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“AVEVAMO LAMA E BERLINGUER, OGGI SCHLEIN E LANDINI” – LUCA RICOLFI INCHIODA LA SINISTRA DOPO IL VERGOGNOSO ASSALTO ALLA POLIZIA DI SABATO, A TORINO: “C'È UNA GRAVE CORRESPONSABILITÀ POLITICA. TUTTI SAPEVANO CHE LO SCOPO DELL'ADUNATA DI SABATO ERA PROVOCARE SCONTRI VIOLENTI” – “OGGI L'INDULGENZA VERSO LA VIOLENZA E LA SOPRAFFAZIONE SI BASANO SU UN PIÙ GENERICO ‘SENTIMENT’ ANTI-CAPITALISTA, ANTI-USA, ANTI-GOVERNO, ANTI-ISRAELE” – “IL VERO PROBLEMA È CHE UN PEZZO DI SINISTRA HA UN PROBLEMA DI MATURITÀ DEMOCRATICA E DIVENTA GUARDINGA QUANDO VIOLENTI E PREVARICATORI SI RICHIAMANO ALL'IDEALE COMUNISTA (MADURO), O SI TRINCERANO DIETRO LA CAUSA DI UN POPOLO OPPRESSO (HAMAS)”

 

I PERICOLI DI CHI NON CONDANNA

Estratto dell’articolo di Gian Carlo Caselli e Vittorio Barosio per “La Stampa”

 

GIAN CARLO CASELLI

Della interessante e ben articolata Relazione del nuovo Procuratore generale di Torino Lucia Musti, svolta inaugurando l'anno giudiziario 2026, ci sembra che vada ricordata innanzitutto la parte dedicata ai disordini di piazza.

 

E in particolare dove Musti osserva che queste condotte, anche quando siano pericolose, sono accompagnate dalla benevola tolleranza di soggetti appartenenti alla c.d. "upper class": questi - con il loro scrivere condiscendente che vorrebbe tutto «normalizzare» - costituiscono una specie di area grigia, colta e borghese, che non svolge alcuna azione di deterrenza e di educazione al rispetto delle regole necessaria per «riempire i vuoti, le periferie dell'anima».

 

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[…]  Ricordiamo ancora che la Procuratrice, sulla legge di separazione delle carriere fra giudici e Pm, ha preso giustamente (ad avviso di chi scrive) una posizione di netta contrarietà, ravvisandovi l'inizio di un percorso fatalmente destinato a concludersi con la sottoposizione del Pm al potere esecutivo: con grave pregiudizio soprattutto per i soggetti che la Pg ha definito "I fragili", dedicando loro la conclusione della sua Relazione.

 

Sempre sulla separazione delle carriere la Procuratrice non ha ritenuto di criticare il ministro Nordio che, alla presenza del Presidente Mattarella, ha etichettato come "blasfeme" le opinioni di chi è contrario alla sua riforma (opinioni che, tra l'altro, prima di diventare ministro egli stesso condivideva). La Procuratrice ha fatto molto bene. Un ministro che si esprime in questo modo su chi non la pensa come lui non è commentabile.

 

LUCIA MUSTI

“LA SINISTRA DI OGGI CONDANNA LE VIOLENZE SOLO A COSE FATTE”

Estratto dell’articolo di Franco Giubilei per “La Stampa”

 

La procuratrice generale Lucia Musti indica un'«area grigia» colta e borghese che avrebbe giustificato condotte violente come quella di sabato. Che cosa ne pensa?

«Non è una novità, l'area grigia c'è sempre stata, almeno dai primi Anni 70. E non è solo un fenomeno torinese, basti pensare alla borghesia milanese e al Corriere della Sera di Ottone ai tempi dell'attentato a Indro Montanelli».

 

Nella storia di Torino, il rapporto tra «upper class», conflitto sociale e movimenti antagonisti è stato spesso ambivalente. I richiami di Musti si inseriscono in una continuità storica o segnano una rottura rispetto al passato?

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«Non parlerei di rottura, semmai c'è un aggiornamento e una generalizzazione. Ieri la connivenza di una parte della sinistra con l'estremismo rosso e il terrorismo si basava sulla comune adesione al marxismo, come non mancò di notare Rossana Rossanda parlando di "album di famiglia".

 

Oggi l'indulgenza verso la violenza e la sopraffazione si basano su un più generico "sentiment" anti-capitalista, anti-Usa, anti-governo, anti-Israele, che amplia il bacino potenziale dei simpatizzanti.

 

E infatti gli slogan dei cortei sono diventati dei minestroni in cui si mescola di tutto, dalla Palestina alla violenza sulle donne, al ponte sullo Stretto. Ma la vera differenza rispetto agli Anni 70 è un'altra».

 

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Quale sarebbe?

«La sinistra ufficiale di ieri aveva una posizione chiara, e si batteva senza ambiguità contro terrorismo ed estremismo, quella di oggi no: allora avevamo Lama e Berlinguer, mezzo secolo dopo ci ritroviamo con Schlein e Landini. Credono di potersi chiamare fuori condannando la violenza a cose fatte, mentre quel che dovrebbero fare è scendere in piazza contro i violenti e i prevaricatori».

 

 Le succede di confrontarsi con intellettuali, docenti o scrittori che sostengano il dissenso dell'area antagonista?

gian carlo caselli

«No, perlopiù sono persone che non accettano alcun dialogo, e guardano con sufficienza chiunque non condivida le loro idee».

 

I disordini di sabato a Torino sembrano frutto di una strategia di piazza che si ripete spesso: gruppi si staccano da un corteo pacifico per scontrarsi con le forze dell'ordine. C'è connivenza morale da parte del movimento nel suo complesso?

«Non so se sia connivenza morale, ma mi sento di dire che c'è una grave corresponsabilità politica. Tutti sapevano che lo scopo dell'adunata di sabato era provocare scontri violenti. Se lo sai e aderisci senza un servizio d'ordine, senza una campagna politica preventiva contro la violenza, non puoi cascare dal pero quando succede quello che era previsto e programmato.

 

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Come persona di sinistra mi sento profondamente offeso dall'ipocrisia con cui si condanna a cose fatte: "condanniamo fermamente, ma...". Ma che cosa? "ma il governo non deve strumentalizzare"? "ma il sindaco Lo Russo aveva avviato un percorso"? "ma se non ci fosse stato lo sgombero non ci sarebbe stata la protesta"? Quando mai la sinistra si libererà dei "ma" e dei "però"?».

 

[…] La sinistra italiana o parte di essa ha responsabilità indirette per quanto è accaduto?

«Certo che ha delle responsabilità, ma su questo vorrei allargare il discorso. Qui non si tratta semplicemente del fatto che Schlein-Landini-Conte-Bonelli-Fratoianni non hanno voluto capire la natura programmaticamente violenta della manifestazione pro-Asktasuna.

 

torino, scontri alla manifestazione per askatasuna

Il vero problema è che un bel pezzo della sinistra ha, ancora oggi, un problema di maturità democratica. Quel che i socialdemocratici tedeschi fecero nel 1959 con la svolta di Bad Godesberg, la nostra sinistra non ha ancora trovato oggi il coraggio di farlo. Se avesse trovato quel coraggio, non sarebbe stata l'unica in Europa a votare contro la condanna di Maduro.

 

E sarebbe in prima linea nelle università a difendere la libertà di parola, e nelle piazze a sostenere i popoli venezuelano e iraniano. La verità indicibile è che la sinistra italiana di oggi ha ancora un occhio di riguardo per la violenza e per i regimi autoritari ogniqualvolta i fini dichiarati dei violenti siano o le sembrino buoni.

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Per questo diventa guardinga quando violenti e prevaricatori si richiamano all'ideale comunista (Maduro), o si trincerano dietro la causa di un popolo oppresso (Hamas), o usano l'antifascismo per tappare la bocca a chiunque osi pensarla diversamente (intimidazioni nelle università)». […]

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