maurizio landini e giorgia meloni con mario sechi e patrizia scurti alle spalle

GIRAMENTO DI MELONI – LA PREMIER REPLICA A MUSO DURO A LANDINI, CHE HA DEFINITO “ARROGANTE E OFFENSIVO” IL CONSIGLIO DEI MINISTRI CONVOCATO PER OGGI – PER LA “DUCETTA”  LE PAROLE DEL LEADER DELLA CGIL SONO “INCOMPRENSIBILI. MI SRAI ASPETTATA UN ‘GRAZIE’. SIAMO SU MONDI DIVERSI” – È EVAPORATA VELOCEMENTE LA SINTONIA CHE ERA EMERSA AL CONGRESSO DELLA CGIL DI MARZO…

Estratto dell’articolo di Monica Guerzoni per il “Corriere della Sera”

 

landini meloni

Lo schiaffo con cui ha sferzato il leader della Cgil poche ora prima del confronto-scontro a Palazzo Chigi dice molto del perché Giorgia Meloni tenga tanto al decreto Primo maggio. Una riforma che la premier ha fortissimamente voluto presentare in questa data simbolica, per mostrare «concretamente» agli italiani che il tema del lavoro non è appannaggio solo dei sindacati.  Meloni ha ritenuto ingiusto l’attacco di Landini e lo ha detto forte, perché «non merito l’accusa di essere un’ipocrita».

 

[…]

 

giorgia meloni maurizio landini

Landini ribadisce tutto il suo fastidio per la scelta di riunire il Consiglio dei ministri il primo maggio e Meloni, che gli interlocutori definiranno «puntuta», difende la posizione marcando gli accenti: «Per lei approvare il decreto il 1° maggio è un affronto ai sindacati, per me invece è un modo di partecipare alla festa dei lavoratori con qualcosa di buono. Siamo su mondi diversi». È la coda del botta e risposta che aveva riscaldato il clima prima del vertice, con Landini che bocciava come «arrogante e offensiva» la riunione del governo nel dì della festa e la premier che bollava come «incomprensibili» le parole del segretario generale.

giorgia meloni parla al congresso della cgil 1

 

Finché, nel bel mezzo dell’incontro, Meloni si sfoga: «Non è una mancanza di rispetto un Cdm il primo maggio per tagliare il costo del lavoro. È un segnale, una mano tesa. E mi sarei aspettata un “bravi”! Perché sul taglio del cuneo credo che siamo d’accordo...».

 

Dal discorso di Rimini, il primo di un premier al congresso della Cgil dal lontano 1996, è trascorso un mese e mezzo, ma la sintonia di quel 16 marzo è evaporata. A Landini la premier ha chiesto rispetto e lo ha rinchiuso con Sbarra e Bombardieri dentro un termine politicamente vetusto come «la triplice». E poi, durante il vertice, ha insistito sul «valore simbolico» di un provvedimento che contiene «norme significative in tema di sicurezza sul lavoro».

 

giorgia meloni parla al congresso della cgil 6

Landini si lamenta che il governo convochi i sindacati a cose fatte e Meloni smentisce: «Riteniamo utile un confronto preventivo con le organizzazioni sindacali». Non è, assicura, «un appuntamento una tantum», ma la prova che il governo giudica «molto importante» portare avanti un dialogo «serio e costruttivo» anche su Pnrr, RepowerEu, salari, inflazione e le altre riforme in agenda. Quanto al reddito di cittadinanza, per Landini abolirlo «è una follia», mentre Meloni rivendica che la riforma si fa «per distinguere chi è in grado di lavorare da chi non lo è».

 

[...]

 

giorgia meloni parla al congresso della cgil 7

Nella determinazione con cui Meloni mostra di voler tenere testa alla «triplice» riemerge l’antica sfida della leader che per anni, anche quando guidava un partito piccino picciò, ha fatto il controcanto ai sindacati (e alla sinistra) nel giorno del Concertone. Nel 2019 Meloni salì sul palco di «Sconcerto», a Jesolo, per cantarle ai sindacati che «non pensano ai lavoratori ma ai loro iscritti». E ora che guida il governo, deve mantenere le promesse gridate da centinaia di palchi e dimostrare che il Cdm di oggi non è «solo propaganda». Il taglio del cuneo sarà finanziato per una manciata di mesi appena, eppure per la premier si tratta di una misura concreta: «Strutturale, non solo simbolica».

giorgia meloni parla al congresso della cgil 4giorgia meloni parla al congresso della cgil 5

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte piepoli

DAGOREPORT – PER CAPIRE PERCHÉ ELLY SCHLEIN SI OPPONE ALLE PRIMARIE NON SERVE UN GENIO: LE PERDEREBBE! IL SONDAGGIO DELL’ISTITUTO PIEPOLI CERTIFICA: IN CASO DI CONSULTAZIONE TRA GLI ELETTORI DEL CAMPO LARGO, IL 55% SCEGLIEREBBE GIUSEPPE CONTE E SOLO IL 37% LA SEGRETARIA DEM – LA “SORPRESA” DI ERNESTO MARIA RUFFINI, CONOSCIUTO AL GRANDE PUBBLICO SOLO COME EX ESATTORE DELLE TASSE (È STATO DIRETTORE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE): IL 26% DEGLI ITALIANI HA FIDUCIA IN LUI (HA UN GRADIMENTO DOPPIO DI ELLY E PEPPINIELLO TRA I MILITANTI DEL CENTRODESTRA) - LA "SVOLTA" DI AVS: DOPO ANNI PASSATI A RIMORCHIO DI CONTE, ORA "SCELGONO" SCHLEIN

matteo renzi theodore kyriakou giorgia meloni brachetti peretti mario orfeo

DAGOREPORT: KALIMERA, THEO! – ALTRO CHE INCONTRO SEGRETO CON RENZI A ROMA, COME HA SCRITTO SALLUSTI SU “LA VERITÀ”: IL NEO EDITORE DI “REPUBBLICA”, THEO KYRIAKOU, STA GIRANDO COME UNA TROTTOLA, CON INCONTRI SU E GIU’ PER L’ITALIA  (APPARECCHIATI DAL SUO STAFF CAPITANATO DAL NUOVO CEO DELL’ACQUISITO GRUPPO GEDI, MIRJA CARTIA D’ASERO), PER CONOSCERE I POTERI DRITTI E STORTI DEL PAESE DI MACHIAVELLI E PULCINELLA: HA STRETTO LA MANINA DI SALA, CAIRO, PIER SILVIO BERLUSCONI, CALTAGIRONE, ANGELUCCI, COMPRESO IL VISPO LEONARDINO DEL VECCHIO - LA TAPPA CAPITOLINA DEL GRAND TOUR DEL GRECO ANTENNATO, È STATA ATTOVAGLIATA NELLA MAGIONE DI UGO BRACHETTI PERETTI – OLTRE ALL'AMICO DI LUNGA DATA, SOTTO L'ALA DI TONY BLAIR, MATTEO RENZI, ALLA COLAZIONE ERANO PRESENTI IL SINDACO DI ROMA GUALTIERI, I DISCEPOLI RENZIANI NASTASI E CARBONE, ATTUALE MEMBRO LAICO DEL CSM - COLPISCE CHE IN TUTTI QUESTI INCONTRI E ABBOCCAMENTI ITALICI, IL NOSTRO THEO ABBIA AVUTO FINORA SOLO UN BREVE CONTATTO TELEFONICO CON GIORGIA MELONI…

alberto leonardis maurizio molinari angelo binaghi la stampa giuseppe bottero

DAGOREPORT – A TORINO TORNA IL REGNO DI SARDO-SABAUDO! -  L’ACQUISIZIONE DE “LA STAMPA” BY ALBERTO LEONARDIS SI CHIUDERÀ A FINE MAGGIO: IN PRIMA FILA LA FONDAZIONE DI SARDEGNA, CHE ERA GIA' PRESENTE NEL QUOTIDIANO “NUOVA SARDEGNA” QUANDO FU ACQUISITO DALLA SAE DI LEONARDIS, VARI IMPRENDITORI PIEMONTESI, TRA CUI, PARE, IL SARDISSIMO ANGELO BINAGHI (TRAMITE “SPORTCAST”, SOCIETÀ EDITORIALE DELLA TV “SUPERTENNIS”) – SE L'EX DIRETTORE DI "REPUBBLICA", MAURIZIO MOLINARI, CURERÀ IL “DORSO INTERNAZIONALE”, PER IL DOPO-MALAGUTI LEONARDIS CERCA UN PROFILO “STANZIALE”: UN UOMO MACCHINA CON I PIEDI A TORINO. IL NOME CHE CIRCOLA È QUELLO DI…

trump meloni vance schlein conte

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ALLA CAMERA HA PARLATO COME SE NON CI FOSSE STATO IL REFERENDUM: HA RIFILATO UN COMIZIO AUTO-CELEBRATIVO E VITTIMISTA, NELL’INDIFFERENZA DELL’OPPOSIZIONE - SCHLEIN E CONTE, INVECE CHE INCASTRARLA, HANNO PIGOLATO DISCORSETTI CHE PAREVANO SCRITTI DA CHATGPT: SONO TROPPO IMPEGNATI A FARSI LA GUERRA TRA LORO CHE A OCCUPARSI DELLE SORTI DEL PAESE – EPPURE, SAREBBE STATO FACILISSIMO METTERE ALL’ANGOLO LA TRUMPETTA DELLA GARBATELLA: A BUDAPEST IL VICEPRESIDENTE JD VANCE L’HA CITATA INSIEME A ORBAN TRA I LEADER UE CHE HANNO “AIUTATO” GLI STATI UNITI CON LA GUERRA IN IRAN, ARRIVANDO A DIRE CHE LA PREMIER ITALIANA “È STATA MOLTO UTILE”. A NESSUNO A MONTECITORIO È VENUTO IN MENTE DI CHIEDERE: COME?

donald trump benjamin netanyahu libano iran xi jinping

DAGOREPORT - CON IL CESSATE IL FUOCO NON VINCONO NÉ TRUMP NÉ I PASDARAN, MA PERDE NETANYAHU, CHE VOLEVA LA "GUERRA PERMANENTE" - IL TYCOON CERCAVA DA SETTIMANE UNA EXIT STRATEGY DAL CONFLITTO CON L'IRAN, E ALLA FINE È STATA LA CINA A FORNIRGLIELA (VIA PAKISTAN, TURCHIA, ARABIA SAUDITA), CONVINCENDO GLI AYATOLLAH ALLA TREGUA - ALLA FACCIA DELLA TREGUA, NETANYAHU CONTINUA A BOMBARDARE IL LIBANO E TRUMP LO STRIGLIA: "RIDUCI GLI ATTACCHI" - ED ORA FINALMENTE CAPIREMO CHI COMANDA: NETANYAHU O TRUMP - "BIBI" ANNUNCIA NEGOZIATI DIRETTI CON IL GOVERNO LIBANESE, MA SE NON LA SMETTE DI GETTARE BOMBE SU BEIRUT, ALLORA VUOL DIRE CHE TIENE PER LE PALLE L'UOMO PIÙ POTENTE DEL MONDO (DAVVERO BASTA QUALCHE "EPSTEIN FILES"?