“LA REMIGRAZIONE NON È UNA DEPORTAZIONE” – CHI E’, CHI NON E’, CHI SI CREDE DI ESSERE GIORGIO CARTA, L’AVVOCATO A CUI VANNACCI HA AFFIDATO L’INCARICO DI RESPONSABILE DELLA SICUREZZA DI FUTURO NAZIONALE – ROMANO DI ORIGINI SARDE, DOCENTE SPECIALIZZATO IN DIRITTO AMMINISTRATIVO E DIRITTO PENALE MILITARE, CARTA RIVESTIRA' UN RUOLO CENTRALE NELLA ELABORAZIONE DI PROPOSTE SULL’AMPLIAMENTO DEI POTERI DELLE FORZE DELL’ORDINE (SCUDO PENALE PER GLI AGENTI), SULLA REVISIONE DELLE NORME SULLA LEGITTIMA DIFESA E SU UNA DRASTICA STRETTA IN MATERIA DI IMMIGRAZIONE – QUANDO LANCIAVA ACCUSE AI SOVRANISTI: “NON C’È EUROPA SENZA ESERCITO EUROPEO” (AVRA' CAMBIATO IDEA? CHE NE PENSA VANNACCI?)
Articolo di Luca La Gamma per https://www.policymakermag.it/
C’è un filo rosso che lega le battaglie legali di Giorgio Carta, i suoi interventi pubblici e il nuovo incarico affidatogli da Roberto Vannacci: una concezione della sicurezza incentrata sull’autorità dello Stato, sull’ampliamento dei poteri delle forze dell’ordine e su una drastica stretta in materia di immigrazione.
Avvocato romano di origini sarde, Carta è uno dei volti più influenti del nascente partito di Vannacci, destinato a ricoprire un ruolo centrale nell’elaborazione delle proposte su sicurezza, remigrazione e rapporti con le forze dell’ordine.
Avvocato e docente specializzato in diritto amministrativo, diritto militare e diritto penale militare, Giorgio Carta esercita presso lo Studio Legale Carta, con sedi a Roma, Milano e Cagliari. Nella sua attività professionale si è occupato prevalentemente della tutela di appartenenti alle Forze armate e alle forze di polizia, maturando una notorietà particolare nel settore del diritto militare.
Negli anni ha assistito militari coinvolti in vicende giudiziarie di forte rilevanza mediatica, ha difeso personale colpito dalle conseguenze dell’esposizione all’uranio impoverito ed è diventato il legale di Roberto Vannacci nelle controversie nate attorno al libro “Il mondo al contrario”.
IMMIGRAZIONE E FORZE DELL’ORDINE, COSA PENSA GIORGIO CARTA
Le idee di Carta sono tutt’altro che sfumate. In un intervento dedicato alla “remigrazione” sostiene che il termine venga deliberatamente deformato dai critici e scrive che “la remigrazione non è una deportazione”, definendola come il ritorno nel Paese d’origine di chi non possiede un titolo giuridico per restare in Italia.
In un suo intervento sul sito di Nicola Porro a proposito di remigrazione, scriveva poche settmane fa: “sarebbe anche ora di dismettere l’ipocrisia tutta italiana per cui alcune leggi esistono per essere applicate e altre per restare sulla carta. Se una norma disciplina l’ingresso, il soggiorno e l’allontanamento dello straniero irregolare, quella norma non può diventare facoltativa solo perché applicarla produce effetti politicamente scomodi. “
Sul tema delle forze dell’ordine l’approccio è altrettanto netto. In un articolo dedicato al confronto con la Francia, sostiene che “Oltralpe lo Stato protegge chi lo difende, mentre in Italia poliziotti e militari sono lasciati esposti a procedimenti giudiziari che finiscono per limitarne l’azione”.
Dopo la morte di Francesco Imprezzabile, agente di Polizia locale rimasto ucciso a seguito dell’inseguimento di un’automobile con alla guida un albanese che non si era fermato all’alt, Giorgio Carta ha criticato quella che considera una narrazione sbilanciata a favore di chi fugge dalla Polizia, scrivendo: “Io non ci sto. Il nome di Ramy è ancora inneggiato sui muri e nelle manifestazioni, quello di Francesco Imprezzabile rischiamo di non ricordarcelo già stasera.
Allora, bisogna dirlo senza esitazioni: servono misure drastiche. Chi forza un posto di controllo e usa la fuga come arma contro lo Stato deve sapere che lo Stato può fermarlo con le buone o con le cattive, sia con lo speronamento che con l’uso delle armi, quando quella fuga mette in pericolo la vita degli agenti e dei cittadini“. L’articolo prosegue poi con la tesi che anche il nome degli agenti coinvolti finisce troppo spesso sul banco degli imputati dell’opinione pubblica, mentre il loro operato viene giudicato prima ancora delle aule di tribunale.
roberto vannacci con il simbolo di ordine nuovo al collo



