FRONDA SU FRONDA: I “NORDISTI” QUESTA VOLTA AVRANNO LE PALLE DI FARE LE SCARPE A MATTEO SALVINI? – SONO ANNI CHE LUCA ZAIA, ATTILIO FONTANA, MASSIMILIANO FEDRIGA E GLI ALTRI AMMINISTRATORI (CON STRIZZATINE D'OCCHIO DI GIORGETTI) FANNO USCIRE SOTTO TRACCIA LA LORO INSOFFERENZA PER LA SVOLTA SOVRANISTA DEL CARROCCIO. MA DA LE PEN A VANNACCI, SI SONO FATTI ANDARE BENE TUTTO, SALVO USCIRE ALLO SCOPERTO SOLO ORA CHE NEI SONDAGGI LA LEGA AFFONDA – OLTRE CHE A PONTIDA, I “DISSIDENTI” POTREBBERO FARE UNO SCHERZETTO IN PARLAMENTO, FACENDO SALTARE LA RIFORMA ELETTORALE. MA A QUEL PUNTO, INSIEME AL GOVERNO, CADREBBERO GLI ALIBI (QUEI CUORI DI LEONI POI FAREBBERO DAVVERO LA SCISSIONE “DEL NORD”? E QUANTI VOTI PENSANO DI POTER PRENDERE?)
1 - LA FRONDA ANTI-SALVINI RISCHIA DI FAR SALTARE ANCHE LA RIFORMA ELETTORALE
Estratto dell’articolo di Federico Capurso per “la Stampa”
Nella settimana di Ferragosto, deputati e senatori del centrodestra predicavano l'ozio, con la scusa dei lavori parlamentari fermi fino agli ultimi giorni del mese. Poi, di colpo, lunedì hanno iniziato a riaccendersi i radar sulla legge elettorale.
Mancherebbero ancora due settimane all'arrivo del provvedimento in Senato, ma da quando la maggioranza è inciampata lo scorso mese alla Camera sul voto per le preferenze, ogni piccolo segnale di pericolo mette in allerta i fedelissimi di Giorgia Meloni.
matteo salvini giorgia meloni foto lapresse
E le fibrillazioni che in queste ore si registrano nella Lega, dove l'opposizione interna a Matteo Salvini sta uscendo allo scoperto, sono molto più di un «piccolo segnale». Stanno facendo suonare tutti gli allarmi.
I ribelli nordisti, che hanno chiesto apertamente a Salvini di fare un passo indietro, «sono fermamente contrari a questa nuova legge elettorale - dicono dentro Fratelli d'Italia -.
Non vogliono cambiarla».
Preferirebbero di gran lunga restare con il Rosatellum, perché molti di loro sono stati eletti nei collegi uninominali che, invece, la nuova legge elettorale elimina per passare a un sistema proporzionale.
Dal punto di vista della Lega, con i sondaggi attuali rischia di essere un massacro. La contrarietà dei leghisti del Nord era nota da tempo a Forza Italia e Fratelli d'Italia, ma prima gli alleati si dicevano: «Salvini garantirà la compattezza delle sue truppe al momento del voto». E così era andata.
Adesso però, è evidente, il leader leghista quella garanzia non la può più offrire.
Si stanno dunque alzando i livelli di guardia.
La prima preoccupazione è legata al capogruppo dei senatori della Lega Massimiliano Romeo, che è anche segretario della Lega lombarda e tra i capifila della fronda anti-Salvini. […]
I regolamenti del Senato, poi, rendono abbastanza sicuro il percorso della legge una volta che approderà in Aula. Ma nel passaggio precedente, quando il testo sarà in commissione Affari costituzionali, come si comporteranno i leghisti? È quello il momento più delicato, in cui rischia di saltare tutta la legge elettorale, perché è in commissione che verrà di nuovo messo al voto l'emendamento per introdurre le preferenze e si cercherà di risolvere il problema dell'alternanza di genere, che attualmente la legge non tiene in considerazione (provocando problemi anche tra le donne di Forza Italia e Fratelli d'Italia).
attilio fontana (2) conferenza stampa
E i voti dei tre senatori leghisti membri della commissione, tutti del Nord, sono fondamentali per garantire la maggioranza al centrodestra. E chi può assicurare che il problema, se anche venisse evitato in Senato, non si ripresenterà poi alla Camera a ottobre, dove la legge elettorale deve tornare in Aula per il via libera definitivo?
Farla saltare con un altro voto segreto significherebbe far cadere il governo. «La posta in gioco sarebbe troppo alta», scommettono dentro FdI.
Ma i dubbi restano. […]
matteo salvini e massimiliano fedriga
2 - IL DUELLO TRA SALVINIANI E NORDISTI CHI STA CON CHI DENTRO LA LEGA
Estratto dell’articolo di Cesare Zapperi per il “Corriere della Sera”
È capitato altre volte che ci fosse qualcuno, da Franco Castellazzi alle origini della storia a Paolo Grimoldi in tempi più recenti, che contestasse il segretario della Lega e la sua linea politica. Ma mai come stavolta si è creata una spaccatura netta, verticale, tra due anime del partito.
In questi mesi di contrapposizioni prima borbottate e poi esplicitate ad alta voce in via Bellerio e sui giornali, si è parlato di uno scontro tra il leader Matteo Salvini e i suoi fedelissimi da un lato e i governatori dall’altro.
Forse la differenza si può esplicitare in altro modo: da una parte, i parlamentari, a Roma e a Bruxelles; dall’altra gli amministratori. Quindi, i governatori anzitutto, come Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga, l’ex presidente veneto Luca Zaia e il presidente della Provincia di Trento Maurizio Fugatti.
E poi assessori regionali, come il lombardo Massimo Sertori, la deputata Simona Bordonali. I segretari provinciali di Brescia, Bergamo e Varese. E l’eccezione parlamentare più significativa è il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo. Più uno stuolo di primi cittadini e assessori di paesi e cittadine lombarde, venete, piemontesi.
Con Salvini […] ci sono tutti gli uomini di sua stretta fiducia, un gruppo di quaranta-cinquantenni che con il vicepremier hanno condiviso la gavetta e poi la gestione del partito in questi ultimi 13 anni (l’ascesa dal 3 al 34% ma anche la discesa al 5-6% degli ultimi sondaggi.
Tra i più attivi sostenitori del segretario ci sono Andrea Crippa, già suo vice e per anni «grillo parlante» della Lega (toccavano a lui le esternazioni più provocatorie), Luca Toccalini (coordinatore uscente della Lega Giovani, la «cantera» di Salvini), la vicesegretaria e deputata europea Silvia Sardone, la collega a Bruxelles Susanna Ceccardi (a fianco del leader nonostante negli ultimi consigli federali sia stata duramente ripresa), l’altro vicesegretario Claudio Durigon.
Tra i governatori, il veneto Alberto Stefani (che ha fatto storcere il naso per la rivendicazione dei meriti della vittoria del novembre scorso in cui, invece, sono state determinanti le 200 mila preferenze raccolte da Zaia).
UMBERTO BOSSI E MATTEO SALVINI CON LA MAGLIETTA NO TAV
Tra i due schieramenti, c’è una sorta di zona cuscinetto occupata da due «padri nobili» della Lega: Giancarlo Giorgetti e Roberto Calderoli. Il secondo da sempre non si esprime sulle questioni interne. E se lo fa, sta bene attento a che non si sappia troppo. Il ministro dell’Economia, invece, di tanto in tanto distilla battute sibilline, stoccate trasversali, allusioni per iniziati. […] Però è più facile vincere al Superenalotto che ascoltare i giudizi perentori di Giorgetti.
giancarlo giorgetti alla camera foto lapresse.
[…]Per i critici del segretario il partito negli ultimi anni avrebbe allentato di molto il rapporto simbiotico con i territori, badando più a grandi tematiche geopolitiche (le guerre, i rapporti internazionali, portando a Pontida i leader sovranisti, cosa mai avvenuta in passato) o cavalcando ossessivamente temi, come la sicurezza e l’immigrazione, su cui altri, a partire da Vannacci, hanno saputo usare parole più forti e stimolare meglio la pancia degli italiani.
A Salvini che dice che mai sono stati investiti tanti soldi in interventi infrastrutturali, gli amministratori ribattono che poco o nulla è stato fatto sui temi economici e sociali (costo della vita, servizi ai cittadini, liste d’attesa nella sanità). E lamentano rapporti sempre più sfilacciati con il popolo delle partite iva e con il mondo dell’impresa del Nord.
Come è evidente, ragioni di merito e aspettative personali di carriera si mescolano senza possibilità di delimitare i confini. Ma forse conta poco ormai che la battaglia è diventata senza esclusione di colpi.
3 - LA LEGA E LE ALTERNATIVE AL DECLINO DI SALVINI
Estratto dell’articolo di Stefano Folli per "la Repubblica"
A parere di tanti, il lungo dominio di Matteo Salvini sulla Lega è a un passo dall'epilogo.
Frenato dagli errori politici, chiamato a pagare il prezzo dell'apertura a Vannacci, logorato dai "nordisti", è già sorprendente che il cosiddetto "capitano" sia riuscito a restare in sella per tanto tempo, avendo portato la Lega dal 34 al 6 per cento circa. Eppure il rebus non è di facile soluzione.
roberto vannacci coi meloni in mano
Salvini ha di certo fatto il suo tempo, eppure sostituirlo è un'operazione complessa, forse poco plausibile a breve termine.
[…] Soprattutto quando mancano pochi mesi alle elezioni e il rischio è di accelerare, non di limitare, il declino del partito. Del resto, basta guardare alla storia recente del Carroccio per farsi un'idea di come stanno le cose. La deriva nazionalista in stile Le Pen era cominciata assai prima dell'arrivo sulla scena del generale Vannacci con le sue ambizioni. E i leghisti nostalgici di Bossi […], avevano dimostrato ampiamente di non essere dei cuor di leone.
Ostili, senza dubbio, al "vannaccismo" e alla curvatura massimalista di Salvini, eppure lungi dal costituire un gruppo dirigente alternativo. A esempio, si è parlato per anni […] di […] Luca Zaia, come anti-Salvini. Ma l'interessato si è sempre limitato a civettare con l'ipotesi, evitando qualsiasi impegno concreto.
Oggi lui e qualche "governatore" a settentrione del Po sono meno restii a farsi avanti, a cominciare dal presidente della Lombardia, ma l'architettura della nuova Lega è tutta da costruire.
luca zaia matteo salvini massimiliano fedriga attilio fontana
A prevalere al momento è un clima rissoso, premessa di ulteriori fratture che sarebbero letali.
[…] È più logico immaginare che i "nordisti" riescano a ridefinire un'identità leghista in cui trovano posto le antiche radici lombardo-venete accanto a un modo più moderno di declinare lo spirito autonomista. […] Fintanto che questo processo non sarà completato, il Carroccio neo-nordista non sarà in grado di sostituire Salvini con efficacia. E quindi di tornare a occupare uno spazio utile all'interno della coalizione guidata da Giorgia Meloni. Che pure ha un estremo bisogno di riavere un'alleanza stabile.




