1. L’ESTABLISHMENT AMERICANO SEGUE CON PARTICOLARE ATTENZIONE ALFANO E RENZI 2. MENTRE LA FEDELTÀ ATLANTICA DI ALFANO È FUORI DISCUSSIONE, C’È CHI SI CHIEDE SE DENTRO IL PROTAGONISMO QUERULO DEL SINDACO NON SI NASCONDA QUALCHE COLPO A SORPRESA (ALLA LEOPOLDA L’ATTACCO ALLA POLITICA DEGLI ARMAMENTI E AGLI F35) 3. MA ALLE SPALLE DI RENZI STAZIONANO IL SUO INVISIBILE UOMO DI FIDUCIA MARCO CARRAI, CHE SI PROFESSA APERTAMENTE AMICO DELL’AMERICA E DI ISRAELE, E UN ALTRO PERSONAGGIO DAL CURRICULUM PIÙ INQUIETANTE CHE BAZZICA IN ITALIA FIN DAGLI ANNI ’90. È LO STUDIOSO E GIORNALISTA MICHAEL LEEDEN CHE DA MOLTI ANNI LAVORA ALL’AMERICAN ENTERPRISE INSTITUTE, IL THINK TANK PIÙ CONSERVATORE DEGLI STATI UNITI 4. E QUALCUNO CONSIDERA LEEDEN, INSIEME A CARRAI, IL TESORIERE DEL ROTTAM’ATTORE (I QUATTRINI PER IRROBUSTIRE LE AMBIZIONI DI RENZI ARRIVINO DAGLI STATI UNITI?)

DAGOREPORT

Mentre a Benevento stanno già pensando ad accogliere il nuovo sindaco di New York, Bill de Blasio che ha promesso di venire presto in Italia per ricordare i nonni emigrati, negli ambienti politici di Washington pensano giustamente che la sua nomina non avrà alcun effetto nei rapporti tra il nostro Paese e gli Stati Uniti.

Nei think tank dove si cerca di raccapezzarsi sul "caso italiano" hanno archiviato da mesi il fenomeno Berlusconi, ma stentano a capire da quale fonte sgorgherà la leadership italica dei prossimi anni. Per come stanno andando le cose sono due i personaggi che interessano l'establishment americano: Alfano e Renzi.

Gli analisti della politica sono rimasti ancora fermi all'intervista che l'ex-ambasciatore Usa in Italia, David Thorne, ha concesso due anni fa al giornalista Antonio Macaluso. Con un'intuizione che a distanza di due anni esatti appare quasi profetica il diplomatico americano, disse in quella conversazione che gli sembrava "molto interessante il "caso" di Matteo Renzi "che ha usato internet per essere eletto sindaco di Firenze e sa gestire bene la sua città".

Dopo questo endorsement il roseo ambasciatore definì Angelino Alfano "un uomo molto in gamba, intelligente, anche lui giovane che ho incontrato diverse volte perché ha idee nuove e spero possa avere spazio".

La profezia sta prendendo corpo nella politica italiana e gli analisti americani che hanno il loro presidio nell'ambasciata romana di via Veneto stanno seguendo gli ultimi eventi con particolare attenzione. Uno di questi è stata l'assemblea della Leopolda, organizzata dal 38enne sindaco di Firenze, che ha destato una certa impressione per la presenza di manager e imprenditori come Andrea Guerra di Luxottica e Brunello Cucinelli, due nomi che insieme a quello del ridanciano Oscar Farinetti, esprimono la vitalità del made in Italy.

Adesso a Washington si chiedono che cosa farà il sindaco quando prenderà le redini del Partito Democratico per iniziare la sua cavalcata verso Palazzo Chigi. Del giovane Matteuccio hanno apprezzato l'entusiasmo con cui a luglio ha salutato l'arrivo del nuovo ambasciatore americano John Philips, l'avvocato di Washington che insieme alla moglie Linda ha comprato casa sulle colline senesi, ma gli americani che contano vogliono saperne di piu' sulle sue idee in politica estera.

Mentre la fedeltà atlantica di Alfano è fuori discussione, c'è chi si chiede se dentro il protagonismo querulo del sindaco non si nasconda qualche colpo a sorpresa. Uno di questi è già venuto fuori alla Leopolda con l'attacco alla politica degli armamenti e agli F35 evocata in alla visione lapiriana della pace. E c'è anche chi si domanda quale ruolo abbiano due personaggi che si trovano appollaiati alle sue spalle, e dovrebbero rappresentare una garanzia contro eventuali diversivi.

Il primo è Marco Carrai, l'imprenditore edile del Chianti che dalla metà degli anni '90 è attaccato a Renzi come un francobollo fino al punto di diventare (come ha scritto Marco Damilano in un articolo dell'"Espresso" ripreso ieri da Dagospia) il Gianni Letta del suo coetaneo Matteo che siede a Palazzo Vecchio. Accanto a questo intraprendente consigliere e uomo di fiducia che si professa apertamente amico dell'America e di Israele, c'è un altro personaggio dal curriculum più inquietante che bazzica in Italia fin dagli anni '90. È Michael Leeden, lo studioso e giornalista di Los Angeles che da molti anni lavora dentro l'American Enterprise Institute, il think tank più conservatore degli Stati Uniti.

Chi ha avuto modo di incontrarlo nel suo ufficio americano sarà rimasto sorpreso quando ha scoperto che nei corridoi del think tank ci sono anche gli uffici di personaggi come Cheney, Gingrich, Richard Perle e dei personaggi più reazionari che da Reagan a Nixon e Bush hanno sempre ostentato i valori del liberismo alla Milton Friedman e la più assoluta fedeltà all'idea dell'America guardiana del mondo.

Il nome di Michale Leeden è riaffiorato a sorpresa nei corridoi della Leopolda e nell'entourage di Renzi fino al punto che qualcuno lo considera insieme a Marco Carrai il tesoriere del politico rottamatore. Questa definizione è tutta da verificare come da verificare è l'ipotesi che oltre all'intraprendente Davide Serra deludente nel suo intervento alla Leopolda, i quattrini per irrobustire le ambizioni di Renzi arrivino dagli Stati Uniti.

Di certo c'è soltanto che Michael Leeden è molto attivo e anche se ha raggiunto la tenera età di 72 anni sembra tornato sulla scena come negli anni quando ,oltre ad occuparsi della storia del fascismo collaborando con Renzo De Felice, diventò consulente del Sismi e finì dentro lo scandalo Iran-Contra.

Allo zelo dell'epoca si aggiunse l'accusa di aver collaborato con la P2 di Licio Gelli nonostante abbia sempre negato qualsiasi complicità. Resta il fatto che la sua presenza fu considerata talmente intrigante e ingombrante da indurre il direttore del Sismi Fulvio Martini a dichiararlo persona sgradita in Italia.

Da quel momento Leeden e' sparito dalla scena italiana ed e' tornato scrivere libri che si sono aggiunti alle opere già pubblicate nel '73 ("l'Internazionale fascista") e agli altri volumi dedicati a D'Annunzio e a Machiavelli.

A quanto si dice anche Mediobanca nella persona di Enrico Cuccia gli ha garantito per molti anni una consulenza, e non è un mistero che per decenni ha scambiato fiumi di telefonate con Giuliano Ferrara.

A Firenze si chiedono perché adesso sia riapparso sulla scena della politica italiana accanto all'uomo che dovrebbe rovesciare come un guanto le prassi, i difetti e le amicizie della tanto vituperata Prima Repubblica. E c'è qualcuno che con disinvoltura si azzarda a fare strane analogie tra il Renzi ,scalciante e prossimo a raccogliere le macerie dei partiti ,con Tonino Di Pietro, che dopo Tangentopoli prese a frequentare gli ambienti americani con un'intensità sorprendente.

C'è gente che nel '95 ha visto l'ex-magistrato mentre sorseggiava un caffè da Dean & Deluca, il locale di Rockefeller Center per poi salire su delle limousine nere che lo portavano in luoghi segreti. Da qui la legenda metropolitana che Di Pietro si sia poi lanciato in politica per volontà e con i quattrini di Washington, una tesi sempre rifiutata con sdegno da Tonino di Montenero di Bisaccia. Da parte sua Michael Leeden ha sempre detto di averlo conosciuto una volta sola durante una cena a Washington "dove veniva per incontrare funzionari".

Dietrologia a parte resta il fatto che oggi il primo cittadino di Firenze, accusato di stragismo politico per la sua irruenza, si è messo alle spalle due alani come Marco Carrai e Michael Leeden che sembrano funzionali a rendere sempre più solido quel rapporto che il profetico ex-ambasciatore David Thorne auspicava due anni fa.
Perchè?...Ah, saperlo...

 

ALFANO RENZI FOTO LAPRESSEALFANO RENZI GIOVANI michael ledeenMARCO CARRAIJohn R Phillips con la moglie Linda Douglass UN GIOVANE LICIO GELLI enrico cuccia x David Thorne

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