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GENOVA “SNOBBA” GRILLO - SOLO 300 IN PIAZZA PER L'ULTIMO COMIZIO-SHOW DI "BEPPE MAO" - "VUOL DIRE CHE CI VOTERETE DI NASCOSTO - “SPERIAMO DI PERDERE COSI’ NON MI ROMPETE I COGLIONI” – E OGGI AL SEGGIO MANDA VIA I GIORNALISTI

 

https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/06/10/grillo-a-genova-speriamo-di-perdere-cosi-non-mi-rompete-i-coglioni-e-interrompe-il-coro-onesta-onesta/3649438/

 

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Matteo Pucciarelli per la Repubblica

 

I lavoratori della Wind-Tre salgono sul palco, stanno perdendo il proprio posto di lavoro: «Noi serviamo a qualcosa, io sento di servire, di essere utile!», grida uno di loro col microfono in mano. Il problema è che piazza Matteotti - luogo laterale rispetto a Palazzo Ducale e ben più ristretto dell' entrata su piazza De Ferrari - è per metà deserta e ad ascoltarli sono davvero in pochi, forse trecento.

 

È la chiusura della campagna elettorale sotto la Lanterna, nella città di Beppe Grillo, quella più importante che va al voto in questa tornata di amministrative. Con il M5S che per il rush finale schiera i suoi big: il sindaco di Livorno Filippo Nogarin, Nicola Morra, Luigi Di Maio e lo stesso comico.

 

Ma ai genovesi poco importa: a parte quello degli attivisti, di interesse non ce n' è. La camminata dei più prosegue come se niente fosse. È una disaffezione generale. Poche ore prima, a neanche centro metri di distanza e davanti al teatro Carlo Felice, Matteo Salvini e Giorgia Meloni davano l' ultima volata al centrodestra del candidato Marco Bucci: anche lì, due o trecento persone o poco più.

 

«Ce la possiamo fare, siamo a un passo dal ballottaggio», assicura il candidato sindaco Luca Pirondini, 36 anni, di professione tenore. Dopo il travaglio della sua designazione al cardiopalma - il blog di Grillo annullò le "comunarie" che avevano dato la vittoria alla troppo indipendente Marika Cassimatis - ha recuperato un po' di terreno grazie ad una maggiore capacità comunicativa rispetto ai propri avversari. Basterà? «Città rossa, bianca, gialla, ma basta con le etichette. Le coop hanno devastato questa regione, destra e sinistra fanno le stesse cose, distruggono il lavoro e impongono l' austerità», dice il deputato Sergio Battelli.

GRILLO CASALEGGIOGRILLO CASALEGGIO

 

Il vicepresidente della Camera invece punta tutto sulla classica narrazione Cinque Stelle: «Prima della competenza c' è la libertà, se le lobby ti pagano la campagna elettorale a cosa serve essere competenti? Gli unici liberi siamo noi». Il tripolarismo, spiega Di Maio, non esiste: «Esiste una sola scelta. Tra quelli che hanno già governato e quelli che non lo hanno mai fatto ». Il tema eminentemente politico toccato dal possibile candidato premier del Movimento è, ancora una volta, l' immigrazione, «diventata un business per quelle cooperative che incassano 38 euro al giorno per ogni migrante ». Ma la piazza non si scalda. Qualche applauso in più gli arriva sulla legge elettorale: «La cambieremo noi quando andremo al governo».

 

Poi alle 22 arriva il momento di «un italiano a cui dobbiamo molto, in direzione ostinata e contraria» - Pirondini presenta così il fondatore del M5S, citando Fabrizio De André - e lui sfodera il repertorio di chi gioca in casa e conosce i concittadini, sempre abbastanza diffidenti.

 

«Se non venite in piazza allora ci votate di nascosto, vi conosco, Giano bifronte, una faccia rivolta verso il mare e l' altra verso le montagna», scherza (ma neanche troppo). «Se vince lui (Pirondini, ndr) il giorno dopo venite a rompermi i coglioni fuori dal mio cancello a Sant' Ilario, io lo so», scherza (ma neanche troppo). Ma buona parte dell' intervento è estrapolato pari pari dal suo ultimo spettacolo teatrale "Grillo vs Grillo", e quindi la Genova del passato, quando in porto «si rubava tutti», i giovani che non vogliono più possedere ma «condividere esperienze», il lavoro destinato a sparire. «Genova sta morendo», gli urlano dalla piazza.

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Lui tira dritto: «Siate curiosi come lo fummo noi, non state fermi: il Movimento è nato per caso, non aveva alcuna possibilità, tutti ci dicevamo che non ce l' avremmo mai fatta e invece siamo qui». Nel frattempo al lato della piazza il bar chiude e porta via sedie e tavolini, noncurante di tutto. «Stiamo diventando come gli asini indecisi se mangiare la balla di fieno sinistra o quella di destra, poi non sappiamo che fare e moriamo di fame»; «la legge elettorale? Una presa per il culo, non so neanche cosa dire, sono dei mentitori seriali»: alla fine resta lo sfogo, quello di sempre, a metà tra divertimento e malinconia. Difficile dire se basterà questo per convincere i genovesi, indecisi e distratti.

 

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