1. “VENITE A LETTO CON NOI, VOTATE CONTRO DI NOI’’. DOMANI IL PARLAMENTO FRANCESE VOTA LA NUOVA LEGGE SULLA PROSTITUZIONE CHE PROPONE MULTE SALATE PER I CLIENTI: 1.500 EURO E QUASI IL DOPPIO IN CASO DI RECIDIVA. ALLA SANZIONE, SI AGGIUNGE UNO “STAGE DI SENSIBILIZZAZIONE ALLA LOTTA CONTRO L’ACQUISTO DI ATTI SESSUALI” 2. LA RIFORMA FRANCESE RESTA CLAMOROSA, CONTANDO CHE MOLTI PAESI VICINI, DAI PAESI BASSI ALLA SVIZZERA, HANNO LEGALIZZATO DA TEMPO I BORDELLI E LE SEX WORKERS 3. SONO ORMAI SETTIMANE CHE I GIORNALI FRANCESI NON PARLANO D’ALTRO, CON APPELLI E CONTROPETIZIONI. “LO STATO DEVE LOTTARE CONTRO LA TRATTA DELLE DONNE, NON MORALIZZARE LA VITA SESSUALE”, HA TUONATO IN UN EDITORIALE “LE MONDE”

Anais Ginori per "La Repubblica"

Vous couchez avec nous, vous votez contre nous. Lo slogan esposto davanti all'Assemblée Nationale non va molto per il sottile. «Venite a letto con noi, votate contro di noi». Un messaggio malizioso rivolto ai deputati che domani dovrebbero approvare la nuova, controversa legge contro la prostituzione.

«Più si ostacola il lavoro sessuale e più noi prostitute siamo in pericolo», spiega Morgane Merteuil, 25 anni, che si definisce «puttana, militante, femminista», autrice dello slogan e rappresentante dello Strass, Syndicat du Travail Sexuel.

«Quanta ipocrisia», aggiunge la leader delle lucciole che ha incominciato a fare la escort due anni fa per pagarsi gli studi: ha appena finito un master con tesi su Albert Camus, ma ormai non pensa di fare altri lavori. Insieme ad altre associazioni, Merteuil guida la marcia delle "putes" contro una République che vuole multare i clienti delle prostitute: 1.500 euro e quasi il doppio in caso di recidiva.

Alla sanzione economica, si aggiunge uno «stage di sensibilizzazione alla lotta contro l'acquisto di atti sessuali». In un mercato come gli altri, regolato dalla domanda e dall'offerta, il governo francese ha deciso di prendersela con il consumatore.

«Si tratta di dissuadere in modo graduale e progressivo i clienti», spiega la relatrice socialista, Maud Olivier. Tutto è cominciato un anno e mezzo fa, quando la giovane ministra ai Diritti delle donne, Najat Vallaud-Belkacem, ha annunciato di voler «abolire la prostituzione». Obiettivo ambizioso, ispirato al modello scandinavo e in particolare al "Sexköplagen" varato dal governo svedese nell'ormai lontano 1999. Lassù al Nord, oltre alla multa, è previsto fino a un anno di carcere.

La cultura latina dei legislatori francesi ha suggerito pene meno drastiche. E nel frattempo la tanto annunciata legge non è più firmata dalla ministra Vallaud-Belkacem che alla fine ha deciso, forse ben consigliata, di delegare al parlamento l'ardua decisione. «Non vogliamo abolire la prostituzione, ma cominciare a far cambiare le mentalità», precisa adesso la ministra delle Donne, trentotenne, femminista dichiarata, che ha riesumato questo dicastero, scomparso da quindici anni. Anche se in parte ridimensionata, la riforma francese resta clamorosa, contando che molti paesi vicini, dai Paesi Bassi alla Svizzera, hanno invece legalizzato da tempo i bordelli e la professione delle sex workers.

Nella proposta di legge viene abolito il reato di «adescamento passivo», varato sotto la presidenza di Nicolas Sarkozy, che penalizzava le prostitute. È prevista anche la creazione di un fondo di 20 milioni di euro per aiutare le donne che vogliono abbandonare il mestiere.

Diviso per le oltre 20mila prostitute (alcuni sostengono 40mila) che ci sarebbero in Francia non è moltissimo fanno notare le associazioni. Alle straniere viene promesso anche un permesso di soggiorno di sei mesi rinnovabile ma, dicono sempre gli oppositori, per denunciare i loro magnaccia le lucciole non hanno garanzie di protezione dalla polizia. «Il governo ci propone di sanzionare i clienti in cambio di diritti sociali», commenta Morgane Merteuil, la leader delle prostitute francesi.

«Ma le misure sono praticamente inesistenti: solo 11,50 euro al giorno per le vittime di sfruttamento sessuale. Nel contesto economico attuale, è un gesto criminale». Secondo Merteuil, la legge non permetterà di smantellare le reti mafiose e criminali. «Anzi - dice - renderà più forti gli intermediari».

Le prostitute chiedono di poter continuare a fare il loro lavoro in modo indipendente. «Vogliamo l'abrogazione di tutte le leggi specifiche sul lavoro sessuale e ottenere invece la protezione sociale, con assistenza sanitaria, contributi e pensione, così come accade per tutti gli altri lavoratori».

Sono ormai settimane che i giornali francesi non parlano d'altro, con appelli e contropetizioni. «Lo Stato deve lottare contro la tratta delle donne, non moralizzare la vita sessuale », ha tuonato in un editoriale Le Monde, aprendo un dibattito di opinioni sulle sue pagine in cui si sono sfidate le filosofe Sylviane Agacinski favorevole alla legge («Una servitù arcaica da abolire») ed Elisabeth Badinter, contraria e preoccupata («È una dichiarazione di guerra agli uomini»).

L'effetto non voluto della riforma è che per la prima volta tanti maschi, per giunta famosi, si sono esposti pubblicamente sulla questione. «Giù le mani dalla mia puttana», è lo slogan dei 343 "salauds", maiali, citazione del celebre manifesto delle 343 "salopes", sgualdrine, pubblicato dalle femministe nel 1971 per difendere la legalizzazione dell'aborto. Il testo apparso sulla rivista Caseur, diretta dalla giornalista Elisabeth Levy, è un'orgogliosa rivendicazione maschile del diritto a poter comprare sesso «tra adulti consenzienti».

Un altro appello, concorrente, è stato lanciato dal cantante Antoine e sottoscritto anche dall'ex ministro della Cultura Jack Lang, il cantante Charles Aznavour e il regista Claude Lellouche. «Senza voler favorire né approvare la prostituzione - sostiene quest'altra petizione - rifiutiamo la proposta di punire i clienti delle prostitute». Quest'ultima petizione ha fatto scalpore perché appoggiata anche da alcune donne tra cui la cantante Jeanne Moreau e l'attrice Catherine Deneuve, che si prostituiva per diletto nel film "Bella di giorno".

È questa la libertà delle donne: vendere, o "affittare" come dice Badinter, il proprio corpo? «Non è perché una piccola minoranza di prostitute si dichiarano libere di farlo che dobbiamo dimenticare la schiavitù di tutte le altre», obietta Maud Olivier, relatrice della legge. La dura realtà, continua, è che il 90% delle persone che si prostituiscono lo fanno per necessità o perché costrette da intermediari violenti. Anche nel governo si è alzata qualche voce contraria. Il ministro dell'Interno, Manuel Valls, sostiene che abolire "l'adescamento passivo" impedirà alla polizia di avere un «importante mezzo per il mantenimento dell'ordine pubblico».

Tra sofisticati distinguo e contradditori pareri di esperti, il primo emendamento che prevede la multa ai clienti è passato venerdì in un'aula semideserta. La destra si è divisa e una parte della sinistra, tra cui i Verdi, ha votato contro. «È il segnale dell'arcaismo della dominazione maschile che esiste ancora nel parlamento», commenta Olivier, sostenuta nella proposta di legge bipartisan da un relatore dell'Ump, Guy Geoffroy. Il malcapitato deputato della destra è stato accusato dai colleghi di essere un «vassallo al servizio di un puritanesimo vecchio stile».

«Si parla tanto della soddisfazione del desiderio maschile? E perché non di quello femminile? », ha detto citando come esempio di coraggio Lucien Neuwirth, il gollista che ha promosso la legge per la legalizzazione della pillola nel 1967, morto la settimana scorsa. Il radicale Charles de Courson, favorevole alla legge, ironizza sulle improvvise defezioni in parlamento. «Un terzo dei francesi è stato con una prostituta, non si capisce perché, all'Assemblée, dovrebbe essere diverso».

Alla fine, anche grazie alle astensioni, la riforma dovrebbe passare. Dopo il voto dei deputati, è previsto un ultimo passaggio al Senato. Entro primavera, i clienti potranno essere legalmente puniti se trovati in flagranza di reato. «Il governo vuole farsi bello, ma non ha idea di come funzionano davvero le cose», spiega Denis Ponton, ex poliziotto alla Buoncostume che ha scritto un libro sulla prostituzione. Gli agenti, dice, non hanno i mezzi per applicare davvero la riforma.

«L'unica differenza sarà che le prostitute entreranno in clandestinità e quindi per la polizia sarà ancora più complicato intercettare le reti di prossenetismo». Patrice Ribeiro, segretario del sindacato di categoria Synergie-Officiers, sintetizza il futuro con una battuta: «La strada per l'inferno della polizia è lastricata da buone intenzioni del legislatore». Il dibattito più vecchio del mondo può continuare.


2. IL NUOVO FEMMINISMO DELLA GAUCHE AL POTERE
Bernardo Valli per "La Repubblica"

Era quasi deserto l'emiciclo di Palazzo Borbone venerdì notte quando era all'ordine del giorno la multa da infliggere ai clienti delle prostitute. Insomma ai puttanieri. A quelli colti in flagrante e d'ora in poi punibili con una contravvenzione di 1.500 euro, che in caso di recidiva salirà a 3.750 euro, «a fini pedagogici e dissuasivi, graduali e progressivi». Il tema scotta non solo per il vasto numero dei virtuali colpevoli (il 10-12 % della popolazione maschile praticherebbe il sesso tariffato), ma perché la questione investe un'ampia gamma di sentimenti e di principi.

Domani, quando si voterà la legge nel suo insieme, si presume che l'Assemblea nazionale sarà più affollata. François Hollande snobba i deputati meno dei sei suoi predecessori nell'ultimo mezzo secolo alla testa della semipresidenziale Quinta repubblica. Gli eletti dal popolo, più considerati e quindi meno frustrati, commetterebbero un grave errore se disertassero l'appuntamento. I francesi non lo ignoreranno. Litigano, si accapigliano, scendono in piazza, quando si pongono problemi di società. Mercoledì 4 dicembre distoglieranno per un po' l'attenzione dalle grigie notizie economiche e drizzeranno gli orecchi per seguire il voto di palazzo Borbone.

Dopo il « matrimonio per tutti», dopo gli omosessuali, ecco che la sinistra mette sulla ribalta le prostitute. Sarà pure smarrita, confusa, litigiosa, inconcludente, superata, al punto da strisciare raso terra come una lucertola nei sondaggi, ma questa Gauche tanto maltrattata pone problemi di società che gli altri trascurano. In questo è fedele ai principi che dovrebbero distinguerla. Il progetto di legge ha già provocato polemiche. Si sono mobilitati persino non pochi intellettuali, da tempo assopiti sulle sponde della Senna. Alcuni di loro, autodefinendosi « 343 salauds» (343 farabutti o sporcaccioni) hanno lanciato lo slogan «giù le mani dalla mia puttana».

Najat Vallaud-Belkacem, giovane ministra e portavoce del governo, ha precisato che non si tratta di una questione di sessualità, ma del denaro che va al prossenetismo. L'esempio è la SEXKÖPSLAGEN svedese, legge che penalizza l'acquisto di atti sessuali, adottata quattordici anni fa nel paese scandinavo. Il risultato, secondo le autorità, sarebbe stato eccellente.

Malmskillnadsgatan, vicino alla stazione di Stoccolma, un tempo affollata di prostitute adesso è deserta. O quasi. Sulla strada ci si imbatte in qualche ragazza alla vana, difficile ricerca di un cliente, in un quartiere che non assomiglia per nulla alla agitata Pigalle, ma al sinistro angolo di un centro d'affari disertato al tramonto. Non per questo le prostitute sono sparite a Stoccolma. Non sono più per strada ma lavorano attraverso Internet in luoghi chiusi.

È probabile che questo accada anche a Parigi, dove però le prostitute sono sparite da un pezzo da molte aree della metropoli dove avvenivano i loro incontri. Una legge di Nicolas Sarkozy contro l'adescamento, compreso quello passivo, o pacifico,vale a dire il semplice "battere il marciapiede" senza ammiccamenti ai passanti, è all'origine della scomparsa apparente delle prostituzione in molti quartieri sulla Senna.

Pigalle è tuttavia sempre Pigalle. Ogni tanto se ne annuncia la morte, ma non è vero. Abito ai suoi piedi. Quel che è mutato è il meccanismo. Sotto Montmartre lo spettacolo si è banalizzato per la concorrenza delle trasmissioni televisive e dei film, e perché i costumi, e con essi gli sguardi, sono cambiati. E anche qui tutto avviene tramite il web.

Il valore «morale» della legge francese ha un'impronta femminista. A mio parere è appropriata. Giusta. Può anche essere efficace. Simultaneamente e stato annullato il reato di adescamento istituito da Nicolas Sarkozy. Non è più dunque la donna a essere colpita, ma l'uomo.

Nella Francia considerata permissiva hanno prevalso gli abolizionisti, che considerano la prostituzione una forma di sfruttamento e di minaccia alla dignità umana.
Per loro le prostitute sono vittime e i prosseneti dei criminali. Come in Svezia, in Norvegia, in Islanda, soltanto quest'ultimi saranno dunque puniti dalla legge. Nessuno si illude di abolire così la prostituzione.

Le donne che la praticano in Francia (tra le venti - quarantamila, contro le quattrocentomila in Germania, dove sono autorizzate le case chiuse) sono in gran parte straniere, molte provengono dall'Europa orientale. L'obiettivo é di alleggerire il ruolo di vittime delle donne senza difesa, e di trasferire almeno in parte la colpa sui clienti finora immuni, e naturalmente colpire gli sfruttatori.

Le letteratura francese è straricca di immagini che riconducono ai fatti di oggi. Penso al più grande novelliere dell'‘800, che ha scritto quasi trecento racconti, in cui nella cornice del paesaggio normanno illustra l'ipocrisia borghese, l'ironia anticlericale e spesso la prostituzione. Due capolavori di Guy de Maupassant sono La Maison Tellier e Boule de Suif, che hanno come eroine delle prostitute.

Un bravo scrittore, pessimo politico e grande puttaniere, Drieu La Rochelle, ha dedicato pagine e pagine affettuose, nel suo diario, alla donne che frequentava nei bordelli parigini, tra la Trinité e l'Operà. È come se quella remota folla femminile riaffiorasse, alla ricerca di una difficile dignità.

La linea di separazione tra «regolamentaristi», che considerano la prostituzione un'attività professionale normale, e i « proibizionisti », che denunciano lo sfruttamento, attraversa i partiti in diagonale. La sinistra ha preso l'iniziativa ma ha trovato oppositori al suo interno e alleati a destra. Gli ecologisti invocano la libertà e sono contro la legge che punisce i clienti.

Nell'agosto 2011, l'allora ministro della Coesione sociale, Roselyne Bachelot, ordinò un sondaggio. Il 66% rispose «no» alla domanda: la penalizzazione dei clienti può diminuire il numero delle prostitute? Due anni dopo, con Najat Vallaud-Belkacem ministro per i Diritti della donna, il 73 % degli interrogati si è detto convinto che la lotta contro la prostituzione passa attraverso la responsabilizzazione del cliente. L'opinione è cambiata.

 

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