MALTAURO SCATENATO: “NELLA CUPOLA EXPO, GREGANTI FACEVA GLI INTERESSI DELLA VECCHIA GUARDIA PD. CONSULTAVA FASSINO, BERSANI E ALTRI” - IL NOME DI CULATELLO ERA GIÀ USCITO MA BERSANI AVEVA SUBITO LIQUIDATO TUTTO COME “ILLAZIONI”

Emilio Randacio per “la Repubblica”

 

«Primo Greganti, all’interno della “Cupola” di Expo, rappresentava gli interessi della vecchia guardia del Pd». Con queste dichiarazioni rese dall’imprenditore vicentino Enrico Maltauro, il fronte giudiziario dell’inchiesta Expo registra nuovi particolari sul ruolo del «compagno G» tra la cerchia di faccendieri ed ex politici che gravitava su Expo, sulla sanità lombarda e sui relativi appalti. 

Pierluigi Bersani Pierluigi Bersani

Mentre sul piano politico — proprio in conseguenza del terremoto provocato dall’inchiesta sull’Esposizione del 2015 — si registra il faccia a faccia di un’ora e mezza, a Palazzo Chigi, tra il premier Matteo Renzi e il numero uno di Expo, Giuseppe Sala, durante il quale si è discusso proprio degli strumenti da utilizzare per escludere dai lavori la Maltauro, cioè l’azienda coinvolta nelle indagini.

Nel giorno in cui i legali di Luigi Grillo discutono davanti al Tribunale del Riesame la scarcerazione del proprio assistito, trapelano nuovi dettagli sul verbale reso ai pubblici ministeri Claudio Gittardi e Antonio D’Alessio da uno dei primi pentiti dell’inchiesta che ha portato in cella per associazione a delinquere anche Gianstefano Frigerio e l’ex responsabile acquisti di Expo, Angelo Paris. 

Maltauro, finito in cella con l’accusa di aver «unto» la cupola per ottenere anche appalti Expo, nel suo verbale ha sostenuto che i referenti politici dell’organizzazione erano definiti. Frigerio — ecco la versione di Maltauro, difeso dai legali Giovanni Maria Dedola e Paolo Grasso — si interfacciava direttamente con Arcore e con Silvio Berlusconi. Di Greganti, invece, Maltauro racconta «come i suoi interlocutori fossero uomini della vecchia guardia del Pd». 

Piero Fassino Piero Fassino

Nulla visto di persona — ha aggiunto l’imprenditore — ma ascoltato nei corridoi dello studio di Frigerio a Milano, in viale Andrea Doria. I pm hanno chiesto di sapere se l’imprenditore vicentino conoscesse anche i nomi di chi consultava Greganti, e la risposta è stata «Fassino, Bersani e anche altri ». 

Non ci sono elementi — come del resto per il presunto coinvolgimento di Berlusconi — che possano portare, al momento, a nuove iscrizioni nel registro degli indagati, ma si tratta di uno spunto su cui la procura di Milano punterà comunque i fari nelle prossime settimane. Va ricordato che il nome dell’ex segretario del Pd era già uscito nelle carte dell’inchiesta, ma Bersani aveva subito definito gli accostamenti come «illazioni».

GIANSTEFANO FRIGERIO GIANSTEFANO FRIGERIO

A Palazzo Chigi, invece, Renzi, secondo quanto trapelato, avrebbe valutato con il commissario Expo lo stato dei lavori, ma anche il futuro della Maltauro all’interno di Expo. Non è escluso che, dopo l’esplodere dell’inchiesta, si tenti di escludere la società vicentina dal prosieguo dei lavori proprio a causa del coinvolgimento nell’indagine. Da qualunque parte la si guardi, è una nuova incognita per il rispetto della tabella di marcia dei lavori dell’Expo. «Sono sempre positivo », l’unico commento di Sala, una volta concluso l’incontro a Roma.

fotomontaggio berlusconi pizzaiolo fotomontaggio berlusconi pizzaiolo

Infine, il gip ha respinto la nuova richiesta di scarcerazione di Frigerio, ex segretario della Dc lombarda e poi parlamentare di Forza Italia. A lanciare l’allarme sullo stato di salute del presunto regista della cupola che si spartiva gli affari di Expo, era stato il suo legale, Manola Murdolo, con un’istanza in cui si denunciavano le cattive condizioni di salute dell’indagato, oggi settantaquattrenne. Soprattutto per un grave problema a un occhio, l’ipertensione e una forma di diabete. Ma il gip Fabio Antezza ha nuovamente respinto l’istanza. 

MATTEO RENZI A MILANO PER L EXPO FOTO LAPRESSE MATTEO RENZI A MILANO PER L EXPO FOTO LAPRESSE

Questa volta dopo aver letto il parere di un medico, Marco Scaglione, che è giunto a conclusioni esattamente opposte. «Le condizioni di salute — ha scritto il perito — non sono tali da controindicarne la prosecuzione del regime carcerario all’interno di una struttura dotata di centro clinico (come Opera, ndr ) ». Il giudice — oltre a ritenere che «permangono immutate le eccezionali esigenze cautelari» rileva che «la gravità del quadro probatorio (...) si è ulteriormente aggravata».

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