GLI SVIZZERI BOCCIANO IL REFERENDUM PER TAGLIARE I MAXISTIPENDI AI MANAGER: HANNO CAPITO CHE SE SI LIMITANO I SALARI DEI RICCONI, IL FISCO I SOLDI LI SFILA ALLA CLASSE MEDIA

Francesco Spini per "la Stampa"

Niente stretta sui maxi-stipendi dei manager svizzeri. Con il 65,3% di voti contrari, i cittadini elvetici bocciano il referendum sulla proposta lanciata dai giovani socialisti di contenere per legge gli stipendi dei dirigenti, affinché non potessero superare di oltre 12 volte il salario più basso presente in azienda.

A prima vista l'esito di questa consultazione dal sapore olivettiano ha un che di incomprensibile. Tanto più in anni che, per fare due esempi, hanno visto una banca come Ubs rischiare il fallimento - tanto da essere salvata dallo Stato - e, ancor prima, la ex compagnia di bandiera Swissair finire in bancarotta e quindi preda dei tedeschi di Lufthansa.

Eppure il tema maxi-stipendi non lascia indifferente l'opinione pubblica elvetica: di fronte all'indignazione generale e alla riprovazione del governo federale, l'ex presidente di Novartis, Daniel Vasella, qualche mese fa ha dovuto rinunciare alla buonuscita da circa 60 milioni di euro. E a marzo, con un altro referendum, il 68% degli svizzeri ha dato il via libera alla proposta di Thomas Minder, un parlamentare e piccolo imprenditore di Sciaffusa, grazie alla quale sarà l'assemblea degli azionisti - e non più solo il consiglio di amministrazione - ad avere l'ultima parola sugli stipendi dei manager.

Allora perché ieri la Svizzera ha detto no all'iniziativa socialista «1:12 - Per salari equi»? «Perché l'elettorato ha saputo distinguere tra la pancia e il suo interesse», risponde Moreno Bernasconi, caporedattore ed editorialista del «Corriere del Ticino». Il via libera al referendum «avrebbe minato un modello di successo, una liberaldemocrazia che tiene però conto dei bisogni sociali, con una fiscalità equa».

Non è passata l'idea che lo Stato «potesse sostituirsi, ponendo dei limiti alla trattativa tra le parti sociali, nella determinazione dei salari». I cittadini, insomma, hanno temuto «un passo verso un'economia pianificata dallo Stato - commenta Bernasconi -, si rischiava il cambiamento di paradigma».

Senza contare l'altro aspetto, quello fiscale. «Se si limitano i salari dei grandi ricchi svizzeri, si impedisce che il Fisco possa prelevare da loro risorse da redistribuire. Quale sarebbe l'alternativa? Aumentare il prelievo sul ceto medio. I cittadini hanno fatto un po' di conti e hanno detto: no, grazie».

Queste le ragioni di quella che uno dei promotori del referendum, Ce'dric Wermuth, definisce «una campagna di panico» che ha deciso le sorti della consultazione. L'entità dei «no» - che hanno prevalso in tutti i cantoni - ha stupito gli osservatori. In Ticino i più tiepidi (51%), a Zugo i più decisi nel bocciare l'iniziativa socialista (77%).

Il ministro svizzero dell'Economia, Johann Schneider-Amman, ha comunque invitato le imprese a tenere conto dell'opinione espressa da chi ha votato «sì». L'esito ha però dimostrato che anche su un quesito ad altissimo tasso di populismo, la maggioranza non s'è limitata a sfogare la propria ira sulla scheda, ma ha soppesato pro e contro.

«È il vantaggio della democrazia diretta - spiega Bernasconi -, il dibattito svolto in vista di ogni votazione contribuisce ad aumentare la capacità popolare di distinguere ciò che conta anche in temi complessi, a tenere separati la pancia dall'interesse».

 

 

svizzera referendum REFERENDUM IN SVIZZERA REFERENDUM IN SVIZZERA REFERENDUM IN SVIZZERA

Ultimi Dagoreport

carlo messina giorgia meloni

DAGOREPORT - GIORGIA MELONI NON SE LO ASPETTAVA DI FINIRE SBATTUTA COME UN UOVO DA CARLO MESSINA - DAVANTI ALLA RICHIESTA PER ULTERIORI 5 MILIARDI DI EURO A CARICO DEL SETTORE DEL CREDITO E ASSICURATIVO PER SOSTENERE LA MALCONCIA LEGGE DI BILANCIO 2027, IL CEO DI BANCA INTESA NON L’HA TOCCATA PIANO: “AVEVAMO UN ACCORDO TRIENNALE CON IL GOVERNO, IO CI HO CREDUTO” – LO SDENG DEL KAPPAO: "SE L’ESECUTIVO GIUDICA NECESSARIO RACCOGLIERE RISORSE AGGIUNTIVE PER LA MANOVRA, “ALLORA TUTTE LE AZIENDE CHE HANNO UTILI SUPERIORI A 500 MILIONI, POTRANNO CONTRIBUIRE” - BEN DETTO, CARLETTO: PERCHÉ PALAZZO CHIGI NON BATTE CASSA A ENEL, ENI, POSTE, FERRARI, LAMBORGHINI, LEONARDO, ETC.? INSOMMA, CARA GIORGIA, “DEVE ESSERCI RISPETTO RECIPROCO” - MICA È FINITA. MESSINA NON DEVE AVER DIMENTICATO NÉ TANTOMENO GRADITO L’INTERVENTO A PIEDI GIUNTI DELLA DUCETTA CONTRO LO SPEZZATINO DI MPS PROGETTATO DA INTESA - MA ORMAI L’UNICO OSTACOLO DI INTESA SI CHIAMA ANTITRUST. ANCHE SE MESSINA NON LA FINISCE DI SOTTOLINEARE CHE L’ACQUISIZIONE DELLA QUOTA DI GENERALI VA VISTA IN ‘’UN’OTTICA PURAMENTE FINANZIARIA’’, PRONTO ANCHE A DISFARSI DEL SUO 3,1% DEL LEONE, SARÀ L’ANTITRUST A DECIDERE SE INTESA, ANCHE COME ‘’SOCIO SILENTE” CHE STA FUORI DAL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE, CON LA SUA PRESENZA PUÒ ‘’CONDIZIONARE’’ O MENO IL SUO COMPETITOR NUMERO UNO DEL MERCATO ASSICURATIVO...

meloni piantedosi crosetto militari droni

FLASH! - DOPO 4 ANNI DI GOVERNO, L'ARMATA BRANCA-MELONI SI RITROVA I MARANZA IN RIVOLTA E INVECE DI PENSARE A VANNACCIZZARSI E DI MILITARIZZARE LE STRADE DI MILANO CON 500-SOLDATI-500, TIPO STATO SUDAMERICANO, PERCHE' I CAPOCCIONI DI PALAZZO CHIGI NON PROVVEDONO A COPRIRE IL GRAVE DEFICIT DI ORGANICO NELLE FORZE DELL'ORDINE E ASSUMONO I 30MILA AGENTI CHE MANCANO ALL'APPELLO? - E POI, UNA MODESTA PROPOSTA: PERCHE' NON UTILIZZARE I DRONI, GIA' NELLA DISPONIBILITA' DEL MINISTERO DELLA DIFESA, PER MONITORARE LE CITTA' E CONTROLLARE L'ORDINE PUBBLICO? - INFINE, C'E' L'EXTREMA RATIO: DISCONNETTERE NELLA ZONA DELLA GUERRIGLIA I CELLULARI...

donald trump specchio meme

DAGOREPORT - CHE ARIA TIRA NEGLI USA IN VISTA DELLE MIDTERM? DONALD TRUMP HA TRASFORMATO IL VOTO IN UN REFERENDUM SU DI SÉ (“FATE FINTA CHE SULLA SCHEDA CI SIA IO”), E LO SARÀ: I DEMOCRATICI HANNO UNA CHANCE IRRIPETIBILE DI APPROFITTARE DELL’IMPOPOLARITÀ DEL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO E TRASFORMARLO IN UN’ANATRA ZOPPA, METTERLO SOTTO INCHIESTA E PORRE FINE ALLA FOLLIA DAZISTA E AUTORITARIA DI QUESTI DUE ANNI – I DEM SONO AVANTI SECONDO TUTTI I SONDAGGI: ALLA CAMERA AVRANNO PROBABLIMENTE UNA MAGGIORANZA, MA AL SENATO LE COSE CAMBIANO – LA SFIDA CRUCIALE: IL TEXAS. SE IL CANDIDATO DEM DOVESSE ESPUGNARE LA STORICA ROCCAFORTE DEL GOP, PER TRUMP SI METTE DAVVERO MALE – IL VOTO DEI LATINOS E GLI STATI DA TENERE D’OCCHIO...

valter lavitola placca palazzo chigi presidenza del consiglio

FLASH! – QUANTI MISTERI, VALTERINO! COS’HANNO TROVATO I CARABINIERI DURANTE LA PERQUISIZIONE A CASA DI LAVITOLA, IL 4 LUGLIO 2026? OLTRE A TRE CELLULARI (GIA' BEN RIPULITI DALLA MESSAGGISTICA CON RANUCCI), DUE CHIAVETTE USB, SVARIATI MANOSCRITTI E UN COMPUTER, SONO SBUCATI ANCHE DUE DISTINTIVI INTESTATI ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, BENCHE' PRIVI DEL TESSERINO CHE RIPORTA MATRICOLA E FOTO (E' BENE RICORDARE CHE ANCHE GLI AGENTI DEI SERVIZI DIPENDONO DA PALAZZO CHIGI) - COME, QUANDO E PERCHE' LAVITOLA E' RIUSCITO  A ENTRARE IN POSSESSO DI TALI "PLACCHE" (CHE NON ERANO IN USO ALL'EPOCA DEI SUOI RAPPORTI CON BERLUSCONI PREMIER)?

fulvio martusciello occhiuto zangrillo

IN FORZA ITALIA C’È UN CLIMA INFAME – IL TAJANEO FULVIO MARTUSCIELLO MANDA UN MESSAGGIO NELLA CHAT DEL PARTITO CAMPANO E INVITA A DISERTARE LA GIORNATA DI OGGI DEL CONVEGNO DEI GIOVANI IMPRENDITORI DI CONFINDUSTRIA A CAPRI: “IL PROGRAMMA DI OGGI È DAVVERO FIACCO”. IL MOTIVO? OGGI ALL’EVENTO PARLERANNO I DUE ACERRIMI AVVERSARI INTERNI DI TAJANI: ROBERTO OCCHIUTO E PAOLO ZANGRILLO – “DOMANI INVECE TUTTI PRESENTI PER APPLAUDIRE ‘IL NOSTRO UNICO LEADER’ (MA CHI E’, KIM JONG UN?)