GIORGIA FA IL GIOCO DELLE TRE URNE PER FREGARE IL CAMPO LARGO – MELONI PORTA AVANTI LA STRATEGIA DEL CAOS: PUNTA SULLE ELEZIONI ANTICIPATE MA, NELLE ULTIME SETTIMANE, HA LANCIATO MESSAGGI DISCORDANTI: (“ABBIAMO ANCORA MOLTISSIMO DA FARE FINO ALL’ULTIMO”). VUOLE PRENDERE IN CONTROPIEDE L'OPPOSIZIONE, IN ALTO MARE SULLA SCELTA DEL LEADER, SUL PROGRAMMA E SULLE ALLEANZE IN VISTA DELLE POLITICHE – IL GRANDE NODO RESTA LA LEGGE ELETTORALE: SE DOVESSE SALTARE IL MELONELLUM, PER IL CENTROSINISTRA LE PRIMARIE NON SAREBBERO PIÙ NECESSARIE, PERCHÉ IL ROSATELLUM IN VIGORE NON PREVEDE L'INDICAZIONE DEL CANDIDATO A PALAZZO CHIGI…
Estratto dell’articolo di Tommaso Ciriaco per “la Repubblica”
giorgia meloni manifestazione per il record di longevita del governo foto lapresse 9
Rispondere al caos con il caos. Celare ogni possibile punto di riferimento agli avversari. E complicare il percorso delle primarie del centrosinistra. C'è una ragione per cui Giorgia Meloni continua a lanciare messaggi ambigui rispetto alla data delle prossime elezioni.
[...] C'è dietro una strategia precisa. Pensata ed elaborata con i big del partito, con un obiettivo definito: far implodere il centrosinistra. Perché senza un quadro chiaro su cosa accadrà nei prossimi 9-12 mesi, il campo largo potrebbe avvitarsi nella ricerca del candidato alla presidenza del Consiglio.
ELLY SCHLEIN ALLA FESTA DELL UNITA DI REGGIO EMILIA
Meloni ne ha discusso con alcuni ministri anche negli ultimi giorni. Rafforzando una convinzione: confondere le acque innervosisce gli avversari e permette di coglierli in contropiede. Ecco perché la leader ha deciso che salvo incidenti parlamentari che la costringeranno a chiedere il voto in tempi rapidi (dovesse ad esempio fallire la riforma elettorale, spingerà per votare appena dopo l'approvazione della manovra) non fornirà dettagli sulla data delle elezioni prima dell'inizio di febbraio del 2027. [...]
Dettaglio necessario, a questo punto: è evidente che la legge elettorale resta il fattore decisivo. Senza "Melonellum", il centrosinistra potrebbe evitare i gazebo. Il Rosatellum, infatti, non prevede l'indicazione del candidato unitario a Palazzo Chigi. Ma se invece la riforma superasse la prova del Parlamento, allora la leader potrebbe gestire il ritorno alle urne in modo da massimizzare il danno inflitto agli avversari.
Vanno dunque interpretati in questa chiave le accelerazioni e le brusche frenate dei meloniani negli ultimi giorni. Dopo il ministro Luca Ciriani, l'unico ad aver apertamente ipotizzato una finestra elettorale («il voto in primavera sarebbe l'opzione di maggior buonsenso, rispetto a ottobre»), si è fatto sentire Giovanni Donzelli. Il responsabile dell'organizzazione di FdI ha corretto il collega, negando l'idea di urne a maggio e ipotizzando invece di arrivare fino all'autunno del 2027, in assenza però di strappi o eventi politici rilevanti.
Ieri si è esposto anche Ignazio La Russa, segnalando che c'è «molto da fare, quindi ci sono probabilità altissime che si vada avanti fino a fine legislatura». E però aggiungendo che «la minaccia della sinistra è forte, e dunque attenzione: nessun dorma». «Gli italiani devono sapere che c'è un governo che non scappa», ha detto sabato Meloni. «Abbiamo ancora moltissimo da fare». E infine: «Gli italiani ci hanno detto cosa fare ed è quello che continueremo a fare fino all'ultimo».
[...] Un passaggio necessario pure per rassicurare Forza Italia e Lega, in profonda crisi interna, in modo da evitare un pericoloso "liberi tutti" nei gruppi parlamentari in vista della manovra economica. Ma soprattutto, ancora, per sgambettare Pd e Movimento.
Esistono due schemi di gioco, rispetto ai quali Palazzo Chigi intende calibrare le proprie scelte. Il primo prevede che il centrosinistra arrivi a fine gennaio senza ancora aver organizzato primarie. A quel punto Meloni potrebbe sfruttare questo stallo per favorire la soluzione preferita, anche se mai dichiarata: elezioni ad aprile. Nessun preavviso e pochissimo tempo concesso agli avversari per chiamare ai gazebo i simpatizzanti. O comunque per decidere il capo della coalizione.
giorgia meloni foto lapresse 8
E se invece il campo largo dovesse risolvere l'aspro dibattito interno organizzando le primarie entro l'inizio del 2027? A quel punto Meloni accarezzerebbe la tentazione di allungare di diversi mesi il momento elettorale, senza escludere la finestra di ottobre o novembre.
Con uno scopo preciso: logorare il vincitore delle primarie, chiunque sia. Nove o dieci mesi prima del voto, in modo da dare tempo al centrosinistra di mostrarsi litigioso. Provando insomma a far realizzare la profezia di molti dirigenti del Pd che si sono esposti anche pubblicamente per dire: evitiamo i gazebo, dal giorno dopo le scorie avvelenerebbero il clima tra alleati. [...]
GIUSEPPE CONTE FESTA UNITA
nicola fratoianni elly schlein daniela preziosi giuseppe conte angelo bonelli
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