renzi barbone cerca lavoro

L’ITALIA DA’ LO SFRATTO A RENZI IL BULLO E MARIO GIORDANO INTONA LA SUA GODURIA: “FINISCE IN UNA NOTTE DI DICEMBRE L’ERA DEL GRAN CAZZARO, LA STAGIONE DELLE BALLE ASSORTITE, DEL WANNAMARCHISMO ELETTO A METODO DI GOVERNO, DELL’ARROGANZA COME SISTEMA. MA LA DOMANDA E'..."

REFERENDUMREFERENDUM

Mario Giordano per “la Verità”

 

«Mi assumo la responsabilità della sconfitta». È mezzanotte e 20 quando Renzi compare davanti alle telecamere, con il volto segnato a lutto e un groppo in gola grande come la cupola del Brunelleschi. Ringrazia la moglie che è lì presente, i figli, tutti quelli che hanno lavorato per il sì. Poi annuncia: «La poltrona che salta è la mia. Domani pomeriggio salirò al Quirinale per rassegnare le dimissioni».

REFERENDUM 1REFERENDUM 1

 

Finisce così in una notte di dicembre nemmeno troppo fredda l’era del Gran Cazzaro. Finisce la stagione delle balle assortite, del wannamarchismo eletto a metodo di governo, dell’arroganza come sistema, dell’occupazione dell’etere, della montagna di bugie più fragili della difesa dell’Inter. Finisce l’era delle conferenze stampa con i pesciolini, dei tweet sprezzanti, delle banche amiche e delle promesse mancate. Un discorso sinceramente commosso, un sorriso in salsa fiorentina.

REFERENDUM 1REFERENDUM 1

 

«Bisogna scattare non galleggiare», dice il premier, ormai ex. E si sa, lui a galleggiare non ci riesce proprio. Infatti questa volta è andato proprio a fondo. Le voci di una possibile vittoria del No hanno cominciato a inseguirsi nel pomeriggio, spazzando via i dubbi dell’ultima settimana, che davano il sì in rimonta. L’alta affluenza alle urne è diventata così un’onda anomala che è montata via via, ora dopo ora, minuto dopo minuto, fino ad assumere l’aspetto di un gigantesco tsunami che si è abbattuto su Palazzo Chigi e ha travolto il suo inquilino in modo definitivo.

RENZI REFERENDUMRENZI REFERENDUM

 

«Nella politica italiana non perde mai nessuno, invece io ho perso», ha ammesso Renzi nella conferenza stampa notturna a Palazzo Chigi. «Lo dico a voce alta e con il nodo in gola». D’altra parte è sempre stato chiaro a tutti. Renzi ci ha messo la faccia più di tutti. Anche se negli ultimi mesi, forse su consiglio degli strapagati guru americani, ha sempre cercato di dribblare la domanda diretta, anche se ha sempre cercato di non dare risposte certe, lo spettro delle dimissioni è sempre stato lì, dietro le sue spalle, ha volteggiato sui comizi, ha fatto capolino dentro le sue reticenze o nelle dichiarazioni dei suoi uomini più fidati. Il premier ha percorso l’Italia, ha fatto mille comizi, si è speso in tv come non mai.

RENZI REFERENDUMRENZI REFERENDUM

 

Come se questa partita volesse giocarsela davvero tutta lui, in prima persona. O lo va o la spacca. O divento il dittatorello della Repubblica delle banane o me ne vado. Gli italiani la Repubblica delle banane non l’hanno voluta. Sono corsi alle urne, con una mobilitazione di massa che è difficile ricordare, e hanno spedito a Palazzo Chigi una lettera che non ha bisogno di ricevuta di ritorno. Renzi ha tanti difetti, ma è un ragazzo sveglio: ha capito subito.

 

Ancor prima che chiudessero le urne aveva convocato la conferenza stampa, lanciando il segno della sua resa. «Sono pronto a consegnare la campanella al mio successore», ha detto. Lasciando trasparire, dietro il sorriso amaro da fiorentino mazzolato, un filo evidente di veleno. Già: il successore. Ma chi sarà? La partita che si apre adesso, in effetti, è quanto mai interessante.

RENZI REFERENDUM RENZI REFERENDUM

 

L’unica cosa certa, a questo punto, è che oggi pomeriggio Renzi salirà al Quirinale per rassegnare le dimissioni. Non si può continuare a fare il leader contro la volontà degli italiani, si capisce. Ma che farà Mattarella? Il presidente è noto per i suoi silenzi, pare che anche nei soliloqui sia quello che sta più zitto. Però gli esegeti delmutismo quirinalizio, i ventriloqui del Colle, i corazzieri del giornalismo presidenziale si sono già espressi abbondantemente: il capo dello Stato molto probabilmente chiederà quello che in gergo si chiama «passaggio parlamentare ».

 

Cioè, in altre parole, riaccompagnerà Matteo all’uscio e lo inviterà a presentarsi in Parlamento per far maturare lì l’eventuale crisi. Nel frattempo le diplomazie dei partiti si metteranno al lavoro per trovare la via d’uscita, magari cercando di allontanare la cosa più temuta dal Palazzo: le elezioni. La cosa più naturale, infatti, sarebbe quella di mettersi rapidamente d’accordo per approvare una legge elettorale e portare finalmente gli italiani a scegliersi il governo, anziché prenderselo a scatola chiusa dai giochi di palazzo, come è stato nel caso di Renzi.

 

RENZI REFERENDUM RENZI REFERENDUM

Ma non è detto che la strada più naturale in politica sia quella più probabile. Anzi. Il discorso notturno di Renzi, a questo proposito, nella sua profonda dignità morale, era anche intriso di veleni: si faceva riferimento agli impegni futuri, alla legge di stabilità, al G7 di Taormina, e si lanciava quasi una sfida al fronte del No («Hanno vinto loro, ora devono fare la proposta sulla legge elettorale»). Sembravano messaggi in codice per dire a chi chiede elezioni in primavera: ne siete sicuri? E siete in grado di sostenerle? Lo dite voi a Mattarella?

 

Non è un mistero che sullo sfondo degli intrighi romani, nei bizantinismi della Capitale Puttana, già si profilino due soluzione ponte: il governicchio e il governissimo. Il governicchio sarebbe, sostanzialmente, una riedizione di Renzi ma senza Renzi: a guidarlo potrebbe essere l’attuale ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan (con la scusa che bisogno tranquillizzare i mercati), oppure l’attuale presidente del Senato Pietro Grasso detto Piero che non ha mai nascosto le sue ambizioni di carriera.

 

RENZI REFERENDUMRENZI REFERENDUM

Il governissimo, ovviamente, vedrebbe una riedizione del Nazareno, che potrebbe accordarsi per una legge elettorale proporzionale. In modo da escludere il «rischio 5 Stelle» e puntare al governissimo anche nella prossima legislatura. Sembra quest’ultima la strada più gettonata. E Renzi? Renzi ha annunciato le dimissioni da presidente del Consiglio.

 

Ma a questo punto la domanda è: resterà segretario Pd? Cercherà organizzare la sua rivincita? E che faranno D’Alema e Bersani? Glielo permetteranno? O chiederanno la sua testa anche per aver guidato il partito a schiantarsi contro una sconfitta clamorosa? Il paradosso è proprio questo: la vittoria del No è anche la rivincita della Ditta che Renzi che pensava di aver spazzato via per sempre.

referendum masai per il si referendum masai per il si

 

E dunque, se l’ex sindaco di Firenze dovesse essere coerente, dovrebbe lasciare anche le cariche di partito, oltre a quelle istituzionali, tenendo fede alle promesse di cui ha intessuto la sua storytelling: non diceva forse di non essere attaccato alla poltrona? Non diceva forse che non era un politico buono per tutte le stagioni? Non diceva forse che non voleva rimanere contro la volontà degli italiani? La volontà degli italiani, con buona pace di Renzi, non è mai stata più chiara. Lo vogliono consegnare alla storia. Lo vogliono mandare a pescare in riva a un fiume. O a giocare a tresette nei bar di Pontassieve. Ma chissà se sarà davvero così.

 

2 - MATTEO HA LA SINDROME DEL MARCHESE DEL GRILLO

L.V. per “la Verità”

maria elena boschi referendum costituzionalemaria elena boschi referendum costituzionale

 

«Mi dispiace, ma io so’ io e voi non siete un c...o». Matteo Renzi ha indubbiamente la sindrome del marchese Onofrio del Grillo. Ieri il presidente del Consiglio si è recato a votare nel seggio della scuola Edmondo De Amicis, a Pontassieve, insieme alla moglie Agnese Landini e ai figli. Giunto all’interno della sezione, Renzi si è diretto verso l’ufficiale di seggio competente per il rilascio delle schede elettorali e ha ammesso di non essersi portato dietro la carta di identità. Già, perché per votare al referendum su cui si gioca il proprio futuro politico, il premier come documento presenta il suo sorriso sempre un po’ sbruffone: «Io non ho il documento, ma spero di essere riconosciuto », ha detto, versione renziana del «lei sa chi sono io». O, meglio, «io so’ io»... E gli è stato permesso di votare.

renzi referendum costituzionalerenzi referendum costituzionale

Ultimi Dagoreport

fiorello dagospia

“EVVIVA DAGOSPIA” – FIORELLO SOTTERRA IL "FORNELLO DI GUERRA" E CHIEDE SCUSA A MODO SUO DOPO AVER DEFINITO I GIORNALISTI DI DAGOSPIA “CIALTRONI”: “VOI SAPETE COME SIAMO, NO? IO SONO FUMANTINO, E ANCHE DAGOSPIA. CI SIAMO ABBAIATI, COME I CANI CHE SI INCONTRANO, MA NON SI MORDONO, PERCHÉ ALLA FINE SI STIMANO” – “INVITIAMO QUI UNA RAPPRESENTANZA, VI CUCINO IO, COL FORNELLETTO A INDUZIONE E DUE POMPIERI VICINO, NON SI SA MAI” - LA RISPOSTA DELLA REDAZIONE: "SEPPELLIAMO IL FORNELLETTO DI GUERRA E ACCETTIAMO L'INVITO A PRANZO MA PORTIAMO NOI L'ESTINTORE E..." - VIDEO!

olocausto antonino salerno

IL CASO DEL LIBRO “UN GENOCIDIO CHIAMATO OLOCAUSTO”, FIRMATO DA TALE ANTONINO SALERNO, DIVENTA UN MISTERO: CONTATTATA DA DAGOSPIA, LA CASA EDITRICE "MIMESIS" PRECISA CHE "L’AGILE PAMPHLET" DA 1400 PAGINE NON È MAI STATO PUBBLICATO, NÉ LO SARÀ PIÙ, DOPO LA MAIL DI UN LETTORE A QUESTO DISGRAZIATO SITO – SE IL LIBRO, COME DICE “MIMESIS” ERA ANCORA IN FASE DI REVISIONE, E NON SAREBBE STATO PUBBLICATO PRIMA DI ALCUNI MESI, COME MAI IL 30 GENNAIO L’UNIVERSITÀ DELL’INSUBRIA AVEVA PROGRAMMATO UNA PRESENTAZIONE? SI PRESENTA UN LIBRO CHE NON E' STATO NEANCHE STAMPATO? – CHI È DAVVERO ANTONINO SALERNO? IN RETE SI TROVA SOLO UN "ANTONIO SALERNO", MA TRATTASI DI UN DIPENDENTE DEL MINISTERO DELLA CULTURA, DIRETTORE DI VARI MUSEI ARCHEOLOGICI IN CAMPANIA - E' LUI O NON E' LUI? L'AUTORE E' IGNOTO PERSINO ALLA STESSA CASA EDITRICE E A FRANCO CARDINI CHE, DEL LIBRO, HA SCRITTO LA PREFAZIONE (UN DELIRANTE TESTO IN CUI ARRIVA A DIRE: "SULLA SHOAH ESISTE UNA 'VERITA'' UFFICIALE INCERTA E LACUNOSA...")

RUGGIERI, TORNA COM’ERI! - DOPO AVER LETTO SU DAGOSPIA UN COMMENTO AI SUOI ELOGI A TRUMP, IL NIPOTE DI BRUNO VESPA RISPONDE CON UN VIDEO BILIOSO, DEFINENDO DAGOSPIA UN “SITARELLO” E PARLANDO DI “DELIRI STUPEFACENTI” - IL PARTY-GIANO RUGGIERI SI ADONTA PER COSÌ POCO? LO PREFERIVAMO GAUDENTE, TIPO BERLUSCONI IN SEDICESIMO, COME SVELATO DALLA SUA AMICA ANNALISA CHIRICO IN UN VIDEO DEL 6 GENNAIO. IN QUEL FILMATO, LA GIORNALISTA SVELÒ LE PASSIONCELLE DI RUGGIERI EVOCANDO “UN’AMICA MOLDAVA NON DICO CONOSCIUTA DOVE” - SORVOLIAMO SUI CONTENUTI POLITICI DEL VIDEO, DOVREMMO PRENDERLO SUL SERIO PER FARE UN CONTROCANTO. MA RUGGIERI, CHE ABBIAMO SEMPRE STIMATO PER LA SUA CAPACITÀ DI DRIBBLARE AGILMENTE IL LAVORO, È UN SIMPATICO BIGHELLONE DA TENNIS CLUB… - VIDEO!

donald trump peter thiel mark zuckerberg elon musk jordan bardella giorgia meloni nigel farage

DAGOREPORT – PER IL “T-REX” TRUMP (COPYRIGHT GAVIN NEWSOM) I SOVRANISTI EUROPEI SONO DINOSAURI VICINI ALL’ESTINZIONE. È LA MORTE DI QUELLA BANALE DIALETTICA CHE CI TRANQUILLIZZAVA (TIPO MELONI CONTRO SCHLEIN) A FAVORE DELLA POLITICA DEL CAOS: TU PRENDI L’UCRAINA, IO TOLGO MADURO DAL VENEZUELA, PRENDO LA GROENLANDIA E UN TERZO CONTINENTE A SCELTA – CON IL PRESIDENTE AMERICANO INTERESSATO SOLO AL BUSINESS E AGLI AFFARI (CHI INCASSERÀ I 20 MILIARDI “DONATI” DAGLI STATI PER L’ONU PRIVATA CHIAMATA “BOARD OF PEACE”?), E IN PROCINTO DI ANNETTERE LA GROENLANDIA, CON O SENZA ARMI, PURE CHI VEDEVA IN LUI UN CONDOTTIERO SI È DOVUTO RICREDERE. E COSÌ, DA BARDELLA A FARAGE, FINO ALLA MELONI CON I SUOI SUSSURRI IMBARAZZATI, I MAL-DESTRI EUROPEI HANNO CAPITO DI ESSERE SOLO PREDE PRONTE PER ESSERE DIVORATE DALLE FAUCI DEL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO

giampaolo rossi fiorello cucina

FLASH – È MAI POSSIBILE CHE FIORELLO SI METTA A CUCINARE NELLA SUA STANZA DI VIA ASIAGO, IN BARBA ALLE NORME DI SICUREZZA SUL LAVORO, E CHE I DIRIGENTI RAI NON PROFERISCANO PAROLA AL RIGUARDO? LA RAI È UNA TV PUBBLICA, E NESSUNO, NEMMENO FIORELLO, PUÒ FARE COME GLI PARE SENZA DARE LE DOVUTE SPIEGAZIONI - LA DOMANDA VERA, IN FONDO, È: CHI È IL VERO CIALTRONE? CHI CUCINA IN UFFICIO SENZA AUTORIZZAZIONE? I DIRIGENTI CHE SENZA AVERLO AUTORIZZATO TACCIONO? OPPURE, C’È QUALCHE CAPOCCIONE DELLA RAI CHE HA PERMESSO A FIORELLO DI SPADELLARE A VIA ASIAGO, ALLA FACCIA DELLE REGOLE DELLA TV PUBBLICA? DAGOSPIA ASPETTA RISPOSTE...

fiorello cucina

FOTO FLASH – MA FIORELLO IN RAI SI SENTE IL PADRONE DI CASA? SONO DUE GIORNI CHE CUCINA NELLA SUA STANZETTA DI VIA ASIAGO, ANCHE SE È VIETATO DALLE REGOLE AZIENDALI (SOPRATTUTTO IN QUESTO MOMENTO, CON ATTENZIONE ALLE STELLE ALLE MISURE DI SICUREZZA ANTI INCENDIO DOPO LA STRAGE DI CRANS MONTANA) – FIORELLO AVEVA ANCHE PUBBLICATO UNA STORIA SU INSTAGRAM MA POI L’HA RIMOSSA - FORSE QUALCUNO GLI HA FATTO NOTARE CHE NON PUO’ SPADRONEGGIARE COME GLI PARE, NONOSTANTE LA RAI CON LUI SIA SEMPRE APPECORONATA...