casini alfano affondano

L'inCUBO DEL 5% - I CESPUGLI TREMANO: CON UNA SOGLIA COSI’ ALTA RESTANO FUORI ALFANOIDI E BERSANOIDI – SULL’USCIO ANCHE FITTO E VERDINI. PER EVITARLA MINACCIANO DI VOTARE CONTRO GENTILONI - ANCHE PIERFERDI CASINI SARA’ COSTRETTO A TROVARE UN LAVORO: E’ IN PARLAMENTO DA 34 ANNI

 

 

1. TUTTI A CASA

 

Dino Martirano per il Corriere della Sera

 

RENZI BERSANIRENZI BERSANI

Con lo sbarramento al 5% (circa 2 milioni di voti) solo Pd, M5S, FI e Lega hanno la certezza di portare i propri rappresentanti in Parlamento. I cosiddetti «cespugli», invece, già si preparano con molta ansia a scalare l' alto muro dello sbarramento previsto dal «sistema tedesco» italianizzato.

 

Tutti si stanno organizzando ma con prospettive diverse: a sinistra, Mdp Articolo 1 (bersaniani) «accetta la sfida» e punta addirittura al 10% grazie alla possibile «alleanza con Pisapia, Civati, Sinistra Italiana e spezzoni dell' associazionismo»; a destra, Fratelli d' Italia strizzerebbe l' occhio alla Lega per un' intesa tattica, oltre che sui contenuti, Nord-Centro-Sud; al centro, invece, ci si aspetta il vero «tsunami» con Angelino Alfano (Ap), Raffaele Fitto (Conservatori e Riformisti), Denis Verdini (Ala) e altri centristi, a partire dall' Udc di Lorenzo Cesa, che rischiano di sparire dall' orizzonte parlamentare.

pierluigi bersani e pierferdinando casinipierluigi bersani e pierferdinando casini

 

Alcune settimane fa, quando ancora il piatto del giorno era l' Italicum corretto dalla Consulta con la soglia del 3% (circa un milione e 200 mila voti), il presidente del gruppo Misto, Pino Pisicchio, convocò nella sala «Aldo Moro» i rappresentanti dei «cespugli» di centro, che alla Camera contano su 101 deputati. Tre i punti all' ordine del giorno: voto di preferenza, premio alla coalizione, sbarramento non oltre il 3%. Aderirono al cartello dei «cespugli» Maurizio Lupi (Ap), Giovanni Monchiero (montiani), Massimo Parisi (Ala verdiniani-Scelta civica di Enrico Zanetti), Conservatori e riformisti di Raffaele Fitto, il Centro democratico di Lorenzo Dellai, Rocco Buttiglione (Udc), i «Moderati» di Giacomo Portas e i socialisti di Oscar Pastorelli.

d anna verdini d anna verdini

 

Però dal giorno di quella riunione, in cui il 5% con il suo muro di due milioni voti era solo una remota eventualità, tutto è cambiato. Soprattutto per i «cespugli di centro: «E la risultante - osserva il senatore Paolo Naccarato (Gal) - è che ora alcuni dovranno cercare casa a sinistra e altri a destra».

 

Miguel Gotor Miguel Gotor

Il 5% visto dalla sinistra del Pd lo spiega il bersaniano Miguel Gotor (Articolo 1): «Lo sbarramento così alto non lo temiamo, anzi accettiamo la sfida, perché bisogna evitare la frammentazione del sistema che invece si verificherebbe con la soglia la 3%». Il senatore Gotor ritiene che Articolo 1 possa essere uno dei cardini di un «movimento ben più ampio a sinistra del Pd». E infatti insiste: «È in atto un processo che ci unisce a "Campo progressista" di Pisapia, a "Possibile" di Pippo Civati, a Sinistra Italiana... Ma l' onda inclusiva, di ispirazione ulivista, deve essere ancora più larga e penso al civismo, all' associazionismo ai cattolici democratici».

 

Comunque, ricorda Giulio Marcon (SI), il partito di Nicola Fratoianni ha presentato sì emendamenti favorevoli a un «modello tedesco» ma con soglia al 3%. E anche da destra Fabio Rampelli (FdI) accetta la sfida: «Alle Europee sfiorammo lo sbarramento del 4% con il 3,9 e quindi anche stavolta ci riproviamo, con convinzione. Nel proporzionale però non dovrebbe esserci una soglia: quella è costituzionale solo nel maggioritario per togliere ai piccoli il premio da dare a chi vince le elezioni».

 

 

2. UNA VALANGA DI DISOCCUPATI CON IL 5%

 

Pasquale Napolitano per il Giornale

 

ALFANO RENZIALFANO RENZI

Il tasso di disoccupazione tra i politici di professione rischia di crescere dal prossimo anno. Se passa la riforma elettorale improntata al modello tedesco, tanti dinosauri del Parlamento devono dire addio alla «dorata» poltrona di Montecitorio. La soglia di sbarramento al 5%, contenuta nella proposta di legge elettorale su cui stanno convergendo Pd, Forza Italia, Lega Nord e M5S, produce un effetto immediato: l' esclusione da Senato e Camera dei deputati di partitini e movimenti civici nati solo per conservare il posto in Parlamento a leader e familiari.

 

casinicasini

La prima vittima di un' eventuale riforma elettorale sarà un politico che ha varcato per la prima volta le porte di Montecitorio nel 1983 alla giovanissima età di 28 anni: Pier Ferdinando Casini, da quel giorno, la poltrona in Parlamento non l' ha più mollata. Ha visto cadere i governi della Prima e della Seconda Repubblica: l' ex allievo di Forlani ha assistito al ciclone Tangentopoli, senza essere travolto, ha sostenuto premier di centrodestra come Silvio Berlusconi e di centrosinistra come Letta, Renzi e Gentiloni, senza mai perdere lo status di parlamentare.

 

Ora, per l' ex presidente della Camera dei deputati la strada verso la pensione si fa in discesa. Casini con il suo partitino Centristi per l' Italia, nato dopo la scissione dell' Udc, difficilmente riuscirà centrare l' obiettivo del 5% per conservare lo scranno a Montecitorio. L' unica mossa per resistere è la richiesta a Matteo Renzi di una candidatura blindata nelle liste del Pd.

 

LA CASA DELLE LIBERTA FINI CASINI FITTO BUTTIGLIONE BOSSI BERLUSCONI LA CASA DELLE LIBERTA FINI CASINI FITTO BUTTIGLIONE BOSSI BERLUSCONI

Quel 5% terrorizza un altro dinosauro della politica italiana: Angelino Alfano che, dopo l' addio a Forza Italia per sostenere i governi Letta e Renzi, ha fondato già tre partiti (Ncd, Area Popolare e Alternativa Popolare) con l' unico scopo di scongiurare l' addio alla poltrona. Il ministro degli Esteri minaccia, addirittura, di far cadere il governo Gentiloni se nella proposta di legge del Pd non sarà cancellato lo sbarramento al 5%: oggi Alfano incontra Renzi per ottenere risposte, non sui problemi dell' Italia, ma sulla sua rielezione in Parlamento.

 

STEFANIA VILLANOVA E FLAVIO TOSISTEFANIA VILLANOVA E FLAVIO TOSI

Nessuno vuole mollare la sedia: nessuno ha voglia di ritornare a lavorare. Anche perché, né Casini né Alfano hanno mai avuto un lavoro. Casini e Alfano seguiranno un altro «traditore» di Berlusconi: Gianfranco Fini. Alle elezioni politiche del 2013 gli italiani hanno spedito in pensione l' ex presidente della Camera. Oggi, Fini è impegnato a limitare le conseguenze dell' inchiesta della Procura di Roma sulla famosa casa di Montecarlo.

 

Un' altra vittima della nuova legge elettorale è un veterano dei Palazzi romani: Denis Verdini, l' ex braccio destro di Silvio Berlusconi, sta provando a mettere insieme un po' di sigle politiche, dagli ex di Scelta Civica al movimento Fare del sindaco di Verona Flavio Tosi, per ottenere la certezza di una ricandidatura in Parlamento. In bilico c' è anche la leader di Fdi Giorgia Meloni, data al 4,5%: l' obiettivo resta a un passo.

stefano parisi stefano parisi

 

Sfide impegnative per due formazioni debuttanti non ancora rilevate dai sondaggi: Stefano Parisi sogna di riunire sotto la sigla di Energie per l' Italia l' intero mondo dei moderati, da Gaetano Quagliariello e Raffaele Fitto, mentre il Movimento animalista di Michela Vittoria Brambilla testerà il proprio peso già alle prossime Comunali.

 

stefano fassinastefano fassina

Tempi duri anche per gli eredi del Pci che sono cresciuti a pane e politica. Lo sbarramento al 5% è la vendetta di Renzi contro Pier Luigi Bersani che con il nuovo partito Mdp non riuscirà a portare nemmeno un rappresentante a Roma. Stessa sorte per Stefano Fassina: Sinistra italiana è data al 2,4%. Per tutti c' è una sola prospettiva: la disoccupazione. A suon di vitalizio.

 

Ultimi Dagoreport

meloni trump

DAGOREPORT - CHISSÀ, MAGARI LO SCONCIO GOLPE TRUMPIANO IN VENEZUELA, CON LA CATTURA DI MADURO E DECINE DI MORTI, HA SPEDITO GIORGIA MELONI IN UNO STADIO DI TALE PIACERE DA PERDERE IL CONTROLLO DEI NEURONI, INCIAMPANDO IN DUE MADORNALI GAFFE, CHE NESSUN MEDIA HA SOTTOLINEATO - PRESO IL MOSCHETTO, CALZATO L’ELMETTO, LA “CHICA CALIENTE” (COPY SANTIAGO ABASCAL) HA PROCLAMATO LA TESI DI ‘’UN INTERVENTO LEGITTIMO DI NATURA DIFENSIVA CONTRO IL NARCOTRAFFICO’’ - BENE, SIETE CURIOSI DI SAPERE CHI L’HA SMENTITA? LO STESSO TRUMP! “D’ORA IN AVANTI SAREMO FORTEMENTE COINVOLTI NELLA GESTIONE DEL PETROLIO DEL VENEZUELA” - MA NON È FINITA: LA STAGIONATA RAGAZZA PON-PON DEL TRUMPISMO SENZA LIMITISMO HA SPROLOQUIATO PURE DI UNA “AZIONE MILITARE ESTERNA”. A SMENTIRLA È ARRIVATO QUESTA VOLTA IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO: "NON SIAMO IN GUERRA…" - VIDEO

khamenei maduro putin xi jinping

DAGOREPORT – IL 2025 È STATO UN ANNO DI MERDA PER L’IRAN, MA IL 2026 POTREBBE ESSERE PEGGIO: IL BLITZ IN VENEZUELA E L’ARRESTO DI MADURO SONO UNA BRUTTISSIMA NOTIZIA PER KHAMENEI, CHE TEME DI FARE LA FINE DEL “COLLEGA” DITTATORE. AD AGGRAVARE LA SITUAZIONE CI SONO LE PROTESTE DILAGATE IN TUTTO IL PAESE – LA PERDITA DELL’ALLEATO DI CARACAS È UN PESO ANCHE NELL’EQUILIBRIO DEI RAPPORTI CON PUTIN E XI JINPING: LA COOPERAZIONE CON MADURO RAFFORZAVA IL POTERE NEGOZIALE DI TEHERAN CON RUSSIA E CINA. ORA TEHERAN È SOLA E PIÙ DIPENDENTE DA INTERLOCUTORI CHE LA USANO (PUTIN PER I DRONI, XI PER IL PETROLIO) MA NON HANNO INTERESSE A SOSTENERLA PIÙ DEL MINIMO NECESSARIO – IL POSSIBILE ARRIVO DI UN “BONAPARTE” IMMAGINATO DAGLI ANALISTI: NON SAREBBE UN LIBERATORE, MA SOLO L’ENNESIMO AUTOCRATE…

trump putin xi jinping

DAGOREPORT - QUANTO GODONO PUTIN E XI JINPING PER L’ATTACCO AMERICANO AL VENEZUELA! – L’UNILATERALISMO MUSCOLARE DI TRUMP E’ LA MIGLIORE LEGITTIMAZIONE PER LE AMBIZIONI, PRESENTI E FUTURE, DI RUSSIA E CINA – E INFATTI IL "NEW YORK TIMES" CRITICA L'ASSALTO A MADURO:"E' POCO SAGGIO" - SE WASHINGTON BOMBARDA CARACAS, IN VIOLAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE, CHI ANDRA’ A ROMPERE I COJONI A XI JINPING SE DOMANI DOVESSE INVADERE TAIWAN? E QUANTO GODE PUTIN NEL VEDERE L’OCCIDENTE BALBETTARE DAVANTI ALLE BOMBE DI WASHINGTON, NON COSI’ LONTANE DA QUELLE CHE MOSCA SGANCIA SULL’UCRAINA? – LA PREVISIONE BY RUVINETTI: NELL’INCONTRO IN ALASKA, TRUMP E PUTIN SI SONO SPARTITI IL MONDO, IN UNA SORTA DI “YALTA A MANO ARMATA” (L’UCRAINA A TE, IL VENEZUELA A ME)

zampolli corona trump meloni salvini

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA E LA PRECIPITOSA CADUTA DI PAOLO ZAMPOLLI: DA TRUMP A CORONA... - LA FORTUNA DEL MASCELLUTO IMMOBILIARISTA ITALOAMERICANO SAREBBE FINITA IL GIORNO IN CUI È SBARCATO A VILLA TAVERNA IL RUDE TILMAN FERTITTA. IL MILIONARIO INCORONATO AMBASCIATORE HA FATTO SUBITO PRESENTE ALL’EX MANAGER DI MODELLE CHI ERA IL SOLO PLENIPOTENZIARIO DI TRUMP IN ITALIA – SE SALVINI HA VOLUTO INCONTRARLO, LA ‘GIORGIA DEI DUE MONDI’ NON HA DI CERTO BISOGNO DI RICORRERE ALLE ARTI DIPLOMATICHE DI ZAMPOLLI: A MELONI BASTA ALZARE LA CORNETTA DEL TELEFONO E CHIAMARE DIRETTAMENTE IL TRUMPONE – PER FORTUNA CHE C’È FABRIZIO CORONA  ANCORA IN CIRCOLAZIONE A SPARAR CAZZATE: ZAMPOLLI LO AVREBBE CHIAMATO DALLA CASA BIANCA DURANTE L’INTERROGATORIO SU SIGNORINI IN PROCURA: "MI CERCA TRUMP, A GENNAIO CE NE ANDIAMO LÌ E LA MELONI MUTA". PER AGGIUNGERE POI, IN MANIERA ALLUSIVA: "LA MOGLIE DI TRUMP, MELANIA, MI CONOSCE MOLTO BENE..."

giorgia meloni giovanbattista fazzolari sergio mattarella

DAGOREPORT – COME MAI NEGLI ULTIMI TEMPI È DIVAMPATO UN AMOUR FOU DI MELONI E FAZZOLARI PER MATTARELLA? LE LODI DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA PER IL DISCORSO DI FINE ANNO VENGONO INFIOCCHETTATE (“UN GRANDE CHE CI UNIFICA”) DAL “GENIO” DI PALAZZO CHIGI – DAL PREMIERATO ALLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, NON SI CONTANO I MOTIVI DI ASPRO ATTRITO TRA L'ARMATA BRANCA-MELONI E IL COLLE. MA, ALLA FINE, MELONI E FAZZOLARI SI SONO RESI CONTO CHE LA POPOLARITÀ CHE INCONTRA SERGIONE È TALE CHE È MASOCHISTICO SCHIERARSI CONTRO – ESSI’: LA GIORGIA E IL GIOVANBATTISTA SONO SCALTRI NELLA GESTIONE DEL POTERE. QUANDO SI TROVANO DAVANTI A UN OSTACOLO DURO DA SUPERARE, RICORRONO AL SAGGIO DEMOCRISTIANESIMO ANDREOTTIANO: IL NEMICO NON SI COMBATTE MA SI COMPRA O SI SEDUCE...

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”