giorgia meloni nato donald trump

GIORGIA ALLO SBARAGLIO, DISARMATA E ISOLATA – NELLE TRATTATIVE IN VISTA DEL VERTICE NATO DEL 7 LUGLIO, L’ITALIA HA PROVATO A BLOCCARE L’INDICAZIONE SUGLI AIUTI MILITARI ALL’UCRAINA FINO AL 2027, MA È RIMASTA SOLA NELLA SUA BATTAGLIA – MELONI È STRETTA TRA LA NECESSITÀ DI RICUCIRE CON TRUMP, IL PRESSING DEL “PACIFINTO” SALVINI E LA GUERRIGLIA DEL FILO-RUSSO VANNACCI – AD ANKARA LA DUCETTA PORTERÀ L'IMPEGNO A SPENDERE IL 2,8% DEL PIL PER LA DIFESA, BEN LONTANO DALL’OBIETTIVO IMPOSTO DA “THE DONALD” DEL 5%. E IL TYCOON, ATTACCANDO LA SPAGNA, HA LANCIATO UNA NUOVA BORDATA ANCHE ALL’EX GIORGIA DEI DUE MONDI: “NELLA NATO CI SONO DEI CATTIVI ALLEATI CHE NON AIUTANO…”

1. AIUTI NATO ALL'UCRAINA L'ITALIA FRENA SUI DUE ANNI MA RIMANE ISOLATA

Estratto dell’articolo di Giuseppe Colombo e Tommaso Ciriaco per “la Repubblica”

 

volodymyr zelensky giorgia meloni foto lapresse

Il governo italiano ci ha provato fino all'ultimo, nel corso delle estenuanti negoziazioni sul documento finale dell'imminente vertice Nato: meglio evitare di indicare nelle conclusioni l'impegno a garantire gli aiuti militari all'Ucraina anche nel 2027. Più ragionevole limitarsi a un sostegno annuale, dunque limitato al solo 2026, e non biennale.

 

[…]  L'impegno di 24 mesi è preteso dai Paesi baltici, sostenuto dalla Germania, non osteggiato dalla Francia. Salvo sorprese, dovrebbe dare il via libera anche Donald Trump, nonostante i dubbi espressi dai negoziatori Usa alla vigilia del summit che si apre il prossimo 7 luglio ad Ankara.

 

GIORGIA MELONI AL TAVOLO CON TRUMP ALLA CENA DEL VERTICE NATO DELL'AJA

Lo schema degli aiuti annuali si intreccia con i timori che l'Italia possa restare isolata. Di tutto questo ha ragionato ieri Giorgia Meloni a palazzo Chigi in una riunione convocata con Antonio Tajani, Guido Crosetto e Giancarlo Giorgetti per fare il punto sulla spesa della difesa che dovrà essere presentata al summit dell'Alleanza atlantica.

 

[…]  Di certo, la premier aveva già espresso le perplessità del suo esecutivo nel corso del vertice dell'E5 di Berlino della settimana scorsa, di fronte a Emmanuel Macron, Friedrich Merz, Donald Tusk e il dimissionario Keir Starmer.

 

Con un ragionamento che suonava più o meno così: «Se davvero puntiamo a un negoziato e a una tregua con la Russia, perché parlare fin d'ora degli aiuti militari per il 2027?». […]  

 

Giorgia Meloni Guido Crosetto Giancarlo Giorgetti

Un posizionamento tattico, secondo fonti di governo. Nulla di ostile a Kiev, dunque, ma solo un modo per dare fiato alle ragioni della trattativa. La linea viene ribadita alla riunione di palazzo Chigi per sigillare la posizione da presentare in Turchia.

 

E però, esistono anche alcuni elementi politici da non sottovalutare. Il primo: la presidente del Consiglio deve fare i conti con Matteo Salvini, mai vicino alla causa di Kiev. Il vicepremier ha provato a opporsi, ma alla fine dovrà digerire la conferma del sostegno a Zelensky.

 

DONALD TRUMP - GIORGIA MELONI - MEME BY EMILIANO CARLI

E poi c'è il nodo Roberto Vannacci: il "nemico a destra" che attacca quotidianamente l'esecutivo per la spesa destinata all'Ucraina sottraendo consenso a ridosso delle elezioni. Una spina che punge anche sul fronte dell'aumento complessivo della spesa per la difesa.

 

Al vertice dell'Alleanza, Meloni confermerà l'impegno dell'Italia a destinare il 5% del Pil al comparto entro il 2035. Punterà su un percorso in crescita.

 

Per questo citerà l'aumento degli investimenti degli ultimi due anni, dall'1,6% al 2,8% (2,09% di spesa base a cui si aggiunge uno 0,7%, circa 15 miliardi, frutto di interventi per la sicurezza e le frontiere). Le certezze finiscono qui.

 

Roberto Vannacci Matteo Salvini

Sulle scelte da prendere nelle prossime settimane pende invece il punto interrogativo. Aumentare il livello delle risorse destinate agli armamenti resta un'opzione proibitiva alla luce della procedura d'infrazione per deficit eccessivo. Altra incognita: Safe. Crosetto insiste per attivare il programma europeo per il riarmo, anche nella prospettiva di rispettare gli impegni Nato.

 

Giorgetti, pur consapevole della convenienza rispetto ai tassi dei Btp, rimanda la questione a palazzo Chigi. La scelta è politica. Ma prima bisogna uscire dal vertice di Ankara senza strappi con gli alleati europei e la Casa Bianca.

 

2. «NELLA NATO CI SONO DEI CATTIVI ALLEATI»

Estratto dell’articolo di Viviana Mazza  per il "Corriere della Sera"

 

GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP AL G7 DI EVIAN

«Questo è il primo volo del più grandioso aereo commerciale». Donald Trump è arrivato a bordo del nuovo Air Force One da 400 milioni di dollari ieri a Medora, in North Dakota, dove ha inaugurato la biblioteca presidenziale intitolata a Theodore Roosevelt, come parte delle celebrazioni per i 250 anni dall’Indipendenza americana.

 

Il Boeing 747 è un dono del Qatar, sostituisce un aereo usato per 37 anni, e la sua proprietà passerà alla biblioteca presidenziale di Trump quando lascerà la Casa Bianca.

 

[...]

 

Il presidente ha più volte citato i candidati socialisti democratici che hanno vinto le primarie a New York, definendoli «comunisti» e «perdenti» che vogliono «frontiere aperte» con il Messico. Ha promesso che la questione dello ius soli verrà «risolta»: «Non era nato per gente ricca che veniva dalla Cina, ma per i figli degli schiavi» e ha detto che la Corte suprema ha «sbagliato» nel suo verdetto del giorno prima, ma «va bene lo stesso, perché ci hanno dato qualcosa di importante: il nostro Paese adesso è basato sul merito».

 

giorgia meloni pedro sanchez.

Ad un certo punto Trump ha parlato dei Rough Riders, reggimento di volontari guidato da Theodore Roosevelt, che nel 1898 durante la guerra ispano-americana, spianò la strada alla sconfitta spagnola a Cuba.

 

Poi ha aggiunto: «Ahhh, gli spagnoli... I membri della Nato... Ma non membri molto buoni della Nato. Non si stanno comportando bene, ma presto impareranno». E a proposito di Cuba: «Dopo tanti decenni sta tornando dalla nostra parte».

 

Qualche giorno fa aveva detto: «Cuba è al collasso, ce ne occuperemo quando avremo finito con l’Iran: sulla strada di ritorno faremo una sosta da quelle parti».

 

Matthew Whitaker al vertice nato

A pochi giorni dal vertice Nato, l’ambasciatore Usa alla Nato Matthew Whitaker, ha detto ieri che ci sono Paesi come la Polonia, Paesi nordici, Paesi baltici e Germania «all’avanguardia» (con alcuni che hanno già raggiunto il 5% del Pil nella spesa militare), altri che presentano «piani credibili» per farlo a breve ma «troppi alleati sono in ritardo» e «Trump si aspetta aumenti in tempi brevi».

GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP AL G7 DI EVIAN Matthew Whitaker al vertice nato

volodymyr zelensky giorgia meloni foto lapresse

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