,8% DI CITTADINI CHE NON VA A VOTARE, COME SI COMPORTEREBBE CON UN LEADER DIVERSO ALL'OPPOSIZIONE?