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GIORGIA, SALUTAME “L’EGGGEMONIA”! ANCHE DA DESTRA ARRIVA UNA RANDELLATA ALLA DUCETTA: ANDREA VENANZONI, IL PARA-GURU DELLA NUOVA DESTRA, SPERNACCHIA I CAMERATI D'ITALIA SUL CASO DEL MONOLOGO QUIRINALIZIO DEL 2 GIUGNO, IN CUI PAOLA CORTELLESI NON HA CITATO GIORGIA MELONI: "È L’ENNESIMA LEZIONCINA SBATTUTA IN VOLTO A CHI PENSAVA CHE L'EGEMONIA CULTURALE NON FOSSE ALTRO CHE UN PAIO DI MOSTRE ORGANIZZATE CON PIGLIO NOTARILE” – "AL CENTRODESTRA È RIMASTA SOLO LA BILIOSA ESACERBAZIONE PERCHÉ ALTRI, NON ELETTI DA NESSUNO, ESERCITANO IL POTERE. LO ESERCITANO STATI PROFONDI, ACQUITRINI BUROCRATICI, SCRITTORI, ATTRICI E CHIUNQUE, AD ECCEZIONE LORO" - L’IRONIA SULLO SPOT DI FRATELLI D’ITALIA CHE “SCOPIAZZA” IL FILM DELLA CORTELLESI: "UNA TELENOVELA PIEMONTESE, UN NEOREALISMO TURCO EPIFANICO CON TANTO DI SOGNO DA PEPERONATA ISTITUZIONALE…” – VIDEO

LO SPOT DI FRATELLI DITALIA PER IL 2 GIUGNO - LE DONNE NEL 1946 SOGNANO GIORGIA MELONI

 

 

Andrea Venanzoni per tempi.it - Estratti

 

 

 

paola cortellesi - serata per gli 80 anni dal referendum del 2 giugno 1946

(...) Accade, in questo mesto Paese condannato ad affrontare le tragedie con piglio da Temptation Island e le bagattelle con tono da apocalisse, accade dicevo che lo scorso 2 giugno l’attrice Paola Cortellesi tenga via Rai un discorso sul voto delle donne, ottanta anni dopo il riconoscimento formale di tale diritto.

 

 

 

(...) nelle parole della Cortellesi, memoria delle donne passate dal non-voto ad occupare importanti scranni della Repubblica, dalla Presidenza della Camera all’Assemblea Costituente, c’è una donna che rimane fuori: Giorgia Meloni.

 

ANDREA VENANZONI 44

Il caso deflagra. I giornali riportano l’irritazione, assai comprensibile, della Presidente del Consiglio. Io, purtroppo, vengo costretto a sorbirmi il discorso e la sua retorica. La retorica della Repubblica nata dalla lotta partigiana e dalla scheda elettorale piegata e il voto delle donne e le amministrative di marzo 1946 e poi il referendum del due giugno e la democrazia e i tiranni e la retorica fascista e ancora fascismo e poi ancora fascismo e fascismo e c’era meno fascismo in M di Scurati o durante il Ventennio che nel discorso fatto dalla Cortellesi.

 

 

In effetti, la prima Presidente del Consiglio donna della storia repubblicana una citazione, se non altro per coerenza filologica, pure se in ipotesi antipatizzata dal dinamico duo quirinalizio, l’avrebbe meritata.

GIORGIA MELONI

 

Anche se non riesco a capire dove la si sarebbe potuta inserire, considerando che tutto il discorso alla fine ci tiene a far capire che la sua elezione, non come donna ma come “destra”, è uno sfortunato incidente di percorso lungo la gloriosa storia italiana nata dalla resistenza e dai partigiani e dalla lotta al fascismo e aggiungere fascismo a piacimento.

 

O forse, è una ipotesi, pur non nominata, lei c’era, quando c’era lei, caro il mio lei. Perché quel discorso sembra talmente agonistico e retoricamente antagonistico da lasciar pensare che l’omissione sia quasi il minore dei mali.

 

 

Però tutta questa storia, l’omissione ma pure il discorso insopportabile che in certi temi e toni appare un attacco nemmeno tanto indiretto alla parte politica che oggi governerebbe, è l’ennesima lezioncina sbattuta in volto a chi pensava che egemonia culturale o arte di governo non fossero altro che esercizi museali, un paio di mostre organizzate con piglio notarile, il mantra dell’egemonia recitato come le preghiere dopo la confessione, e via, andare.

 

ANDREA VENANZONI

(...)

Se nomini in giro, dalla Rai fino all’ultima partecipata statale, gente che non ha idea di come vada il mondo bizantino delle amministrazioni, se non hai occhi che controllino e osservino e soprattutto non hai persone che con grande galateo istituzionale, felpato contegno istituzionale e prussiana decisione occhieggino i discorsi e voci che dicano, bè ragazzi miei, ma io capisco che la Presidente, anzi Giorgia, non vi sia simpatica ma non vi pare troppo ometterne il nome?

 

Io lo dico per voi, per serietà storica, per non farvi figurare come troppo presi dall’afflato tribale della parte politica considerando che sedete su un alto colle, poi per carità, fate come meglio credete e non sarò certo io a ingerirmi con la vostra verve creativa la quale in questo profluvio tonitruante di fascismo omettendo il nome della prima Presidente del Consiglio donna sembra quasi suggerire che ci sia del fascismo pure in lei, tanto da non doverla nominare.

 

paola cortellesi - serata per gli 80 anni dal referendum del 2 giugno 1946

Lo avrebbe saputo per tempo, almeno. Lo avrebbe rappresentato alla committenza politica di governo (leggasi: Giorgia). Avrebbe instillato il dubbio dell’inopportunità, storico-filologica, di quella mancata presenza, nel cuore dei redattori, per le motivazioni dette.

 

 

(...)

 

Dover leggere, oggi, della Meloni infastidita, rabbiosa, indispettita, ognuno poi ricostruisce con cinquanta sfumature di intensità dell’arrabbiatura, fa sorgere solo un abissale quesito: governate da oltre quattro anni, maggioranza solida, governo longevo, e possibile, possibile, che tutto ciò che sappiate fare è mangiarvi i gomiti per l’arrabbiatura? Non è mica la prima volta, poi. Fosse la prima volta uno ci passerebbe sopra, una sbavatura, un foro nel muro, ci possono stare. Ma no, questo è il sistema, la prassi.

paola cortellesi - serata per gli 80 anni dal referendum del 2 giugno 1946

 

E il centrodestra che fa? Si indigna E tutto quel che sembra poter e saper fare il centrodestra è andare dietro in processione, la processione dell’indignazione, come fossero tutti, parlamentari, esponenti di governo, commentatori simpatizzanti, dei passanti che non sono mica al governo, che non hanno responsabilità e potere di decidere, scegliere, selezionare.

 

No. Gli è rimasta a quanto pare solo la biliosa esacerbazione perché altri, non eletti da nessuno, esercitano il potere. Lo esercitano Stati profondi e acquitrini burocratici e scrittori e attrici e chiunque, ad eccezione loro.

 

Quel video di Fdi sul 2 giugno

giorgia meloni

Proprio per questo acquista nuova luce, davanti gli occhi, un filmato che Fratelli d’Italia ha realizzato in occasione del 2 giugno e di quel voto che le donne esercitarono, dopo il riconoscimento del marzo 1946 e le amministrative: una sorta di C’è ancora domani in versione Telenovela Piemontese, e chi si ricorda Mai Dire TV saprà, per tutti gli altri andate a cercare su YouTube e ridetene, un neorealismo turco epifanico con tanto di sogno da peperonata istituzionale.

 

GIORGIA MELONI

C’è una donna disillusa e triste che si corica, poter andare a votare non la emoziona, non cambierà niente, poi però di notte, chissà che ha mangiato a cena, le appare il futuro, e questo futuro contiene al posto dei fantasmi dei Natali passati presenti e futuri donne ascese ai vertici dello Stato e nel novero c’è pure Giorgia (Meloni, in FdI si cerca sempre di dire solo “Giorgia” per lasciar intendere una prossimità amicale). A differenza invece del monologo della Cortellesi, dove è stata omessa.

 

Visto adesso, dopo la polemica, sembra un tentativo di giustificarsi a posteriori. Ma è stato fatto prima! Si dirà, giustamente. Ma ingiustamente alla gente non gliene frega niente. Se lo trovano davanti, adesso, sulle piattaforme social e sghignazzano, pensando sia la reazione in house, tipo quando vai in un negozio di premi e trofei a far preparare la coppa per il settimo classificato perché tuo figlio arriva sempre in fondo e vuoi dargli un contentino.

GIORGIA MELONI C'E' ANCORA UN ANNO - MEME BY EMILIANO CARLI paola cortellesi - serata per gli 80 anni dal referendum del 2 giugno 1946

 

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