boldrini

QUELLA GALLERIA D’ARTE CHIAMATA MONTECITORIO - NON BASTAVANO 4.866 OPERE D’ARTE CUSTODITE DALLA CAMERA DEI DEPUTATI, BOLDRINOVA NE HA FATTE COMPRARE ALTRE 33 - MA C’E’ UN GIALLO. SONO SCOMPARSI 54 DIPINTI - VENDUTI, SCOMPARSI O DANNEGGIATI? 

 

Franco Bechis per Libero Quotidiano

 

AULA MONTECITORIOAULA MONTECITORIO

La Camera dei deputati è forse il più grande magazzino italiano di opere d' arte, solo in parte esposte: ne ha ben 4.866. Ma quando nell' ultimo anno si è dovuto ridisegnare gli spazi per creare qualche ufficio in più per i deputati che avevano perso la postazione nei palazzi esterni dopo la disdetta degli affitti, l' amministrazione di Montecitorio ha pensato bene di acquistare qualche stampina in più per non lasciare spoglie quelle pareti.

 

commessi montecitorio1commessi montecitorio1

Sparse nei piani del palazzo e in gran parte nei magazzini sotterranei la Camera oggi guidata da Laura Boldrini poteva contare su un patrimonio di ben 3.192 fra «disegni, stampe, incisioni, litografie, acqueforti ed acquerelli», ma per fare contenti i deputati che volevano le stampe del cuore, e non quelle lì in magazzino per abbellire i loro nuovi luoghi di lavoro, ne sono state acquistate altre 29 negli ultimi dodici mesi. Tutte per «esigenze di arredo di uffici e di locali di rappresentanza», come si trova scritto in una nota sul patrimonio allegata al conto consuntivo 2016 della Camera dei deputati.

sironi montecitoriosironi montecitorio

 

E già che c' erano i deputati hanno potuto abbellire le scarne pareti dei nuovi uffici con altri tre «oggetti artistici di vario tipo»: due crocifissi lignei e un barometro. Evidentemente religiosi i primi due, malfidente sulle app meteo il terzo, che preferisce il vecchio sistema per capire se il sole spende o se minaccia pioggia.

 

Grazie ai nuovi generosi acquisti - finanziati dal Tesoro grazie alla dotazione girata ogni anno alla Camera dei deputati attingendo alle tasse versate dai contribuenti italiani - la collezione d' arte di Montecitorio ora è più ricca: alle alle 3.192 stampe e disegni si possono aggiungere ben 1.035 dipinti (526 di proprietà, altri 509 concessi in usufrutto da varie soprintendenze ), 85 busti, 110 sculture, 98 tappeti esteri ed arazzi, 98 reperti archeologici e 248 oggetti artistici di vario tipo.

 

BOLDRINIBOLDRINI

Solo in rare occasioni provengono da donazioni (come i crocifissi dei migranti che tanto piacciono alla Boldrini, realizzati da artisti a Lampedusa con i legni dei barconi naufragati), perché gran parte del patrimonio artistico è stato costituito negli anni proprio attraverso acquisti mirati spesso per le bizze di questo o quell' onorevole che non vuole lavorare in mezzo a pareti bianche.

 

Durante questa legislatura complessivamente le opere d' arte possedute e inventariate sono cresciute di 120 unità: erano in tutto 4.746 quelle dichiarate alla data del 31 dicembre 2012. Quell' anno sono stati acquistati 32 disegni, l' anno successivo ne sono arrivati in tutto 29 nuovi (ma sette sono stati donati), poi ancora due dipinti e 50 stampe e litografie proprio per abbellire gli uffici e i locali di rappresentanza.

 

vittorio sgarbivittorio sgarbi

Ma nel patrimonio che lievita c' è anche un piccolo giallo. Se disegni e stampe a fine 2012 erano 3.032 e oggi 3.192 (160 in più in quattro anni), i dipinti erano 1.089 e oggi sono 1.035, quindi 54 in meno. Secondo la classificazione fatta, oggi rispetto a inizio legislatura c' è un dipinto in più di proprietà di terzi, in compenso ce ne sono 55 in meno posseduti direttamente dalla Camera. Fossero stati prestati a terzi per mostre o anche esposizioni di più lunga durata, resterebbero comunque nel conto annuale del patrimonio. Devono quindi essere stati venduti - e mai ne è stata data notizia pubblica - o forse perduti o irrimediabilmente danneggiati.

 

Venere dormiente luca giordano montecitorioVenere dormiente luca giordano montecitorio

D' altra parte è storia della Camera dei deputati una certa confusione nella gestione del proprio patrimonio artistico, che per anni nessuno aveva mai censito. Un po' d' ordine fu messo quando a Montecitorio fu eletto Vittorio Sgarbi, che decise di andare a curiosare nei magazzini scoprendo come fosserò lì impolverate e custodite assai male opere d' arte di grande valore, mentre nei corridoi del palazzo erano quasi sempre esposte croste di nessun valore.

 

Così i migliori dipinti sono stati portati ai piani nobili ed esposti, con tanto di autenticazione e targhetta informativa. Così anche gli italiani che quei dipinti hanno indirettamente pagato con le loro tasche oggi possono goderseli durante le visite guidate.

 

irene pivetti    irene pivetti

Ogni presidente poi ha fatto cambiare le opere esposte negli uffici propri, a seconda dei gusti di ognuno. Fece scandalo nel 1994 Irene Pivetti che per prima rivoluzionò le esposizioni, facendo togliere dallo studio personale un prezioso dipinto di Sironi e andando a caccia per gran parte del palazzo dei nudi d' autore che fece tornare in magazzino. Scomparve così dalla vista dei più sia pure per breve periodo una Venere nuda e dormiente del seicentista napoletano Luca Giordano, e via con mille polemiche.

 

Solo Sgarbi - che all' inizio l' aveva in simpatia - difese la scelta provocatoriamente: «Luca Giordano è un pittore che non mi piace, è poco chic, lo chiamavano Luca Fa Presto, lavorava a cottimo, chilometri e chilometri di tela». Ci sono per altro nel patrimonio di Montecitorio altre opere attribuite allo stesso pittore, fra cui una Madonna.

Nozze di Caana di Paolo Veronese e Benedetto CaliariNozze di Caana di Paolo Veronese e Benedetto Caliari

 

C' è poi una tela attribuita a Jacopo Tintoretto e un dipinto delle Nozze di Caana di Paolo Veronese e Benedetto Calliari. Nutrito anche il portafoglio di opere d' arte del Novecento e contemporanea: da Guttuso a De Chirico, da Giorgio Morandi, ad Aligi Sassu, Mario Sironi, Carlo Carrà, Giacomo Manzù, Franco Gentilini, Marino Mazzacurati e Mario Mafai.

Ultimi Dagoreport

edmondo cirielli guido crosetto giorgia meloni antonio tajani maurizio gasparri

DAGOREPORT - NELL’ARMATA BRANCA-MELONI, GIUNTA AL QUARTO ANNO DI POTERE, I REGOLAMENTI DI CONTI NON AVVENGONO SOLO TRA "VIA DELLA SCROFA E "FIAMMA MAGICA", TRA SALVINI E LA DUCETTA - CHI AVEVA INTERESSE A COLPIRE IL VICEMINISTRO DEGLI ESTERI IN QUOTA FDI, EDMONDO CIRIELLI, RENDENDO PUBBLICA SULLE COLONNE DEL “CORRIERE DELLA SERA”, LA NOTIZIA DEL SUO INCONTRO CON L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA ALEKSEJ PARAMONOV? - CHE LA DUCETTA SIA ANDATA SU TUTTE LE FURIE E' UNA CAZZATA PERCHE' IL MINISTRO TAJANI ERA A CONOSCENZA DELL'INCONTRO ESSENDO AVVENUTO ALLA FARNESINA ALLA PRESENZA DI DI DUE FUNZIONARI DEL MINISTERO - A VOLERE LO SCALPO DELL’EX GENERALE DI BRIGATA DEI CARABINIERI SONO IN TANTI, DATO CHE IL SUO CARATTERE FUMANTINO STA SUL GOZZO SIA AI CAMERATI D'ITALIA SIA A FORZISTI ITALIOTI - IL SILURO DIRETTO ALLE PARTI BASSE DI CIRIELLI È “MADE IN CIOCIARIA”…

donald trump benjamin netanyahu ali khamenei iran usa

DAGOREPORT – NON SIAMO ASSISTENDO AL DISORDINE POLITICO MONDIALE, MA PIUTTOSTO AL DISORDINE MENTALE DI GRAN PARTE DEI LEADER - LA STRATEGIA DELLA “DECAPITAZIONE” DI NETANYAHU  (BANG! BANG! UCCIDIAMO TUTTI I LEADER IRANIANI) È UNA MINCHIATA CHE RADICALIZZERA' ANCORA DI PIU' IL REGIME TEOCRATICO DI TEHERAN - PER OGNI AYATOLLAH SPEDITO A MAOMETTO, CE NE SONO ALMENO DUE ANCORA PIÙ ESTREMISTI PRONTI A SUBENTRARE - COME DIMOSTRANO GAZA E LIBANO: HAMAS E HEZBOLLAH, PUR DECIMATI, CONTINUANO A COMANDARE, GOVERNARE E COMBATTERE – L’UCCISIONE DI LARIJANI, CAPO DELLA SICUREZZA NAZIONALE CHE AVEVA PRESO LE REDINI DEL COMANDO DOPO KHAMENEI, AVEVA COME SCOPO DI NON FAR ''SCAPPARE'' TRUMP DALLA GUERRA (LA CASA BIANCA ERA STATA TENUTO ALL'OSCURO DAGLI ISRAELIANI) - CON LO STRETTO DI HORMUZ BLOCCATO E MINATO, LA BENZINA ALLE STELLE, TRAFFICI E COMMERCI IN TILT, UNA CRISI ECONOMICA GLOBALE MINACCIA GLI STESSI STATI UNITI, CHE PERDONO ALLEATI: DOPO GLI STATI EUROPEI, ANCHE IL GIAPPONE RINCULA - UNICA VIA USCITA PER TRUMP? DICHIARARE "HO VINTO" E ANDARE A CASA...

andrea iervolino antoniozzi giuli santanche floriana gentile cinecitta

DAGOREPORT – “CIAK”, SI SCAZZA! NON BASTAVA LA LITE CON BUTTAFUOCO E UN VESPAIO DI NOMINE DEMENTI, ORA IL MINISTRO GIULI-VO DELLA CULTURA SI RITROVA CONTRO IL CINE-PRODUTTORE ANDREA IERVOLINO, A CUI IL MIC HA BLOCCATO 66 MILIONI DI TAX CREDIT – OLTRE A UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI FDI A SUO FAVORE (SIC!), LA SETE DI VENDETTA DI IERVOLINO SI ARMA DI UN "MANGANELLO DI CARTA": HA ACQUISITO DALLA SANTANCHE' LA RIVISTA “CIAK” PER SVELARE "DA VICINO E DA DENTRO TUTTI I MECCANISMI CHE MUOVONO I FILM: FINANZIAMENTI PUBBLICI, DINAMICHE DEL TAX CREDIT, PREMI E LORO MODALITÀ DI ASSEGNAZIONE" - IERVOLINO HA GIA' DENUNCIATO CHE LE SOCIETÀ DA PUNTARE, QUANDO SI PARLA DI TAX CREDIT, NON SONO LE SUE, MA PIUTTOSTO...

markus soder soeder ursula von der leyen manfred weber friedrich merz

DAGOREPORT – ANCHE MERZ, NEL SUO PICCOLO, S’INCAZZA! IL CANCELLIERE TEDESCO È UNA FURIA CONTRO MANFRED WEBER, IL BOSS DEL PPE CHE A BRUXELLES LAVORA PER L’ALLEANZA CON I POST-NAZISTI DI AFD: “NON COLLABORIAMO CON L’ESTREMA DESTRA E ANCHE LUI LO SA”. TRADOTTO DAL TEDESCO: SE NON TI ADEGUI, SEI FUORI – È LA STESSA LINEA DEL POTENTE MARKUS SOEDER, PRESIDENTE DELLA BAVIERA CHE SCALPITA, E TEME LA CRESCITA DI AFD NEL SUO LAND (INTANTO, DOMENICA SI VOTA IN RENANIA PALATINATO, REGIONE DELL’OVEST IN CUI FROTTE DI VOTI STANNO MIGRANDO VERSO LE SVASTICHELLE…)

peter thiel donald trump papa leone xiv thomas joseph white

DAGOREPORT – PREVOST, CUOR DI LEONE: “NON ME NE FREGA NULLA DEI SOLDI CHE ARRIVANO DAGLI STATI UNITI. CANCELLATE LE CONFERENZE ALL'ANGELICUM DI PETER THIEL” - LA RISPOSTA TOSTA DEL SANTOPADRE AL RETTORE DELL'ANGELICUM, IL TRUMPIANO THOMAS JOHN WHITE, CHE GLI AVREBBE FATTO PRESENTE DI CORRERE COSI' UN SERIO RISCHIO: FAR SVANIRE L'OBOLO DEGLI STATI UNITI, PRIMO FINANZIATORE DEL VATICANO (13,7 MILIONI) – COLPO DI SCENA AL TERZO GIORNO DI PISTOLOTTI ROMANI, THIEL HA SVELATO IL NOME DI CHI AVREBBE AVVERTITO IL MONDO DELL’ARRIVO DELL’ANTICRISTO: RATZINGER, DEFINITO “IL PIÙ  GRANDE PENSATORE CRISTIANO DEGLI ULTIMI 100 ANNI” (NON A CASO FU BENEDETTO XVI CHE TOLSE LA SCOMUNICA AI SEGUACI ANTI-CONCILIARI DI MONS. LEFEVBRE) - IL NOME DI RATZINGER   SERVE SOLO A RINFOCOLARE LA SPACCATURA TRA LA CHIESA CONSERVATRICE USA E QUELLA PROGRESSISTA DI LEONE XIV…

donald trump e mark rutte a palm beach

DAGOREPORT – PEGGIO DI TRUMP CI SONO SOLO I CAMERIERI PAVIDI COME MARK RUTTE CHE, PER ACCONTENTARE IL "PADRONCINO" DI TURNO, SONO DISPOSTI A TUTTO – IL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO HA RICEVUTO UN “VAFFA” DAI PAESI EUROPEI, STUFI DEI SUOI APPECORONAMENTI DI FRONTE AL TYCOON – RUTTE, DOPO LO SCOPPIO DELLA GUERRA IN IRAN, HA GARANTITO A TRUMP IL MASSIMO SUPPORTO DELLA NATO, CIANCIANDO DI UN “AMPIO SOSTEGNO” DA PARTE DEI LEADER DELL’ALLEANZA. SOSTEGNO CHE NON C’È MAI STATO, TANTOMENO ADESSO CHE IL TYCOON MINACCIA GLI ALLEATI DI UN “FUTURO TERRIBILE”, E METTE IN DISCUSSIONE L’ESISTENZA STESSA DELLA NATO…