KRUGMAN: DI RIGORE SI MUORE E I GIAPPONESI SI RIBELLANO - COME VIVERE FELICI CON UNA SUPERINFLAZIONE

Paul Krugman per "Il Sole 24 Ore"
© 2013 The New York Times
(Traduzione di Fabio Galimberti)

Tra la sorpresa quasi generale, il Giappone è diventato il portabandiera dei Paesi industrializzati decisi a rompere il fronte dell'ortodossia rigorista e sperimentare una combinazione aggressiva di stimoli monetari e di bilancio. Naturalmente è ancora troppo presto per dire se la Abenomics (dal nome del nuovo primo ministro, Shinzo Abe) avrà successo, anche se i primi segnali sono positivi. Ma perché proprio il Giappone ha imboccato questa strada?

David Pilling, editorialista del Financial Times, recentemente ha ipotizzato che questo drastico cambio di rotta sia stato provocato dal duplice shock dello tsunami del 2011 e del sorpasso della Cina, che ha scalzato il Giappone dalla posizione di seconda economia mondiale: questo doppio trauma ha fatto breccia nel fatalismo dominante e ha convinto la classe dirigente che bisognava fare qualcosa.

Una volta ho detto, scherzando, che in America per farci decidere a stimolare l'economia ci voleva la minaccia di un'invasione aliena, e pazienza se questa minaccia si fosse poi rivelata una bufala. A quanto sembra il Giappone ha trovato l'equivalente morale dell'invasione aliena. Buon per loro.

Il Sol Levante cambia passo
Le buone notizie continuano ad affluire: è ancora presto per proclamare il lieto fine, ma è evidente che c'è stato un cambiamento importante nella psicologia e nelle aspettative dei giapponesi, e questa è la cosa più importante. Perché sembra che funzioni così bene?

Parecchio tempo fa ho sostenuto che per dare slancio all'economia in una situazione di trappola della liquidità, la Banca centrale deve promettere in modo credibile di essere irresponsabile: in altre parole, deve convincere gli investitori che non frenerà l'espansione monetaria quando l'economia sarà tornata alla piena occupazione e l'inflazione avrà cominciato a crescere. Non è una cosa facile da fare.

Indipendentemente da quello che dicono i governatori delle Banche centrali, la storia dimostra che spesso e volentieri approfittano della prima occasione utile per rientrare nei ranghi. I casi in cui questi sforzi per modificare le aspettative degli investitori hanno avuto successo di solito sono stati accompagnati da drastici cambiamenti di sistema, come quando il presidente Roosevelt fece uscire gli Stati Uniti dal sistema aureo.

Ed è qui che entra in gioco l'equivalente morale della mia teoria sull'invasione aliena: gli shock di cui parlavamo prima, in Giappone, hanno modificato la percezione di quello che serve fare, tanto da rendere finalmente credibile l'irresponsabilità, o quanto meno un impegno serio e prolungato per un'inflazione più alta.

In tutto questo Martin Feldstein, ex presidente del Consiglio economico della Casa Bianca sotto la presidenza Reagan, chiede che la Fed metta fine ai suoi sforzi nella stessa direzione, scatenando l'ira dell'economista David Glasner, che in un recente articolo online ha accusato Feldstein di non rendersi conto che modificare le aspettative di inflazione è l'elemento fondamentale. Ma è molto peggio di quel che crede Glasner.

Ecco cosa ha scritto Feldstein il 9 maggio sul Wall Street Journal: «Bernanke ripete che l'uso di politiche monetarie anticonvenzionali esige un'analisi costi/benefici che metta a confronto i guadagni che le misure di espansione quantitativa possono garantire e i rischi di bolle dei prezzi, inflazione futura e gli altri possibili effetti di un rapido accrescimento dello stato patrimoniale della Fed».

Insomma, dobbiamo interrompere la politica di espansione quantitativa perché potrebbe portare a un incremento dell'inflazione, quando lo scopo principale è proprio quello di produrre un inflazione (un po') più alta. Potremmo anche dire che se l'espansione quantitativa fallirà sarà perché persone come Feldstein stanno facendo del loro meglio per ostruire il suo sbocco principale.

 

Shinzo AbeHaruhiko Kuroda governatore della banca centrale giapponese BANCA CENTRALE DEL GIAPPONE BANK OF JAPAN BANCA CENTRALE GIAPPONE

Ultimi Dagoreport

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)

beatrice venezi

DAGOREPORT! UNA NOTTE CON "BEATROCE" VENEZI: LA "FU BACCHETTA NERA" RICICCIA NEL RUOLO DI PRESENTATRICE DEL PROGRAMMA DI ''SKY ARTE", “RINASCIMENTI SEGRETI” - NON STIAMO SCHERZANDO, MEGLIO DI UNA DILETTA LEOTTA, LA VENEZI, CHIODO DI PELLE NERA E PANTA ADERENTI, RIPRESA PIÙ DA DIETRO CHE DA DAVANTI, HA VOCE SUADENTE, LEGGE IL GOBBO CON CAPACITÀ E GUARDA IL TELESPETTATORE CON UNA CERTA INNATA MALIZIA - ALLA VENEZI ANDREBBE AFFIDATO UN PROGRAMMA PER LA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA CLASSICA, NON LA FENICE! SAREBBE DI AIUTO PER LA SOLITA TIRITERA DI “AVVICINARE I GIOVANI ALLA MUSICA CLASSICA”. L’AMICHETTISMO FA SCHIFO, MA SE INOLTRE GLI AMICI LI METTI FUORI POSTO, DALLA BACCHETTA AL PENNELLO… - VIDEO

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)