mark rutte giorgia meloni donald trump giuseppe conte

DAGOREPORT - L’ITALIA È ENTRATA (A SUA INSAPUTA) NEL CONFLITTO USA-IRAN? - AL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO, MARK RUTTE, CHE HA SPIFFERATO A TRUMP CHE “CINQUECENTO AEREI AMERICANI SONO DECOLLATI DALLA BASE DI SIGONELLA” (DI CUI L'ITALIA HA LA PIENA SOVRANITÀ TERRITORIALE), MELONI HA RISPOSTO NEGANDO SECCAMENTE LA PARTECIPAZIONE DEL BELPAESE AL CONFLITTO - OVVIAMENTE, UNO DEI DUE MENTE: RUTTE O MELONI? - IN SOCCORSO DI "GIGIORGIA", ARRIVA IL RETROSCENISTA DEL ‘’CORRIERE’’, FRANCESCO VERDERAMI: “LA PROVA CHE RUTTE HA DICHIARATO IL FALSO È IL ROTTAME DI UN DRONE DELL’AERONAUTICA CHE GIACE IN KUWAIT” - FORSE IGNARO CHE UNO STATO PARTECIPA A UNA GUERRA ANCHE SENZA FAR ALZARE IN VOLO DRONI MA SUPPORTANDO ATTIVITÀ MILITARI, DOPO IL "FALSARIO" RUTTE, VERDERAMI PASSA A GIUSEPPE CONTE, REO DI ACCUSARE MELONI DI AVER VIOLATO L'ART. 78 DELLA COSTITUZIONE: “ERA IL 2020, LE BASI ITALIANE NON FURONO UTILIZZATE SOLO PER LA LOGISTICA, MA ANCHE PER MISSIONI NON AUTORIZZATE NÉ DALL’ONU NÉ DALLA NATO: IN SIRIA E IN LIBIA”. E CHIUDE: “ALLORA A WASHINGTON C’ERA SEMPRE TRUMP E A GERUSALEMME C’ERA SEMPRE NETANYAHU. A ROMA INVECE C’ERA CONTE” - IL SERVIZIEVOLE RUTTE HA SPUTTANATO COSÌ PESANTEMENTE MELONI PER SALVARSI LA SUA POLTRONA NATO DAL TRUMP IRACONDO…

DAGOREPORT

MARK RUTTE E DONALD TRUMP

Ci sono fatti molto sensibili che andrebbero maneggiati con estrema cura, specialmente dai giornalisti. A citare fatti e misfatti, oggetto di trattati bilaterali e multilaterali al fine di mere contrapposizioni politiche è un esercizio pericoloso che può generare l’effetto boomerang.

 

A proposito della recente e gravissima dichiarazione del Segretario Generale della Nato Mark Rutte alla Fox News (‘’Cinquecento aerei Usa sono decollati dalle basi americane in Italia per sostenere l'azione militare Usa contro l'Iran’’), ieri sulla prima pagina di ieri del “Corriere della Sera” spiccava l’articolo settimanale di Francesco Verderami, noto retroscenista che negli ultimi anni ha preso molto a cuore le sorti dell’Armata Branca-Meloni.

 

donald trump e giorgia meloni temptation island meme

“Diventare bersaglio del nemico per mano di un alleato non era mai successo”, s’infervora Verderami, “Ma ci ha pensato il segretario della Nato a trasformare l’Italia in un Paese aggressore agli occhi dell’Iran. Dichiarando il falso”.

 

“E la prova della non partecipazione dell’Italia all’operazione Epic Fury degli Stati Uniti contro l’Iran è il rottame di un drone in dotazione al 32.mo stormo dell’Aeronautica) che dal 15 marzo giace sulla pista della base di Ali Al Salem in Kuwait”.

 

Sistemato il “falsario” Rutte, forse ignaro che uno Stato partecipa a una guerra anche senza far alzare in voli droni ma supportando le attività militari, Verderami passa a Giuseppe Conte, reo di aver osato attaccare il governo Meloni, parlando sul ‘’Fatto Quotidiano’’ di complicità in una "guerra illegittima":

 

“Non esistono trattati o protocolli con Paesi alleati che consentono al governo di violare i principi costituzionali…Il Segretario della Nato’’ - aggiunge il leader del M5s – ‘’ha voluto sottolineare il ruolo strategico avuto dall'Italia nella guerra all'Iran, così da creare un clima più sereno tra Washington e Roma. Ma così ha sollevato il velo dell'ipocrisia su questa vicenda, e soprattutto ha scoperto Meloni sul piano interno”.

 

francesco verderami

E prosegue: “Quello di Trump è solo un richiamo all'ordine per un governo che ha sempre detto sì: 500 aerei partiti dall'Italia per una guerra illegittima in Iran in cui Netanyahu ha trascinato Trump e che ha danneggiato pesantemente l'economia italiana”.

 

E chiude: “Meno male che Meloni ha dichiarato 'non condanno né condivido': se avesse condiviso ne sarebbero partiti 5000?"

 

E qui si alza in volo un Verderami indronato di rabbia: “In Italia le forze di opposizione avrebbero potuto acquisire la notizia dal Copasir. Potrebbero prendere in visione anche i transiti dei velivoli militari americani a Sigonella e Aviano negli anni in cui erano a palazzo Chigi”.

 

GIUSEPPE CONTE E DONALD TRUMP

Una volta in volo, sgancia la bomba: “Attraverso gli atti riservati depositati in Parlamento scoprirebbero che a quei tempi - era il 2020 - le basi italiane non furono utilizzate solo per la logistica, ma anche per missioni non autorizzate né dall’Onu né dalla Nato: in Siria e in Libia, per colpire il regime di Bashar al-Assad o per “azioni di difesa preventiva” a Tripoli.

 

E chiude: “Allora a Washington c’era sempre Trump e a Gerusalemme c’era sempre Benjamin Netanyahu. A Roma invece c’era Giuseppe Conte”.

 

La chiamata in causa di Conte, l’italico “così fan tutti”, non dà il via libera al governo Meloni di acconsentire agli Stati Uniti, per operazioni belliche, l'uso della base militare di Sigonella, di cui l'Italia detiene la piena sovranità territoriale.

 

MARK RUTTE E DONALD TRUMP

Purtroppo per la Statista della Sgarbatella c’è ancora da rispettare i limiti dettati dalla Costituzione: l’articolo 78 ordina che la decisione di entrare in guerra deve essere deliberata dal Parlamento e l’articolo 87 che comanda: una volta deliberato dalle Camere, lo stato di guerra viene formalmente dichiarato dal Presidente della Repubblica, in qualità di capo delle Forze Armate.

 

La fu “Giorgia dei Due Mondi” ha ribadito seccamente che l'Italia non ha partecipato in alcun modo al conflitto contro l'Iran, che ‘’le attività concesse nelle basi USA sul suolo italiano sono state esclusivamente di natura tecnica e logistica’’, mai operative o di attacco diretto.

 

base aerea militare italiana di ali al salem in kuwait 1

A Cap d'Antibes, alla conferenza stampa al termine del bilaterale con Macron, Meloni ha poi sottolineato che Rutte "ha confuso la tipologia dei voli autorizzati. Un attacco illogico, non ha senso". E ha aggiunto: “Quando ci sono state richieste che esulavano da quel perimetro non abbiamo concesso l’autorizzazione”.

 

A questo punto, come già scritto in un precedente Dagoreport, il dilemma è cornuto: mente il segretario generale della Nato o mente Giorgia Meloni? Una terza via non c’è: uno dei due si deve dimettere. Punto.

 

GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP AL G7 DI EVIAN

Dopo uno scazzo di vedute con Meloni, durante una conferenza all'Atlantic Council, rispondendo ad una domanda sulla polemica sulle basi italiane, il segretario generale della Nato ha chiuso così il caso: "L'Italia ha fatto quanto previsto dai trattati bilaterali con gli Stati Uniti, e nulla di più".

 

Ma dato che gran parte dei dettagli operativi e dei codicilli tecnici dei trattati bilaterali Italia-Stati Uniti per l'uso delle basi è naturalmente coperta dal segreto di stato o da un'elevata classificazione di riservatezza, Rutte ha semplicemente gettato la palla in tribuna.

 

Da parte sua, la stampa filo-governativa ha risolto la questione così: ma se Meloni avesse offerto supporto militare perché Trump la sbatte al muro, un giorno sì e l’altro pure?

 

giuseppe conte e donald trump al vertice nato di londra 2

A tali domande ha risposto in maniera chiara e abbondante Marcello Sorgi nella sua rubrica sulla ‘’Stampa” di tre giorni fa: “Meloni e Crosetto, non solo non hanno impedito agli Usa nulla che non fosse previsto dai trattati - normale logistica -, ma li hanno lasciati fare di più: atterrare anche con aerei da guerra, fare rifornimenti o manutenzioni, ripartire per andare a bombardare l'Iran’’.

 

Avanti Sorgi: “Si è chiuso un occhio anche sugli aerei cisterna che poi intervengono in volo per rifornire di carburante i bombardieri in missione. L'unico errore di Meloni, al momento della crisi di Sigonella 2, è stato di rivendicare che il governo si muoveva nell'ambito degli accordi. Cioè che non partecipava ad azioni di guerra”.

 

“Era chiaro - anche se non del tutto vero - ma non c'era bisogno di dichiararlo. Ed è quel che ha irritato Trump e l'ha spinto ad associare la premier al primo ministro spagnolo Sanchez, che invece le basi americane in Spagna le ha chiuse per davvero”.

Donald Trump Giorgia Meloni1

 

Resta da rispondere alla domandina: perché il deferente e servizievole Rutte, che chiama Trump “Daddy” (cioè, ‘’Paparino’’), ha sputtanato così pesantemente la Meloni, sbattendola in una situazione di mancato rispetto della Costituzione che, in altri tempi, con un’opposizione vera e seria, l’avrebbe costretta a dimettersi?

 

Un eccesso di trafelato zelo da parte di Rutte? Un colpo studiato a freddo, telecomandato dal Caligola della Casa Bianca per punire la sua ex pompon girl?

 

BASE MILITARE DI SIGONELLA

In realtà, la complottista scompare quando entra in campo un Trump con la dentiera avvelenata con i paesi della Nato che “l’hanno lasciato solo” rifiutando di partecipare al conflitto americano contro l’Iran.

 

E quando si è trovato davanti nella Sala Ovale il segretario generale dell’Alleanza, il Disturbato mentale della Casa Bianca è entrato in modalità “Apprentice”: “Rutte? You are fired!”.

 

Per mantenere le sue chiappe attaccate alla poltrona di segretario generale dell’Alleanza, Rutte si è affannato a cercare di far capire al Trump furioso di non aver ragioni di dolersi dei paesi europei, e ha tirato fuori, come salvagente, la larga collaborazione assicurata nelle basi italiane, comunque indispensabile alle forze militari degli Stati Uniti. E Giorgia Meloni l'ha preso in quel posto (ma con l'opposizione che si ritrova non c'è molto da preoccuparsi...)

GUIDO CROSETTO ALLA CAMERA - INFORMATIVA SUI VOLI USA DA SIGONELLA - FOTO LAPRESSE MARK RUTTE E DONALD TRUMPIL DRONE ITALIANO DISTRUTTO NELL ATTACCO ALLA BASE DI ALI AL SALEM IN KUWAIT

 

GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP AL G7 DI EVIAN

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base aerea militare italiana di Ali Al Salem in Kuwait base aerea militare italiana di ali al salem in kuwait 2

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