LA LEGGE ELETTORALE E IL RITORNO NON SCONTATO ALLA CAMERA – SORGI: "LE QUESTIONI APERTE SONO DUE. UNA È QUELLA DELLA RACCOLTA DELLE FIRME (6.000 PER COLLEGIO) CONTRO IL QUALE SI STANNO GIÀ SCHIERANDO SOPRATTUTTO I FUTURI ALLEATI CENTRISTI DEL CAMPO LARGO, IL SECONDO PROBLEMA RIGUARDA L'ALTERNANZA DI GENERE DELLE CANDIDATURE. QUESTO E’ IL PUNTO CHE A LUGLIO PROVOCÒ LA RIBELLIONE DELLE "FRANCHE TIRATRICI", GRAZIE AL VOTO SEGRETO DELLA CAMERA, E POTREBBE RIMOTIVARLA SE NON SI TROVERÀ UNA SOLUZIONE…”
MARCELLO SORGI per la Stampa - Estratti
L'approvazione al Senato della legge elettorale è tutt'altro che definitiva, anche se si tratta della seconda votazione del testo, che si accinge a tornare a Montecitorio dopo il primo passaggio di due mesi fa.
Restano infatti una serie di dettagli che, una volta risolti e se saranno risolti in modo differente dalla formulazione adoperata ieri, richiederanno probabilmente un quarto passaggio a Palazzo Madama, per il voto finale.
Le principali questioni aperte sono due.
Una è quella della raccolta delle firme - 370 mila a un primo calcolo, si passa da 1.500 a 6.000 per collegio - per le liste che non si riferiscono a formazioni politiche già presenti in Parlamento. Un traguardo difficile da raggiungere, contro il quale si stanno già schierando soprattutto i futuri alleati centristi del centrosinistra, visto che nel centrodestra Vannacci, grazie ai transfughi soprattutto leghisti, otterrebbe uno sconto sul numero delle sottoscrizioni. Sul punto sarebbe possibile anche un intervento della Corte costituzionale, non per cancellare del tutto la richiesta delle firme, in sé mirata a evitare una proliferazione senza fine delle liste, ma almeno per ridurne il tetto.
protesta dell opposizione alla camera contro la legge elettorale foto lapresse
Il secondo problema riguarda l'alternanza di genere delle candidature, prevista nel Rosatellum attualmente in vigore, e nel Melonellum, o Stabilicum come la premier vorrebbe chiamarlo, invece no, restando affidata alle preferenze nei partiti maggiori, e non essendo stabilita per i capigruppo: il che, per i candidati dei partiti meno grandi, vuol dire prevalenza sicura di candidati ed eletti tra gli uomini.
È il punto che a luglio provocò la ribellione delle "franche tiratrici", grazie al voto segreto garantito dal regolamento della Camera, e potrebbe rimotivarla se non si troverà una soluzione.
Prevedibile, comunque, una reazione del centrosinistra molto dura al ritorno della legge a Montecitorio. Se non altro per motivi di campagna elettorale e per coprire le forti divisioni che affiorano nel campo largo, prima ancora che l'accordo di coalizione sia concluso e indetto il voto delle primarie.
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Giorgia Meloni Antonio Tajani Matteo Salvini 2
Opposizioni protestano alla Camera legge elettorale
