L’11 SETTEMBRE E “LA LITURGIA DI UN OCCIDENTE CHE NON SA DIRE ALTRO CHE È COLPA NOSTRA” – “IL FOGLIO” RICORDA L’IMMAGINE DEI PALESTINESI CHE DOPO L’ATTENTATO ALLE TORRI GEMELLI BALLAVANO PER STRADA, STROMBAZZAVANO IL CLACSON COME DOPO UNA FINALE DEI MONDIALI: VENTICINQUE ANNI DOPO, QUELL’IMMAGINE NON È UN DETTAGLIO MA UN MANUALE DI ISTRUZIONI. RIVISTO OGGI L’11 SETTEMBRE È LO SPECCHIO DEL 7 OTTOBRE. COME DIMENTICARE, DEL RESTO, ANCHE QUI LE SCENE DI GIUBILO, I BRINDISI. NEL 2001 L’AMERICA PAGAVA LA SUA HYBRIS IMPERIALE, OGGI ISRAELE PAGA LA COLPA DI ESISTERE COME “STATO COLONIALE”. POI, PASSATO LO CHOC, SI ALZAVA IL TIRO: QUANDO I FATTI SONO TROPPO OSCENI DEVONO SPARIRE. POI L’APPRODO INEVITABILE. SE LO SONO FATTO DA SOLI…”
ATTENTATO TORRI GEMELLE 11 SETTEMBRE 2001
Andrea Minuz per “il Foglio” - Estratti
C’è un’immagine dell’11 settembre che non se n’è più andata dalla memoria – e non è quella del secondo aereo, del grattacielo che si sbriciola in diretta, delle persone che volano giù tra ipnotiche piroette, immortalate poi da Don DeLillo in “Falling Man”.
E’ invece quella dei palestinesi che ballavano per strada, distribuivano dolci, sparavano in aria, strombazzavano il clacson come dopo una finale dei Mondiali. Immagini che forse non hanno nulla di eccezionale, per carità, ma che a me avrebbero anche impedito poi di provare grande empatia e trasporto per la loro causa.
Venticinque anni dopo, quell’immagine non è un dettaglio ma un manuale di istruzioni. Perché l’11 settembre ci ha consegnato il protocollo delle nostre reazioni – quella liturgia fissa con cui l’occidente processa ogni scontro di civiltà (spoiler: è sempre colpa nostra).
PALESTINESI ESULTANO DOPO ATTENTATO TORRI GEMELLE 44
Rivisto oggi l’11 settembre è lo specchio del 7 ottobre. Come dimenticare, del resto, anche qui le scene di giubilo, i brindisi, la malcelata soddisfazione davanti al crollo delle Torri del nostro amico anticapitalista (tutti ne abbiamo almeno uno). Ecco la vendetta a lungo covata, anche come sogno sfrenato e inconfessabile.
C’era allora e c’è stata dopo il 7 ottobre la festa per il meritato castigo – oggi subito in perfetta sincronia coi cortei nelle città occidentali, centri sociali, collettivi, scambiando un pogrom che avrebbe reso invidiosi i nazisti con un’insurrezione di popolo. Poi l’empatia-comprensione degli editoriali.
PALESTINESI ESULTANO DOPO ATTENTATO TORRI GEMELLE
Quel “sì, però” – sì, però il contesto; sì, però l’occupazione; sì, però tutta quella rabbia doveva pur esplodere. Nel 2001 l’America pagava la sua hybris imperiale, oggi Israele paga la colpa di esistere come “stato coloniale”.
Stesso sillogismo, non c’è neanche da discutere. Poi, passato lo choc, si alzava il tiro: non è successo, o non è successo così – come con gli stupri del 7 ottobre, con Francesca Albanese al posto del documentario di Giulietto Chiesa.
Quando i fatti sono troppo osceni devono sparire. Poi l’approdo inevitabile: se lo sono fatto da soli. L’inside job, la demolizione controllata, il Mossad, il falso in bandiera, “hai visto che non c’erano ebrei nelle Torri? Li avevano avvisati tutti”. Ventidue anni dopo, a una settimana dal 7 ottobre sentivo già il primo “è chiaro dai… se lo sono fatto da soli”.
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