salvini di maio

“PAOLO SAVONA? E’ STATO IL PIEDE DI PORCO DI SALVINI PER FAR SALTARE TUTTTO” - GIORGETTI (MINZOLINI DIXIT) SVELA IL SEGRETO DI PULCINELLA SUL NAUFRAGIO DEL GOVERNO DI LEGA E M5S - ANCHE CON LA META’ DEI VOTI I LEGHISTI HANNO EGEMONIZZATO I GRILLINI SFRUTTANDO LA LORO PAURA DI PERDERE L’OCCASIONE DI GOVERNARE. LUIGINO DI MAIO E’ RIMASTO CON IL CERINO IN MANO E HA INGRANATO LA MARCIA PIÙ AGGRESSIVA. PER RECUPERARE SALVINI LO HA SUPERATO NEI TONI... 

LE PRESSIONI DEI BANCHIERI DRAGHI E VISCO DIETRO IL VETO SULL'ECONOMISTA «ERETICO»

Estratto dell’articolo di Augusto Minzolini per “il Giornale”

 

Al mattino a un amico che partecipava a uno dei tanti convegni del week-end milanese, Giancarlo Giorgetti, il consigliere principe di Matteo Salvini, ha confidato al telefono tutta la nevrosi accumulata per una estenuante trattativa finita male. «Anche Matteo ha spiegato è altalenante: una volta dice che vuole usare la candidatura del prof. Savona come un piede di porco per far saltare tutto; un altro momento ci ripensa. Sono stressato, spero che al più presto si arrivi a una decisione. Qualunque essa sia». […]

 

Ilario Lombardo per “la Stampa”

 

conte di maio salvini

La tragedia di un Movimento si consuma tra la disperazione del fallimento e le immediate strategie di sopravvivenza. Luigi Di Maio si guarda indietro e poi avanti. Guarda a quando era lui a tracciare un percorso, a gestire i tempi e i modi delle trattative, prima che Matteo Salvini guadagnasse spazio, strappasse al grillino lo scettro del populismo e cominciasse a dettare i ritmi della crisi. Tre giorni fa, un deputato molto vicino a Di Maio come Vincenzo Spadafora confessava ad amici: «Salvini si sta impuntando così su Savona perché vuole tornare al voto».

CONTE SALVINI DI MAIO

 

E questo sospetto non ha mai abbandonato il M5S, costretto a subire la tattica umorale del leghista per tutti questi mesi. «Ci ha usato e fregato» si ripetevano ieri a Ivrea uomini vicini a Davide Casaleggio. E allora bisogna correre subito ai ripari, ben consapevoli che la prossima campagna non potrà essere più giocata contro quello che fino a ieri era l' alleato di governo, e altrettanto consapevoli che un pezzo dei delusi di sinistra che avevano trovato casa nel M5S e che hanno vissuto con disagio l'asse con i leghisti, se ne andranno. Una volta che ti abitui al compromesso non puoi più farne a meno.

SALVINI DI MAIO

 

È l'odore del potere. I 5 Stelle sono pronti, e ne hanno già parlato con i leghisti, a firmare un patto di non belligeranza per le prossime elezioni. Di Maio lo ha sintetizzato ai suoi collaboratori: «Loro conquistano tutti i collegi uninominali del Nord, noi quelli del Sud e ci prendiamo l'Italia».

 

Nelle ore più difficili, quando Salvini ha chiesto a Di Maio lealtà nel sostegno granitico a Paolo Savona, l'argomento è stato sfiorato. Le regole pentastellate vietano le coalizioni e i leghisti non sembrano propensi a rinunciare al centrodestra. L'accordo allora prevede uno schema semplice: tracciare una linea che va da Roma all'Adriatico e dividersi i collegi uninominali. E su quelli a rischio fare desistenza per agevolare la vittoria del M5S o della Lega.

 

SALVINI DI MAIO E LA TRATTATIVA LEGA M5S

Un film che terrorizza i principali esponenti di Forza Italia, che in questo senso leggono i casi di Vicenza e di Siena dove il M5s non ha autorizzato le liste per le comunali. Uno scenario che è stato prospettato anche a Silvio Berlusconi, desideroso di conoscere se Salvini si terrà in serbo un piano B con i grillini. I 5 Stelle lo leggono così: lasciare che la Lega faccia campagna con il centrodestra e riorganizzare l'alleanza dopo il voto. Di Maio è certo che i rapporti di forza cambieranno. La Lega sale nei sondaggi, loro perdono consenso e potrebbero perderne di più. Agganciarsi all' ascesa di Salvini è forse l'unica soluzione.

PAOLO SAVONA

 

Eppure Di Maio aveva provato in tutti i modi a non arrivare fin qui. Proprio per evitare il voto, ma anche uno scontro istituzionale senza precedenti con l'uomo che per mesi aveva lodato, arrivando addirittura a paragonarlo «a un nonno». Ha controproposto, di sponda con il Colle, il nome del leghista Giancarlo Giorgetti per l'Economia.

 

Di fronte al rifiuto di Salvini si è detto favorevole allo spacchettamento del dicastero in Tesoro e Finanze, per affiancare a Savona un nome di mediazione. E infine: lo staff della comunicazione, d'accordo con il premier incaricato Giuseppe Conte, fino a sabato sera ha provato a convincere il professor Savona a rilasciare un'intervista a un quotidiano (prima avevano proposto il Financial Times) per tranquillizzare l'Europa.

 

salvini giorgetti

Doveva suonare come un'abiura delle sue tesi. L'economista ha rifiutato: «Ho 82 anni, perché dovrei cambiare le mie idee per una poltrona?». Ma ha comunque fatto una nota dove ha concesso il rispetto per i Trattati e il riferimento al contratto M5S-Lega dove non si parla di uscita dall' euro. Peccato che l'abbia pubblicata su un sito critico verso la moneta unica.

 

GRILLO CASALEGGIO DI MAIO DI BATTISTA

A quel punto, crollato tutto, Di Maio ha ingranato la marcia più aggressiva. Per recuperare Salvini lo ha superato nei toni arrivando a proporre l' impeachment. Non solo: ha evocato, come già in passato, manifestazioni di piazza. «Reazioni nella popolazione» che dice di voler scongiurare con la «parlamentarizzazione» della crisi istituzionale. Dibattere d'impeachment serve a anche a prendere tempo per ricalibrare la sfida cui il M5S non era pronto. Ma Di Maio rischia di trovarsi solo in questa battaglia. Perché Salvini ha già sposato la posizione di Berlusconi contro la messa in stato d' accusa del presidente.

 

DI BATTISTA

E Beppe Grillo ha twittato un enigmatico «shhh» accompagnato dal trailer di A quiet place, un horror dove è il silenzio a salvare i protagonisti. Si vedrà se davvero Alessandro Di Battista tornerà dagli States per ricandidarsi in caso di voto anticipato. Intanto ieri era sul palco con Di Maio a Fiumicino, dove si vota: «Mattarella aveva un piano» urla il mattatore e il capo politico deve annuire. Mai avrebbe assecondato queste parole fino a qualche giorno fa. Il leader ha avuto la garanzia che sarà ancora lui il candidato premier, ma non si sente tranquillo. E deve subito cercare una piazza per rispondere all' eterna piazza di Salvini.

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