donald trump nancy pelosi impeachment

FIATO ALLE TRUMP! DOPO L’IMPEACHMENT IL PRESIDENTE USA CRESCE NEI SONDAGGI, IL TASSO DI APPROVAZIONE SALE AL 44,5%, PUTIN LO DIFENDE: "ACCUSE INVENTATE" – IL CAPO DELLA MAGGIORANZA REPUBBLICANA AL SENATO MITCH McCONNEL RINGHIA: “NON SARO’ IMPARZIALE”. E I DEM BLOCCANO L’INVIO DEL FASCICOLO AL SENATO: “VOGLIAMO UN PROCESSO EQUO”

Anna Guaita per il Messaggero

 

donald trump in michigan per un comizio

Il giorno dopo, la rabbia è ancor più feroce. Mitch McConnel, capo della maggioranza repubblicana al Senato, sostiene che i democratici sono «bugiardi e fifoni», e questi a loro volta lo tacciano di essere «un ipocrita in mala fede». Dal canto suo Trump, mentre Putin parla di «accuse totalmente inventate», ha finto ieri di essere indifferente al fatto di essere stato messo in stato di accusa dalla Camera, e ha definito l'impeachment «una truffa» ideata dai democratici per cancellare il risultato delle elezioni del 2016.

 

IL TERZO PRESIDENTE Diventato il terzo presidente a essere messo in stato di accusa dalla Camera, Trump privatamente sarebbe in preda a un rancore cocente contro i democratici che sono alle sue calcagna fin dal giorno delle elezioni. Ma in pubblico cerca di nascondere la rabbia ricordando che sicuramente i senatori repubblicani lo assolveranno e che l'impeachment lo aiuterà a vincere la rielezione nel novembre 2020, tant'è che il suo tasso di approvazione ha «sforato il soffitto».

IL TWEET DI DONALD TRUMP DOPO IL VOTO SULL'IMPEACHMENT

 

Al solito il presidente ricorre a iperboli, ma è vero che nei sondaggi il suo tasso di approvazione è salito di un paio di punti a una media del 44,5 contro il 52 per cento del tasso di disapprovazione. Ed è anche vero che gli americani rimangono quasi esattamente divisi sulle conclusioni dell'impeachment: il 47 per cento lo vuole «licenziare», mentre un altro 47 per cento lo vuole mantenere al suo posto. Tuttavia un buon 70 per cento della popolazione chiede che al Senato si tenga un processo «equo».

voto per l'impeachment a trump alla camera

 

Ma è proprio su questo punto che continua la guerra. Come vuole la Costituzione, la Camera ha indagato sull'Ucrainagate, ha raccolto prove e redatto i capi di accusa di abuso di potere e ostruzione del Congresso, e adesso due deputati (definiti i manager dell'impeachment) dovrebbero illustrare il caso al Senato, dove di fatto si terrà il processo. Tuttavia nei giorni scorsi Mitch McConnell ha annunciato senza peli sulla lingua: «Non sarò imparziale». Non ha fatto cioè neanche un tentativo di apparire obiettivo. La presa di posizione del capo della maggioranza repubblicana non ha stupito granché, considerato il suo curriculum politico di assoluta fedeltà a Trump.

 

MITCH McCONNEL TRUMP

Appellandosi però a queste prese di posizione, la speaker della Camera Nancy Pelosi ieri ha comunicato che intende aspettare prima di trasferire al giudizio del Senato i due capi di accusa contestati al presidente. La speaker si è espressa vagamente sui motivi del ritardo, ed è stata ipotizzata l'idea che voglia ascoltare l'ala sinistra del partito e mantenere Trump in un prolungato purgatorio, senza garantirgli la veloce scontata assoluzione dei senatori.

 

la camera usa vota per l'impeachment a trump

La signora ha solo spiegato che prima di nominare i manager dell'impeachment ha bisogno di sapere che tipo di processo McConnell intenda condurre. La spiegazione è legittima, ma è anche chiaro che i democratici usano questa carta per tentare di convincere McConnell a chiamare quei testimoni che la Camera non è riuscita a smuovere, quei consiglieri della Casa Bianca che sono bene informati dei fatti dell'Ucrainagate ma ai quali Trump ha vietato di testimoniare.

 

donald trump in michigan per un comizio 1

IL BRACCIO DI FERROIl braccio di ferro fra le due Camere promette di arroventare i giorni pre natalizi, mentre un bel gruppo di deputati democratici avrebbe preferito vedere la questione risolta velocemente. Varie decine di democratici moderati, alcuni provenienti da distretti pro-Trump, hanno votato giovedì «secondo coscienza», incriminando il presidente, anche se il voto può costar loro la rielezione. Il prolungamento e l'inasprimento della lotta non può che peggiorare le loro prospettive, a meno che non succeda specularmente che al Senato qualche senatore repubblicano più moderato, che a sua volta rischia di non essere rieletto, non ottenga da McConnell quel che Nancy difficilmente otterrà, e cioè un processo almeno formalmente imparziale.

babbo natale al comizio di trump in michigantrump

 

trump pelosisupporter di donald trumpsupporter di donald trump 1donald trump in michigan

 

trump

Ultimi Dagoreport

carlo messina giorgia meloni

DAGOREPORT - GIORGIA MELONI NON SE LO ASPETTAVA DI FINIRE SBATTUTA COME UN UOVO DA CARLO MESSINA - DAVANTI ALLA RICHIESTA PER ULTERIORI 5 MILIARDI DI EURO A CARICO DEL SETTORE DEL CREDITO E ASSICURATIVO PER SOSTENERE LA MALCONCIA LEGGE DI BILANCIO 2027, IL CEO DI BANCA INTESA NON L’HA TOCCATA PIANO: “AVEVAMO UN ACCORDO TRIENNALE CON IL GOVERNO, IO CI HO CREDUTO” – LO SDENG DEL KAPPAO: "SE L’ESECUTIVO GIUDICA NECESSARIO RACCOGLIERE RISORSE AGGIUNTIVE PER LA MANOVRA, “ALLORA TUTTE LE AZIENDE CHE HANNO UTILI SUPERIORI A 500 MILIONI, POTRANNO CONTRIBUIRE” - BEN DETTO, CARLETTO: PERCHÉ PALAZZO CHIGI NON BATTE CASSA A ENEL, ENI, POSTE, FERRARI, LAMBORGHINI, LEONARDO, ETC.? INSOMMA, CARA GIORGIA, “DEVE ESSERCI RISPETTO RECIPROCO” - MICA È FINITA. MESSINA NON DEVE AVER DIMENTICATO NÉ TANTOMENO GRADITO L’INTERVENTO A PIEDI GIUNTI DELLA DUCETTA CONTRO LO SPEZZATINO DI MPS PROGETTATO DA INTESA - MA ORMAI L’UNICO OSTACOLO DI INTESA SI CHIAMA ANTITRUST. ANCHE SE MESSINA NON LA FINISCE DI SOTTOLINEARE CHE L’ACQUISIZIONE DELLA QUOTA DI GENERALI VA VISTA IN ‘’UN’OTTICA PURAMENTE FINANZIARIA’’, PRONTO ANCHE A DISFARSI DEL SUO 3,1% DEL LEONE, SARÀ L’ANTITRUST A DECIDERE SE INTESA, ANCHE COME ‘’SOCIO SILENTE” CHE STA FUORI DAL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE, CON LA SUA PRESENZA PUÒ ‘’CONDIZIONARE’’ O MENO IL SUO COMPETITOR NUMERO UNO DEL MERCATO ASSICURATIVO...

matteo salvini giorgia meloni autotrasportatori

QUANDO NON SANNO CHE FARE, A DESTRA LA BUTTANO IN CACIARA – IL GOVERNO HA SCELTO DI ATTACCARE GLI AUTOTRASPORTATORI CHE PROTESTANO AL SUD EVOCANDO LE INFILTRAZIONI DELLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA, CON IL SOLITO TIC DI PREGIUDIZIO ANTI-MERIDIONALE - UNA PARABOLA RIDICOLA PER GIORGIA MELONI E MATTEO SALVINI, DUE PROFESSIONISTI DELLA PROTESTA, QUANDO ERANO ALL’OPPOSIZIONE. DUE PROTAGONISTI POLITICI CHE HANNO FATTO DELLA PROPAGANDA URLATALA LORO CIFRA POLITICA E DI COMUNICAZIONE, FINO A QUANDO SI SONO RITROVATI AL GOVERNO – LA DUCETTA AVREBBE FATTO MEGLIO AD ANDARE AL VOTO SUBITO: I NODI STANNO VENENDO AL PETTINE E SARÀ UN AUTUNNO DI FUOCO

meloni piantedosi crosetto militari droni

FLASH! - DOPO 4 ANNI DI GOVERNO, L'ARMATA BRANCA-MELONI SI RITROVA I MARANZA IN RIVOLTA E INVECE DI PENSARE A VANNACCIZZARSI E DI MILITARIZZARE LE STRADE DI MILANO CON 500-SOLDATI-500, TIPO STATO SUDAMERICANO, PERCHE' I CAPOCCIONI DI PALAZZO CHIGI NON PROVVEDONO A COPRIRE IL GRAVE DEFICIT DI ORGANICO NELLE FORZE DELL'ORDINE E ASSUMONO I 30MILA AGENTI CHE MANCANO ALL'APPELLO? - E POI, UNA MODESTA PROPOSTA: PERCHE' NON UTILIZZARE I DRONI, GIA' NELLA DISPONIBILITA' DEL MINISTERO DELLA DIFESA, PER MONITORARE LE CITTA' E CONTROLLARE L'ORDINE PUBBLICO? - INFINE, C'E' L'EXTREMA RATIO: DISCONNETTERE NELLA ZONA DELLA GUERRIGLIA I CELLULARI...

donald trump specchio meme

DAGOREPORT - CHE ARIA TIRA NEGLI USA IN VISTA DELLE MIDTERM? DONALD TRUMP HA TRASFORMATO IL VOTO IN UN REFERENDUM SU DI SÉ (“FATE FINTA CHE SULLA SCHEDA CI SIA IO”), E LO SARÀ: I DEMOCRATICI HANNO UNA CHANCE IRRIPETIBILE DI APPROFITTARE DELL’IMPOPOLARITÀ DEL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO E TRASFORMARLO IN UN’ANATRA ZOPPA, METTERLO SOTTO INCHIESTA E PORRE FINE ALLA FOLLIA DAZISTA E AUTORITARIA DI QUESTI DUE ANNI – I DEM SONO AVANTI SECONDO TUTTI I SONDAGGI: ALLA CAMERA AVRANNO PROBABLIMENTE UNA MAGGIORANZA, MA AL SENATO LE COSE CAMBIANO – LA SFIDA CRUCIALE: IL TEXAS. SE IL CANDIDATO DEM DOVESSE ESPUGNARE LA STORICA ROCCAFORTE DEL GOP, PER TRUMP SI METTE DAVVERO MALE – IL VOTO DEI LATINOS E GLI STATI DA TENERE D’OCCHIO...

valter lavitola placca palazzo chigi presidenza del consiglio

FLASH! – QUANTI MISTERI, VALTERINO! COS’HANNO TROVATO I CARABINIERI DURANTE LA PERQUISIZIONE A CASA DI LAVITOLA, IL 4 LUGLIO 2026? OLTRE A TRE CELLULARI (GIA' BEN RIPULITI DALLA MESSAGGISTICA CON RANUCCI), DUE CHIAVETTE USB, SVARIATI MANOSCRITTI E UN COMPUTER, SONO SBUCATI ANCHE DUE DISTINTIVI INTESTATI ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, BENCHE' PRIVI DEL TESSERINO CHE RIPORTA MATRICOLA E FOTO (E' BENE RICORDARE CHE ANCHE GLI AGENTI DEI SERVIZI DIPENDONO DA PALAZZO CHIGI) - COME, QUANDO E PERCHE' LAVITOLA E' RIUSCITO  A ENTRARE IN POSSESSO DI TALI "PLACCHE" (CHE NON ERANO IN USO ALL'EPOCA DEI SUOI RAPPORTI CON BERLUSCONI PREMIER)?