barack obama pete hegseth jon ossoff

FINALMENTE UN OSSOFF DURO PER TRUMP! - I DEMOCRATICI AMERICANI HANNO TROVATO UNA NUOVA STELLA: JON OSSOFF - IL SENATORE DELLA GEORGIA SI È CONQUISTATO LA SCENA UMILIANDO PUBBLICAMENTE PRIMA IL MINISTRO DELLA GUERA PETE HEGSETH SUL CONFLITTO IN IRAN E POI SBUGIARDANDO LE CIANCE DEL DIRETTORE DELLA CIA (VIDEO) – EBREO, 39 ANNI, OSSOFF GIÀ VIENE PARAGONATO A BARACK OBAMA. E DOMANI SARÀ A CENA PROPRIO CON L’EX PRESIDENTE DEM – NEI SONDAGGI OSSOFF HA GIÀ SUPERATO PER GRADIMENTO IL GOVERNATORE DELLA CALIFORNIA, GAVIN NEWSOM, IN VISTA DELLA PRIMARIE DEMOCRATICHE PER LE PROSSIMA PRESIDENZIALI...

 

1. CHI È JON OSSOFF, IL NUOVO OBAMA DELLA GEORGIA CHE ESALTA I DEMOCRATICI

Estratto dell’articolo di Alberto Simoni per “La Stampa”

 

Jon Ossoff

Sarà per quella simiglianza fra le “O” nel logo della campagna elettorale, sarà per l’età – più giovane senatore in 40 anni – sarà per la retorica precisa e avvincente o per la capacità di coniare messaggi diretti e ficcanti o forse sarà solo una coincidenza ma qualcuno dentro il Partito democratico comincia a immaginare per Jon Ossoff, senatore della Georgia, 39 anni, ebreo, nato in una famiglia benestante, folgorato sulla via della politica a poco più di vent’anni ascoltando e seguendo il mammasantissima della battaglia per i diritti civili John Lewis, ecco qualcuno comincia a immaginare un futuro all’Obama.

 

Jon Ossoff e pete hegseth

[…]  L’euforia generatasi per le affermazioni nelle ultime tornate elettorali e nelle primarie di candidati “di sinistra” non trova grandi riscontri nel cuore del partito, dove più di un consulente confida che la vera sfida si gioca nel 2028 e nel 2026 e su un terreno che non può essere sinistra.

 

Così Yemisi Egbewole, alla Casa Bianca con Biden e una lunga esperienza al Congresso come capo dello staff del senatore Warner e della senatrice Kloubachar, e oggi stratega democratica sottolinea: «Non credo che questa cosa dei candidati di sinistra sarà di grande impatto se guardiano verso il 2028, oggi renderà invece solo più blu distretti già blu».

 

Jon Ossoff

Quel che aggiunge però un altro consulente è che se i democratici vogliono un candidato solido, allora serve un «maschio, bianco, e cristiano», un Biden giovane, si scherza. Jon Ossoff ha due di queste caratteristiche, ma è di religione ebraica.

 

Nelle ultime settimane l’attenzione su di lui è aumentata. In novembre dovrà confermare il seggio, lo sfidante è Mike Collins, Maga a 100% di purezza, sostenuto da Trump. Lo scontro è già durissimo e il motivo è evidente.

 

Ossoff è l’unico dei senatori in carica a dover difendere il seggio in uno Stato vinto da Trump nel 2024. Stato tendenzialmente rosso che però nel 2020 sull’onda del rigetto del primo Trump mandò a Washington due democratici, Ossoff appunto e Warnock. Ora i repubblicani vogliono riprendersi almeno uno dei seggi.

 

barack obama

Donald Trump mercoledì è andato proprio nello Stato a tenere un comizio ed è da lì che ha detto che quanto succede in Iran sono “schermaglie”, non guerra, non operazione speciale come da precedenti definizioni. Ossoff attacca il suo rivale definendolo «pro guerra, pro dazi e a favore dei tagli ai programmi sanitari». «Corre per il Senato solo perché il padre per 12 anni è stato deputato», rincalza.

 

Ufficialmente il giovane senatore non pensa alla Casa Bianca. Al The Atlanta Journal Constitution, ha detto di avere “zero interesse” per la presidenza. Ma pure Barack Obama entrò al Senato nel 2004 e quattro anni dopo era a Pennsylvania Avenue.

 

Jon Ossoff

Ma perché si parla di Ossoff? Il motivo è che la sua popolarità è andata crescendo a dismisura, il suo lavoro al Senato, la sua sfida a Trump ha superato i confini della Georgia. Alcuni suoi video e post sono diventati virali, così come le etichette che ha affibbiato alla “First Family” d’America: I figli del tycoon sono “Prince Eric e Prince Donald”.

 

La cerchia dei donatori di Trump? “La classe di Epstein”. L’Amministrazione? “The Mar-a-Lago Mafia”. Corrotta e non interessata ad aiutare l’americano medio, in difficoltà con i prezzi della benzina e degli alimentari. […]

 

gavin newsom

Attorno a lui sono cresciute l’attenzione sui social, le donazioni e la copertura dei media (anche se ha declinato un mese fa la richiesta di un’intervista dal New York Times). Quel che gli manca sono i soldi. Il Super Pac democratico gli ha riservato 20 milioni di dollari, meno della metà di quanti il Leadership Fund repubblicano ha riservato per Collins. La campagna in sé di Ossoff sinora ha raccolto quasi 90 milioni, due terzi sono stati spesi.

 

Ossoff resta focalizzato sulla rielezione e sul costo della vita per gli americani e sulle critiche a Trump: «Dobbiamo riprenderci il Paese». Se farà il bis e avrà voglia, la sua vita al Senato potrebbe essere breve. Il profilo per la Casa Bianca, sponda democratica, sembra (quasi) perfetto.

 

 

OSSOFF METTE ALLE STRETTE HEGSETH SULLA GUERRA ALL'IRAN: IL VIDEO DEL FACCIA A FACCIA TRA I DUE

Articolo da www.corriere.it

 

pete hegseth e Jon Ossoff

Il senatore statunitense Jon Ossoff ha contestato il segretario alla Difesa Pete Hegseth sulle valutazioni riguardanti la guerra contro l'Iran, mettendo in dubbio le dichiarazioni secondo cui le forze armate iraniane sarebbero state «distrutte» e rese «incapaci di combattere».

 

Ossoff ha chiesto chiarimenti sull'efficacia delle operazioni militari americane e sulla correttezza delle informazioni fornite dall'amministrazione, mentre le forze statunitensi continuano gli attacchi contro Teheran. Il confronto riapre il dibattito sui costi, sulla durata del conflitto e sugli obiettivi della strategia militare di Washington.

 

Jon OssoffJon Ossoffjon ossoff raphael warnock joe biden michelle obama, bill clinton e barack obama jon ossoffthomas jonathan ossoff 2

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”

ministero della giustizia giusi bartolozzi

FLASH – LA “ZARINA” È SEMPRE DI CASA A VIA ARENULA! PARE CHE QUESTA MATTINA GIUSI BARTOLOZZI, EX CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, GIUBILATA DA MELONI DOPO LA SCONFITTA AL REFERENDUM, SIA TORNATA A FAR VISITA AI SUOI EX COLLEGHI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA. E NON SAREBBE LA PRIMA VOLTA, NELLE ULTIME SETTIMANE – LA BARTOLOZZI, A QUANTO SPIFFERANO GLI “ADDETTI AI LIVORI”, SI SAREBBE INTRATTENUTA CON IL VICE-CAPO DI GABINETTO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, VITTORINO CORASANITI, E CON LA RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA, LINA DI DOMENICO. DI COSA DOVEVANO PARLARE I DUE FUNZIONARI CON L'EX CAPETTA DI VIA ARENULA?

guido crosetto giorgia meloni roberto vannacci marina berlusconi

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA DEL FENOMENO VANNACCI SARÀ LA PIETRA TOMBALE DEL MELONISMO? IMBARCARE LA “FECCIA” DI FUTURO NAZIONALE AVREBBE CONSEGUENZE CATASTROFICHE PER MELONI & CAMERATI – FORZA ITALIA, PER LA VOCE DI FRANCESCO PAOLO SISTO, GIÀ AVVOCATO DI SILVIO BERLUSCONI E ATTUALE VICEMINISTRO DELLA GIUSTIZIA, HA GIÀ INVITATO I DEPUTATI AZZURRI CHE SI SENTONO ATTRATTI DALLE POSIZIONI DI VANNACCI, A "PASSARE IL RUBICONE". CIOÈ A TOGLIERSI DAI PIEDI E ACCOMODARSI ALTROVE - ALLO STESSO TEMPO LA PRESENZA DEL GENERALISSIMO RISCHIA DI TRAFIGGERE IL VERTICE DI FRATELLI D’ITALIA. IL PRIMO AD ALZARE I TACCHI SAREBBE DI CERTO IL CO-FONDATORE DEL PARTITO E MINISTRO DELLA DIFESA, GUIDO CROSETTO…

gianni alemanno giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT – SENZA UN’ALLEANZA CON VANNACCI, GIORGIA MELONI RISCHIA DI PERDERE LE PROSSIME ELEZIONI – E ALLORA A VIA DELLA SCROFA HANNO PROVATO AD AMMANSIRE IL GENERALE PER TIRARE IN COALIZIONE ANCHE FUTURO NAZIONALE – PECCATO CHE L’EX PARA’ SIA PAPPA E CICCIA, IN EUROPA, CON I NEONAZISTI DI AFD, NEL GRUPPO “EUROPA DELLE NAZIONI SOVRANE” – PER RENDERSI “POTABILE” A UNA COALIZIONE DI GOVERNO, VANNACCI DOVREBBE “RIPULIRSI” PARECCHIO, FARE PARECCHIE ABIURE, PENA L’OSTILITA’ DI BRUXELLES E DEL PPE (CHE HA IN AFD IL SUO NEMICO) – MA AL GENERALE CONVIENE DILUIRSI IN UN CENTRODESTRA CHE ANNACQUEREBBE LA SUA FASCIO-RETORICA O RESTARE ALL’OPPOSIZIONE E INGROSSARE I CONSENSI? LA SECONDA CHE HAI DETTO…

politecnico di milano rettrice donatella sciuto big mama

DAGOREPORT - L’ULTIMA FRONTIERA DELLA PARITA’ DI GENERE? LE UNIVERSITA’ MILANESI, PASSATE NEGLI ULTIMI DIECI ANNI DA ZERO A SEI RETTRICI - ORA, SULL’ESEMPIO DI MANFREDI A NAPOLI, QUALCUNA PENSA AL “GRANDE SALTO”. E’ IL CASO DELLA RETTRICE DEL POLITECNICO, DONATELLA SCIUTO: IN UNA INTERVISTA AL “CORRIERE” DICHIARA DI NON VOLERSI CANDIDARE E INVITA A VOTARE UN SINDACO DEL PD - DEL RESTO, NEL SUO ATENEO C’E’ APPENA STATO UN CONCORSO CON UNA SOLA CANDIDATA (GUARDA CASO!): LA EX PARLAMENTARE PD, LEYLA CIAGA’ – LA LAUREA IN URBANISTICA A BIG MAMA, LA CUI CANZONE “LA RABBIA NON TI BASTA” E’ STATA DEDICATA DALLA SCHLEIN ALLA MELONI. INSOMMA UN POLITECNICO ROSSO DI RABBIA…