donne isis image-a-32_1428662799425

1. LA BRIGATA AL KHANSA, LA GESTAPO FEMMINILE DEL CALIFFATO, GIRA PER LE VIE DI RAQQA CON LA DENTIERA DI FERRO IN TASCA TORTURANDO E AZZANNANDO I CAPEZZOLI DELLE INFEDELI 2. “UNA DELLE DUE TUNISINE TIRA FUORI DALLA TASCA I DENTI DI FERRO E S'ABBATTE SULLA DONNA COME UN ANIMALE. LE APRE IL VESTITO E CON I DENTI DI FERRO IN BOCCA LE AZZANNA IL SENO…NON POTRÒ MAI DIMENTICARE LA TUNISINA IMPAZZITA CHE MORDE IL CAPEZZOLO”

brigate al khansaabrigate al khansaa

Imma Vitelli per Vanity Fair di mercoledì 5 agosto e ripreso da "Il Foglio del Lunedì"

 

Una delle prime cose che mi dice Manar è che l'emira morde. L'emira è la comandante della polizia delle donne, l'emira è la donna più in alto dello Stato Islamico, l'emira è saudita, si chiama Umm al Areth e morde. Se ne va in giro per le vie di Raqqa con un plotone di scorta, il lanciarazzi a tracolla e la dentiera in tasca.

 

I denti di ferro sono il suo giocattolo, il suo balocco; li ordina ai pochi dentisti rimasti in città e li affonda nelle carni delle sue vittime. «I denti di ferro?», chiedo incredula. «Non sai niente?», si stupisce Manar. «L'emira ne va pazza».

brigata al khansabrigata al khansa

 

La stanza d'albergo è vasta e grigia; le ampie finestre disegnano brulle colline. Siamo in Turchia, a Sanliurfa, al sicuro in teoria, molto in teoria: la Siria, con le sue atrocità, è a trenta chilometri, a 160 c' è Raqqa, la capitale dell' Isis. E tuttavia Manar ha paura. Scruta ogni gesto del fotografo, timorosa che questi possa rubarle un lembo di viso. Mima storie luride, di donne che torturano donne, di donne cannibali; evoca tetre visioni che mi tormenteranno per giorni.

 

brigata al khansa 1brigata al khansa 1

Manar ha 24 anni e ha accettato di parlarmi assieme alla sorella Amal, di 26.

Tanto Manar è vivida di parole, quanto Amal è attonita nel suo dolore. Le sorelle sono agenti pentite della Brigata al Khansa, la notoria Gestapo femminile del Khilafah, il Califfato.

 

È la prima volta che parlano con un giornale, la prima volta, anche, che si apre un' intima finestra sul Male.«Se ci prendono», dice Manar, «ci fanno saltare in aria».

Eppure, in principio, hanno sperato. Ma la realtà, mi dirà Amal, è sempre così diversa dal suo racconto. La mia curiosità, la mia ossessione, era capire finalmente cosa porti una persona sana di mente a unirsi a gente che sgozza, lapida, stupra e schiavizza i diversi e le donne.

 

«Guarda che all' inizio io non ero neanche velata», è l' esordio di Manar. Studiava Pedagogia all' università di Homs e soltanto l' efferatezza del conflitto, le torture, le bombe, gli elicotteri, l' hanno costretta a rientrare a casa, a Raqqa.

profughi yazidiprofughi yazidi

 

«È stata la curiosità a farci arruolare nella Brigata al Khansa. Quelli di Daesh (Isis, ndr) dicevano islam, islam», dice Manar. «La mia migliore amica mi fa: il loro è il vero islam. Cercano reclute. Andiamo a dare un'occhiata». La stazione centrale della Brigata al Khansa occupa un imponente edificio nuovo sul fiume Furat, l' Eufrate.

 

poliziotti hisbah a ninivepoliziotti hisbah a ninive

«Mi aspettavo che ci facessero lezioni di religione», dice Manar. «Invece ci hanno detto solo quali erano le regole». Tipo? «Se mostrano gli occhi, picchiatele fino alla morte. Ho avuto paura. Mi sono chiesta: faranno sul serio?». Un giorno Manar era in pattuglia con tre colleghe, due siriane e una tunisina, a caccia di peccatrici. Il peccato era una donna non coperta con tre strati di velo in volto.

 

Il peccato era una donna per strada non accompagnata dal padre, dal marito o dal fratello.

Il peccato era una donna senza guanti o con un'abaya nera troppo corta che magari, salendo le scale, scopriva un calzino che lasciava incustodito un millimetro di pelle.

Il peccato era una risata cristallina o una parola squillante o una scia di profumo o un odore di sigaretta.

 

abu bakr al baghdadiabu bakr al baghdadi

«Quel giorno, una collega dice: guardate, una tipa senza velo!». Manar segue il suo sguardo e vede su un balcone una signora con un vestito bianco che stende i panni, la te sta libera dall' hijab. Avrà avuto trent' anni. «Troviamo il portone del palazzo, saliamo le scale, bussiamo alla porta e un paio di bambini ci aprono la porta. Io tengo da parte i bambini, mentre le mie colleghe urlano: sei un' infedele! Perché provochi la gente?».

 

donne isisdonne isis

Manar pensava che l'avrebbero punita come al solito. Pensava che l'avrebbero picchiata per bene e portata in prigione e convocato il marito e bastonata di nuovo e intascato una multa di 90 dollari. «È stato incredibile», dice Manar e, mentre lo dice, si alza e mima la scena, un fantasma nero che vibra. «Una delle due tunisine, di nome Sariya, tira fuori dalla tasca i denti di ferro e s'abbatte sulla donna come un animale. Le apre il vestito e con i denti di ferro in bocca le azzanna il seno».

 

isis donneisis donne

Le sue mani mimano ora un cerchio che si allarga: «Non potrò mai dimenticare il sangue che tinge di rosso il vestito bianco e la tunisina impazzita che morde il capezzolo. Mi sono piegata per soccorrere la donna e la tunisina mi ha tirato per i capelli dicendo che fai? Abbiamo lasciato la donna a sanguinare per terra. Dopo, ho saputo che il marito era tornato a casa e l' aveva portata in ospedale, ma lei aveva perso troppo sangue. È morta dopo tre giorni».

 

Delle duemila e passa agenti della Brigata al Khansa, solo le straniere e le emire hanno in dotazione la dentiera, morbido lattice dentro, lame di ferro fuori. Manar e Amal calcolano che l' 80 per cento delle poliziotte siano muhajirat, di fuori: egiziane e magrebine, afgane, turche, cecene e tante francesi di origine araba. L' emira, Umm al Areth, è una saudita moglie di un importante comandante saudita di Daesh: la numero due è una tunisina di nome Umm Bayan; la terza è una straniera dall' arabo classico perfetto, del Caucaso, Zuleyha.

donne schiave isisdonne schiave isis

 

Sono tutte sulla cinquantina; indossano tutte la divisa blu scuro da emira. Le poliziotte di più basso grado sono in prevalenza siriane e tunisine. La differenza tra le soldatesse e le straniere è nel potere e nei salari e nell' arsenale. Le truppe semplici ricevono circa 50 dollari al mese e hanno a disposizione fruste e Kalashnikov, le comandanti ne prendono anche 500 e hanno acidi e dentiere.

donne siriane lasciano i territori dell isis e si spogliano dei burqa neri  7donne siriane lasciano i territori dell isis e si spogliano dei burqa neri 7

 

Questa storia dei denti di ferro non l'avevo mai udita; eppure sono anni che sgrano il rosario delle nefandezze mediorientali. A memoria, mi viene in mente l' uccellino vivo che un prigioniero politico di Bashar al Assad ha dovuto ingoiare, e tutto il catalogo degli orrori di Gheddafi e Saddam. Ma di donne lupo non ho memoria: a quale pozzo avvelenato della storia hanno bevuto queste sanguinarie?

 

Al mio ritorno a casa, cercherò tracce nel Corano e negli hadith, i detti del Profeta, invano. Interpellerò un esperto di islam, che mi con fermerà il nulla più totale. L' ulema citerà en passant una simile barbarie nell' Inquisizione Spagnola. Scoprirò così che tra i vari strumenti di tortura di Torquemada c' era un arnese tremendo usato per punire le eretiche: uno straziatoio di seni simile alle dentiere di ferro dell' Isis.

donne yazidedonne yazide

 

A Sanliurfa cerco una conferma alla storia; segretamente spero che qualcuno mi dica che non è vera. «Maarufa», mi dice Umm Bilal, una signora da poco fuggita in Turchia: è nota.

«Se n' è parlato tanto in città». Umm Bilal è una quarantenne timida di Raqqa, a sua volta arrestata dalla Brigata al Khansa, perché di veli sul volto ne aveva due invece che tre. «Ho provato a spiegare che soffro di asma e ho problemi a respirare.

 

donne isis1donne isis1

Mi hanno portata alla stazione. Mi hanno picchiata per ore, e più piangevo e più mi picchiavano e più mi insultavano. Erano in due, avevano un accento del Nord Africa. Mi chiamavano infedele e mi battevano con una fune. Peggio ancora era sentire gli urli delle altre donne nelle altre celle.

 

tantissime donne stuprate da isistantissime donne stuprate da isis

Dopo 24 ore è venuto mio marito, e me le hanno date anche davanti a lui. Mi hanno liberata dopo che abbiamo pagato una multa di 50 lire turche». Mentre parla, la sua voce trema. «Daesh è il male», dice. Ho chiesto a Manar e Amal, le pentite, come abbiano potuto resistere tre mesi - da gennaio a marzo - ma è una domanda che non tiene conto del pericolo che hanno corso fuggendo.

 

Manar mi risponde con una storia. Un giorno, era in pattuglia nel suq.

Questo facevano, la maggior pane del tempo: andare a caccia di veli insufficienti, andare a caccia di occhi di donne. Quel giorno, nel suq, incrocia gli occhi di una sua cugina. Pur essendo la cugina un' ombra, in questo universo grottesco le ombre ormai si riconoscono.

donne isisdonne isis

Quel giorno, la collega di Manar vede anche lei ciò che non dovrebbe: «Vedila, vedila quella».

 

Manar nega che ci sia niente di illegale, Manar nega l' evidente. «La mia collega mi ha denunciata per tradimento. Mi ha trascinata davanti a un giudice che mi ha condannata a trenta frustate. A frustarmi è stato un tunisino e mentre mi frustava teneva una copia del Corano sotto l' ascella e mentre mi flagellava mi diceva perché non applichi le leggi, sei una spia?».

donne jihadiste 8donne jihadiste 8

 

Manar racconta le cose che ha vissuto per esorcizzarle, credo. Sono tanti gli abissi che si porta dentro. I presunti gay buttati dal sesto piano al cospetto della popolazione: i presunti nemici trascinati con le moto per le vie, tronchi senza testa, morti fere scie.

E le donne, le donne.

 

donne jihadiste 7donne jihadiste 7

Una volta, a piazza Naim, la piazza degli sgozzamenti, il boia ha strangolato una signora per presunto adulterio. Manar di nuovo mima l'atto al ricordo, mani che si stringono intorno al collo, «e la donna che muore sotto gli occhi del marito e del fratello che non dicono una parola». Amal, la sorella, ascolta in silenzio.

La osservo spesso, mi osserva di rimando e non dice niente. È esile e fragile, l' immagine dello smarrimento.

 

donne jihadiste 6donne jihadiste 6

E tuttavia sarebbe sbagliato il pensare che le orde nere siano sessuofobe: tutt' altro. Raqqa in realtà è Eros e Thanatos, sesso e morte: Raqqa, in realtà, è un bordello del diavolo. Non ci sono solo le duemila yazide rapite lo scorso anno nel Sinjar e stuprate in branco e vendute alla stregua di schiave: dalle stesse ragazze della Brigata al Khansa si pretende una disinvoltura inusitata in queste terre arcaiche.

Il matrimonio jihad, lo chiamano. «L' emira mi ha ordinato di sposare un algerino», dice Amal.

donne jihadiste 5donne jihadiste 5

 

L' algerino è arrivato la sera, ha consumato «come un animale», e la mattina dopo le ha detto che lui se ne sarebbe andato, però dopo poche ore sarebbe arrivato un suo amico con cui avrebbe consumato un altro matrimonio jihad. E com' era l' algerino?

«Fumava. L'algerino fumava. Gli ho detto ma non è vietato? Mi ha risposto che Dio lo perdonerà». «Ci sono tantissimi casi cosi», dice Manar. «Sono degli ipocriti», dice Amal.

donne jihadiste 4donne jihadiste 4

«Le corti islamiche falsificano i matrimoni». «Non li ho mai visti pregare, non li ho mai visti leggere il Corano», dice Manar. Manar non lo dice chiaramente. ma scoprirò in seguito che la sorte della sorella è toccata anche a lei.

 

Un tunisino l' ha sposata e il giorno dopo le ha detto ora io vado in guerra e tu sposi un mio amico. Lei è andata in tribunale chiedendo giustizia «ma il giudice ha detto che l' uomo ha ragione, è un mujahed, un combattente che va in paradiso». Manar si è «sposata» due volte in tre mesi. «Odio Daesh», dice.

donne jihadiste 3donne jihadiste 3

 

Umm Bilal, la signora con l' asma, mi ha detto che la sua vicina di casa, una ex parrucchiera, anch' essa una poliziotta, ha collezionato tre mariti in meno di una stagione: «Se ne sta tutta nera al balcone ad aspettare il quarto».

 

Il terrore di Umm Bilal era che un tale fato potesse abbattersi anche sulle sue due figlie.

donne jihadiste 9donne jihadiste 9

«Due agenti, due donne, si sono presentate al loro liceo e hanno chiesto alle ragazze di scoprirsi il viso. Hanno indicato le più belle dicendo tu e tu e tu sposerete dei mujaheddin e andrete in paradiso. Tra le prescelte c' era anche mia figlia Rida, di 17 anni».

donne jihadiste 2donne jihadiste 2

 

donne jihadiste 10donne jihadiste 10

E stato allora che Umm Bilal si è data all' esilio: lo ha fatto per impedire «a quei maniaci» di prendersi le sue bambine. Alla fine, Manar e Amal sono state fortunate.  Ora sono qui, a Sanliurfa, a raccontare la loro storia, non più complici di donne che mordono altre donne con gli strumenti di Torquemada.

 

donne isis mostrano la bmwdonne isis mostrano la bmwcinque australiane arruolate isiscinque australiane arruolate isisdonne jihadiste 11donne jihadiste 11

Non tutte hanno potuto permettersi una fuga verso la dignità; una loro conoscente si è cosparsa di benzina ed è morta bruciata viva. Ha preferito le fiamme al matrimonio jihad.

Da quando sono scappate, un tunisino, Abu Aisha, ha occupato la loro casa, ma non importa: «Vogliamo vivere quanto più lontano possibile da Daesh», dice Manar.

«Sono loro i veri infedeli. Invochiamo il Cielo affinché li distrugga senza pietà», dice Amal, il pollice puntato verso la terra. un timido sorriso sul viso esangue.

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...

meloni gasparri nordio paromonov vannacci

DAGOREPORT – COSA CI FANNO IL MINISTRO NORDIO E IL SENATORE GASPARRI NEL PARTERRE DI UN MAXI-EVENTO CHE SEMBRA AVER ARRUOLATO SAN FRANCESCO NEL MONDO “MULTIPOLARE” E FILO-RUSSO? CON LORO ANCHE ALTI UFFICIALI DELLE FORZE ARMATE – PRENDERANNO PARTE AI “TAVOLI DI PACE: UN’ESPERIENZA FRANCESCANA, UN’ETERNA SFIDA TUTTA ITALIANA”, CHE SI TERRANNO A FORMELLO, ALLE PORTE DI ROMA, DA FINE AGOSTO A INIZI DI SETTEMBRE – I PARTECIPANTI ALL’EVENTO SEMBRANO ACCOMUNATI DAL DISPREZZO PER IL MONDO OCCIDENTALE E PER SIMPATIE NEMMENO TROPPO CELATE PER LE VARIE AUTOCRAZIE. SI VA DALL’AMBASCIATORE RUSSO ALEXEY PARAMONOV, ALL’AYATOLLAH IRANIANO MOHAMMAD HOSSEIN. E, NATURALMENTE, CI SARÀ IL GENERALISSIMO VANNACCI – IMMAGINIAMO QUANTO SARÀ ENTUSIASTA GIORGIA MELONI DELLA PRESENZA DEL “SUO” GUARDASIGILLI IN MEZZO A QUESTE TRUPPE…

valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI: “PUÒ DARSI, CHE QUALCUNO SI SIA INFILATO IN QUESTO RAPPORTO CON LAVITOLA PROPRIO ALLO SCOPO DI METTERE IN PIEDI UNA MISSIONE PER DANNEGGIARE RANUCCI” – CERTO, CI SONO MOLTE ZONE D’OMBRA: TUTTO GIRA INTORNO AL MOVENTE CHE HA SPINTO LAVITOLA A COMMISSIONARE L’ATTENTATO - IL FACCENDIERE VOLEVA ACCRESCERE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI PER SPINGERLO A ENTRARE IN POLITICA? - AI MAGISTRATI HA SPIEGATO DI VOLER “SFRUTTARE” LA BOMBA PER SPINGERE LE AUTORITÀ A RAFFORZARE LA SCORTA DEL CONDUTTORE DI “REPORT”. MA SE FOSSERO QUESTE LE RAGIONI, LA CONDIZIONE INDISPENSABILE DEL PIANO ERA: NON ESSERE SCOPERTI – UN’ASSURDITA’, A PENSARCI BENE: COME POTEVANO, VALTERINO E I SUOI UOMINI, ILLUDERSI DI NON ESSERE ACCIUFFATI, DOPO UN ATTENTATO DINAMITARDO? – ECCO PERCHE’ QUALCOSA NON TORNA…

moulay hassan marocco ceuta melilla donald trump giorgia meloni pedro sanchez friedrich merz

DAGOREPORT – LA CRISI SUI FLUSSI MIGRATORI TRA ITALIA E SPAGNA È APPESA A CIÒ CHE SUCCEDERÀ DOMANI, 15 AGOSTO: UNA NUOVA “INVASIONE” È STATA MINACCIATA SUI SOCIAL MAROCCHINI A CEUTA E, SOPRATTUTTO A MELILLA, L’ALTRA EXCLAVE SPAGNOLA NEL PAESE NORD-AFRICANO – E QUI SI ARRIVA AL VERO NODO IRRISOLTO DELLA QUESTIONE, CHE NON RIGUARDA L’ITALIA, MA IL MAROCCO E LA ROTTURA DELL'ACCORDO CON LA SPAGNA. A RABAT MOHAMMED VI FORMALMENTE HA SULLA CAPOCCIA LA CORONA, MA A GOVERNARE DI FATTO È IL FIGLIO, IL 23ENNE MOULAY EL HASSAN, BEN SUPPORTATO DA MADRE E SORELLA NELLA SUA ASCESA PER DIVENTARE IL “BIN SALMAN MAROCCHINO” – L’ALLEGRO TERZETTO, ACCOMPAGNATO DA NUMEROSA CORTE ALLE PRESE CON BEN 224 VALIGIE, HA SVACANZATO A LUGLIO A CAPRI DOVE AVREBBERO TROVATO IL TEMPO DI INTRATTENERSI CON EMISSARI DELLA GALASSIA “MAGA” – E DIVENTA SEMPRE PIÙ PLAUSIBILE CHE L'"ISPIRAZIONE" AL PRINCIPE MAROCCHINO PER L'OPERAZIONE CEUTA ABBIA IL MARCHIO DEL SOVRANISMO USA - SE TRUMP S’È BUTTATO A PESCE CON LE SUE ARMATE DI TROLL E ACCOUNT SOCIAL PER SOFFIARE SUL FUOCO DELL’''INVASIONE'', LA SUA EX "AMICA SPECIALE" GIORGIA MELONI È ANDATA A SBATTERE SUL “MURO DI BERLINO” DI MERZ… - VIDEO