LARGHE INTESE - I FALCHI PDL E PD UNITI NELLA LOTTA CONTRO L’IMU PER TORNARE SUBITO ALLE URNE

Ugo Magri per "La Stampa"

L' incendio sull'Imu è stato spento in meno di due ore: tanto è trascorso tra la scintilla innescata da Franceschini («La tassa non verrà tolta, ci sarà una proroga per la rata di giugno») e l'arrivo con sirena dei pompieri Letta-Alfano. Anche nel Pdl, dove gli animi si erano parecchio scaldati, della polemica rimane qualche tizzone.

Cicchitto, che meglio di tanti conosce il suo partito, non vede al momento i prodromi di una crisi: «Noi stiamo a quanto testualmente ha dichiarato il premier, che ci viene incontro su una pregiudiziale decisiva: il blocco immediato della rata estiva».

Alfano è sicurissimo che neppure quella di dicembre verrà mai pagata, sebbene la fattibilità concreta della cancellazione Imu (per non dire della sua restituzione) dipenda da tanti fattori imponderabili. Uno su tutti: dove si prenderanno i soldi?

Berlusconi e Brunetta non hanno dubbi, per far tornare i conti sarà sufficiente strappare all'Europa una dilazione degli impegni, così come l'ha ottenuta la Spagna. L'onere di farsi valere con Frau Merkel viene scaricato interamente sulle spalle di Letta, sebbene un ex ministro del centrodestra, del calibro di Giulio Tremonti, privatamente esprima parecchi dubbi sulla strategia del pugno sul tavolo (è tesi tremontiana che la Germania stia ripiegando, in vista delle sue elezioni autunnali, verso una posizione di isolamento che abbandona i partner al loro destino; per cui a Berlino ci diranno: «Volete rinnegare le promesse di serietà e sfidare l'ira dei mercati? Fate pure, basta che poi non ci chiediate di acquistarvi i titoli di Stato»).

Al ritorno del premier dal suo «road show» europeo, si capirà meglio 1) quanto fondate sono le speranze di allentare la morsa del rigore e 2) di quali risorse disporrà il governo per dare corso alle sue enunciazioni programmatiche. Ci saranno scelte da fare, priorità da definire. Ed è lì che i nodi veri arriveranno al pettine: ne è consapevole Alfano, lo sa il Cavaliere, lo ha ben chiaro Brunetta...

Perché allora tanta fretta di litigare sull'Imu? Spiegazione più accreditata tra Via dell'Umiltà e Largo del Nazareno: certi settori del Pdl, cui fanno da pendant le ali inquiete del Pd, non hanno del tutto abbandonato la prospettiva di tornare alle urne. Vivono la tregua come una sconfitta. Continuano in Parlamento a guardarsi in cagnesco come se non dovessero reggere un governo insieme. Testimonia da ex-reporter Minzolini (Pdl) dopo la fiducia di ieri mattina in Senato: «Ognuno sostiene i propri oratori, nessuno applaude quelli degli alleati, proprio come capita tra avversari. Se il buon giorno si vede dal mattino...».

Tra i tanti «falchi» del centrodestra, in pochi credono che l'equilibrio imposto da Napolitano potrà reggere a lungo. E dunque si aggrappano alle promesse della campagna elettorale nel timore di essere abbandonati dai propri fan. L'Imu è una bandiera del Pdl, «e se noi mollassimo la presa poi troveremmo la nostra gente che ci aspetta sotto casa», rende bene l'idea Minzolini.

Lo stesso Berlusconi è double face. Da una parte canta le lodi di Letta, tende la mano alla sinistra più «responsabile», si candida a guidare da Convenzione sulle Riforme (sebbene ancora non sia chiaro da chi verrà composta: secondo fonti autorevoli come Violante, non è detto che saranno per forza membri del Parlamento, anzi più facile un ricorso agli «esterni», nel qual caso addio Silvio).

Nello stesso tempo, forse immaginando l'esito delle sue richieste, Berlusconi compulsa i sondaggi di Euromedia research, misura il suo vantaggio sugli avversari, colloquia fitto fitto con Monti al Senato facendo sapere che un'alleanza elettorale con Scelta Civica è ormai cosa fatta. In pubblico, il Cavaliere predica la pace; sotto sotto, è pronto alla guerra.

 

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