MA ‘NDO VAI, SE UNA MEGABANCA NON CE L’HAI? – IL GOVERNATORE DI BANKITALIA PANETTA, COME LA BCE, AUSPICA LA FORMAZIONE DI GRANDI GRUPPI BANCARI EUROPEI (IL PRIMO DEL CONTINENTE PER CAPITALIZZAZIONE, LA SPAGNOLA SANTANDER, È SOLO 16ESIMA AL MONDO) - A FRENARE LE AGGREGAZIONI SONO I SOVRANISMI NAZIONALI: UNICREDIT, CHE STA CERCANDO DI PRENDERE COMMERZBANK, È OSTACOLATA DAL GOVERNO TEDESCO. A ORCEL ARRIVA L’ASSIST DI CARLO MESSINA, NUMERO UNO DI INTESA SANPAOLO: “C'È LA NECESSITÀ DI UN CONSOLIDAMENTO ULTERIORE PRIMA DI TUTTO IN EUROPA” - UNICREDIT GUARDA ANCHE IN ITALIA, MA PER AGGUANTARE MPS IL TEMPO STA PER SCADERE: SE PARTE L’AGGREGAZIONE CON MEDIOBANCA, LA PARTITA E’ CHIUSA...
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Estratto dell’articolo di Gianluca Paolucci per “la Stampa”
Servono gruppi bancari più grandi e più solidi, in Italia e in Europa, perché il mondo instabile e l'avanzare della tecnologia richiedono risorse e investimenti ingenti per offrire servizi migliori ai clienti a costi contenuti. Il governatore della Banca d'Italia, così come la Bce, nelle considerazioni finali manda un messaggio chiaro rispetto alle operazioni studiate o in corso e chiede, ancora una volta, «che siano ben disegnate».
Le parole del governatore sono suonate come un chiaro richiamo alle vicende di Unicredit in Germania e alla sua offensiva, osteggiata dal governo tedesco, di prendere Commerzbank. Ma non solo. Perché l'ad di Unicredit, Andrea Orcel, non ha mai abbandonato l'idea di crescere anche in Italia. Così, mentre ieri mattina il numero uno dell'istituto di piazza Gae Aulenti ascoltava le parole di Panetta nelle prime file della sala di Bankitalia, i suoi manager e consulenti facevano il punto sulle possibili opzioni strategiche e - tema cruciale - sulle possibili, eventuali tempistiche.
Se Orcel dovesse sciogliere le sue riserve, la finestra temporale per passare all'azione sarebbe estremamente limitata. Una volta partito il processo per l'aggregazione di Mediobanca in Monte dei Paschi infatti sarà troppo tardi per puntare su Siena, unica preda possibile per Unicredit nell'ottica di una crescita in Italia. Escluso un nuovo blitz su Banco Bpm, l'unica altra possibile preda sarebbe Bper, il cui assetto azionario impone però il passaggio da un accordo con Unipol.
A tenere banco però in chiave risiko bancario è la prospettiva europea della stessa Unicredit. Con Orcel che ha incassato anche un inaspettato assist da Carlo Messina. Il numero uno di Intesa Sanpaolo, che ha ricordato come «c'è la necessità di un consolidamento ulteriore prima di tutto in Europa e questo però ha delle difficoltà oggettive nei sovranismi, nelle diverse difese delle diverse banche nel territori».
Di certo, la solidità patrimoniale del settore, ha ricordato Panetta, «apre spazio» a nuove aggregazioni e, in Italia, il mercato non è poi così concentrato. I nostri primi cinque gruppi detengono il 68% degli attivi totali, una quota inferiore a quella detenuta dalle principali banche in Francia e Spagna. A Roma come a Francoforte hanno bene in mente la classifica delle banche mondiali per capitalizzazione dove il primo gruppo europeo, la spagnola Santander, è solo 16esima.




