FAZZOLARI HA GIA’ IL PIANO IN TASCA: SE IL GOVERNO VINCE LA BATTAGLIA DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, VUOLE ANDARE AL VOTO ANTICIPATO. SOPRATTUTTO SE NEL FRATTEMPO E’ STATA CAMBIATA LA LEGGE ELETTORALE – DE ANGELIS: “IL RAGIONAMENTO POLITICO A MONTE SUONA, PIÙ O MENO, COSÌ: ‘VAI A VEDERE CHE SUCCEDE NEL 2027. FINORA IL CONSENSO DEL GOVERNO È RIMASTO INALTERATO. PERÒ CI SONO TRE ELEMENTI CHE POSSONO MUTARE IL CLIMA. IL PRIMO È TRUMP. TRA UN COLPO DI STATO IN VENEZUELA E UNA MINACCIA ALLA GROENLANDIA, SOLO DEGLI SCONSIDERATI NON METTONO IN CONTO CHE TALI MONTAGNE RUSSE POSSANO ROVESCIARE GLI UMORI ANCHE DA QUESTE PARTI. IL SECONDO È L'ECONOMIA: C'È L'INCOGNITA DELLE SPESE MILITARI GIÀ PROGRAMMATE A DRENARE RISORSE. E AD AGOSTO 2026 FINISCE IL PNRR, IL CUI EFFETTO SULLA CRESCITA FINORA HA SCONGIURATO LA RECESSIONE. IL TERZO SONO GLI ALLEATI: SALVINI SI È RINGALLUZZITO E HA RICOMINCIATO A FARE IL BASTIAN CONTRARIO. E IL RITORNO DELLA FAMIGLIA BERLUSCONI NELLE DINAMICHE INTERNE DI FORZA ITALIA HA UN EFFETTO DESTABILIZZANTE…”
giovanbattista fazzolari e giorgia meloni
Estratto dell’articolo di Alessandro De Angelis per “la Stampa”
C'è una chiacchiera che, smaltiti i bagordi delle feste, ha ricominciato a girare nei Palazzi che contano, ora che la politica si è rimessa in moto. E riguarda l'eventualità di anticipare il ritorno al voto. Non di qualche mese rispetto alla scadenza naturale, ovvero nella primavera del 2027, ma addirittura un anno prima. Non è la prima volta che l'ardita fantasia eccita gli animal spirits attorno a Giorgia Meloni. Accadde anche dopo il successo delle Europee. «Passiamo all'incasso» pensò qualcuno. Poi la tranquilla navigazione sconsigliò le avventure.
Ora, col referendum sulla giustizia, ci risiamo con la suggestione. Una vittoria del sì verrebbe, inevitabilmente (e giustamente), vissuta come un trionfo del governo. Di qui l'idea di battere il ferro finché è caldo, andando alle urne sulla scia del plebiscito. Questo spiega anche la fretta sulla data della consultazione, che pare sarà fissata al prossimo Consiglio dei ministri.
Prima si celebra, prima si archivia la pratica evitando i rischi di una campagna lunga, prima Giorgia Meloni può valutare, a bocce ferme, la via più conveniente: se scavallare l'anno oppure se, a quel punto, anticipare, magari dopo aver modificato, in pochi mesi, la legge elettorale come ultimo atto.
Come noto, i parlamenti non sopravvivono mai all'approvazione di nuove leggi elettorali. Sarebbe un contropiede micidiale per le opposizioni che, con ogni evidenza, non sono pronte e non si siederanno attorno a un tavolo prima di settembre per discutere di programmi e leadership.
Difficile trovare conferme a microfoni accesi perché non è un piano, ma nei conciliaboli riservati, dove il brain storming è libero, si fantastica eccome. La regia di questo secondo copione viene attribuita al solito Giovambattista Fazzolari, il grande tessitore di trame perigliose.
Dalla sua, c'è un elemento che quantomeno consente di immaginare lo scenario: l'attuale Parlamento è l'unico, da un po'di lustri a questa parte, in cui la sola alternativa al governo sono le urne. Non ci sono cioè né numericamente né politicamente altri governi possibili se Giorgia Meloni si dimette e dice, con intransigenza: «Voto». Lo stesso Mattarella potrebbe esprimere perplessità, ma non gli resterebbe che prendere atto.
matteo salvini giorgia meloni antonio tajani foto lapresse
Andrebbe però spiegato – e non è un dettaglio – il perché e per come si vuole interrompere la legislatura, proprio in questa condizione di stabilità, peraltro molto ostentata. E senza incidenti dentro la maggioranza. Ma, volendo, la mossa non è impossibile. Poiché, al giorno d'oggi, è difficile mantenere i segreti, il tramestio è stato già avvertito dai sensori di diversi ambienti istituzionali. […]
Però merita di essere raccontato il ragionamento politico a monte. Che suona, più o meno, così: «Vai a vedere che succede tra oltre un anno». Già, finora il consenso del governo è rimasto pressoché inalterato, e francamente non era mai successo a nessuno dei predecessori di Giorgia Meloni. Però ci sono almeno tre elementi di contesto che […] possono mutare il clima […]
Il primo […] è Donald Trump. Tra un colpo di Stato in Venezuela e una minaccia alla Groenlandia solo degli sconsiderati non mettono in conto che tali montagne russe possano […] rovesciare stomaco e umori anche da queste parti. […]
Il secondo è proprio l'economia, dove il principio di realtà bussa prepotentemente alle porte. È vero che la fine della procedura di infrazione darà qualche margine creativo sui conti pubblici, però c'è l'incognita delle spese militari già programmate a drenare risorse. E, soprattutto, ad agosto di quest'anno finisce il Pnrr, il cui effetto sulla crescita finora ha scongiurato la recessione. […] Anche Giorgia Meloni sa bene che la partita si gioca lì.
[…] Il terzo sono gli alleati […] Salvini si è ringalluzzito con l'assoluzione e, ove possibile, ha ricominciato a fare il bastian contrario. E il ritorno della famiglia Berlusconi nelle dinamiche interne di Forza Italia ha un effetto destabilizzante. […]
GIORGIA MELONI MATTEO SALVINI E ANTONIO TAJANI A GENOVA
antonio tajani, giorgia meloni e matteo salvini in senato foto lapresse



