GARANTISMO A TARGHE ALTERNE – L’ALFANIANO GENTILE PAGA PER TUTTI MA ANCHE I SOTTOSEGRETARI DEM BARRACCIU, DE FILIPPO, DEL BASSO DE CARO E IL VICEMINISTRO BUBBICO SONO INDAGATI: QUAND’È CHE LE ANIME BELLE DEL PD CHIEDERANNO LE LORO DIMISSIONI?

Enrico Paoli per "Libero quotidiano"

Si fa presto a dire Matteo Renzi il «rottamatore», «l'innovatore», «l'uomo del futuro», se il presente sembra uguale al passato. Anzi, ne segue pedissequamente le orme. Perché gli indagati "made in Pd", nominati vice ministri e sottosegretari, sono ben quattro, ai quali si va ad aggiungere il ministro Maurizio Lupi, indagato per abuso d'ufficio dalla Procura di Tempio Pausania per la nomina del commissario dell'Authority del porto di Olbia. Bene, dato il bel quadretto d'insieme quand'è che le solerti opposizioni decideranno di agire presentare le mozioni di sfiducia come hanno fatto con Antonio Gentile?

E quand'è che le anime belle del Pd ne chiederanno le dimissioni? Procediamo con ordine. Dell'elenco fanno parte la renziana di ferro Francesca Barracciu, uscita dalla porta delle elezioni regionali in Sardegna e rientrata dalla finestra del sottosegretariato alla cultura. La Barracciu ha ricevuto un avviso di garanzia con l'accusa di peculato nell'ambito dell'inchiesta bis sui fondi ai gruppi consiliari della Procura di Cagliari.

Il sostituto procuratore Marco Cocco le ha contestato spese per 33mila euro quando era consigliere, nella precedente legislatura. Anche Umberto Del Basso de Caro è indagato per i rimborsi del consiglio regionale in Campania. Nel procedimento della "Rimborsopoli" lucana, in fase di udienza preliminare, c'è anche il nome di Vito De Filippo, neo sottosegretario alla Salute. In passato è uscito indenne da almeno due indagini l'ex saggio Filippo Bubbico, confermato al Viminale, ma indagato per abuso d'ufficio in un altro procedimento.

Su quest'ultimo, in particolare, pesa l'accusa di concorso in abuso d'ufficio, per favorire la nomina a direttore generale dell'Asl di Venosa (Potenza) di una persona politicamente «più gradita». La Procura della Repubblica di Potenza ha chiesto il rinvio a giudizio della Giunta regionale lucana in carica fra il 2000 e il 2001 e di tre dirigenti e funzionari della stessa azienda sanitaria: in totale undici persone.

Tutti i nominati e indagati sono rigorosamente del Pd. E allora perché due pesi e due misure? Difficile da capire, salvo seguire un ragionamento tutto politico che parte dalle dimissioni del senatore Antonio Gentile. L'esponente alfaniano si è dimesso dopo 48 ore di polemiche infuocate, alimentate dalle pressioni di buona parte del Pd e dell'intera opposizione.

Una decisione che, di fatto, toglie le castagne dal fuoco al governo ricucendo i rapporti nella maggioranza proprio mentre il nodo dell'Italicum si avvia al suo climax. E, a testimonianza di ciò, Renzi avrebbe detto ai suoi fedelissimi di rispettare e apprezzare una scelta che resta, ad ogni modo, di Ncd. Parole, quelle di Renzi, alle quali fanno eco quelle di Alfano: «Gentile ha rassegnato le proprie dimissioni da sottosegretario senza che alcuna comunicazione giudiziaria lo abbia raggiunto. Per noi viene prima l'Italia».

Con le dimissioni del senatore, Renzi avrà un nodo in meno da sciogliere e potrà concentrarsi con più tranquillità sul suo programma, che il premier vuole rapido e concreto. Con il Piano Casa, venerdì sul tavolo del Cdm, come primo appuntamento chiave, e il Jobs Act come partita che Renzi vuole chiudere prima dell'incontro a Berlino con Angela Merkel. E in una lettera inviata ieri ai sindaci italiani, Renzi, confermando come fin «dalla prossima settimana arriveranno i primi provvedimenti economici», rimette in primo piano uno dei suoi cavalli di battaglia: il piano di edilizia scolastica. Dunque serve tenere sotto traccia la patata bollente dei sottosegretari indagati. E Gentile paga per tutti.

 

FRANCESCA BARRACCIU Mario Mauro e Maurizio Lupi Napolitano Maurizio Lupi ed Enrico Letta antonio gentile jpegFilippo Bubbico

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