FESTIVAL DI ROMA: UN FILM SENZA LIETO FINE

Malcom Pagani per il "Fatto quotidiano"

Davanti a un assembramento non autorizzato di gabbiani, in un indistinto effluvio di odori nauseabondi, gli stipatissimi cassonetti di viale De Coubertin raccontano una partecipazione senza medaglie. Ai piedi dei Parioli, a due passi dal Villaggio Olimpico del '60, davanti alla sede della Fondazione cinema per Roma, si è arresa anche l'Ama. La nettezza urbana cittadina. Per pulire l'area, dovrebbe vedersi riconosciuto il pagamento di poche migliaia di euro.

Una goccia nella larga pozzanghera di creditori che da mesi bussano invano per ottenere soddisfazioni economiche regolarmente procrastinate. Ora che anche il tempo delle menzogne tira un consumato sipario e in cassa non c'è l'ombra di un centesimo, l'immondizia si accumula al ritmo delle responsabilità. In attesa delle esequie di Malagrotta, la nuova discarica dei sogni e della guerriglia della politica locale si chiama Festival del Cinema.

Inventata otto anni fa da Veltroni come festa e volano elettorale e oggi sprofondata, archiviate passerelle e strumentali cambi di divisa, in grottesca zattera senza più ancoraggi. Per smaltire i rifiuti di un costoso equivoco cine-filo (la festa brucia più di 12 milioni di euro a edizione) il Pdl aveva scelto da destra un direttore di sinistra, Marco Müller. Nobili ascendenze tematiche. Pesaro, Rotterdam, Torino, Locarno, Venezia. Una prima edizione irta di polemiche e difficoltà. Un contratto triennale.

Un progetto già finito. Ora che Alemanno è sull'uscio e Renata Polverini non gode più delle fumettistiche perorazioni del Batman di Anagni, Franco Fiorito, anche Müller è in disgrazia. Assediato, sgomento per le lotte intestine, incredulo per i buchi di bilancio, ora anche operato in Svizzera di ulcera, indesiderata compagna di viaggio delle ultime, terribili settimane. Müller era in trattativa per portare l'ultimo Scorsese a Roma. Allo stato, tramontate le illusioni da grandeur hollywodiana, non si può ipotizzare neanche un viaggio all'allegro Festival delle Cerase di Palombara Sabina. Niente denaro.

Niente ordinaria programmazione. Comune, Provincia e Regione avevano promesso di saldare presto la loro parte. Circa tre milioni sulle spalle di Gianni Alemanno. Poco più di un paio su quelle di Renata Polverini. Uno e mezzo a carico della precedente istituzione guidata da Nicola Zingaretti. Pagamenti messi formalmente in atto dagli amministratori e respinti alla fonte dalle tesorerie degli enti indebitati.

Un no secco, giustificato dalle contingenze: "Non c'è un euro". Zingaretti, fresco sostituto di Polverini alla Pisana, dopo qualche schermaglia preparatoria a mezzo stampa con Müller ("Mi pare che il Festival abbia tradito l'idea di una manifestazione popolare per promuovere il cinema tra le persone" disse burocratico a Maria Latella paventandone la possibile chiusura) è ora pronto a riconsegnare (magari snellito e in veste low cost) al Richelieu di Thailandia, Goffredo Bettini, la chiave "cultural-mondana" chiamata Festival.

Un evento di cui con l'amico Walter, all'epoca della sbornia e delle figurine Panini al potere, Bettini immaginò ogni tassello. Mentre l'assediato Müller si arma di cappello, cerca invano fondi a largo raggio, prova a mòndare il peccato originale e sogna la fuga, Bettini, forte dell'appoggio di Zingaretti, insegue legittimazioni trasversali per tornare in sella. Nel mezzo, il fallimento del progetto economico complessivo del doppione veneziano e un autobus con le ruote sgonfie che in queste condizioni, al traguardo, non porterà nessuno. Non il quadrumviro di sapor lettiano Alemanno, Paolo Ferrari, Luigi Abete, Lamberto Mancini, con gli ultimi due legati a doppio filo dalla comune esperienza a Cinecittà Studios.

Non il tandem Bettini-Zingaretti chiamato in caso di golpe a sanare conti e rimodulare verso il basso le ambizioni. Più facile che falliscano tutti e che a novembre, nella già sventolata indifferenza della città, il Festival non abbia luogo. Il Mibac assiste alla scomposta rissa di classe per uno strapuntino sul Red Carpet dell'Auditorium con il distacco degli ignavi. Lorenzo Ornaghi, precario custode a tempo di via del Collegio Romano, aveva consigliato prudenza. Provando a evitare la prova di forza sulla sovrapposizione delle date con il Festival di Torino guidato da Gianni Amelio. Mostrandosi contrario alla defenestrazione coatta di Gian Luigi Rondi.

Dissentendo platealmente quando Alemanno e Polverini, affidandosi al prestigio di Müller, travolsero le regole ignorandone mòniti e desideri. Müller illuso dalle promesse, azzardò il passo e si fece convincere e nominare. Un anno dopo non esiste più niente. E così, mentre la marea montante degli esclusi di ieri pretende per il Pd nuovi posti a un tavolo già abbondantemente frequentato, anche il previsto milione di euro del Mibac è rimasto nelle casse del ministero.

Marco Müller, prescelto dal duo Bersani-Gotor per ragionare sulla crisi del settore spettacolo in Italia con gli addetti ai lavori e poi spedito tra attori e registi davanti agli involtini primavera di un ristorante cinese sulla via Flaminia, attende di capire se nel Pd balcanizzato dalle elezioni, per la sua direzione suoni la stagione del sacrificio o dell'addio. I nuovi inquilini di un evento svuotato di prospettiva sono pronti a occuparne l'ufficio. Nel quotidiano di una politica culturale ridotta a parodia western, mentre trema anche il Maxxi, presto o tardi, gabbiani e creditori si trasformeranno in avvoltoi.

 

Renata Polverini Marco Muller ALEMANNO E POLVERINI

Ultimi Dagoreport

john elkann theodore kyriakou repubblica

DAGOREPORT - COME MAI LA TRATTATIVA TRA JOHN ELKANN E IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI, SI È ARENATA? IL MOTIVO DELL’IMPASSE, CHE HA SPINTO I GIORNALISTI DI “REPUBBLICA” A DUE GIORNI DI SCIOPERO, GIRA PROSAICAMENTE INTORNO AL VALORE DELL'OPERAZIONE, STIMATA INTORNO A 140 MILIONI DI EURO - DOPO OLTRE 6 MESI IN CUI UN PLOTONE DI AVVOCATI E CONTABILI HA ROVESCIATO COME UN CALZINO CONTI, CONTRATTI E PENDENZE LEGALI DEL GRUPPO, IL GRECO ANTENNATO AVREBBE FATTO UN'OFFERTA DI 90 MILIONI - UNA “MISERIA” CHE SAREBBE STATA RIFIUTATA DA ELKANN CHE HA AVREBBE STIMATO SOLO IL POLO RADIOFONICO TRA GLI 86 E I 100 MILIONI, CON RADIO DEEJAY DA SOLA VALUTATA OLTRE I 40 MILIONI - RIUSCIRANNO ELKANN E KYRIAKOU A NEGOZIARE UN ACCORDO? AH, SAPERLO…

binaghi mezzaroma giampaolo rossi pier silvio berlusconi meloni alcaraz tennis sinner

DAGOREPORT - RAI ALLA DERIVA! DOPO L'OLIMPICA PATACCA-PETRECCA, ARRIVA UN’ALTRA MAZZATA PER TELE-MELONI: GIAMPAOLO ROSSI E CAMERATI RIESCONO NELL’IMPRESA DI PERDERE LE FUTURE PALLETTATE TRA SINNER E ALCARAZ: I DIRITTI IN CHIARO PER LE ATP FINALS DAL 2026, INFATTI, LI HA ACQUISTATI MEDIASET - DOPO LA MOSSA DI ATP MEDIA (IN CUI LA FITP HA UNA MINIMA PARTECIPAZIONE) DI CEDERE AL BISCIONE DI PIER SILVIO LA PARTE IN CHIARO DELL’EVENTO, BINAGHI SI PREPARA A TOGLIERE DI MEZZO LE MANINE DI “SPORT E SALUTE”, E QUINDI IL GOVERNO MELONI, DALLA GESTIONE DEL TORNEO CHE VALE OLTRE MEZZO MILIARDO DI EURO? L'ESECUTIVO AVEVA POSTO AL PRESIDENTE DELLA FITP COME CONDIZIONE PER OTTENERE I 100 MILIONI DI CONTRIBUTI PUBBLICI DI CONDIVIDERE CON “SPORT E SALUTE” LA GESTIONE DELLE ATP FINALS - LA SEDE DI TORINO CONFERMATA SOLO FINO AL 2026. POI... - VIDEO

giorgia meloni monica maggioni giampaolo rossi sigfrido ranucci bruno vespa report

DAGOREPORT - PER LEVARSELO DAI PIEDI QUEL ROMPICOJONI DI SIGFRIDO RANUCCI, L’ARMATA BRANCA-MELONI DEVE PORTARE UN PO’ DI PAZIENZA - E’ VERO CHE PORTANDO SUL GROPPONE 64 PRIMAVERE, IL CONDUTTORE DI “REPORT” PER RAGGIUNGERE L'ETÀ PENSIONABILE, FISSATA A 67 ANNI E 1 MESE PER I DIPENDENTI RAI, HA ANCORA DAVANTI TRE ANNI DI "REPORT" PER SCODELLARE INCHIESTE INVESTIGATIVE SULLE MAGAGNE INFINITE DEL POTERE, DA UNA PARTE - DALL’ALTRA, RANUCCI HA ACCUMULATO UNA TALE QUANTITÀ DI GIORNI DI FERIE NON GODUTE CHE TELE-MELONI NON PERDERÀ LA GOLOSA OCCASIONE DI INVITARLO AL PENSIONAMENTO NELLA PRIMAVERA DEL 2027, PROPRIO ALLA VIGILIA DELL’ELEZIONI POLITICHE – DI SICURO, TELE-MELONI NON OFFRIRA' UN PROVVIDENZIALE CONTRATTO DI COLLABORAZIONE ESTERNA CHE TRASFORMA IL GIORNALISTA MAGICAMENTE IN UN “ARTISTA”, COM'È SUCCESSO ALL’81ENNE BRUNO VESPA E A MONICA MAGGIONI...

aska simionato

FLASH! - SCONTRI PER ASKATASUNA: QUANDO MELONI S’INDIGNA CONTRO I MAGISTRATI CHE NON HANNO ACCUSATO DI TENTATO OMICIDIO IL 22ENNE INCENSURATO GROSSETANO FRANCESCO SIMIONATO, FA SOLO BIECA PROPAGANDA ELETTORALE PER IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA – È BEN VISIBILE DALL’ESAME DELLE FOTO CHE NON È LUI IL CRIMINALE CHE HA PRESO A MARTELLATE IL POLIZIOTTO – UNA VOLTA IDENTIFICATO, GRAZIE AL FATTO CHE ERA L’UNICO A VOLTO SCOPERTO NEL GRUPPO CHE HA AGGREDITO IL POLIZIOTTO, I MAGISTRATI NON POTEVANO FARE ALTRO CHE ACCUSARLO PER CONCORSO IN LESIONI A PUBBLICO UFFICIALE…

ecce homo di antonello da messina

DAGOREPORT - IN ATTESA DEL PONTE DI MESSINA (O, FORSE, CONFONDENDOSI) LO STATO SI SAREBBE ASSICURATO UN ASSAI BRUTTINO ANTONELLO DA MESSINA, GRANDE POCO PIÙ UN FRANCOBOLLO, MA VALUTATO TRA 10 E 15 MILIONI DI DOLLARI - PER UN MINISTERO CHE NON HA I SOLDI PER METTERE LA BENZINA NELLE AUTO DEI FUNZIONARI C’È DA AUGURARSI CHE IL QUADRO POSSA ESSERE UN MUNIFICO REGALO DI UN IMPRENDITORE IN CERCA DI AGEVOLAZIONI – QUESTO PICCOLO ANTONELLO NON ERA NECESSARIO PER LE PATRIE COLLEZIONI: DI QUADRI NE ABBIAMO MA NON ABBIAMO I SOLDI NEMMENO PER SPOLVERARE LE CORNICI. E SPERIAMO CHE SIA ANTONELLO, PERCHÉ…

giorgia meloni polizia agenti

DAGOREPORT – IL NUOVO STROMBAZZATO DECRETO SICUREZZA È SOLO FUMO NEGLI OCCHI DEGLI ALLOCCHI: SE IL GOVERNO MELONI AVESSE DAVVERO A CUORE IL TEMA, INVECE DI FANTOMATICI “FERMI PREVENTIVI” E “SCUDI PENALI”, SI OCCUPEREBBE DI ASSUNZIONI E STIPENDI DELLA POLIZIA – A DISPETTO DEGLI ANNUNCI, INFATTI, LE FORZE DELL’ORDINE DA ANNI SONO SOTTO ORGANICO, E GLI AUMENTI DI SALARIO PREVISTI DAL CONTRATTO NAZIONALE TRA 2022 E 2024 (+5,67) SONO STATI ANNULLATI DALL’INFLAZIONE, CHE CUMULATA HA RAGGIUNTO QUASI IL 15%...