IERI FIAMMA, OGGI FIAMMIFERI - “LA COMUNITÀ” POST-MISSINA OGGI È FRANTUMATI IN PARTITINI DA ZEROVIRGOLA E CONDANNATA ALL’IRRILEVANZA POLITICA (NEL ’96 ARRIVÒ AL 15,7%) - GLI EX AN SONO SGRADITI NEL PDL, FINI E BOCCHINO LI HA DIVORATI CASINI E “LA DESTRA” È AL 2% - STORACE: “MA SE BERLUSCONI CACCIA I COLONNELI PERCHÉ DOVREI RIPRENDERMELI IO? LA RUSSA MI HA SFRATTATO DA VIA PAISIELLO, DOVE AVEVO MESSO SU IL MIO PARTITO”…

1 - LA DIASPORA DEI REDUCI DI ALLEANZA NAZIONALE SENZA BUSSOLA NÉ META...
Fabio Martini per "la Stampa"

Oramai appare una diaspora senza bussole quella dei reduci di An e Francesco Storace ne prende atto con un sorriso amaro: «Noi della Destra siamo l'unica ditta rimasta aperta di quel che fu Alleanza nazionale, ma oramai il rischio è che la dispersione di un patrimonio ideale si risolva in tanti destini individuali». Sarebbe un esito paradossale per una tradizione politica, quella di destra, che si sentiva anzitutto una «comunità».

Già da tempo il "grosso" di quel partito si era smembrato in tre aree. La Destra di Storace che 4 anni fa non volle confluire nel Pdl, il Fli di Fini che a sua volta lasciò il Popolo della libertà e infine quelli che sono restati nel partito di Berlusconi, il manipolo raccolto attorno a Ignazio La Russa, Maurizio Gasparri, Altero Matteoli e Gianni Alemanno.

Ebbene, lo smembramento più recente riguarda proprio gli ex An rimasti dentro il Pdl, in queste ore divisi addirittura in quattro sotto-gruppi con quattro linee diverse, guidati da altrettanti notabili, La Russa, Matteoli, Alemanno, ma anche la ex ministra Giorgia Meloni che, candidandosi alle Primarie, sembra essersi messa in proprio.

Come dice il professor Alessandro Campi, già direttore della finiana "Farefuturo", «dietro la mistica della comunità che per decenni unì tutte le anime missine e post-missine, si è scoperto che si celava un impressionante tasso di individualismo».

Paradosso dei paradossi di questa dispersione: dopo essersi così platealmente divisi tra loro, ora gli ex An si scoprono ospiti sgraditi nel Pdl, al punto che una delle deputate più vicine a Berlusconi come Micaela Biancofiore, se ne può uscire così: «Gli ex An, che volevano emanciparsi da Berlusconi, per poi salvare il proprio posto di potere, dovranno andarsene». Come dire: dopo esser stata vagheggiata per mesi come deterrente, la scissione degli ex An potrebbe diventare una via obbligata. Con la nascita di un "Centrodestra nazionale".

Curiosamente, una diaspora così dispersiva come quella che sta colpendo gli ex An ha come unici precedenti i grandi partiti della Prima Repubblica terremotati da Tangentopoli, con la differenza che nessuno scandalo ha terremotato il partito degli ex missini. Nel 1993, dopo 45 anni di marginalità dell'Msi, Gianfranco Fini era riuscito a traghettare parte del patrimonio politico di quel partito (antipartitocrazia, presidenzialismo) dentro Alleanza nazionale, formalmente "depurata" da ogni nostalgismo.

I frutti si erano visti (nel 1996 An era salita al 15,7%, percentuale mai vista prima), ma successivamente, per tamponare un progressivo declino politico-elettorale, nel 2008 Fini aveva drasticamente virato verso la fusione nel neonato Pdl, perdendo la costola destra di Storace.

Negli ultimi mesi gli ex An restati con Berlusconi è come se avessero perso la bussola. Esemplare la vicenda di Altero Matteoli. Uomo di potere, l'ex ministro dei Lavori pubblici ancora a fine estate era uno dei più fieri nemici di Mario Monti: «Questo governo sta facendo a pezzi il nostro elettorato», «ce ne è abbastanza per rimpiangere la politica». Poi, qualche settimana fa la conversione a "u": «Mai avuto nulla di personale contro il professor Monti, personalità di rilievo e ben venga» se fosse capace di capeggiare una coalizione anti-sinistra.

E quanto a Ignazio La Russa, dopo aver accarezzato l'idea di una "Rifondazione missina" e dopo aver spalleggiato Alfano nel suo tentativo di emancipazione dal Cavaliere, ora dice: «Se Berlusconi presenta una nuova Forza Italia o se anche il Pdl si orientasse a essere una, non dico riesumazione ma riedizione di Forza Italia, chi ha una storia parallela, dovrebbe proseguire sulla strada di una formazione orgogliosamente diversa».

Scissione? Non proprio, a seguire il ragionamento del dottor Sottile del gruppo, Domenico Nania: «Berlusconi sostiene che sul mercato elettorale conviene lo spacchettamento delle liste, ma non ha mai parlato di un nuovo partito e spesso si confonde tra partito e lista». Come dire: facciamo due liste e resti in vita il Pdl. Magari per finanziare la campagna elettorale di tutti. Con un paradosso: i più sicuri di tornare in Parlamento sono quelli della Destra: nel più recente sondaggio Ipsos, la formazione di Storace è stata quotata 2,2%, allo stesso livello del Fli di Fini. Un fixing alla pari che ancora pochi mesi fa sarebbe apparso inimmaginabile.

2 - STORACE: "IL CAVALIERE LI CACCIA E DOVREI PRENDERMELI IO?"
Amedeo La Mattina per "la Stampa"

Pronto, onorevole Francesco Storace, sta preparando la stanza per i colonnelli ex An che vogliono rifare la destra con lei?
«Intanto non sono onorevole da qualche anno e ho continuato la mia battaglia, con il mio partito (la Destra) fuori dal Parlamento. E poi la mia casa è piccola, non c'è molto spazio per certi personaggi che sono abituati ad avere appartamenti più comodi».

Ma come, Berlusconi vuole"depurare" il Pdl dagli ex An per riesumare Forza Italia, sempre che lo faccia veramente, e avere una destra più robusta e lei fa il prezioso? Dovrebbe essere contento di rifare qualcosa di simile ad Alleanza Nazionale.
«La maggior parte di queste cose sono chiacchiere. Nessuno può dirmi cosa devo fare a casa mia. E io come lo spiego a quel milioncino di italiani che votano la Destra che mi riprendo la Santanchè, che prima ho candidato a premier e poi mi ha lasciato?».

Ma intanto solo La Russa è disposto, a parole, a fare un partito di destra, perché gli altri (Meloni, Alemanno, Matteoli, Augello...) non ci pensano affatto.
«Già Ignazio, persona simpatica e intelligente, ma La Russa è quello che mi ha mandato lo sfratto quando io ho occupato l'appartamento di via paisiello, dove ho messo su il mio partito. Lo sa che questo è uno dei due appartamenti che ci lasciò la signora Colleoni? L'altro è quello di Montecarlo che ha avuto una destinazione diversa...

Ora io sto qui,nonostante lo sfratto, e sa come si dice a Roma "venitemi a pijà". Ma come mi hanno pisciato, pardon, sputato addosso tutti questi anni, stanno cercando di fare una legge elettorale contro di me e i piccoli partiti, e ora sento dire che dovrei mettermi con un pezzo dei colonnelli? O che dovrei prendermeli? Prima prendo calci in bocca e poi gli dico, prego si accomodi».

Insomma, il solito permaloso.
«Ma quale permaloso, stiamo parlando di politica. Ascolti, io posso avere molti motivi per fare un'alleanza con Berlusconi. Ad esempio quello di contrastare la sinistra. Ma è un'alleanza che posso fare direttamente: sarebbe una mia decisione libera e sovrana. Ora invece Berlusconi caccia una parte degli ex An e io poi con loro dovrei fare l'accordo sempre con Berlusconi. E poi io di sciogliere il mio partito non ci penso proprio. Che mi metto a fare il Centrodestra nazionale con La Russa che ha nel simbolo un nodo scorsoio?».

Casa mi casa mia, pur piccina che tu sia... I colonnelli non li vuole.
«No, non li voglio. Sto bene da solo».

Splendido isolamento.
«Ma quale isolamento. Io ho un atteggiamento molto laico: voglio sapere come si affrontano i problemi dell'Europa, dell'immigrazione, dei precari. A me per esempio Monti non piace. Che si fa, prima in campagna elettorale si critica la sua politica economica, la sudditanza alla Merkel, e poi il giorno dopo le elezioni si dice "Professor Monti, abbiamo ancora bisogno di lei"?. Che è quello che vuole Napolitano, che riceve tutti tranne me. Stanno a zero le chiacchiere e le alchimie del tipo smonto questo partito e un pezzo lo metto, un altro pezzo lo metto là... Non funziona così!».

 

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