“MI SONO RESO CONTO CHE LA MIA FELICITÀ PERSONALE NON È CONCILIABILE CON IL MIO INCARICO POLITICO” – LA LETTERA DI DIMISSIONI DI JENS SPAHN, L’EX CAPOGRUPPO DELLA CDU TEDESCA FINITO AL CENTRO DELLA BUFERA PER ESSERE DIVENTATO NEOPAPÀ GRAZIE ALLA MATERNITÀ SURROGATA, VIETATA IN GERMANIA, CONTRO LA QUALE LUI STESSO SI ERA SCHIERATO IN PASSATO – IL 46ENNE SPERAVA CHE I SUOI “DOPPI STANDARD” PASSASSERO SOTTOTRACCIA, COME AVVIENE CON LA LEADER DEI NEONAZISTI DI AFD, ALICE WEIDEL: E' GRANDE FAN DELLA "FAMIGLIA TRADIZIONALE" MA È LESBICA ED E' SPOSATA CON UNA IMMIGRATA DELLO SRI LANKA...
Estratto dell’articolo di Mara Gergolet per il "Corriere della Sera"
Jens Spahn Daniel Funke con figlio
E alla fine, dopo 48 ore di polemiche, Jens Spahn scrive la lettera di dimissioni. Inconciliabili la sua posizione di capogruppo della Cdu e il fatto di essere diventato neopapà grazie alla maternità surrogata, vietata in Germania e contro la quale lui stesso si era in passato espresso.
«Negli ultimi giorni mi sono reso conto che la mia felicità personale, cioè costruire una famiglia insieme a mio marito e diventare padre, non è conciliabile con il mio incarico politico — ha scritto ai vertici del partito —. Il divario tra la mia decisione privata di avere un figlio tramite maternità surrogata e le comprensibili aspettative nei miei confronti come presidente del nostro gruppo parlamentare è diventato più grande di quanto mi aspettassi».
È un caso che ha terremotato la politica tedesca. […] Non perché alle coppie gay sia vietato avere figli: in Germania è legale dal 2017. Il problema sono i modi. Può un conservatore ricorrere alla gestazione per altri? Mettersi al di sopra delle leggi che promuove? Avere una doppia morale e restare al suo posto? La risposta è stata: non può. […]
È stato il cancelliere Merz a esigere il passo indietro di Spahn. Dopo aver sentito i capi regionali della Cdu e aver constatato che nel partito non c’era alcuna tolleranza, ha chiamato Spahn negli Usa. «Questa decisione è giusta ed era inevitabile — ha detto Merz —. La credibilità è il bene più prezioso in politica».
[…] C’è però un passaggio che non si può ignorare. Spahn dice: «La crescente durezza dello scontro pubblico mi ha fatto molto riflettere. Anche quando siamo chiari e determinati nelle nostre decisioni, dobbiamo sempre mantenere un tono umano». Una tale violenza delle guerre culturali è un tratto nuovo della politica in Germania.
[…] Contro di lui si sono levati avversari e nemici: i gruppi di pressione anti surrogata; i Verdi più ideologici, che gli contestano di essersi «comprato» il figlio; i liberali che invece non gli perdonano di aver a suo tempo bocciato la loro iniziativa per legalizzare la surrogata; gli avversari interni, che gli fanno pagare l’arroganza. Colpisce, se davvero questo era il calcolo di Spahn, l’errore di pensare di poter navigare tra tutte queste contraddizioni. Pochi l’hanno difeso: tra questi, Der Spiegel , che ha ricordato come ciò che ha fatto non sia illegale e che la vita privata meriti rispetto.
[…] Forse Spahn pensava di poter fare come Alice Weidel, la leader dell’estrema destra AfD, il cui partito sostiene che esiste solo la famiglia tradizionale, ma che è sposata e ha due figli con la compagna. Però è proprio qui la grande distinzione tra la Cdu e l’AfD: ciò che si «perdona» a un partito anti sistema non viene consentito a un partito «di sistema», che anzi il sistema lo puntella.
Al di là di quello che pensano gli elettori — Spahn forse puntava alla loro clemenza —, un partito classico è obbligato al rispetto di regole e gerarchie, specie in Germania. Ma in un mondo di irregolari, di politici alla Trump, questa irrinunciabile coerenza male si abbina a tempi veloci e turbolenti.
[…] A settembre si vota in tre Länder e la Cdu rischia una batosta. Dover discutere per settimane di surrogata, morale e leader controversi sarebbe stato un vulnus . Ma dietro al caso Spahn è facile intravedere i contorcimenti e la crisi del centro politico tedesco.
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