IN CERCA DEL COMMISSARIO (EUROPEO) - CHI SCEGLIERA' RENZIE TRA D'ALEMA, LETTA E FASSINO? UNA DONNA! - IL LÌDER MAXIMO STA FACENDO CARTE FALSE MA INFLIGGERE UN NUOVO DISPIACERE A LETTA PUO’ ESSERE FATALE PER IL FUTURO DEL GOVERNO

Wanda Marra per "Il Fatto Quotidiano"

Per i livelli di guida delle istituzioni europee dovremo mandare in Europa le persone più forti che abbiamo: e qui parlo da premier". Era il 18 marzo scorso quando Matteo Renzi pronunciava forti e chiare queste parole presentando il libro di Massimo D'Alema ("Non solo euro") al Tempio di Adriano di Roma.

Al Lìder Maximo, seduto accanto a lui, era sembrato un impegno, un'assicurazione non proprio esplicita, ma sufficientemente evidente del fatto che il suo "nemico amatissimo" era pronto a spendersi per candidarlo nella nuova Commissione europea, al posto destinato a un italiano. In sostituzione di Tajani che si è candidato con FI e con ogni probabilità entrerà al Parlamento europeo. È passato un mese e mezzo e i contendenti per un posto al sole in Europa sono aumentati. A sfidare D'Alema c'è Enrico Letta, ma anche Piero Fassino.

Chi la spunterà alla fine? Molte le variabili in campo. Bisognerà vedere come vanno le elezioni, con i risultati di Ppe e Pse. Il Pd potrebbe essere addirittura il primo gruppo dei Socialisti europei. E questo significherebbe avere molta voce in capitolo e puntare a prendere nella Commissione un posto importante, come quello di Mr Pesc (quello che avrebbe voluto D'Alema già nel 2009, ma che andò poi a Catherine Ashton). Ci sono le variabili interne. E il metodo Renzi: quello di decidere tutto all'ultimo momento, anche a dispetto di accordi presi.

Ne sa qualcosa il sindaco di Bari, Michele Emiliano, che fino alla notte prima della chiusura delle liste era capolista al Sud e si è poi visto preferire Pina Picierno. In questo momento, a tre settimane dal voto, sembra un testa a testa tra Letta e D'Alema. Non fosse altro perché entrambi sono ex premier. Con l'ago della bilancia che pende a favore del primo, tant'è vero che il nervosismo di D'Alema, che sa riconoscere un avversario temibile, è palpabile.

Dopo la defenestrazione da Palazzo Chigi, Enrico e Matteo si sono incontrati una decina di giorni fa. Poco è trapelato di quell'incontro, ma la questione è sul piatto. Letta, dicono i suoi, non avrebbe chiesto nulla (tant'è vero che nulla ha trattato uscendo da Palazzo Chigi). Quel posto per lui è sottodimensionato, sostengono. Ma l'ex premier non fa mistero di voler andar via dall'Italia. Hha iniziato con un ciclo di seminari sull'Europa alla Sciences-Po di Parigi. Il curriculum è quello giusto: è molto stimato a livello internazionale. È giovane. Sul piano interno a Renzi potrebbe convenire ricucire ,risarcendolo, anche a livello d'immagine.

E D'Alema? Ex ministro degli Esteri, ex premier anche lui, può vantare ottimi rapporti nel Pse. Ma quelli a Renzi li ha già portati in dote: durante il congresso a Roma, non a caso, l'unico che Matteo era andato a salutare arrivando era stato lui, che faceva la sponda tra la prima fila e il palco. Ma sono passati 15 anni da quando era presidente del Consiglio.

Se nei giorni del Tempio di Adriano Renzi poteva sperare che D'Alema compattasse la minoranza Pd e dunque gli facilitasse il compito, si è chiarito che non è così. Perché la minoranza dem è una sorta di Armata Brancaleone allo sbaraglio che nessuno è in grado di indirizzare. Max però in Europa ci vuole assolutamente andare. E infatti fa campagna elettorale girando col suo libro per tutta la Penisola, è andato mercoledì da Napolitano a perorare la sua causa. E sente Matteo spesso e volentieri, pronto a far pesare la (mezza) parola data e soprattutto il rapporto di ferro con il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan.

Tra i due litiganti , il terzo gode, si dice. E alcuni - tra i renziani di peso - sono pronti a scommettere su Piero Fassino. Ex ministro del Commercio estero, ex responsabile Esteri del Pds, l'ultimo segretario dei Ds pare ne abbia abbastanza di fare il Sindaco di Torino (sogno per il quale rinunciò a correre come candidato alle europee del 2009), anche perché ha una maggioranza molto difficile da gestire.

Ma, raccontano i suoi, non ha spinto per nessun posto da Commissario. Se glielo chiedessero, però...Unico vero renziano in corsa, Fassino potrebbe essere raccontato come una sorta di "Sindaco d'Europa". E dall'Anci, di cui è presidente, sono arrivati al governo figure di primo piano come Graziano Del-rio e il sottosegretario alla Pa, Rughetti. Con Renzi, però, non si sa mai. Magari alla fine potrebbe estrarre dal mazzo una carta inedita. Per esempio, una donna.

 

MASSIMO D'ALEMA ENRICO LETTA - copyright PizziBERSANI LETTA DALEMA FRANCESCHINI fassino dalemaRENZI-DALEMAJas Gawronski e Antonio Tajani Pina PiciernoEnrico Letta Graziano Delrio

Ultimi Dagoreport

adriano galliani helga costa

DAGOREPORT - SI ALLUNGANO I SOSPETTI DI CONFLITTO DI INTERESSE SU ADRIANO GALLIANI, CANDIDATO ALLA PRESIDENZA DELLA FIGC CONTRO MALAGO’: NON C’E’ SOLO LA GRANA DEL FIGLIO GIANLUCA, AZIONISTA DI UNA TECH COMPANY CHE FA CONCORRENZA ALLA LEGA SERIE A SUL FANTACALCIO. C’E’ ANCHE IL NODO DEL FIGLIO DELLA MOGLIE HELGA COSTA, ALAN RODRIGUEZ, CHE FA IL PROCURATORE SPORTIVO NELLA SCUDERIA DI BEPPE RISO (CHE HA CONCLUSO IN QUESTI ANNI DIVERSI AFFARI CON GALLIANI) - COME SI METTE L’EX BRACCIO DESTRO DI BERLUSCONI RISPETTO ALL’ARTICOLO 29 DELLO STATUTO FIGC CHE PARLA DI INCOMPATIBILITA’ IN CASO DI CONFLITTO DI INTERESSI? LA GIUSTIZIA SPORTIVA NON HA NULLA DA RILEVARE?

leonardo maria del vecchio fedez selvaggia lucarelli fedez

DAGOREPORT – DIETRO ALL’OPA (FALLITA) DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO SUL “FATTO QUOTIDIANO”, C’È FORSE LO ZAMPONE DI FEDEZ? – L’EX MARITO DI CHIARA FERRAGNI VEDE NEL QUOTIDIANO DI TRAVAGLIO, E NELLA FIRMA DI SELVAGGIA LUCARELLI, UN NEMICO DA ABBATTERE: SOGNA DI DIVENTARE UN MAGNATE DELL’EDITORIA (VUOLE TRASFORMARE IL SUO "PULP PODCAST" IN UNA TESTATA GIORNALISTICA) E CONTROLLARE LA “NARRAZIONE” SULLE SUE GESTA (DAGLI AFFARI ALLE RISSE IN DISCOTECA) – IL RAPPORTO CON "LENNY" DEL VECCHIO È CONSOLIDATO. E LA SOCIETÀ DI FEDEZ, “DOOM”, SAREBBE ANCHE DIETRO LO SBARCO DI LMDV SU “X” 

daniele piervincenzi paolo corsini

DAGO-“REPORT” FLASH! - A UNA SETTIMANA DALL'INIZIO DEL “REPORT” DE-RANUCCIZZATO, PARE CHE DANIELE PIERVINCENZI NON ABBIA ANCORA CAPITO CHE A LUI SPETTERÀ CONDURRE LA PARTE MENO CENTRALE, EX “LAB”, ORA “REPORT PLAY”, CON PREGEVOLI INCHIESTE SU TARTUFI E MICROPLASTICHE – GLI “ADDETTI AI LIVORI” DELLA REDAZIONE RACCONTANO CHE, DURANTE LE PROVE, L’EX RUGBISTA CHIEDE IN CONTINUAZIONE: "COME VADO?". PERCHÉ IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI RAI, PAOLO CORSINI, EX COMPAGNO DI SQUADRA DI PIERVINCENZI NELLA “PRIMAVERA RUGBY”, MOLTO PRESENTE NEGLI STUDI DURANTE LE REGISTRAZIONI, NON COMUNICA A DANIELONE IL SUO RUOLO EFFETTIVO?

elezioni israele isaac herzog netanyahu eisenkot

DAGOREPORT – IN ISRAELE, DOPO LE ELEZIONI, CI SONO SOLO TRE SCENARI PLAUSIBILI: UN GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE, UN ACCORDO DELL’OPPOSIZIONE CON GLI ARABI O NUOVE ELEZIONI – UNA GRANDE COALIZIONE È IL SOGNO DEL PRESIDENTE HERZOG E DEGLI STATI UNITI: PERMETTEREBBE DI RIMUOVERE QUEI MEZZI CRIMINALI ESTREMISTI DI BEN GVIR E SMOTRICH, CHE OSTACOLANO IL PIANO DI TRUMP PER GAZA E ROMPONO IL CAZZO IN CISGIORDANIA. MA EISENKOT ESIGE CHE “BIBI” NON SIA PREMIER, E PER ACCONTENTARLO, HERZOG DOVREBBE CONCEDERE LA GRAZIA AL PREMIER – L’ACCORDO CON LE LISTE ARABE È COMPLICATO: NESSUNO SI VUOLE ACCOLLARE IL RISCHIO DI GOVERNARE CON I MUSULMANI – UN RITORNO ALLE URNE SAREBBE UN REGALO PER “BIBI” – LA POSSIBILE NUOVA ESCALATION IN IRAN E LA PAURA DI EISENKOT DI FINIRE TRITURATO DA QUEL VECCHIO VOLPONE DI NETANYAHU, CHE HA GOVERNATO 19 DEGLI ULTIMI 30 ANNI...

marina pier silvio berlusconi soldi profitti denaro

FLASH – MARINA O “MARETTA”? SEMBRA CHE STIA MONTANDO UN PO' DI TENSIONE TRA I FRATELLI BERLUSCONI - MARINA, CHE IN QUANTO PRESIDENTE DI FININVEST È LA CAPA DI “PIER DUDI”, È PREOCCUPATA DAL FUTURO ECONOMICO DI MEDIASET. E NON SOLO PER L'IMPERO ITALIANO: TEME CHE L’ACQUISIZIONE DI PIER SILVIO DELLA TV TEDESCA PROSIEBENSAT SIA STATA UNA MOSSA  AZZARDATA E CHE POSSA METTERE A RISCHIO LA TENUTA DEI CONTI DEL BISCIONE - (A COLOGNO ANCORA SCOTTA IL RICORDO DEI 900 MILIONI DI EURO BUTTATI NEI DIRITTI TV E IL FLOP DI MEDIASET PREMIUM, CHE STAVANO PER FAR SCHIOPPARE L’AZIENDA...)