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1. BERLUSCONI O RENZI, IL RISULTATO NON CAMBIA: MERKEL E HOLLANDE UMILIANO L'ITALIA 2. IL DUCETTO DI RIGNANO TAGLIATO FUORI DALLA CONFERENZA STAMPA:"NON È STATO INVITATO" 2. EUROPA ALLA FRUTTA SONO LEADER DEBOLI, IL BUDINO PARIGINO HA POCHE CHANCE DI ESSERE RIELETTO, LA CANCELLIERA RISCHIA FRA UN ANNO, MENTRE L'UNIONE SOBBALZA E RENZI NON SA PIU' QUALE PROMESSA INVENTARSI PER TIRARE AVANTI, FRA REFERENDUM E ITALICUM

renzi merkel hollande    renzi merkel hollande

Marco Zatterin per “la Stampa”

 

Rieccoli. Angela Merkel promette che «la Germania e la Francia lavoreranno intensamente nei prossimi mesi per il successo dell' Europa». Alla sua sinistra c' è François Hollande, i due si presentano per la prima volta insieme a una conferenza stampa di un vertice europeo.

 

 

A vedere molte facce è quella sbagliata, l' evento costringe a far slittare persino l' appuntamento finale, quello fra i presidenti delle istituzioni Ue e i giornalisti, costretti ad attendere che gli sposi del Reno abbiano finito il loro show. «Lo facciamo per cortesia», dice una fonte della Commissione, poco convinta.

 

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Nella grande sala dell' Expo di Bratislava, cancelliera e presidente si autoproclamano salvatori della comune patria continentale, mentre al piano di sopra c' è un Renzi che semina passione europea imbevuta di malcontento per come è andata una giornata in cui, a ben guardare, oltre al resto non si è vista traccia dello spirito di Ventotene.

 

È la maledizione dei formati. Gli affari europei finiscono per essere quel gioco in cui ci si incontra a geometrie variabili, a due, a tre, a quattro o a sei, e alla fine il bastone del comando resta in mano a francesi e tedeschi. In passato ha funzionato, all' inizio degli anni Novanta la passione congiunta di Kohl e Mitterrand ha favorito il grande salto della Comunità dopo la caduta del muro di Berlino. I tempi sono cambiati, quella era un' altra generazione, il patto a Ventotto è sconquassato e sta perdendo un socio importante come il Regno Unito.

RENZI MERKELRENZI MERKEL

 

Angela e François sono leader deboli, il presidente ha poche chance di non traslocare in primavera, la cancelliera rischia fra un anno, mentre l' Unione sobbalza per il terremoto populista, vittima delle sue decisioni controverse, fragili se non latenti.

«Vogliamo guidare noi», assicurano la tedesca e il francese. Ancora. E il Renzi che li ha invitati sulla Garibaldi non c' è.

Potrebbe esserci, ma niente.

 

Uno sgarbo? Il premier non condivide l' esito del summit come i due partner, meglio restare solo. Un diplomatico transalpino nega ogni scortesia: «Non era previsto dal formato» assicura. E poi un incontro a tre prima della conferenza stampa di Tusk e Juncker «avrebbe urtato parecchie sensibilità». Quello a due non è passato comunque inosservato. Nel giorno in cui l' Europa doveva ritrovare l' unità, rilanciare l' intesa bipolare offre una distorta immagine di consenso e credibilità europei.

 

Come sfocata è il calendario di impegni che arriva dal summit. È un percorso semestrale che porta a Roma, secondo Renzi, e a «due vertici informali», secondo il cauto presidente del Consiglio Tusk. L' italiano costruisce intorno alle celebrazioni per il sessantesimo del Trattato, il 25 marzo in Campidoglio, il punto di arrivo per il ripensamento dell' Unione. Il polacco snocciola le tappe forzate dell' auspicato rafforzamento, non dissimili da quelle viste in altre occasioni e poi finite male. Le chiama «Road map di Bratislava», un omaggio ai padroni di casa.

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Troppa roba per quest' Europa dopo che si è discusso poco di economia e quasi nulla del peccato originale, il referendum Brexit.

 

Il premier slovacco Fico incassa felice coi partner di Visegrad, polacchi, ungheresi e cechi. Formano il quartetto delle capitali ribelli. Rifiutano la solidarietà e le intese coatte sulla ripartizione dei migranti, vogliono più Europa ma gestita a livello nazionale, chiedono l' attenzione che ritengono di non aver mai avuto. Sono ambigui e se ne vantano. Trovano energia nell' essere «contro».

 

In pieno eurosummit hanno diffuso una dichiarazione per dire che «la creazione di piccoli gruppi di Paesi indebolisce l' Unione».

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Ce l' avevano con l' asse franco-tedesco, demone che par loro difendere l' interesse dei grandi e vecchi ai danni dei piccoli e nuovi. Peccato che il testo fosse su carta intestata del «Visegrad Group». Confusi anche loro. O solo furbetti.

 

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