"I FASCISTI A ROMA LI CONOSCO, CAPISCONO SOLO LA FORZA” – LA MAGGIORANZA ESPLODE E IL FLEBILE TAJANI, DAVANTI AI SENATORI DI FORZA ITALIA, INCAZZATI PER LA DISPUTA SULLE PREFERENZE E SULLE INTERCETTAZIONI “A STRASCICO” CHE LI CONTRAPPONE A FRATELLI D’ITALIA, PROVA AD ALZARE LA VOCE CONTRO I MELONIANI ANCHE PER PLACARE LA RIVOLTA DEI SUOI. GLI AZZURRI CE L’HANNO CON MELONI E PURE CON TAJANI, ACCUSATO DI UNA GESTIONE TROPPO SOLITARIA – L'EX MONARCHICO CIANCIA: “COME I ROMANI: SI VINCE CON L’UNITÀ DELLA FALANGE” (MA CHI SI CREDE DI ESSERE, MASSIMO DECIMO MERIDIO?) - GLI STRALI A SALVINI ACCUSATO ANCHE DI AVERE CEDUTO SULLE PREFERENZE NELLA LEGGE ELETTORALE – MA LA CAPOGRUPPO “TENDENZA MARINA” STEFANIA CRAXI LO INFILZA: “NON HAI DIFESO FI DALLE SPARATE DI LA RUSSA. E DELLE PREFERENZE NON HAI MAI DISCUSSO CON NOI” - PAOLO ZANGRILLO LO PUNGE: “NON DIVENTIAMO IL PARTITO DELLE SAGRE, SERVE QUALITÀ”
Tommaso Ciriaco Lorenzo De Cicco per repubblica.it - Estratti
Giorgia Meloni Antonio Tajani Matteo Salvini 3
«I fascisti a Roma li conosco, capiscono solo la forza». Così parla Antonio Tajani, davanti ai senatori azzurri inviperiti per la disputa sulle preferenze e sulle intercettazioni «a strascico» che li contrappone a FdI.
L’assemblea del gruppo forzista a Palazzo Madama si trasforma presto in un doppio processo: un po’ a Meloni, tacciata di voler piegare gli alleati ai suoi desiderata, senza nulla concedere; un po’ contro il segretario, accusato di una gestione troppo solitaria. E così, quando gli animi si surriscaldano, il vicepremier tenta la carta motivazionale, inserendo però un paio di passaggi pepati, decisamente poco gentili nei confronti dei soci di maggioranza. «Come i Romani: si vince con l’unità della falange».
Antonio Tajani Giorgia Meloni Matteo Salvini 2
Il ministro degli Esteri chiede a tutti di evitare «chiacchiericci», perché in ballo c’è la tenuta del partito. «Li usano per danneggiarci». Ce l’ha pure con Matteo Salvini: «Abbiamo visto la prepotenza della Lega, nel caso Consob hanno provato a forzare, ma uniti abbiamo vinto noi». Salvini è accusato anche di avere ceduto sulle preferenze nella legge elettorale, pretese da Meloni. «Stavamo vincendo, poi sono andato a Marcinelle, c’è stata una riunione e Salvini ha detto sì».
A questo punto, Tajani fa un bagno di realismo, nonostante le pressioni da Cologno Monzese: «Da soli non possiamo farcela. E qui in Senato il voto è palese, non possiamo metterci contro». Anche perché, sostiene, da ambienti della Corte costituzionale avrebbe avuto la soffiata che senza preferenze la riforma sarebbe viziata. Impraticabile. Gongola Claudio Lotito: «Magari, così ci teniamo il Rosatellum». Risate. «Ma cadrebbe il governo», avverte Tajani.
Il gruppo dei senatori forzisti non ha molta voglia di ingoiare il boccone amaro. C’è chi si agita per il congresso appena convocato in Campania, con la richiesta di esautorare il coordinatore uscente, Fulvio Martusciello, impelagato dall’inchiesta Huawei. Sulla legge elettorale si espongono in tanti. La ministra Elisabetta Casellati: «Ormai la riforma passa, ma non possiamo subire così». Un altro ministro di peso, Paolo Zangrillo, bersaglia le preferenze: «Si rischiano personaggi loschi». Segue puntura a Tajani: «Non diventiamo il partito delle sagre, serve qualità».
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Pure la capogruppo “tendenza Marina” Stefania Craxi non le manda a dire. Bisticcia con Tajani per averlo interrotto. Dice la sua: «Non hai difeso FI dalle sparate di La Russa. E delle preferenze non hai mai discusso con noi». Si cerca un punto di caduta: Tajani davanti ai microfoni promette che il partito è «orientato» a dire sì all’emendamento di FdI, ma solo dopo una discussione con gli alleati. Si prepara un vertice tra lunedì e martedì. Ci sarà pure un senatore forzista, Roberto Rosso, per dar voce ai malpancisti azzurri.
Tajani riferisce dell’incontro nel tardo pomeriggio, rientrando a Palazzo Chigi. C’è Giorgia Meloni, con Matteo Salvini. Formalmente si parla di balneari, delle mosse da approntare dopo la sentenza della corte di giustizia Ue. Ma si parla anche della riforma del sistema di voto. La tensione è alta. Il punto di caduta ancora lontano. E così la maggioranza avalla l’ennesimo rinvio: il termine per presentare gli emendamenti è rimandato al primo settembre.
Giorgia Meloni Antonio Tajani
Stefania Craxi
Marina Berlusconi 2
INFORMATIVA - GIORGIA MELONI ALLA CAMERA - ANTONIO TAJANI E MATTEO SALVINI

