trump friedman

AMERICA FATTA A MAGLIE - MENTRE MURDOCH E JERRY HALL POSANO CON GLI OBAMA, TRUMP NOMINA AMBASCIATORE IN ISRAELE DAVID FRIEDMAN, CHE VUOLE PORTARE L'AMBASCIATA DA TEL AVIV A GERUSALEMME, IN BARBA AGLI STREPITI DEL MONDO ARABO - AVVISATE I GIORNALONI ITALIANI CHE NON C'È NESSUNA CHANCE CHE I GRANDI ELETTORI RIBALTINO IL VOTO SU DONALD

barack e michelle obama con rupert murdoch e jerry hallbarack e michelle obama con rupert murdoch e jerry hall

Maria Giovanna Maglie per Dagospia

 

Foto di gruppo scelto alla Casa Bianca per i vip dell'informazione, e non poteva che essere Rupert Murdoch l’immortalato con la sfolgorante neo sposa Jerry Hall, tutti e due in posa affettuosa con Barack e Michelle Obama. Un salutino non si nega a nessuno, nelle stesse ore Murdoch festeggia la presa di Sky inglese e il primo posto tra le tv degli Stati Uniti ottenuto da Fox News.

 

Fox News ha fatto una campagna molto efficace per Donald Trump, sia pur partendo a primavera avanzata, quando fra i due tycoon grazie al solito genero Jared Kushner è stata siglata la pace e avviata un'amicizia di coppie, Fox News si gode ora il primato e le interviste esclusive del presidente eletto, mentre l'arcinemica CNN misura l'umiliazione di essere scivolata per la prima volta nella sua storia al terzo posto.

 

donald trump con rupert murdoch e jerry halldonald trump con rupert murdoch e jerry hall

Lunedì è il grande giorno nel quale i grandi elettori dei partiti si incontrano e con il loro voto rendono ufficiale e definitiva l'elezione del presidente. Non ci sono sorprese all'orizzonte, niente di quanto vanno scrivendo da giorni i giornaloni italiani è vero, nessuno porterà via la vittoria che Donald Trump si è conquistato sul campo in un anno di campagna elettorale. Però l'atmosfera continua a essere estremamente pesante.

 

Non che la cosa turbi particolarmente il presidente eletto, il quale ieri sera ha sganciato un'altra bomba indicando nell' avvocato David Friedman il prossimo ambasciatore degli Stati Uniti in Israele. Non è una nomina qualunque,  il personaggio è noto per i suoi legami stretti con Israele, e ha chiarito subito: “Non vedo l'ora di poter lavorare nell'ambasciata a Gerusalemme, capitale eterna di Israele”.

rupert murdoch ivanka trump nella trump towerrupert murdoch ivanka trump nella trump tower

 

L'ambasciata sta attualmente a Tel Aviv, come tutte le rappresentanze diplomatiche internazionali, per via della contesa sulla capitale con gli arabi. È una vecchia storia, gli americani da tanto tempo avevano la tentazione di spostare l'ambasciata a Gerusalemme, non hanno mai avuto il coraggio della rottura, o la saggezza se preferite.

 

Certo è che quelli che oggi strillano al pericolo di rendere le relazioni ancora più aspre col mondo arabo e gli alleati americani in Europa occidentale bene farebbero a ripassarsi l'elenco delle recenti prese di posizione, sanzioni, condanne varie degli organismi internazionali, tutti filo arabi, tutti contro Israele.

 

Trump eredita la relazione peggiore della storia tra America e Israele, alleati inossidabili che Barack Obama ha ossidato niente male; non lascerà le cose come stanno e manderà un segnale preciso al mondo arabo, senza timore. La stessa cosa farà con il rappresentante all'ONU,  ma certo oggi la nomina di un tale ambasciatore rinfocola ulteriormente gli animi.

 

david friedman donald trumpdavid friedman donald trump

Segnatamente gli animi dei democratici, che di aver perso non ne vogliono proprio sapere e rassegnazione non ne praticano. John Podesta, il capo della campagna della Clinton e anche il protagonista involontario di alcune delle mail più imbarazzanti per lui svelate dagli hackers, ha tirato fuori l'ultima proposta surreale, e dice che tutti i grandi elettori dovrebbero essere interrogati dagli uomini della Cia per poter essere certi che sono indipendenti nel loro giudizio.

 

Ora, questo non è solo estremamente umiliante per la dignità della nazione più importante del mondo, tanto è vero che il governo russo risponde ufficialmente di essere indignato da tante chiacchiere senza che sia venuta fuori una sola prova del suo coinvolgimento nello spionaggio via internet della campagna elettorale, ma dietro e dichiarazione di sdegno e inviti a farla finita, si capisce che se la ridono. Questo è anche profondamente stupido, perché i grandi elettori sono dei meri rappresentanti ed esecutori della volontà dei cittadini e corrispondono in ogni Stato al numero dei deputati eletti più i due senatori. Nessuno li ha tirati fuori da qualche cilindro.

 

Nessuno di loro è in rivolta contro l'odioso dovere di votare Donald Trump, solo un repubblicano ha annunciato che voterà per qualcun altro e lo ha fatto ufficialmente, ma ci vuol altro visto che Trump ha 306 voti elettorali, la Clinton 232, e ce ne vogliono 270 per essere eletti.

david friedman ivanka trumpdavid friedman ivanka trump

 

In un tentativo piuttosto ridicolo Jill Stein, il candidato del partito Verde, ha buttato milioni di dollari tacitamente forniti dalla campagna della Clinton, per ricontare i voti in Wisconsin, dove ne sono usciti 131 in più per Trump.

 

In Pennsylvania invece un giudice federale ha emesso una opinione che suggerisce di lasciar perdere e smetterla di pensare che in quello stato 6 milioni di elettori siano stati imbrogliabili e imbrogliati. Sempre un giudice federale del Colorado, Stato vinto dalla Clinton, ha emesso un avviso ai nove grandi elettori democratici diffidandoli dal cambiare voto, e se la misura vale per il tradimento ipotetico di democratici vale per tutti.

 

Eppure i sore losers non si placano, e il solito Martin Sheen, attore militante mai uscito dalla parte di West Wing, raccoglie firme di attori di fiction e soap per un appello agli elettori contro Trump. Un gruppo che si chiama electors trust offre ai grandi elettori consigli legali e li assisterebbe in caso di tradimento dei cittadini.

 

MARTIN SHEEN E FIGLIO CHARLIEMARTIN SHEEN E FIGLIO CHARLIE

Sul New York Times è comparso l'articolo opinione di un professore che suggerisce che i Padri Fondatori in realtà volevano che i grandi elettori fossero completamente liberi di rispettare o meno il mandato dei cittadini. E per non farsi mancare niente un grande elettore repubblicano del Michigan che si chiama Michael Banerian ha dichiarato al Post che qualcuno lo ha minacciato se non cambia voto di mettergli una pallottola in testa.

 

 Già si annuncia un estremo e disperato tentativo di perdere tempo, ovvero una volta proclamata la scelta dei grandi elettori lunedì basterà una sola obiezione di un membro della Camera del Senato perché sia necessaria una votazione di certificazione del voto da parte di tutte e due le Camere. Il tentativo è evidentemente disperato perché i repubblicani hanno la maggioranza e controllano tutte e due le Camere, e insomma non c'è nessun modo di far perdere Donald Trump da vivo. Avvisare anche nelle redazioni italiane.

 

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