1. C’È UN FAX CHE PROVA CHE IL MINISTERO DELLA BONINO NEGÒ L'IMMUNITÀ AD ALMA SHALABAYEVA CHE FU ESPULSA DALL'ITALIA CON VOLO PRIVATO PAGATO DAL KAZAKISTAN (SIC!) 2. COME È POSSIBILE CHE NON RISULTI NEGLI ARCHIVI DELLA FARNESINA CHE L’ESPULSA È LA MOGLIE DI MUKHTAR ABLYAZOV, IL DISSIDENTE CON STATUS DI “RIFUGIATO” BRITANNICO? 3. E PERCHÉ LA DIREZIONE CENTRALE DELLA POLIZIA CRIMINALE NON AVREBBE INFORMATO IL CAPO DELLA POLIZIA DEL BLITZ COMPIUTO NELLA NOTTE TRA IL 28 E IL 29 MAGGIO? 4. RUOTA FONDAMENTALMENTE INTORNO A QUESTI DUE INTERROGATIVI L'INDAGINE AFFIDATA DAL GOVERNO AL PREFETTO ALESSANDRO PANSA CHE AL VERTICE DELLA POLIZIA È ARRIVATO QUANDO LA SIGNORA SHALABAYEVA ERA STATA ORMAI RISPEDITA IN PATRIA 5. LETTERA DI RINGRAZIAMENTO DEL DISSIDENTE ABLYAZOV AD ENRICO LETTA: “NAZARBAYEV VUOLE MIA MOGLIE IN PRIGIONE E MIA FIGLIA IN ORFANOTROFIO”

1. QUEL FAX DELLA FARNESINA CHE LE NEGÒ L'IMMUNITÀ: «SHALABAYEVA PUÒ RIENTRARE IN ITALIA» - L'IRRUZIONE NELLA VILLA DI CASAL PALOCCO CHIESTA DALL'INTERPOL. IL CAPO DELLA POLIZIA NON AVVISATO

Fiorenza Sarzanini per Corriere della Sera

Il ministero degli Esteri fu informato che la signora Alma Shalabayeva stava per essere espulsa dall'Italia. La prova è in un fax inviato il pomeriggio del 29 maggio scorso dal Cerimoniale della Farnesina all'ufficio Immigrazione della questura di Roma che chiedeva conferma del fatto che la donna godesse dell'immunità diplomatica.

Quanto basta per rendere ancora più fitto il mistero su che cosa sia davvero accaduto in quei giorni e fino al 31 maggio, quando lei e la figlia Alua di 6 anni furono rimpatriate con un aereo privato della compagnia austriaca Avcon Jet messo a disposizione dalle autorità diplomatiche a Roma e non, come generalmente avviene, con un velivolo di linea.

E su quali pressioni siano state esercitate dalle autorità kazake su quelle italiane affinché tutto si svolgesse con la massima urgenza. Del resto Alma Shalabayeva è la moglie di Mukhtar Ablyazov, il dissidente che il 7 luglio 2011 ha ottenuto lo status di «rifugiato» dalle autorità della Gran Bretagna. Come è possibile che questo non risulti negli archivi della Farnesina?

E perché, come emerge dai primi accertamenti svolti in questi giorni, la Direzione centrale della polizia Criminale non avrebbe informato il capo della polizia del blitz compiuto nella notte tra il 28 e il 29 maggio?

Ruota fondamentalmente intorno a questi due interrogativi l'indagine affidata dal governo al prefetto Alessandro Pansa che al vertice della polizia è arrivato quando la signora era stata ormai rispedita in patria. Un accertamento rapido che dovrà verificare proprio quanto accaduto.

LA CATENA DI COMANDO
È l'Interpol, il 28 maggio, a segnalare la presenza di Ablyazov in Italia e sollecitarne l'arresto per una serie di truffe. Il mandato di cattura internazionale firmato dalle autorità kazake e moscovite viene trasmesso alla squadra mobile di Roma con le indicazioni sulla villetta di Casal Palocco dove l'uomo si sarebbe nascosto. Il capo della mobile Renato Cortese concorda con il questore Fulvio Della Rocca di eseguire l'irruzione appena farà buio. Nella nota viene sottolineato che Ablyazov è «armato e pericoloso», dunque si decide di chiedere rinforzi alla Digos.

Il blitz si conclude con un nulla di fatto, visto che l'uomo non viene trovato. Sull'esito il questore Fulvio Della Rocca informa l'Interpol, che dipende direttamente dalla Dac guidata dal prefetto Matteo Chiusolo. Ma secondo la versione accreditata in queste ore, nessuno si preoccupa di avvisare il vertice della polizia e dunque il ministro dell'Interno Angelino Alfano. Ed ecco l'altro punto oscuro che l'indagine di Pansa dovrà chiarire: come è possibile che l'Interpol abbia sollecitato la cattura dell'uomo senza verificare che si trattava di un rifugiato politico?

I DUE FAX
Gli agenti della Mobile che fanno irruzione nella villetta non trovano Ablyazov, ma sua moglie Alma. E per la donna è l'inizio dell'incubo, come ha più volte sottolineato il suo avvocato Riccardo Olivo che da settimane si batte per farla tornare in Italia e così sottrarla alla possibile vendetta del regime kazako.

La signora esibisce un passaporto rilasciato dalla Repubblica del Centroafricana con il suo nome da nubile Alma Ayan. Gli agenti ritengono che il documento possa essere contraffatto e la trasferiscono nel centro di accoglienza di Ponte Galeria. È lì che la signora spiega di godere dell'immunità diplomatica. La mattina del 29 maggio il dirigente dell'ufficio Immigrazione Maurizio Improta chiede conferma al Cerimoniale della Farnesina, come prevede la prassi. La risposta arriva poche ore dopo.

Il fax è firmato dall'addetto Daniele Sfregola. Attesta che la signora non gode di alcuna immunità. Precisa che era stata candidata dall'ambasciata del Burundi a diventare console onorario per le regioni del sud Italia, ma che quella candidatura era stata successivamente ritirata. Il ministero degli Esteri ha dunque svolto ricerche sul nominativo. Possibile non abbiano scoperto la circostanza più importante, cioè che si trattava della moglie di un rifugiato politico?

L'ISCRIZIONE A SCUOLA
Eppure la presenza della donna in Italia ha certamente lasciato tracce, come risulta dal ricorso presentato dall'avvocato Olivo contro il decreto di espulsione. Ed è proprio questo ad alimentare i dubbi sull'operato delle autorità, soprattutto se si tiene conto che l'ambasciatore del Kazakistan in Italia, Andrian Yelemessov, avrebbe più volte sollecitato il blitz per catturare Ablyazov. E lo avrebbe fatto proprio con alcuni alti funzionari del Viminale che adesso dovranno chiarire la natura di questi contatti.

Scrive il legale: «Alla signora Shalabayeva e a sua figlia Alua sono stati rilasciati dalle competenti Autorità britanniche, in data 1 agosto 2011, regolari permessi di soggiorno, con validità sino al 7 luglio 2016. A seguito di segnalazioni della Polizia Metropolitana di Londra, circa la sussistenza di un concreto ed imminente pericolo per l'incolumità sua e della famiglia e dell'impossibilità per la stessa Polizia di garantire loro un'effettiva e continua protezione onde evitare che Ablyazov venisse assassinato sul territorio Britannico, la signora Shalabayeva, pur in possesso dei permessi di soggiorno britannici, ha deciso di allontanarsi dal Regno Unito.

Dopo un periodo in Lettonia, si è trasferita in Italia, facendo ingresso dalla frontiera con la Svizzera, nell'estate del 2012. A partire da tale momento dunque viveva sul territorio italiano, e più precisamente in una villa in affitto a Casal Palocco, con la figlia Alua, unitamente ad alcuni collaboratori domestici. La signora Shalabayeva ha condotto nel territorio italiano una vita assolutamente normale, non ha mai avuto alcun problema con le Autorità italiane, ed ha iscritto la propria figlia Alua ad una scuola di Roma, che ha frequentato regolarmente». Sarebbe bastato questo dettaglio per scoprire chi fosse realmente.

2. LETTERA DI ABLYAZOV A LETTA: "IL PIANO DEL REGIME DI NAZARBAYEV È DI MANDARE MIA MOGLIE IN PRIGIONE E MIA FIGLIA IN UN ORFANOTROFIO".
Maurizio Molinari per La Stampa

"Caro Mr Letta grazie per questa decisione coraggiosa ma adesso temo che il regime di Nazarbayev reagirà mandando mia moglie Alma in prigione e la mia bambina Alua all'orfanotrofio" impedendo che possano tornare in Italia: l'oppositore kazakho Mukhtar Ablyazov reagisce alla decisione del governo di annullare l'espulsione dei suoi famigliari con queste parole, contenute in un "messaggio al presidente del Consiglio" che consegna al nostro giornale.

"Una settimana fa sulla pagine de La Stampa mi sono appellato a lei affinché facesse luce sulla rendition illegale dell'Italia verso il Kazakistan di mia moglie di mia figlia di 6 anni" esordisce l'oppositore, affermando di "aver voluto credere che in Italia vi sono persone che rispettano i diritti umani e lo Stato di Diritto".

Da qui le parole destinate al presidente del Consiglio: "Mr Letta, lei non ha coperto questo incidente vergognoso. Le sono molto grato per questo. Sono grato al suo coraggio ed alle sue convinzioni che, in circostanze estremamente difficili, l'hanno portata a fare quanto era giusto". Ma la gratitudine nei confronti dell'Italia si sovrappone alla paura per quanto potrebbe avvenire ora: "Il piano del regime di Nazarbayev è di mandare mia moglie in prigione e mia figlia in un orfanotrofio".

 

 

Silvio Berlusconi con Alfano e SchifaniQATIPM x NAZARBAYEV CON LA TESTA DEL DISSIDENTE ABLYAZOV emma bonino ALMA SHALABAYEVA KAZAKHSTAN ABLYAZOV ABLYAZOV CON LA FIGLIA Maurizio ImprotaMukhtar Ablyazov con moglie e figlia Il passaporto della moglie di Mukhtar Ablyazov Mukhtar Ablyazov La moglie di Mukhtar Ablyazov con la figlia LETTA E ALFANO

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