giancarlo giorgetti sergio mattarella alfredo mantovano

UNA MANOVRA PASTICCIATA FINO ALL’ULTIMO – È STATA BLOCCATA IN EXTREMIS LA MISURA CHE PREVEDEVA UNO “SCUDO” A TUTELA DEGLI IMPRENDITORI CONDANNATI PER AVER SOTTOPAGATO I DIPENDENTI – SULLA NORMA, INFILATA IN UN SUBEMENDAMENTO DI FDI, ERA ARRIVATO IL “VETO” DEL QUIRINALE – LE TELEFONATE CONCITATE TRA GIORGETTI E CIRIANI: “CHE FACCIAMO? DOBBIAMO CAPIRE COME RISOLVERLA, SENTI MANTOVANO” – STEFANO FOLLI: “È UNA LEGGE DI BILANCIO TIMIDA E PRIVA DI UN ORIZZONTE DI QUALCHE RESPIRO. INVECE LA PROSSIMA FINANZIARIA CADRÀ RIDOSSO DELLA CAMPAGNA ELETTORALE E SARÀ UN'ALTRA STORIA: SARÀ CONCEPITA COME STRUMENTO DI CONSENSO E IL GOVERNO SFRUTTERÀ FINO IN FONDO I MARGINI DELLA SPESA…”

1 - MANOVRA, BLOCCATO IN EXTREMIS BLITZ CONTRO I LAVORATORI POVERI

Estratto dell’articolo di Giuseppe Colombo per “la Repubblica”

 

GIANCARLO GIORGETTI

«Dobbiamo capire come risolverla, senti Mantovano». Alle otto e mezza di sera, Giancarlo Giorgetti esce dall'aula del Senato e consegna la sollecitazione al collega per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani. La telefonata al sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha il tono della richiesta di aiuto: «Che facciamo?».

 

Ecco l'ultimo pasticcio del governo sulla manovra: la forzatura sullo scudo a tutela degli imprenditori condannati per aver sottopagato i lavoratori. Infilata in commissione Bilancio attraverso un subemendamento di Fratelli d'Italia. Ma - sostengono fonti dell'esecutivo - fermata dal Quirinale.

 

luca ciriani giorgia meloni al senato foto lapresse

[...] Ciriani ha in mano un foglio con altre quattro norme cerchiate in rosso. Due sono della Lega: meno paletti per chi passa da un incarico pubblico a uno privato e viceversa, insieme a regole più lasche per le porte girevoli. Gli altri due sono a firma del senatore di FI, Claudio Lotito. Riguardano il taglio dell'anzianità per collocare i magistrati fuori ruolo e la revisione della disciplina per il personale della Covip, l'Autorità che vigila sui fondi pensione.

 

[...] Il maxi-emendamento che accorpa la legge di bilancio, bollinato dalla Ragioniera Daria Perrotta mezz'ora prima, è stato già depositato in commissione. La prima idea è un decreto correttivo: le cinque norme resterebbero dentro la manovra per poi essere cancellate successivamente con un altro provvedimento.

 

sergio mattarella e giorgia meloni

Ma l'ipotesi non convince tutti i partecipanti alla riunione. Il prezzo da pagare - è il ragionamento - sarebbe elevato: un'autocorrezione che lascerebbe strascichi. L'urgenza di incassare, all'indomani, il via libera dell'aula dà forma allo schema finale. Sarà formalizzato stamattina in commissione: i commi in questione saranno espunti dal "maxi". Con un parere della stessa commissione.

 

[...] 

 

carlo nordio matteo piantedosi alfredo mantovano – foto lapresse

L'ennesimo incidente sulla legge di Bilancio solleva le opposizioni. Per tutto il giorno protestano contro la norma sui lavoratori sottopagati, che il governo aveva già provato a inserire dentro un decreto sull'ex Ilva. Eppure per la maggioranza sembrava tutto filare liscio. [...]

 

Fino ad arrivare alle repliche del titolare del Tesoro. Tutte focalizzate su un concetto: prudenza. Giorgetti l'ha evocata più volte. Per rispondere agli attacchi delle minoranze sulla manovra «austera». Così: «Questa politica di austerità io la traduco con il termine prudenza». Una considerazione agganciata al fardello del debito pubblico.

 

Netto il passaggio sulla necessità di cambiare passo sulla spesa: «Non posso continuare a ragionare come si ragionava cinque anni fa, quando i tassi di interesse - ha spiegato - erano zero o negativi e quindi quel debito in qualche modo costava molto poco». [...] 

 

2 - IL DANNO POLITICO DELLA LEGGE DI BILANCIO

Estratto dell’articolo di Stefano Folli per “la Repubblica”

 

LUCA CIRIANI - GIORGIA MELONI - MATTEO SALVINI - FOTO LAPRESSE

La consueta tortura della legge di bilancio si avvia al termine. Salvo rare eccezioni, ogni anno si ripete lo stillicidio — norme proposte, poi ritirate, poi corrette, talvolta totalmente riscritte — e in Parlamento si arriva con l'acqua alla gola agli ultimi giorni utili, magari alle ultime ore.

 

La maggioranza ne esce di solito malconcia, dal momento che soffre tutte le tensioni interne. [...]

 

E figuriamoci quando la legge finanziaria è la penultima della legislatura: la prossima cadrà di fatto a ridosso della campagna elettorale e sarà un'altra storia: sarà concepita come strumento di consenso, con l'unico argine imposto dai criteri generali fissati dall'Unione. Ma all'interno di questa cornice è chiaro che il governo in carica saprà sfruttare fino in fondo i margini della spesa.

 

matteo salvini giorgia meloni antonio tajani giancarlo giorgetti foto lapresse

Fino ad allora si può dire che il ministro dell'Economia non ne esce proprio da vincitore, ma di sicuro nemmeno da sconfitto. Giorgetti ha tenuto una linea istituzionale sul punto cruciale: mantenere i conti pubblici in equilibrio. Ha subito pressioni continue dal suo partito, la Lega, ma non ha ceduto, al di là di qualche compromesso a cui è stato indotto da circostanze certo non agevoli.

 

Semmai il risultato è una legge di bilancio timida e priva di un orizzonte di qualche respiro. Tuttavia l'argomento che possiamo presumere sia stato usato dalla premier è il seguente: manteniamo unita la coalizione e sforziamoci di ridurre il danno presso l'opinione pubblica; l'anno venturo sarà diverso e la prudenza di oggi potrà trasformarsi in una serie di iniziative economiche in grado di dare slancio alla battaglia elettorale.

 

GIANCARLO GIORGETTI - MATTEO SALVINI 2

Si capisce quindi che i toni autocompiaciuti e celebrativi con cui il governo presenta il testo finale della legge di bilancio abbiano a che fare con un'esigenza di propaganda, anziché con la verità dei fatti che è assai più prosaica. Del resto anche l'opposizione, come in un'immagine speculare, esagera con la descrizione quasi apocalittica di quello che il governo Meloni ha fatto o non ha fatto. [...]

 

Ogni anno, salvo rare eccezioni, si ripete la stessa mano di gioco. Con esiti prevedibili, cioè un sostanziale pareggio dopo giorni rissosi. In definitiva non è su questo terreno che si rompono gli equilibri politici o se ne intravedono di nuovi.

 

ELLY SCHLEIN REPLICA A GIORGIA MELONI ALLA CAMERA - FOTO LAPRESSE

Come è ovvio, sarebbe stato diverso se Salvini avesse deciso di uscire dalla maggioranza. Una crisi sul bilancio sarebbe stata devastante. Tuttavia nessuno, nemmeno Salvini, ha mai pensato di commettere un tale, macroscopico suicidio.

 

I prossimi mesi offriranno a entrambi gli schieramenti l'occasione di non perdere tempo e di concentrarsi sui rispettivi obiettivi. La maggioranza dovrà contenere la tendenza leghista ad alimentare una costante guerriglia politica, pur senza giungere alle estreme conseguenze. La politica estera e il conflitto in Ucraina continueranno a essere il punto più delicato nelle relazioni fra la Lega e la premier Meloni.

 

GIORGIA MELONI - MATTEO SALVINI - CAMERA DEI DEPUTATI - FOTO LAPRESSE

Sulla carta quest'ultima è in grado di controllare la situazione, ma sul piano internazionale molti aspetti possono cambiare e non sempre in modo prevedibile. L'opposizione, dal canto suo, dovrà nel corso del 2026 definire i tratti di una credibile alternativa di governo. Quindi un'agenda di cose da fare, un'identità politica, un sufficiente grado di coesione interna tra Pd e 5S. Al momento sembra che il cammino da compiere non sia breve.

matteo salvini giorgia meloni antonio tajani foto lapresse

 

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