pd renzi primarie

L’UNICO TALENTO DEL PD: CANDIDARE L’UOMO GIUSTO AL TURNO SBAGLIATO - RENZI: ‘SE SI VA AL VOTO SUBITO, IL NOME È GENTILONI’. È DA QUANDO VELTRONI NEL 2006 MANDÒ AVANTI PRODI PER POI SCHIANTARSI NEL 2008 CHE IL CENTROSINISTRA SBAGLIA TUTTO. BERSANI VINSE LE PRIMARIE NEL 2012 MA “NON VINSE” LE POLITICHE 2013. RENZI SI PRESE IL PARTITO, FECE IL RECORD ALLE EUROPEE MA INVECE DI SFIDARE LE URNE PREFERÌ LA POLTRONA - LO SCORSO MARZO IL CANDIDATO MIGLIORE ERA GENTILONI, ORA FORSE È TROPPO TARDI

 

veltroni 2008

1. L’UNICO TALENTO DEL PD: CANDIDARE L’UOMO GIUSTO AL TURNO SBAGLIATO

DAGONOTA - Triste destino del centrosinistra: arrivare sempre con un turno di ritardo, giusto in tempo per la sconfitta. È dal 2006, quando Veltroni scelse di non candidarsi alla Presidenza del Consiglio, per restare ancora un po’ sindaco di Roma e avere tempo di costruire il nascente Partito Democratico, che la storia si ripete.

 

veltroni 2008

Dopo 5 anni di moscio governo Berlusconi, con Rifondazione Comunista di nuovo in una coalizione larghissima, da Mastella a Di Pietro, le elezioni erano già vinte. Eppure “L’Unione” si giocò comunque la carta Prodi per non rischiare, e finì per vincere per 24mila voti alla Camera – dove il Porcellum garantiva una solidissima maggioranza – e una manciata di senatori in più, che tra compravendite e dipietristi infedeli furono il tallone d’Achille di un governo precario che durò solo 20 mesi.

se vince renzi no a casini

 

Nel 2008 finalmente fu il turno di Veltroni, ma stavolta le urne erano perse in partenza, e così il suo 33% (che oggi per i grillini è una vittoria) fu una sconfitta che portò il primo segretario del Pd alle dimissioni.

 

Saltiamo il 2011, Monti e i monticiani, e si arriva al 2012. Renzi sfida alle primarie Bersani. Il partito temeva il toscano rottamatore e si fece compatto intorno al leader emiliano, garantendogli un non travolgente 44% contro il 35% di Renzi (il resto andò a Puppato, Vendola e Tabacci. Pare un secolo fa).

 

pd primarie 2013

Febbraio 2013, prime elezioni politiche sotto la neve della storia italiana, Bersani “non-vince” e il suo 25% non gli consente di formare un governo. Arriva Enrico Letta, che raccoglie PD, Scelta Civica e Popolo della Libertà, che poi si spaccherà con l’abbandono di Berlusconi e la nascita dell’NCD alfaniano.

 

Renzi alle primarie del dicembre 2013 naturalmente si prende tutto il cucuzzaro (66%), contro Civati (14%) e Cuperlo (18%). Ma invece di portare il paese al voto subito – il suo mantra era “mai a Palazzo Chigi senza consenso delle urne” –, il giorno di San Valentino del 2014 sceglie di soffiare il posto al povero #Enricostaisereno. Era all’apice del consenso, tanto che nel giugno dello stesso anno il Pd raggiunse un risultato che non vedrà mai più: il 40,6% alle europee.

pd primarie 2012

 

Avanti veloce al 2017: Renzi intanto ha perso tutto quello che poteva perdere: amministrative, grandi città, referendum costituzionale. Vince di nuovo, ostinatamente, le primarie, a cui è costretto dalla scalcinata minoranza di Emiliano e Orlando. Matteuccio sa che alle elezioni del 4 marzo 2018 prenderà uno schiaffone, ma ha per la prima volta la possibilità di inzeppare le liste elettorali di fedelissimi, e perché mai dovrebbe perdere questa occasione?

 

bersani 2013

Se però invece di irritare gli elettori con i suoi slogan usurati, avesse candidato Gentiloni – secondo tutti i sondaggi il leader più gradito del centrosinistra – il Pd non avrebbe comunque vinto ma avrebbe preso una manciata di punti in più, che gli avrebbero permesso di sognare un futuro non nerissimo (come invece è).

 

Oggi la storia si ripete: sono passati due mesi dal 4 marzo, e Renzi lancia quello che era il candidato “naturale”. Giusto in tempo per mandarlo a sbattere. Sipario.

 

 

2. GENTILONI PREMIER E MARTINA SEGRETARIO LA TREGUA DEI DEMOCRAT SE SI VOTA SUBITO

Nino Bertoloni Meli per il Messaggero

pd primarie 2017

 

Qualcuno lo chiama già il ticket della resistenza, con la erre minuscola. Sarebbe formato da Paolo Gentiloni, candidato premier, e da Maurizio Martina, segretario del Pd. E' questo l' orientamento più che prevalente ormai al vertice dem, che ha cominciato a prendere le misure ove mai la situazione, come pare, precipitasse verso elezioni ravvicinate ravvicinatissime, in estate. I due dovrebbero tentare se non il rilancio, almeno il recupero, la resistenza, appunto, di fronte a una nuova chiamata alle urne che non si annuncia come una passeggiata. Tutt' altro.

 

E Matteo Renzi? Resterebbe fuori da tutto, non sarebbe alla guida di nulla, farebbe ovviamente la campagna elettorale, ma non come il numero uno, come il personaggio simbolo alla testa della coalizione. «Gentiloni è il candidato naturale», ha annunciato Renzi a Di martedì, aggiungendo che, quando si tratterà di scegliere il segretario vero, non in fase di emergenza, lui pensa ancora alle primarie ma non si candiderà, «io non correrò», ha promesso.

 

NUOVO STATUTO

paolo gentiloni

In contemporanea, Maria Elena Boschi a Porta a porta ha aggiunto un altro tassello: per la scelta del segretario fuori dalla fase emergenziale, le primarie saranno sempre lo strumento cui fare riferimento, ma verrà apportata una modifica allo statuto in modo da «distinguere la figura del candidato premier da quella del segretario».

 

Una distinzione che serve intanto per varare il ticket estivo, e in prospettiva è una soluzione anche questa che potrebbe rasserenare ulteriormente il clima interno, dal momento che è una richiesta da tempo avanzata dalle minoranze, oltre a essere uno dei cavalli di battaglia dei bersaniani e di quanti poi sono usciti dal Pd. Renzi ha poi precisato che il candidato premier sarà «tendenzialmente» Gentiloni, spiegando che non vuole «tirarlo per la giacchetta».

 

Una precisazione che probabilmente tiene conto dello scarso entusiasmo che il medesimo Gentiloni avrebbe manifestato per questa investitura («dopo il premier farò... l' ex premier», raccontano abbia scherzato con i suoi). Ma tant' è. Chi ha speso gli ultimi tempi, e magari anche i penultimi, per avere un Pd derenzizzato, chi continua a sostenere che con Renzi si perde, ottenuto il passo indietro dell' imputato un altro candidato premier con un certo richiamo deve comunque schierarlo. Una cosa Renzi ci ha tenuto a precisare: «Non mi candiderò, d' accordo, ma non rinuncerò a dire la mia. E se qualcuno mi dice non parlare perché dobbiamo fare l' accordo con il M5S, io dico che coerenza e dignità valgono molto più di un accordo sottobanco».

GENTILONI BOSCHI RENZI

 

Il Pd è entrato in modalità pre-elezioni con tanta apprensione. Ne ha discusso in mattinata al Nazareno l' ormai consueto caminetto di tutti i big più alcuni ministri, i capigruppo, che hanno sentito in diretta lo scoppio del bus che ha bloccato il centro della Capitale per ore, con Minniti accorso subito sul posto per verificare di persona che non si trattasse di attentato et similia.

 

Un caminetto che ha registrato una sorta di pax emergenziale interna, dove si è convenuto di procedere con Martina segretario da eleggere all' assemblea che verrebbe convocata per il 19.

 

Quanto alle liste, Renzi e maggioranza vorrebbero che si cambiasse il meno possibile, una sorta di riconferma in blocco, mentre Orlando è per la tesi opposta, azzeramento, memore della battaglia con morti e feriti sul campo della volta scorsa. Si vedrà.

Anche per questo continua a circolare l' ipotesi di affiancare al segretario prossimo venturo un direttorio per la formazione delle liste. «Mah, è un organismo non previsto dallo statuto né da alcunché, non capisco perché continui a circolare», chiosa Guerini.

 

MARCO MINNITI E MATTEO RENZI

 

 

Ultimi Dagoreport

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…

giorgia meloni ignazio la russa matteo salvini antonio tajani

DAGOREPORT – LE REGIONALI SONO ANDATE A FINIRE COME NON VOLEVA, SALTELLANDO FUNICULÌ-FUNICULÀ, GIORGIA MELONI: LA "STATISTA DELLA SGARBATELLA", CHE RISCHIA DI NON TORNARE A PALAZZO CHIGI TRA DUE ANNI, ACCELERA SULLA DOPPIETTA PREMIERATO-LEGGE ELETTORALE, MA NON TUTTO FILA LISCIO A PALAZZO CHIGI: SALVINI E TAJANI SPUTERANNO SANGUE PUR DI OPPORSI ALL’INDICAZIONE DEL NOME DEL PREMIER SULLA SCHEDA ELETTORALE, CHE FINIREBBE PER CANNIBALIZZARLI - LA LEGA È CONTRARISSIMA ANCHE AL PREMIO DI MAGGIORANZA ALLA COALIZIONE (CON LA SOGLIA AL 40%, LA LEGA DIVENTEREBBE SACRIFICABILE) – ALTRA ROGNA: IGNAZIO LA RUSSA SCENDE IN CAMPO IN MODALITÀ SCASSA-MELONI: HA RINFOCOLATO LA POLEMICA SU GAROFANI E SE NE FOTTE DEI DIKTAT DELLA DUCETTA (FIDANZA SINDACO DI MILANO? NO, MEJO LUPI; PRANDINI GOVERNATORE DELLA LOMBARDIA? NO, QUELLA È ROBA MIA)

francesco de tommasi marcello viola daniela santanche ignazio leonardo apache la russa davide lacerenza pazzali

DAGOREPORT - CHE FINE HANNO FATTO LE INCHIESTE MILANESI SULLA SANTANCHE', SUL VISPO FIGLIO DI LA RUSSA, SUL BORDELLO DELLA "GINTONERIA" AFFOLLATA DI POLITICI, IMPRENDITORI E MAGISTRATI, OPPURE SULL'OSCURA VENDITA DELLA QUOTA DI MPS DA PARTE DEL GOVERNO A CALTAGIRONE E COMPAGNI? - A TALI ESPLOSIVE INDAGINI, LE CUI SENTENZE DI CONDANNA AVREBBERO AVUTO UN IMMEDIATO E DEVASTANTE RIMBALZO NEI PALAZZI DEL POTERE ROMANO, ORA SI AGGIUNGE IL CASO DEL PM FRANCESCO DE TOMMASI, BOCCIATO DAL CONSIGLIO GIUDIZIARIO MILANESE PER “DIFETTO DEL PREREQUISITO DELL’EQUILIBRIO” NELL’INDAGINE SUL CASO DI ALESSIA PIFFERI – MA GUARDA IL CASO! DE TOMMASI È IL PM DELL’INCHIESTA SUI DOSSIERAGGI DELL’AGENZIA EQUALIZE DI ENRICO PAZZALI, DELICATISSIMA ANCHE PER I RAPPORTI DI PAZZALI CON VERTICI GDF, DIRIGENTI DEL PALAZZO DI GIUSTIZIA MILANESE E 007 DI ROMA - SE IL CSM SPOSASSE IL PARERE NEGATIVO DEL CONSIGLIO GIUDIZIARIO, LA CARRIERA DEL PM SAREBBE FINITA E LE SUE INDAGINI SUGLI SPIONI FINIREBBERO NEL CESTINO - LA PROCURA DI MILANO RETTA DA MARCELLO VIOLA, CON L'ARRIVO DELL'ARMATA BRANCA-MELONI, E' DIVENTATA IL NUOVO ''PORTO DELLE NEBBIE''?