decaro schlein conte

“IL CAMPO LARGO? E’ UN’ESPRESSIONE CHE NON MI PIACE PERCHÉ SE NON DIAMO RISPOSTE AI CITTADINI DIVENTA UN CAMPOSANTO” – DECARO NON FA IN TEMPO AD ACCETTARE LA CANDIDATURA A GOVERNATORE DELLA PUGLIA CHE GIA’ SI SMARCA DA ELLY SCHLEIN E SUI VETI A VENDOLA E EMILIANO CHIARISCE: “LA MIA REGIONE HA BISOGNO DI UN PRESIDENTE INTERO, NON A METÀ” – MERLO: “SOMIGLIA AL SÌ DELLA MONACA DI MONZA IL SÌ CHE ANTONIO DECARO HA PRONUNZIATO A BISCEGLIE. GLIELO HA ESTORTO, ELLY SCHLEIN, PIÙ CARNEFICE CHE SEGRETARIA. PER LIBERARSI DELLA CANDIDATURA, DECARO LE AVEVA TENTATE TUTTE, SINO A FARSI PICCOLO PICCOLO, IL MEDIOCRE CHE IMPONE VETI…”

1 - IL SÌ DI DECARO SEMBRA USCITO DA MANZONI 

Francesco Merlo per “la Repubblica” - Estratti

 

ANTONIO DECARO ELLY SCHLEIN

Somiglia al sì della monaca di Monza il sì che Antonio Decaro ha pronunziato a Bisceglie. Glielo ha estorto, con un abbraccio che lo ha mandato in paradiso in carrozza, Elly Schlein, più carnefice che segretaria («non ci regge il cuore di dargli il titolo di padre» scrive, tra parentesi, Manzoni del padre di Gertrude).

 

Per liberarsi della candidatura alla presidenza della sua Puglia, Decaro le aveva tentate tutte, sino a farsi piccolo piccolo e diventare l'uomo senza qualità, il mediocre che impone veti, quello a Emiliano, e l'altro, ancora più lunare, a Nichi Vendola.

 

Lo sguardo impaurito, l'atteggiamento smarrito, c'era nell'abbraccio di Bisceglie il mondo irrisolto di Decaro, questi suoi mesi «pieni di pentimenti e di ripentimenti», le mille frasi virgolettate come gossip sulla felice vita a Bruxelles e sul doppio gioco del solito Conte che lo invitava sia a resistere e sia a cedere, ma sempre «per servire Dio»: «per il bene della Puglia».

ANTONIO DECARO ELLY SCHLEIN

 

(...) Povero Decaro, perduto nella folla solitaria delle cinquecentomila preferenze si era persino messo a trattare Vendola come il suo "cigno nero", che è, secondo la famosa teoria di Taleb, l'imprevedibile, l'incerto, l'ingovernabile.

 

Sicuramente Vendola è overqualified, il candidato che le aziende non assumono perché è troppo bravo per il ruolo al quale aspira, ma quella frase – «con un ex presidente in Consiglio regionale non mi sentirei libero» – è troppo padronale, troppo da cacicco.

 

NICHI VENDOLA ANTONIO DECARO

Infatti, la paura spacciata per libertà è stata facilmente smontata dalla taranta dei mediatori, Boccia, Bettini, Taruffi, Bonaccini, Gori, Guerini, Conte: «Brava! bene! esclamarono, a una voce, e abbracciaron Gertrude». Persino Bonelli ha esibito il suo immenso amore per Vendola dimenticando quante volte l'aveva spudoratamente trattato come il peggiore dei malfattori.

 

Tutti sanno che Vendola aveva lasciato la politica perché era sotto processo, un calvario giudiziario che è durato 16 anni e dal quale è uscito senza sentenze e molto dispiaciuto per le prescrizioni.

 

Finito, però, il lungo esilio che si era imposto, l'inventore della «Puglia che non c'era», buon ritiro del turismo internazionale e palestra delle aziende d'avanguardia, si ricandida ora alle regionali nella lista del partito che ha fondato e che, senza di lui, non supererebbe lo sbarramento del 4 per cento.

schlein decaro boccia emiliano

 

Per capire Decaro-Gertrude che «era come dominata da un sogno», bisognava osservare Vendola. Ribelle prudente e selvaggio delicato, invece di dargli del padroncino smargiasso, Nichi ha assunto il ruolo dell'autorevole professore d'equilibrio tra gli squilibrati e ha amorevolmente confortato «il guazzabuglio del cuore» di Decaro invece di mandarlo in farmacia con il classico pigliate 'na pastiglia, siente a me. 

 

Cosi Decaro è arrivato al sì di Bisceglie: «e fu monaca per sempre». 

 

VINCENZO DE LUCA - ANTONIO DECARO - MICHELE EMILIANO

2 - DECARO, PRIMI PASSI DA CANDIDATO: CAMPO LARGO? NON AMO L’ESPRESSIONE 

Cesare Zapperi per il “Corriere della Sera” - Estratti

 

Antonio Decaro debutta alla Festa nazionale dell’Unità da candidato ufficiale per la presidenza della Puglia in tono dimesso, con ancora stampati sul volto i tormenti e le fatiche della sua tribolata discesa in campo.

 

«Ma non vedete che sorrido», cerca di convincere i cronisti che lo inseguono vanamente per scrutarne l’umore al di là delle dichiarazioni ufficiali. Il deputato europeo barese arriva tra gli stand della Festa emiliana con largo anticipo sui tempi previsti per l’intervento dal palco (dove intervengono, in collegamento, anche la presidente della Sardegna Alessandra Todde e il candidato governatore campano Roberto Fico).

ANTONIO DECARO ELLY SCHLEIN

 

 

(…) Poi, dal palco di fronte ad un pubblico di non più di duecento persone, spiega le ragioni del lungo tira e molla chiusosi venerdì con lo scioglimento della riserva. «Io ho dato la disponibilità a candidarmi a condizione di sentirmi libero, non volendo confrontarmi con le scelte dei miei predecessori. La mia regione ha bisogno di un presidente intero, non a metà». 

 

Decaro racconta che in giornata ha telefonato a Michele Emiliano per complimentarsi per la nuova paternità del governatore uscente, ma assicura che non si è parlato di politica. Una precisazione, tuttavia, è doverosa per cercare di sgombrare il campo dai veleni che pure sono scorsi.

 

«Non ho chiesto la rottamazione di nessuno — sottolinea — anche perché io sono stato protagonista della stagione politica di Emiliano (di cui ha raccolto l’eredità come sindaco, dopo essere stato suo assessore, ndr), non posso prenderne le distanze. Ma non voglio avere condizionamenti di alcun tipo».

ANTONIO DECARO ELLY SCHLEIN

 

Sul tema della continuità-discontinuità con chi ha governato prima, tema che li accomuna, Fico e Decaro si trovano d’accordo nel sostenere che farà fede il programma. «Su quello abbiamo raggiunto un’intesa la più larga possibile nel campo del centrosinistra», rimarca l’ex presidente pentastellato della Camera.

 

«Ma adesso bisogna dare risposte ai cittadini, come abbiamo saputo fare noi in Sardegna» aggiunge Todde portando il suo modello ad esempio vincente. E il Campo largo? A Decaro è «un’espressione che non piace: perché se non diamo risposte ai cittadini diventa un camposanto». 

(…)

 

Decaro racconta la mutazione subita da una Regione che oggi vive una condizione di overtourism. «Se continuiamo a far scappare i residenti per lasciar spazio ai turisti fra un po’ rimarranno solo questi» è l’ultima battuta per chiarire come, rispetto al passato, serve un cambio di passo. Con buona pace di Emiliano. 

ANTONIO DECARO ELLY SCHLEINDECARO SCHLEIN

 

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