SALVINI, LA SPINA NEL FIANCO DI GIORGIA MELONI - LA MAGGIORANZA SI SPACCA ANCORA UNA VOLTA SULL’INGRESSO DELLA UCRAINA NELLA UE – IL FILOPUTINIANO SALVINI INSORGE: “RAPPRESENTEREBBE UN DANNO ECONOMICO E SOCIALE DI ENORMI PROPORZIONI” - DA PALAZZO CHIGI, DOVE TRONEGGIA IL FILO-UCRAINA FAZZOLARI, FANNO PRESENTE CHE L’ITALIA È FAVOREVOLE ALL’INGRESSO DI KIEV. GIORGIA MELONI AFFIDA LA REPLICA AL VICEPREMIER TAJANI: “PER NOI LA PRIORITÀ SONO I BALCANI, FERMO RESTANDO CHE UCRAINA E MOLDAVIA DEVONO AVVIARE UN PERCORSO PER FAR PARTE DELL’UE. NOI SIAMO PRONTI A FAR LA NOSTRA PARTE PER AIUTARLI” – I TIMORI DELLA DUCETTA PER IL DISIMPEGNO USA NELLA NATO - VERTICE A BERLINO DI MACRON, STARMER E MERZ ALLARGATO A ITALIA E POLONIA...
Gabriella Cerami, Lorenzo De Cicco per repubblica.it - Estratti
La Lega si mette di traverso. E spacca ancora una volta la maggioranza in politica estera. Dice no all’accelerazione di Bruxelles per l’ingresso di Kiev nell’Ue. Ed è costretto a intervenire Antonio Tajani, in sintonia con Palazzo Chigi.
INFORMATIVA - GIORGIA MELONI ALLA CAMERA - ANTONIO TAJANI E MATTEO SALVINI
«La Lega è assolutamente contraria a ogni ipotesi di adesione dell’Ucraina all’Unione», mette a verbale il partito di Matteo Salvini in una nota molto ruvida: «Oltre a non avere i requisiti necessari che altri Paesi hanno o stanno per ottenere dopo anni di lavoro, Kiev nella Ue rappresenterebbe un danno economico e sociale di enormi proporzioni».
Non è la posizione del governo. Giorgia Meloni affida la replica all’altro vicepremier, Tajani: «Per noi la priorità sono i Balcani, fermo restando che Ucraina e Moldavia devono avviare un percorso, devono anche combattere la corruzione, rispettare le regole per far parte dell’Ue. Noi siamo pronti a far la nostra parte per aiutarli». Da Palazzo Chigi fanno presente che l’Italia è favorevole all’ingresso di Kiev, ma se ci saranno accelerazioni, devono includere anche chi è già in lista da tempo:
dall’Albania dell’«amico» Edi Rama al Montenegro, oltre alla Moldavia. Meloni potrebbe partecipare il prossimo 5 giugno al vertice Ue-Balcani. La settimana dopo, l’11, riferirà alle Camere in vista del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno. Quanto a Kiev, il vero nodo di trattativa a Bruxelles è la lettera con cui il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha proposto di far entrare l’Ucraina come «membro associato» dell’Ue. Ingresso soft, su cui Roma sta riflettendo e non ha ancora preso posizione.
Ma più delle bizze di Salvini, a preoccupare Meloni è il disimpegno, ormai nemmeno solo minacciato, degli Stati Uniti nel fianco europeo della Nato. Il grande spavento, per le cancellerie europee, è la riduzione della deterrenza americana in caso di attacco russo nel continente, con una sforbiciata – si parla di un dimezzamento – alla task force di sottomarini, caccia e bombardieri da spedire in Europa in caso di conflitto scatenato dal Cremlino. Se ne discuterà al vertice atlantico di Ankara, il 7 e 8 luglio. Ma i governi Ue sono già in allerta. Studiano le contromosse.
Meloni è stata sondata in queste ore per un vertice a Berlino. La convocazione arriverebbe dal cancelliere Merz, il formato è l’E5, dunque oltre a Gran Bretagna, Germania e Francia sarebbe allargato a Polonia e Italia.
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