LEGA SEGRETA - GLI STRANI GIRI AFRICANI DELLA LEGA ERANO GIÀ STATI SGAMATI DAI SERVIZI SEGRETI TRA IL ’90 E IL ’92 - GLI 007 TENEVANO CRAXI INFORMATO SUI MOVIMENTI DEL NEONATO PARTITO PADANO - I SERVIZI ERANO CONVINTI CHE IL CARROCCIO STESSE ORGANIZZANDO UN ESERCITO PER UN COLPO DI STATO - “LA PONTIDAFIN CON SEDE A PONTIDA NASCONDE DIETRO I FINANZIAMENTI ALLE IMPRESE ARTIGIANE, IL RICICLAGGIO DEI VERSAMENTI AL PARTITO”…

Franco Bechis per "Libero"

Chissà se anche allora si trattava di Tanzania. Ma già fra il 1990 e il 1992 i servizi segreti italiani pensavano che la Lega Nord di Umberto Bossi avesse fra i suoi canali di finanziamento proprio l'area africana. L'ipotesi emerge da uno dei tanti appunti inseriti in una cartellina della Lega Nord nell'archivio dell'ex premier ed ex segretario socialista Bettino Craxi.

Veline naturalmente non firmate e solo in qualche caso datate, ma continuamente affluite per aggiornare sulle scoperte effettuate su Bossi, sui suoi accoliti, sui piani di secessione, sui canali di finanziamento e su quello che all'epoca era un chiodo fisso: la struttura militare segreta con cui alcune Leghe riunite dal leader stavano preparando la rivolta. Che gli appunti fossero dei servizi si comprende dal testo e anche da una ammissione contenuta nella velina del 1 settembre 1992: la Lega era zeppa di infiltrati.

«Abbiamo inoltre ragione di credere», scrivono infatti a Craxi gli anonimi estensori, «che parte degli infiltrati a suo tempo inseriti nelle file della Lega lombarda siano stati scoperti e che ai medesimi volutamente siano fatte pervenire informazioni fuorvianti anche se molto simili e credibili».

La ricerca continua di depositi d'armi leghisti che la Lega avrebbe seppellito all'epoca in vista della rivolta nei luoghi classici della prima guerra mondiale era una sorta di fissa degli investigatori. Che raramente approdavano a qualche scoperta. Diverso invece il caso dei finanziamenti a Bossi & C., di cui i servizi pensavano di avere ricostruito tutto o quasi. Secondo loro i collettori di finanziamenti erano due: un architetto, Gisberto Magni, e il misterioso professore Proteus, prima ritenuto uno gnomo svizzero e poi identificato con un ex idraulico, Alessandro Patelli, che sarebbe in effetti diventato il primo tesoriere della Lega.

Secondo i servizi il movimento di Bossi si finanziava attraverso alcune imprese simpatizzanti del Nord Italia, ma soprattutto nell'Est europeo (Croazia in primis), in Germania e in Africa. Quei soldi secondo i servizi dovevano essere impiegati nell'acquisto di armi da nascondere. Prove nessuna, e indizi a dire il vero assai labili. Come questo: «Nel '92 si è evidenziato un aumento notevole nella vendita legale di munizioni e un incremento della presenza di giovani che si esercitano il tiro nei vari poligoni civili dell'Italia settentrionale in particolare in Lombardia».

I soldi, dunque. «Si è evidenziato», scrivevano i servizi in una velina a Craxi, «un canale di finanziamento della Lega Nord in molti artigiani e piccoli imprenditori del Nord simpatizzanti non iscritti alla Lega. Sono stati messi in contatto con società o ditte tedesche o dell'Europa orientale interessate a fare vari tipi d'affari da una apposita struttura centralizzata della Lega Nord».

Questa provvedeva «a cercare il partner adatto per l'imprenditore italiano e assistendo quest'ultimo fino alla conclusione dell'affare. Ad affare concluso l'imprenditore, che non va dimenticato, è perlomeno un simpatizzante leghista, versa una percentuale nelle casse della Lega». Ad assisterli erano due associazioni para leghiste guidate da Patelli «che gode della assoluta fiducia del vertice leghista».

Ed ecco il passaggio chiave che sembra anticipare l'epoca di Francesco Belsito: «Una fonte sostiene che tale ruolo di mediazione viene quotidianamente svolto con ditte dell'area tedesca e che sta cominciando ad attivarsi qualche iniziativa anche con qualche paese del Terzo mondo». Secondo i servizi all'epoca di Terzo mondo si occupava una struttura leghista seguita da Patelli «a Roma mentre una struttura milanese segue l'area tedesca e dell'est europeo».

Secondo i servizi in Italia all'epoca inoltre erano «disseminate in tutta la zona Nord officine dei settori di fonderia, trafilatura, minuteria metallica, prodotti plastici e legname che oltre a finanziare la Lega» avrebbero potuto trasformare i prodotti civili in prodotti militari.
Gli 007 ricordano a Craxi che tempo prima avevano offerto «anche la possibilità di entrare in possesso di certi documenti che non solo comprovavano ciò che stavamo dicendo ma indicavano le reali intenzioni di Lega lombarda». Negli appunti si citava anche la possibilità che Bossi avesse reclutato personale paramilitare fra i carabinieri ausiliari del Nord e le truppe alpine.

In un altro rapporto si tornava sulle questioni finanziarie, sostenendo che la Lega «ha enormi disponibilità finanziarie, prevalentemente da parte di piccoli, medi e grandi industriali. Nel '91 la Lega lombarda ha fondato la Pontidafin con sede a Pontida, che nasconde dietro i finanziamenti alle imprese artigiane, il riciclaggio dei versamenti al partito.

È certo, inoltre, che da più di due anni grossi industriali bergamaschi e bresciani fanno transitare somme dai 250 ai 500 milioni dalla Crt (Cassa di Risparmio di Torino) all'Ambroveneto di Verona sui conti correnti della Lega lombarda. Si danno per certi, come finanziatori della Lega, i seguenti impresari e/o imprese: Corti R.C.M. smg. di Bergamo (scavi e marmi); Cartiera cima Sia di S. Giovanni Bianco provincia di Bergamo». Altri finanziamenti arrivavano invece dall'estero, attraverso «la Banca Indosuez sede di Lugano, con spostamenti sempre verso l'Ambroveneto di Verona».

La Lega all'epoca era certo avida di soldi. Craxi conservava nella stessa cartellina delle veline dei servizi anche una causa civile fatta alla luce del sole da Bossi, Speroni e Formentini contro il presidente della Camera, Giorgio Napolitano, e quello del Senato Giovanni Spadolini. Coinvolti anche i dirigenti di tutti i partiti, da Achille Occhetto e Massimo D'Alema a Gianfranco Fini e Francesco Rutelli.

A tutti chiedevano di comparire davanti al tribunale civile di Roma il 22 marzo 1993 perchè colpevoli di essersi arricchiti «senza giusta causa a danno della Lega Nord Lega lombarda» con i contributi elettorali. A loro si chiedeva di dare alla Lega «2.250.000.000 lire per il Senato e di 4.850.000.000 lire per la Camera dei deputati». Gli altri partiti infatti quell'anno si era-no divisi un doppio tesoretto: 27 miliardi e 629 milioni di finanziamento diretto e per i gruppi parlamentari di camera e Senato 55 miliardi e 257 milioni. Alla Lega Nord avevano lasciato appena 139 milioni.

 

BOSSI IN CANOTTABOSSI IN CANOTTACRAXI BETTINOBettino CraxiFRANCESCO BELSITOpatelli e bossi

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