giorgia meloni donald trump

GIORGIA MELONI NON TOCCA PIU' PALLA SULL'AGENDA ESTERA E SI BUTTA SULLA POLITICA INTERNA - LA NOMINA DELL’EX SEGRETARIO DELLA CISL, LUIGI SBARRA, A SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO, MOSTRA LA NUOVA STRATEGIA DELLA PREMIER CHE VA ALLA RICERCA DEI VOTI MODERATI (ANCHE SUL FINE VITA) – IN TEMA DI POLITICA ESTERA LA DUCETTA SI È ECLISSATA SUL MEDIO ORIENTE, CON BUONA PACE DEI SOGNI DEL “PROTAGONISMO MEDITERRANEO”ANNUNCIATO COL PIANO MATTEI E SULL'UCRAINA GALLEGGIA TRA MILLE TIMORI CHE RIGUARDANO TRUMP E IL RISCHIO DI APPARIRE “GUERRAFONDAIA” AGLI OCCHI DI UNA PARTE DELL'OPINIONE PUBBLICA...

Alessandro De Angelis per “La Stampa” - Estratti

 

GIORGIA MELONI - LUIGI SBARRA - ASSEMBLEA CISL - FOTO LAPRESSE

Ops, Giorgia Meloni ha ricominciato a fare un po'di politica in casa. Anche perché questo «protagonismo italiano» nel mondo non c'è.

 

Anzi, da quando è arrivato Donald Trump, rispetto alla fase precedente, la nostra premier con ogni evidenza si barcamena. Si è eclissata sul Medio Oriente, con buona pace dei sogni di un «protagonismo Mediterraneo» annunciato col piano Mattei e si è messa a bassa intensità sull'Ucraina.

 

Tiene la posizione, ma tra mille timori che riguardano l'inquilino della Casa Bianca e quello di apparire «guerrafondaia» agli occhi di certa opinione pubblica. E, dietro qualche elogio dovuto a Trump, si tiene rigorosamente alla larga dal commentarne il terremoto, dai dazi alla crociata contro le libere università a Guantanamo.

 

giorgia meloni Luigi Sbarra - foto lapresse

(...)

 

Insomma, ha capito che, se si lascia fagocitare da Trump, possono essere dolori. Come accaduto in altre parti del mondo, ci sta che la gente si arrabbia se capisce che queste intemperanze sono dannose per il proprio destino. Ma, dal suo punto di vista, sono dolori anche se arriva una scomunica da Washington. 

 

(...)

 

Proprio sul fronte interno non sono banali le iniziative messe in campo dalla premier negli ultimi tempi. Quasi un tentativo di mettersi al riparo dalle montagne russe riprendendo un registro più tradizionale e domestico. Certo, le consuete promesse sull'abbassamento delle tasse, e qui siamo al sempreverde terreno degli annunci. Certo, il terzo mandato e il chiacchiericcio sulla legge elettorale, misure entrambe buone per far impazzire il centrosinistra, l'una sul fronte dei governatori, l'altra sul punto più spinoso del candidato premier comune.

giorgia meloni e donald trump alla casa bianca 1

 

E qui siamo sul terreno delle manovre tattiche. Ma anche la discussione sul fine vita e la nomina dell'ex segretario della Cisl Luigi Sbarra come sottosegretario al Sud. E qui siamo sul terreno, si sarebbe detto una volta, di ricerca dei moderati.

 

Sia l'una che l'altra rappresentano il chiaro tentativo di andare oltre il proprio recinto tradizionale in termini valoriali e di blocco sociale, sia pur senza strappi. Segno che Giorgia Meloni è entrata in modalità squisitamente elettorale.

 

Non è la sola, mettetevi comodi: col referendum, come si è capito dal dibattito pre e post, l'intera politica si è tarata sull'orizzonte delle prossime elezioni.

 

donald trump foto lapresse

Mancano due anni, ma quella scadenza già orienta le dinamiche politiche. E così Giorgia Meloni ha colto l'attimo. L'uno glielo ha fornito la rottura, sul referendum, dell'unità sindacale e lo schiacciamento del Pd sulle posizioni della Cgil.

 

L'altro la discussione sul suicidio assistito, che ha accompagnato il primo caso in Toscana. È tutto da vedere se la legge, che approderà al Senato a metà luglio, si farà e come: il tema delle cure palliative, i compiti del «comitato etico nazionale», il ruolo del servizio sanitario nazionale.

 

giorgia meloni affonda nella sedia dello studio ovale durante il colloquio con donald trump - foto lapresse

E tuttavia è la prima volta, da più lustri a questa parte, che il centrodestra si misura con l'esigenza e con la ricerca di un equilibrio, per intenderci, tra il principio della «vita indisponibile», caro ai cattolici più intransigenti, e l'eutanasia. Finora il tema è stato un tabù.

 

(...)

 

Il no all'accanimento è entrato nel senso comune anche del grosso dei cattolici. Però l'operazione politica non è irrilevante, per come la pensano da quelle parti, da Matteo Salvini alle frange più conservatrici del suo partito. È la ricerca di un «compromesso» possibile, parola sempre bandita dal melonismo che predica «coerenza» e pratica bandiere identitarie, soprattutto su questi temi. L'esito misurerà il tasso di convinzione.

giorgia meloni Luigi Sbarra - foto lapresse

Giorgia Meloni Luigi Sbarra e Daniela Fumarola - foto lapressegiorgia meloni luigi sbarra

 

giorgia meloni alla casa bianca per il bilaterale con donald trump foto lapresse

 

donald trump foto lapresse

giorgia meloni Luigi Sbarra - foto lapresse

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