ORSÙ FACCIAM FESTA, L’EROE È TORNATO - DA CONDANNATO A VITTIMA, LA TRIONFALE RESURREZIONE DAL GOLGOTA DI ANTONIO CONTE - UNA GRANDE FESTA IN TV ACCOGLIE IL SILVIO PELLICO DEL CALCIOMARCIO, CHE HA DOVUTO SUBIRE BEN 4 MESI DI SQUALIFICA DAL CAMPO - INSOMMA, È TORNATO IL POMPETTA, È TORNATA LA JUVE, È TORNATO CONTE, È TORNATO IL LECCHINAGGIO DEI GIORNALI...

Andrea Scanzi per il "Fatto quotidiano"

Orsù facciam festa, l'Eroe è tornato. Uscito - alfine - vincente da errori giudiziari, storture mediatiche e vili macchine del fango. Rai, Mediaset, Sky: tutti entusiasti. Antonio Conte, domenica, ha sparso il Verbo ai fedeli accorsi. "Questa esperienza mi ha fortificato"; "Ho provato dolore"; "Vado avanti a testa alta, non mi devo nascondere da nessuno". Il lessico del martire consumato, del Silvio Pellico che avrebbe voluto scrivere Le mie prigioni, ma in mancanza di eloquio consono ("Questa è una squadra che sanno tutti quanti cosa fare") si è accontentato di regalare una conferenza stampa tragicomica a Youtube.

Era stato assente quattro mesi, crivellato dalla più bieca strumentazione giustizialista. I media, commossi, lo hanno abbracciato. Con deferenza, con commozione. Per lui si sono mobilitati i migliori burattinai di parole ("Alla Juve i sorrisi continueranno, anzi conte-nueranno", SkyTg24). A lui sono state regalate soggettive emozionanti, con la Conte Cam che ne restituiva gesti e mimica, indugiando sul cappellino che - con affettuosa misericordia - nascondeva la vaga irresolutezza tricologica del Prescelto.

"La telecamera che gli hanno incollato addosso (..) ci ha dato un verdetto assolutamente confortante: Antonio Conte è lo stesso di qualche mese fa", rassicurava ieri Repubblica. Menomale: se questi mesi di Golgota e flagelli lo avessero anche solo minimamente scalfito, non ce lo saremmo perdonati. Invece, durante il triste confino, Conte ha perfino cementato l'autoironia, su cui fino a ieri - a giudicare dalle querele o dalle reazioni quando si osa zimbellarne il dorato crine - pareva difettare: "Crozza mi dovrebbe pagare una cena, la sua popolarità è cresciuta. La cosa che mi fa arrabbiare di più è sentire mia moglie che imita Crozza che fa me".

E tutti a scompisciarsi.
 Se un alieno si fosse disgraziatamente (per l'alieno) imbattuto nella tivù italiana di domenica pomeriggio, avrebbe immaginato che Antonio Conte fosse appena scampato a un attentato; che avesse attraversato a piedi il deserto del Gobi; che fosse stato rilasciato dopo un lungo sequestro, o anche solo un sequestrino à la Spinaus. Da qui gli osanna trasversali.

Nella realtà, che agli alieni interessa (agli umani non sempre), Conte era stato assente - dalle panchine di calcio, non dal mondo libero - perché condannato a 10 mesi (poi scontati a 4) per omessa denuncia. E sempre Conte rischia un nuovo deferimento per Salernitana-Bari del maggio 2009, quando - secondo gli inquirenti - lo spogliatoio dei pugliesi (allenati da Conte) vendette quasi all'unanimità la partita.

Ovviamente tutto accadeva senza che lui sospettasse nulla, contrariamente alla nomea di tecnico vincente cui nulla sfugge. 
Si potrebbe riscontrare, in tali celebrazioni garantiste, qualcosa di eticamente discutibile. Sarebbe un errore. Un eccesso di ingenuo stupore. Conte merita eccome tali attenzioni, e non solo per la nota deriva dei "giudici tifosi". Egli è la quintessenza del condannato (di lusso; quelli sconosciuti non hanno claque eguali) che piace ai media. L'emblema di colui che, se anche sbaglia (ed è tutto da dimostrare), lo fa a sua insaputa (e meglio di Scajola).

Conte è il complottista che resiste, il caso giudiziario che merita solidarietà a prescindere (anche da Giancarlo Abete, sublime Presidente Figc). Conte non è un'anomalia italiana, realtà iperuranica che crede ancora nel ritorno eterno di Berlusconi: ne è conferma didascalica.

Se qualsiasi organismo tende a combattere il virus inoculato, in Italia si opera affinché esso viva e possibilmente proliferi. Ancor più in un microcosmo come quello calcistico, dove non esistono colpevoli, al massimo mele marce residuali e odiosi delatori (tipo Carlo Petrini, lui sì isolato fino alla morte).
 Lodi imperiture, dunque, ad Antonio Conte, vittima indomita di una congiura "agghiacciante". L'Eroe è tornato, ferito ma vivo, dal fronte. Lo si incensi come merita. Possibilmente anche di più.

 

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