giorgia meloni emmanuel macron

L’ULTIMA SPERANZA DI GIORGIA MELONI È IL SUO “NEMICO” MACRON – IL PRESIDENTE FRANCESE SPINGE PER VARARE NUOVI EUROBOND E RIFINANZIARE IL “NEXT GENERATION EU”: UN PIANO CHE SAREBBE UNA BOCCATA D’OSSIGENO PER L’ITALIA, CHE NON È USCITA DALLA PROCEDURA D’INFRAZIONE PER DEFICIT ECCESSIVO – LA COMMISSIONE UE ESCLUDE DI SOSPENDERE IL PATTO DI STABILITÀ PER TUTTA L'UNIONE: POSSIBILE CHE IL GOVERNO ITALIANO ATTIVI QUELLA NAZIONALE (UNO SCOSTAMENTO DI BILANCIO, MA LIMITATO (0,2%) PER EVITARE CONTRACCOLPI SUL MERCATO...)

1 - MACRON SPINGE SUGLI EUROBOND L'ASSE CON LA GRECIA ANTI-FALCHI

Estratto dell’articolo di Rosaria Amato per “la Repubblica”

 

GIORGIA MELONI E EMMANUEL MACRON AL VERTICE SULLA GUERRA IN IRAN DI APRILE 2026

Nuovi eurobond e rifinanziamento del Next Generation Eu: il presidente francese Emmanuel Macron e il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis trovano un asse comune sulle priorità del bilancio europeo, e nella conferenza stampa congiunta al termine del loro incontro chiedono «pragmatismo» alla Commissione europea.

 

Posizioni molto vicine a quelle dell'Italia, del resto i tre Paesi sono quelli che nella Ue detengono il debito pubblico più alto (Grecia prima, Italia seconda e Francia terza). «Ci viene chiesto di ripagare rapidamente il Recovery. È stupido: estendiamo le scadenze, oppure – protesta Macron – emettiamo nuovo debito».

 

Quanto al bilancio, il presidente francese afferma: «Lotteremo per trovare nuove risorse proprie e saremo pragmatici sul debito comune».

 

EMMANUEL MACRON E KYRIAKOS MITSOTAKIS

E quindi, in sostanza, nuovi eurobond: «Oggi molti vi diranno "mai e poi mai" sull'emissione di nuovo debito comune in Ue – rileva Macron – ma in realtà o decidono di non investire, compiendo un enorme errore strategico, o decidono di aumentare il loro contributo nazionale, cosa che nessuno vuole fare veramente, oppure troviamo nuove risorse».

 

La questione delle nuove risorse è affrontata dalla Commissione con una serie di proposte che vanno da nuove accise sul tabacco a un contributo chiesto alle imprese che fatturano più di 100 milioni, voci che comunque non sono sufficienti a far fronte al fabbisogno aumentato per la spesa militare e gli investimenti.

 

macron meloni incontro a palazzo chigi

Macron ha anche ribadito l'esigenza di mantenere «integre le politiche storiche europee come la Pac e il fondo di coesione». È il dilemma davanti al quale in questo momento si trovano le istituzioni europee per il bilancio 2028-2034, che il Parlamento europeo affronterà nella plenaria della prossima settimana.

 

A differenza della Commissione, che ha proposto di mantenere il contributo degli Stati membri all'1,15% del reddito nazionale lordo, Popolari, S&D, Renew e Verdi hanno trovato un accordo a sostegno della richiesta di aumento del contributo all'1,27%: significa maggiori entrate per circa 175 miliardi.

 

[...]

 

2 - STOP AL PATTO DI STABILITÀ LA PREMIER INSISTE: VOTO IN PARLAMENTO

Estratto dell’articolo di Lorenzo De Cicco per “la Repubblica”

 

giorgia meloni giancarlo giorgetti foto lapresse

Dopo la delusione del summit Ue a Cipro, formalmente Giorgia Meloni tiene il punto. La maggioranza di centrodestra vuole chiedere ufficialmente, con un voto in Parlamento, lo stop al patto di stabilità per la crisi in Medio Oriente. Accadrà giovedì, nell'aula della Camera, quando si voteranno le risoluzioni legate al Dfp, il documento di finanzia pubblica.

 

Il ministero dell'Economia di Giancarlo Giorgetti è al lavoro per la parte tecnica, i partiti di governo s'ingegnano sui messaggi politici. E ai piani alti di FdI danno per «molto probabile» la reiterazione della richiesta: allentare i vincoli, alla svelta, l'Ue cambi passo.

 

ursula von der leyen giorgia meloni conferenza sulla ricostruzione dell ucraina. foto lapresse

Anche se da questo orecchio a Bruxelles continuano a non sentire. E allora, sottotraccia, si vagliano le alternative. In un documento interno di FdI, si parla della clausola di salvaguardia nazionale, una delle novità della riforma del patto di stabilità licenziata nel 2024.

 

Von der Leyen [...] ha escluso la sospensione del patto per tutta l'Unione. Il governo italiano allora spinge per attivare quella nazionale, prevista dall'articolo 26 della riforma. «È uno degli strumenti più importanti», si legge nel documento del partito della premier. «In concreto, permette a un singolo Stato di deviare temporaneamente dal percorso di riduzione del deficit e del debito previsto nel proprio piano, cioè di spendere di più rispetto ai limiti concordati, quando si verificano situazioni particolari».

 

FRIEDRICH MERZ URSULA VON DER LEYEN

I margini di manovra sarebbero ampi, sforamento fino all'1,5% su più anni, fino a quattro. Non basta la richiesta, però, ovviamente. Serve il disco verde Ue. «Il Paese chiede di attivarla, la Commissione europea valuta se le condizioni sono rispettate e, se dà parere positivo, propone l'attivazione al Consiglio, che decide». Il punto è questo: nell'esecutivo in pochi credono che l'Ue ceda anche su questo. Difficile che il commissario all'Economia, Valdis Dombrovskis, non si metta di traverso.

 

Insomma il nodo è tutt'altro che sciolto. Anche sulla rimodulazione dei fondi residui Ue destinati al Pnrr (o alla coesione), nel governo ci sono opinioni contrastanti. Le principali, contrarie.

 

[...]

 

Se dall'Ue non arrivassero risposte, il governo farà da solo?

emmanuel macron giorgia meloni by edoardo baraldi

Uno scostamento è dato per molto probabile. Anche se limitato, si ragiona dello 0,2%. Pochi soldi, che invece servono con urgenza.

La priorità è la benzina: nel Cdm di martedì il governo intende rinnovare gli aiuti contro il caro-carburante. Ma il Mef è ancora al lavoro sulle coperture.

L'opposizione naturalmente ha gioco facile nell'incunearsi tra le difficoltà del governo. Il leader del M5S, Giuseppe Conte, attacca proprio sui conti: «Il governo ha firmato accordi su accordi in Europa, il patto di stabilità, per l'impegno sulle armi. Stanno buttando i nostri soldi nelle armi».

giorgia meloni e emmanuel macron a roma dopo i funerali di giorgio napolitano

 

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