“GLI USA VOGLIONO PORTARE SOTTO IL LORO CONTROLLO OGNI IMPORTANTE ROTTA DI APPROVVIGIONAMENTO ENERGETICO” – IL MINISTRO DEGLI ESTERI RUSSO LAVROV ATTACCA A TESTA BASSA GLI USA – SU UN PUNTO PUTIN E ZELENSKY SEMBRANO AVER TROVATO UNA INTESA: ENTRAMBI NON SI FIDANO PIÙ DI TRUMP – “MAD VLAD” HA MESSO IL TURBO ALLA SUA RETORICA BELLICISTA ESIBENDOSI IN UN ELOGIO SPERTICATO DEL MISSILE SARMAT, “IL PIÙ POTENTE DEL MONDO” CHE ENTRO LA FINE DEL 2026 ENTRERÀ “IN SERVIZIO OPERATIVO” – MASSICCIO ATTACCO RUSSO CON MISSILI E 800 DRONI SU KIEV…
(ANSA) Lo riferisce il Kyiv Independent. L'aeronautica militare ucraina ha diramato un allarme aereo a livello nazionale anche per la presenza di bombardieri Mig-31. Esplosioni sono state udite a Kiev e i sistemi di difesa aerea sono entrati in funzione per abbattere i droni russi.
LAVROV E PUTIN
Marco Imarisio per corriere.it - Estratti
Come volevasi dimostrare. Vladimir Putin esalta il missile nucleare, il suo portavoce Dmitry Peskov dice che la fine della guerra va bene, ma solo se l’Ucraina si ritira dal Donbass, il ministro degli Esteri Sergey Lavrov attacca a testa bassa gli Usa che vogliono farsi beffe del suo Paese.
L’ultimo punto è forse il più importante, se sommato all’articolo del Financial Times che sostiene come sia il presidente russo che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky siano finalmente d’accordo su qualcosa, ovvero l’impossibilità di giungere a qualunque accordo che veda la Casa Bianca e i suoi emissari nel ruolo di mediatori.
Non è stato necessario attendere a lungo per avere la prova che l’annuncio dello scorso sabato di Putin su una fine della guerra «vicina» fosse un sasso nello stagno lanciato involontariamente, frasi estrapolate da un contesto che invece conteneva altri messaggi, per nulla amichevoli, a Paesi confinanti come l’Armenia. Andando con ordine: ieri Putin ha messo il turbo alla sua retorica bellicista esibendosi in un elogio del missile Sarmat, «il più potente del mondo», che dopo aver superato l’ultimo test, entro la fine del 2026 entrerà «in servizio operativo», parola di presidente.
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Sergei Lavrov - assemblea generale delle Nazioni Unite
A confermare il significato politico delle parole del presidente è giunto il suo portavoce Dmitry Peskov, che ha parlato di «evento cruciale» e ha poi ribadito per l’ennesima volta cosa intende la Russia per fine della guerra.
«Affinché si apra un corridoio verso negoziati di pace su vasta scala, come già affermato dal presidente nel giugno di due anni fa, il presidente Zelensky deve ordinare alle forze armate ucraine di cessare il fuoco e di lasciare il territorio del Donbass e le regioni russe». Non un passo indietro, dunque. E neppure uno avanti, se è vero che entrambi i contendenti non credono più alle virtù pacificatrici degli Usa.
«Non c’è stato nessun progresso ottenuto da parte americana nei confronti della Russia» dice una anonima fonte ucraina al Financial Times. «Tutto ciò che si poteva negoziare è stato fatto». Senza alcun risultato. Anche la Russia lamenta l’inefficienza della mediazione trumpiana, e nonostante le supposizioni occidentali sull’intenzione o la necessità del Cremlino di fermare la guerra, continua a puntare su una prosecuzione delle ostilità.
Questo crollo di credibilità dell’amico americano a lungo corteggiato appare evidente anche dalle dure parole di Lavrov, che in buona sostanza ha accusato gli Usa di coltivare un piano segreto per «usurpare» il controllo sul mercato energetico globale. «Il loro obiettivo è del tutto chiaro: vogliono portare sotto il loro controllo ogni importante rotta di approvvigionamento energetico».
Secondo il ministro degli Esteri russo, il vero obiettivo degli Usa è quello di costringere le aziende energetiche di Mosca come Lukoil e Rosneft a uscire dai mercati internazionali, «per avere una dominazione totale dei flussi energetici mondiali».
vladimir putin con la mimetica alla vigilia del vertice trump-zelensky
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