salvini giorgetti pugilato boxe

GIORGETTI, IL LEADER CHE MAI SARA' - ANCHE SE CONTESTA SALVINI, IL NUMERO DUE DELLA LEGA RICONOSCE DI NON ESSERE TAGLIATO PER FARE IL CAPO: ALLA FINE CONTANO I VOTI E NELL’ARTE DI ACCHIAPPARLI SALVINI NON HA RIVALI - UGO MAGRI RIVELA: "GIORGETTI SI ACCONTENTEREBBE CHE SALVINI DESSE PIÙ ASCOLTO A LUI E MENO A QUELLA MANICA DI "TALEBANI", I QUALI LO SPINGONO NELLE PRATERIE DELLA SGUAIATAGGINE FACENDOGLI DEL MALE. GLI BASTEREBBE CHE SCEGLIESSE MEGLIO DA CHI FARSI CONSIGLIARE RISPONDENDO QUALCHE VOLTA AL TELEFONO, ANZICHÉ NEGARSI PER SETTIMANE"

1 - IL MINISTRO CHE SPAVENTA MATTEO “IO LEADER? NON SONO TAGLIATO”

Ugo Magri per La Stampa

 

giancarlo giorgetti e matteo salvini 1

Un consiglio federale della Lega che si riunisce in pompa magna per commentare le sue interviste: qualunque personaggio narciso, e ce ne sono tanti in giro, al posto di Giancarlo Giorgetti si sentirebbe appagato. Vorrebbe dire che da ministro dello Sviluppo è ormai così potente, nei giochi talmente centrale, da creare un terremoto politico semplicemente con quattro chiacchiere in libertà, per giunta riferite da Bruno Vespa nel suo prossimo libro-strenna e astutamente gettate in pasto ai media.

 

L’aspetto più lusinghiero, più gratificante nell’ottica di Giorgetti, è che tutta questa agitazione in fondo si è scatenata senza un vero perché. Il ministro (asseriscono dalle sue parti) non ha fatto altro che ribadire concetti già espressi un mese fa sulla Stampa; solo menti malate (insistono) potrebbero scambiare i consigli a Salvini come chissà quale manovra per rubargli il berretto da Capitano. Matteo non ha nulla da temere, ammesso che sia questa la sua preoccupazione.

giancarlo giorgetti e matteo salvini 2

 

Se c’è un soldato disposto a immolarsi nel nome della causa leghista, quel qualcuno è proprio Giorgetti. Il quale, a microfoni spenti, quando si fida dell’interlocutore, mostra l’umiltà di riconoscere i propri limiti caratteriali, ammette di non sentirsi tagliato per fare il leader; dà atto che alla fine contano i voti e nell’arte di acchiapparli Salvini non ha rivali a parte Luca Zaia, confinato però nel Veneto e, forse, da lì inesportabile. Anche quando brontola, cioè spesso, alla fine Giancarlo è leale. Falso che stia organizzando una sedizione interna; esagerato definirlo pappa e ciccia coi congiurati del Nord, veri o presunti, incominciando dal governatore del Friuli Massimiliano Fedriga.

 

La sua biografia è lì a smentire chi, nella destra-destra, considera Giorgetti un “compagno” travestito (illusione ottica in cui cadono in parecchi): super-occidentale, americano con la kappa e reduce da colloqui molto riservati negli States, figlio della tradizione cattolica pro-life e anti-abortista, quella per intendersi che non stravede per Papa Francesco. Sono i tratti di un politico conservatore, allineato con i popolari della tedesca Cdu.

 

matteo salvini e giancarlo giorgetti 7

Sarebbe diventato forse democristiano ma, quando iniziò a fare gavetta da sindaco di Cazzago Brabbia sul lago di Varese, la Dc si era già estinta; divenne leghista con il mito di Umberto Bossi. L’uomo, che in queste ore fa di tutto per mostrarsi «tranquillo e sereno», non pensa minimamente di traghettare la Lega a sinistra assecondando i piani di Enrico Letta o addirittura di Giuseppe Conte, l’Avvocato del popolo. Il suo cuore batte dall’altra parte. Si accontenterebbe che Salvini desse più ascolto a lui e meno a quella manica di «talebani», i quali lo spingono nelle praterie della sguaiataggine facendogli del male.

matteo salvini e giancarlo giorgetti 6

 

Gli basterebbe che scegliesse meglio da chi farsi consigliare rispondendo qualche volta al telefono, anziché negarsi per settimane. Tutto qua, e forse non è poco; ma agli occhi di Giorgetti nemmeno giustifica la tentazione di metterlo in riga prima nei confronti di Mario Draghi, adesso di mortificarlo davanti agli altri maggiorenti della Lega, lanciandogli contro un martello come Pinocchio al Grillo parlante. Ecco dunque il mistero che Giorgetti e i suoi amici più stretti non riescono a decrittare: come mai da un leader anarcoide come Salvini sia arrivata una reazione così sopra le righe, all’insegna della «lesa maestà», dei metaforici pugni sul tavolo, del «qui comando io».

 

Che bisogno c’era, si domandano. Un leader sicuro del fatto suo poteva tranquillamente cavarsela con un’alzata di spalle, snobbando le osservazioni del suo ministro con una battuta. Avrebbe dato una prova di forza. Matteo invece ha calcato la mano mancando un po’ di auto-stima, dimostrandosi vittima delle proprie fragilità, posseduto dai suoi fantasmi.

matteo salvini e giancarlo giorgetti 8

 

Quasi che, invece di scavare le ragioni della crisi leghista, dei 15 punti persi dalle Europee a oggi, dell’empatia col mondo reale smarrita, della leadership di centrodestra ormai ceduta a Giorgia Meloni, Salvini ne abbia inteso scaricare le colpe sul parafulmine Giorgetti. Cogliendo al balzo la palla dell’intervista a Vespa per auto-assolversi e farsi confermare una scontatissima fiducia dall’apparato di vertice della Lega e da Giorgetti medesimo, com’era prevedibile. A conti fatti, un’ammissione di debolezza. —

 

2 - LE PAROLE DI SCUSA DEL MINISTRO IL SEGRETARIO PARLA CON DUREZZA E I SUOI EVOCANO IL CASO FINI

Marco Cremonesi per il "Corriere della Sera"

matteo salvini e giancarlo giorgetti 5

 

«Non so gestire i rapporti con i giornalisti...». Il rammarico di Giancarlo Giorgetti al consiglio federale leghista è lo zenith, il culmine di una giornata di grande nervosismo. Il vice segretario leghista parla subito dopo Matteo Salvini. Ma le sue scuse, quantomeno sulla forma, sono il punto di svolta. Poi, la tensione si affloscia come un soufflé , in un istante: lo scontro nella Lega almeno per il momento è rimandato. E l'auto da fé non prevede roghi, ma solo dichiarazioni. Giorgetti non si sottrae: «Un bel consiglio federale. Una bella discussione, il confronto è sempre positivo. Salvini ha ascoltato tutti, anch' io ho espresso le mie idee».

 

Ma «Salvini è il segretario e la Lega è una». Il clima però è strano. Da una parte, il 100% dei leghisti - fuori e dentro il consiglio federale - era convinto che ieri sera sarebbe finita «a tarallucci e vino». Dall'altra, la tensione nel partito era reale. Perché quanto Giorgetti ha detto a Bruno Vespa sulla linea del partito e di Matteo Salvini sfida le posizioni di tutti, governisti ed europeisti filo Ppe così come i sovranisti e anche i governo-scettici, che ci sono. Ma mette anche in difficoltà quell'area vasta che si riconosce nella battuta «né con Borghi né con Giorgetti».

matteo salvini e giancarlo giorgetti 4

 

Alle 18.01 il ministro allo Sviluppo economico lascia Palazzo Chigi, il Consiglio dei ministri e la legge sulla concorrenza e si dirige verso il gruppo consiliare della Lega alla Camera, per il federale in cui lui ha assunto il ruolo dell'imputato e Salvini ribadirà, come ha fatto, che la linea la decide lui. Alle 18.25 il Consiglio federale inizia i suoi lavori. Forse il segno dei tempi è rappresentato da quei leghisti che per consultare Whatsapp si voltano e danno le spalle ai loro colleghi, troppo vicini nonostante il distanziamento. In realtà, non c'è una sfida vera tra il segretario Salvini e il suo vice Giorgetti.

 

matteo salvini e giancarlo giorgetti 3

Certamente, c'è un partito che non è minimamente pronto a svegliarsi non salviniano. E dunque sulla carta non c'è partita: Salvini ha i voti, sia quelli popolari che quelli di molti dei presenti. E Salvini ha le chiavi delle liste elettorali future. Salvini all'inizio usa toni pacati. Parla per poco meno di sessanta minuti filati. Nella sala non si sente letteralmente volare una mosca. Salvini non gli chiede certo di dare le dimissioni come fece Berlusconi con Fini prima del famoso «Che fai, mi cacci?».

 

Ma il paragone ronza nella testa di molti. Perché i salviniani più intransigenti sono convinti che Giorgetti «farà proprio come Fini, continuerà a rilanciare. Continuerà a rappresentare una spina con l'obiettivo primario di cesellare il suo profilo».

 

Soltanto più tardi si accenderà davvero, sulla necessità ribadita in modo fiammeggiante di non alzare i toni interni e di non perdere tempo con liti e puntualizzazioni che sono un segno di immaturità: «Basta con il mettere in discussione la compattezza e la visione della Lega. Bisognerebbe invece santificare il lavoro e l'impegno dei militanti, che invece vengono mortificati dalle polemiche interne».

matteo salvini e giancarlo giorgetti 2

 

C'è chi commenta: «Non l'ho mai sentito così aspro e così duro». Pochi minuti prima delle 20 prendono la parola i due capigruppo Massimiliano Romeo (Senato) e Riccardo Molinari (Camera). Quindi, intorno alle 20.10, tocca ai presidenti delle Regioni, collegati in videoconferenza. I loro interventi sono molto attesi, il loro ruolo di governo in qualche modo li mette in posizione diversa da quella del leader del partito. E così Luca Zaia lancia due messaggi. Il primo, non secondario, è che «sarebbe il momento di fare una segreteria politica di poche persone».

giancarlo giorgetti e matteo salvini

 

Il secondo è un invito, in vista della conferenza programmatica lanciata da Salvini per l'11 e 12 dicembre, a «non fare confusione». Da quel che è dato capire, pare un invito a misurarsi su dei testi e delle tesi in qualche modo congressuali, di linea politica. Che Salvini considera in ogni caso già acquisita, dato che sul finire del consiglio si dice soddisfatto della condivisione del partito sul taglio delle tasse e sul progetto europeo «a testa alta alternativi alla sinistra».

 

Dato che di Ppe non si dovrebbe parlare visto che oltretutto «non è mai stato così debole». Il consiglio va avanti per un paio d'ore abbondanti ancora, ma quel che dovevano sentire e dire, i dirigenti leghisti lo hanno detto: un coro di elogi pressoché incondizionati al leader.

 

Ultimi Dagoreport

donald trump specchio meme

DAGOREPORT - CHE ARIA TIRA NEGLI USA IN VISTA DELLE MIDTERM? DONALD TRUMP HA TRASFORMATO IL VOTO IN UN REFERENDUM SU DI SÉ (“FATE FINTA CHE SULLA SCHEDA CI SIA IO”), E LO SARÀ: I DEMOCRATICI HANNO UNA CHANCE IRRIPETIBILE DI APPROFITTARE DELL’IMPOPOLARITÀ DEL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO E TRASFORMARLO IN UN’ANATRA ZOPPA, METTERLO SOTTO INCHIESTA E PORRE FINE ALLA FOLLIA DAZISTA E AUTORITARIA DI QUESTI DUE ANNI – I DEM SONO AVANTI SECONDO TUTTI I SONDAGGI: ALLA CAMERA AVRANNO PROBABLIMENTE UNA MAGGIORANZA, MA AL SENATO LE COSE CAMBIANO – LA SFIDA CRUCIALE: IL TEXAS. SE IL CANDIDATO DEM DOVESSE ESPUGNARE LA STORICA ROCCAFORTE DEL GOP, PER TRUMP SI METTE DAVVERO MALE – IL VOTO DEI LATINOS E GLI STATI DA TENERE D’OCCHIO...

valter lavitola placca palazzo chigi presidenza del consiglio

FLASH! – QUANTI MISTERI, VALTERINO! COS’HANNO TROVATO I CARABINIERI DURANTE LA PERQUISIZIONE A CASA DI LAVITOLA, IL 4 LUGLIO 2026? OLTRE A TRE CELLULARI (GIA' BEN RIPULITI DALLA MESSAGGISTICA CON RANUCCI), DUE CHIAVETTE USB, SVARIATI MANOSCRITTI E UN COMPUTER, SONO SBUCATI ANCHE DUE DISTINTIVI INTESTATI ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, BENCHE' PRIVI DEL TESSERINO CHE RIPORTA MATRICOLA E FOTO (E' BENE RICORDARE CHE ANCHE GLI AGENTI DEI SERVIZI DIPENDONO DA PALAZZO CHIGI) - COME, QUANDO E PERCHE' LAVITOLA E' RIUSCITO  A ENTRARE IN POSSESSO DI TALI "PLACCHE" (CHE NON ERANO IN USO ALL'EPOCA DEI SUOI RAPPORTI CON BERLUSCONI PREMIER)?

fulvio martusciello occhiuto zangrillo

IN FORZA ITALIA C’È UN CLIMA INFAME – IL TAJANEO FULVIO MARTUSCIELLO MANDA UN MESSAGGIO NELLA CHAT DEL PARTITO CAMPANO E INVITA A DISERTARE LA GIORNATA DI OGGI DEL CONVEGNO DEI GIOVANI IMPRENDITORI DI CONFINDUSTRIA A CAPRI: “IL PROGRAMMA DI OGGI È DAVVERO FIACCO”. IL MOTIVO? OGGI ALL’EVENTO PARLERANNO I DUE ACERRIMI AVVERSARI INTERNI DI TAJANI: ROBERTO OCCHIUTO E PAOLO ZANGRILLO – “DOMANI INVECE TUTTI PRESENTI PER APPLAUDIRE ‘IL NOSTRO UNICO LEADER’ (MA CHI E’, KIM JONG UN?)

meloni merz le pen trump

DAGOREPORT - NEI GIORNI IN CUI A BRUXELLES SI TIENE UN CONSIGLIO EUROPEO INFUOCATO, GIORGIA MELONI PERDE IL SUO UNICO ALLEATO: MERZ. SUL BILANCIO COMUNITARIO, IL CANCELLIERE TEDESCO VOLTA LE SPALLE ALLA DUCETTA, CHE SOGNA UN BILANCIO GONFIO, E SI ACCODA AL FRONTE DEI PAESI FRUGALI: "DOBBIAMO RIDURLO IN MODO SIGNIFICATIVO" - INOLTRE, LA MELONI, ORA CHE NON C'È PIÙ L'UNGHERESE VIKTOR ORBAN, SCONFITTO ALLE ELEZIONI DI APRILE, È RIMASTA L'UNICA A DIFENDERE IL DIRITTO DI VETO, CHE BLOCCA OGNI DECISIONE A BRUXELLES - A VIENNA SI SONO RIUNITE LE TESTE D'UOVO DEL VECCHIO CONTINENTE PER INTERROGARSI SUI TERREMOTI POLITICI CHE POTREBBERO SCUOTERE IL MONDO NEI PROSSIMI MESI: DELLE ELEZIONI ITALIANE, ANCORA SENZA UNA DATA, NEPPURE UNA PAROLA. A TOGLIERE IL SONNO AI POTENTONI EUROPEI SONO SOPRATTUTTO TRE APPUNTAMENTI ELETTORALI: ISRAELE, STATI UNITI E FRANCIA....

giuseppe castagna giancarlo giorgetti banco bpm credit agricole

DAGOREPORT - MENTRE GLI OCCHI DI TUTTI SONO PUNTATI SUL PALIO DI SIENA TRA MPS E INTESA, CON FARE SILENTE E QUASI ACCOMODANTE, COM’È IL LORO STILE, I FRANCESI DI CREDIT AGRICOLE STANNO ALLUNGANDO LE LORO MANINE SU BANCO BPM, SECONDO POLO BANCARIO ITALIANO PER RETE DI SPORTELLI - PER RENDERE L’ISTITUTO, CARO ALLA LEGA, NON PIÙ CONTENDIBILE (VEDI L’OPS DI UNICREDIT FERMATA A COLPI DI GOLDEN POWER), IL MINISTRO DEL MEF GIORGETTI HA PORTATO DENTRO IL CAPITALE SOCIALE DEL BANCO I FRANCESI, GIA’ A CAPO DEL GRUPPO CREDIT AGRICOLE ITALIA - UNA VOLTA RAGGIUNTO IL 29,3% DI BPM, NELLA TESTA DI PARIGI SPUNTA LA GENIALE IDEA: PERCHÉ IMBARCARSI IN UN’OPA ONEROSA SUL BANCO CARO AL CARROCCIO, QUANDO LO SI PUÒ ESPUGNARE “A GRATIS”, SENZA SGANCIARE UN EURO DI PREMIO AI SUOI AZIONISTI? - C’EST FACILE! BASTA FAR CREDERE CHE SIA BPM A COMPRARE CREDIT AGRICOLE ITALIA: IL BANCO INCORPORA LA CONTROLLATA DEI FRANCESI, E IL RISULTATO “POLITICO” È CHE GLI ITALIANI SI PRENDONO LA BANCA TRANSALPINA. IL PIÙ CLASSICO GIOCO DI PRESTIGIO…

giulia presutti

OCCHI FODERATI DI...PRESUTTI – DAL CASO DELLA DENUNCIA DI MOLESTIE SESSUALI NEI CONFRONTI DI NELLO TROCCHIA E SARA GIUDICE (ACCUSE POI ARCHIVIATE), ALLE DISCUTIBILI CENE AL "CEFALU’ BISTRO’" DI LAVITOLA, LA RESISTIBILE ASCESA (E REPENTINA DISCESA?) DI GIULIA PRESUTTI - LA 36ENNE GIORNALISTA RAI, DOPO AVER FATTO RIBELLARE LA REDAZIONE DI "REPORT", ORA FA INCAZZARE L'INTERO GRUPPO DI LAVORO DI “MI MANDA RAI TRE” -LA REDAZIONE DEL PROGRAMMA SI CHIEDE: PERCHÉ UNA GIORNALISTA COME LEI, CHE NON HA MAI CONDOTTO UNA TRASMISSIONE, DEVE PER FORZA CONDURRE? PERCHE' PAOLO CORSINI INTIGNA NEL VOLERLA "LANCIARE" A DISPETTO DEI SANTI? - LA PIACENTE GIULIA E' FIGLIA DEL POTENTE PIERCARLO PRESUTTI, DA 17 ANNI CAPO DELLO SPORT DELL'ANSA, E UOMO DI RELAZIONI TRASVERSALI NELLA ROMANELLA EDITORIAL-POLITICA...