bin salman bin zayed trump netanyahu khamenei

L’IRAN HA FATTO UNA BELLA CAZZATA A BOMBARDARE I PAESI DEL GOLFO: HA BRUCIATO ANNI DI DIPLOMAZIA – EMIRATINI E SAUDITI AVEVANO DOVUTO INGOIARE DIVERSI ROSPI MA AVEVANO RIALLACCIATO I RAPPORTI CON TEHERAN, NONOSTANTE CONSIDERASSERO GLI AYATOLLAH IL NEMICO NUMERO UNO. ORA CHE IL REGIME, PER RISPONDERE A TRUMP E NETANYAHU, LI HA MESSI NEL MIRINO, MEDITANO SU UN INTERVENTO DIRETTO – L’AVVERTIMENTO DI BIN ZAYED: “ABBIAMO LA PELLE DURA E UNA CARNE ASPRA” – LA GUERRA POTREBBE ACCELERARE L’INGRESSO DEI SAUDITI NEGLI ACCORDI DI ABRAMO (EMIRATI E BAHREIN LI HANNO FIRMATI DA ANNI, E STANNO COLLABORANDO CON ISRAELE NEL CONFLITTO)

1. «ABBIAMO LA PELLE DURA E UNA CARNE ASPRA» GLI SCEICCHI E IL CONFLITTO: PRONTI A DIFENDERCI

Estratto dell’articolo di Giuseppe Sarcina per il “Corriere della Sera”

 

MOHAMMED BIN SALMAN - MOHAMMED BIN ZAYED

Gli Emirati Arabi stanno cercando di evitare la guerra aperta con l’Iran. Al momento l’unica misura allo studio del presidente, lo sceicco Mohammed bin Zayed al Nayan, è il congelamento dei fondi iraniani custoditi nelle banche nazionali. Lo stesso Al Nayan, però, ha voluto mandare un avvertimento secco agli ayatollah.

 

Lo sceicco, 64 anni, è uno degli uomini più ricchi del mondo, con un patrimonio stimato in circa 14 miliardi di dollari. Ha iniziato ad accumulare la sua fortuna con operazioni immobiliari, cui ha via via aggiunto finanza e imprese hi-tech. Eppure per scrivere forse il messaggio più importante della sua vita politica ha usato una metafora delle origini, di un mondo popolato da falchi e selvaggina, una delle sue passioni. Sabato scorso ha postato su «X»: «Gli Emirati sono un modello e sono bellissimi, ma non fatevi ingannare dalle apparenze: abbiamo la pelle dura e una carne aspra».

 

donald trump con mohammed bin zayed ad abu dhabi emirati arabi uniti 3

È la prima reazione ufficiale agli attacchi iraniani. Dall’inizio del conflitto con Stati Uniti e Israele, l’aviazione e i pasdaran hanno lanciato sulle due principali città del Paese, Dubai e la capitale Abu Dhabi, quasi 1.300 ordigni, tra droni e missili: più di quelli scagliati contro Israele.

 

Per qualche giorno, il governo degli Emirati, così come quello del Qatar, è stato travolto dalla sorpresa e dall’emergenza. […] Al Nahyan, forse anche meglio degli altri due leader emergenti negli anni Dieci, il principe saudita Bin Salman e lo sceicco del Qatar, Tamim bin Hamad al Thani, ha saputo imbastire una rete di relazioni economiche e, successivamente, anche politiche con tutti gli interlocutori possibili.

 

ATTACCHI IRANIANI SU DUBAI

Stati Uniti, certo. Ma anche Cina, Russia, Turchia, Francia. Lo scorso anno, gli Emirati hanno concluso con l’Italia una serie di partnership industriali per un valore di 40 miliardi di dollari.

 

Al Nahyan, Bin Salman e Al Thani hanno deciso di abbandonare la cultura inerme della rendita, basata sul petrolio e il gas. Sul piano diplomatico hanno elaborato un concetto di «neutralità» attiva: dialogando con tutti e aprendo una specie di ufficio permanente specializzato nella mediazione tra i conflitti.

 

trump con netanyahu con i ministri degli esteri di bahrein e emirati arabi uniti

Dalla guerra in Ucraina fino allo scontro tra Stati Uniti e Iran. Lo sceicco emiratino era riuscito in quello che sembrava un mirabile esercizio di equilibrio. Il 15 settembre 2020 firmava gli Accordi di Abramo, sponsorizzati da Donald Trump, per normalizzare il rapporto con Israele.

 

Nel frattempo si appoggiava alla sponda cinese per riavvicinarsi a Teheran, fino alla riapertura reciproca delle ambasciate. Il primo gennaio 2024 gli Emirati entravano nei Brics, il gruppo che comprende, tra gli altri, la Russia, la Cina, il Brasile, l’India e lo stesso Iran.

 

A Dubai e ad Abu Dhabi è oggi presente una nutrita comunità di iraniani. Finora gli scambi commerciali sono stati in costante crescita. Adesso è tornato tutto in bilico. I droni e i missili continuano a colpire. Lo sceicco falconiere pensa alle contromisure.

 

Ebrahim Raisi e Mohammed bin Salman

2. L'EFFETTO DEGLI ACCORDI DI ABRAMO SULLA GUERRA CONTRO TEHERAN

Estratto dell’articolo di Micol Flammini per “il Foglio”

 

Nel 2023 l’Arabia Saudita scelse di riaprire relazioni diplomatiche con la Repubblica islamica dell’Iran perché non temeva più il regime e i suoi effetti destabilizzanti nella regione.

 

Era un altro medio oriente, tre anni prima la stagione degli Accordi di Abramo aveva portato alle normalizzazioni inaspettate fra Israele e paesi come gli Emirati Arabi Uniti e il 7 ottobre doveva ancora diventare una data che si sarebbe impressa per sempre nella memoria di tutta la regione.

 

Abbas Araghchi con Faisal bin Farhan Al Saud

Nel frattempo, però, il calcolo che molte monarchie del Golfo stavano facendo non era di riavvicinarsi a Teheran per motivi di potere, ma perché avevano valutato che il regime fosse ormai avviato alla propria consunzione […].

 

Il calcolo era che la Repubblica islamica fosse ormai povera e sdentata; quindi, per Riad e per gli altri avviati a una stagione di accordi proficui, non rappresentava più un problema.

 

La decisione che i paesi del Golfo stavano portando avanti […] era che il regime indebolito di Teheran conveniva a tutti. Oggi quel regime è economicamente debole, militarmente spompato, rimane politicamente rilevante anche se confuso, ma dopo una settimana di guerra si è dimostrato determinato a stravolgere l’area, ricattando finora paesi che invece avevano visto nella sua sopravvivenza una fonte di utilità.

 

donald trump tahnoon bin zayed al nahyan

La Repubblica islamica ha risposto agli attacchi di Israele e Stati Uniti con una guerra regionale, ha colpito i paesi del Golfo che finora aveva perseguito una politica di buon vicinato se non addirittura di riavvicinamento, come l’Arabia Saudita, nel desiderio di spingerli a fare pressione sul presidente americano Donald Trump per fermare la guerra.

 

Molti dei paesi del Golfo ospitano anche basi americane. Quando sabato il regime ha mandato il presidente Masoud Pezeshkian davanti alle telecamere per porgere le scuse e dire che gli attacchi ai vicini erano stati un errore, e si sarebbero interrotti a meno che i colpi verso l’Iran non fossero partiti dal loro territorio, voleva lanciare un avvertimento: governate le basi americane che ospitate.

 

Non è stato dato ai paesi del Golfo neppure il tempo di farsi illusioni, che poco dopo le sirene per l’arrivo di missili e droni dall’Iran hanno iniziato a suonare. Gli stati della regione vogliono un medio oriente nuovo e, come questo progetto non è stato interrotto dall’attacco di Hamas del 7 ottobre, che […] mirava a tagliare la stagione degli accordi di Abramo, così Teheran con i suoi attacchi sta stravolgendo la regione ma non la convinzione di paesi come gli Emirati, il Bahrein o anche l’Arabia Saudita, che stare con gli Stati Uniti e quindi con Israele conviene.

 

Tahnoon bin Zayed Al Nahyan trump

I paesi del Golfo si sono difesi dagli attacchi iraniani con armi americane. Abu Dhabi e Manama inoltre dal 2020, quando hanno siglato gli Accordi di Abramo e normalizzato i rapporti con Israele, hanno espresso interesse per adottare tecnologie israeliane e le intelligence dei due paesi collaborano con quella dello stato ebraico.

 

Gli Emirati e il ministero della Difesa israeliano hanno stanziato miliardi per un sistema avanzato aeronautico e questo progetto non sarebbe stato possibile senza i precedenti rapporti fra Gerusalemme e Abu Dhabi.

 

L’intelligence israeliana collabora alla difesa dei paesi del Golfo e finora non sono emersi tentativi di fare pressione sugli Stati Uniti affinché il conflitto termini prima che gli obiettivi militari siano stati raggiunti. Anzi molti paesi della regione stanno valutando come rispondere contro Teheran […].

Ebrahim Raisi e Mohammed bin Salman ATTACCO IRANIANO A MANAMA IN BAHREIN ATTACCO IRANIANO A MANAMA IN BAHREIN

 

ATTACCHI IRANIANI NEGLI EMIRATI ARABI UNITI

 

Ultimi Dagoreport

vladimir putin donald trump volodymyr zelensky

FLASH! – QUANDO LE COSE GIRANO SUL PEGGIO, INTERVENGONO I SERVIZI SEGRETI - IL BENINFORMATO CAPO DELLA CIA, JOHN RATCLIFFE, SAREBBE VOLATO A MOSCA, SECONDO RUMORS DI WASHINGTON, PER CONSEGNARE UN DURO AVVERTIMENTO ALLA CRICCA DI PUTIN, FINITA IN UN CUL DE SAC NEL CONFLITTO UCRAINO – CARO VLADIMIR, UN'EVENTUALE ESCALATION CON USO DI ARMI NUCLEARI TATTICHE, CAPACI DI DISTRUGGERE KM DI TERRITORIO UCRAINO, È UNA LINEA ASSOLUTAMENTE DA NON OLTREPASSARE: GLI STATI UNITI NON STAREBBERO CON LE MANI IN MANO… 

kyriakou pier silvio berlusconi enrico mentana crippa fedele confalonieri mediaset urbano cairo marina

DAGOREPORT - RITORNA A CASA, LESSO! SI ACCAVALLANO LE VOCI CHE LA PROSSIMA DESTINAZIONE DI ENRICO MENTANA SIA QUELLA DI PADRONE SUPREMO DI TUTTA L’INFORMAZIONE MEDIASET - RUOLO CHE DAL 1998 RICOPRE IL FEDELISSIMO “FELDMARESCIALLO” DI FEDELE CONFALONIERI, MAURO CRIPPA, ARTEFICE MAGICO DEL “RETEQUATTRISMO” DEI DEL DEBBIO-PORRO-GIORDANO-SALLUSTI CHE HA APPARECCHIATO L’AVANZATA POPULISTA DI SALVINI E POI IL MELONISMO SENZA LIMITISMO - CHE PIER SILVIO (E LA SORELLA SUPERIORE MARINA) ABBIA LE PALLE IN SATURAZIONE DEL “CRIPPISMO ALLA FIAMMA” SI ERA BEN CAPITO DALLO SBARCO SU RETE4 DI BIANCA BERLINGUER, POI DI TOMMASO LABATE E INFINE DI MILO INFANTE CHE, OLTRE A CONDURRE DUE PROGRAMMI, E' NOMINATO CONDIRETTORE DELLA “STANZA DEI BOTTONI” DEL CRIPPA-PENSIERO, VIDEONEWS - L’IPOTESI MENTANA È STATA ACCOLTA DALLA CRICCA DI CRIPPA OVVIAMENTE MALE, MALISSIMO, CONOSCENDO ALTRESÌ BENE IL CARATTERINO DI CHICCO. E GIRANO A MEZZA VOCE BATTUTINE DEL TIPO: ‘’PIER SILVIO MANDA IN PENSIONE IL 67ENNE CRIPPA PER SOSTITUIRLO CON MENTANA, PENSIONATO DI 71 ANNI...’’

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI - FINE DEL PRIMO TEMPO....

giorgia meloni e primo ministro etiope abiy ahmed sem fabrizi

DAGOREPORT – COME SI È ARRIVATI AL CLAMOROSO SCAZZO DIPLOMATICO CON L’ETIOPIA? BISOGNA TORNARE AL 2024, QUANDO IL PREMIER DI ADDIS ABEBA, ABIY AHMED, AIUTA GIORGIA MELONI A CONVINCERE L’UNIONE AFRICANA A FIRMARE IL PIANO MATTEI. GLI ALTRI LEADER DEL CONTINENTE NERO ERANO SCETTICI (EUFEMISMO) E AHMED TIRA FUORI DAL CILINDRO IL COINVOLGIMENTO DELL’UE – SOLO CHE IL GOVERNO ETIOPE SI ASPETTAVA QUALCHE “VANTAGGIO” CHE, EVIDENTEMENTE, NON È ARRIVATO. RISULTATO? LA “RITORSIONE” CONTRO SEM FABRIZI, OTTIMO AMBASCIATORE, CHE DOPO DIECI MESI È STATO RICHIAMATO IN ITALIA PER EVITARE L’UMILIAZIONE DI ESSERE DICHIARATO “PERSONA NON GRATA"

ceuta migranti spagna francia pedro sanchez giorgia meloni emmanuel macron

FLASH – IN POCHI SOTTOLINEANO QUALI SONO GLI UNICI DUE GRANDI PAESI DELL’UE A NON ACCODARSI AI “RESPINGIMENTI” DEI DUBLINANTI VERSO L’ITALIA: FRANCIA E SPAGNA – MACRON E SANCHEZ SE LA RIDONO DI FRONTE ALLE DIFFICOLTÀ DI GIORGIA MELONI, E MOSTRANO ORGOGLIOSAMENTE MA SENZA PUBBLICIZZARLA LA LORO POSIZIONE: NOI SIAMO PER L’ACCOGLIENZA, NON RIMANDIAMO INDIETRO NESSUNO, ANCHE SE POTREMMO. UNA MOSSA POLITICA CHE MANDA FUORI GIRI GLI OTOLITI DELLA “SIRENETTA DEL COLLE OPPIO”

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....