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IL MAQUILLAGE DI RENZI - EQUITALIA NON SPARISCE MA CAMBIA NOME IN "AGENZIA DELLA RISCOSSIONE" - LA ROTTAMAZIONE DELLE CARTELLE DA 4 MILIARDI SI DIMEZZA: LE MULTE SI PAGANO, GLI INTERESSI NO - RENZI: "NON C’E’ NESSUN CONDONO"

Valentina Conte per “la Repubblica"

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Equitalia si scioglie e diventa un braccio dell’Agenzia delle entrate. Arriva la rottamazione delle cartelle, vale 2 miliardi di incasso per lo Stato e ricomprende anche le multe auto, alleggerite degli interessi di mora. La voluntary disclosure, dopo la retromarcia del governo su contante e cassette di sicurezza, si riduce a semplice riapertura dei termini della precedente operazione di regolarizzazione di capitali detenuti illecitamente all’estero o in Italia. Ma il suo impatto, a sorpresa, non viene cifrato dalla Ragioneria: le nuove entrate sono zero e non i 2 miliardi annunciati.

 Parte infine la stretta sull’Iva, con obbligo di fatturare elettronicamente e comunicare i dati ogni tre mesi, portando così altri 2,2 miliardi all’erario. L’atteso decreto legge fiscale da quasi 4,3 miliardi di incassi certificati dalla Ragioneria per il 2017 è stato firmato ieri dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. E sarà pubblicato con ogni probabilità domani in Gazzetta Ufficiale, così da consentire a stretto giro l’invio della legge di bilancio al Parlamento. I due provvedimenti sono collegati: gli oltre 4 miliardi assicurati dal decreto costituiscono una fetta decisiva delle coperture della manovra. Renzi si dice «orgoglioso» della firma di Mattarella e precisa «non c’è nessun condono ma si dice che non si pagano gli interessi che sono stati aumentati talvolta al doppio o al triplo in modo scandaloso».

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Rimane però un’importante discrasia però tra i numeri bollinati venerdì notte dal Ragioniere dello Stato e quanto illustrato dal governo nelle slide del 15 ottobre: la voluntary da 2 miliardi passa a zero, la rottamazione delle cartelle da 4 miliardi (poi diventati 3 nella sintesi della finanziaria spedita a Bruxelles) si dimezza. Un buco potenziale che Palazzo Chigi deve riempire entro domani. Nel decreto di 16 articoli finiscono anche finanziamenti urgenti per l’anno corrente: dalla missione militare in Libia alla spesa per i centri di accoglienza dei migranti, dalle risorse al cinema a quelle per le piccole imprese, dagli ammortizzatori per le aree di crisi al trasporto pubblico di Campania e Molise.

Ma i capisaldi sono quattro: Equitalia, rottamazione delle cartelle, l’Iva elettronica e la nuova voluntary. Il gruppo Equitalia Spa si estingue dal primo luglio del 2017. La fenice risorge però dalle sue ceneri e si trasforma in ente pubblico economico, di proprietà al 100% dell’Agenzia delle entrate (che acquisterà il 49% residuo oggi dell’Inps, come anticipato da Repubblica) con cui condivide anche il direttore, Rossella Orlandi, benché fino a luglio il numero uno resta Ernesto Maria Ruffini, l’amministratore delegato attuale, nel ruolo di commissario. Ministero dell’Economia e Palazzo Chigi avranno voce in capitolo sullo Statuto da definire e maggiori poteri di controllo sulla nuova Equitalia, ribattezzata burocraticamente “Agenzia Entrate-Riscossione”. Ad esempio Mef e direttore potranno scrivere ogni anno un atto, aggiuntivo all’esistente convenzione, con cui tra l’altro parametrare gli obiettivi da raggiungere non solo alle cifre riscosse, ma anche alla soddisfazione dei contribuenti. I 7.917 dipendenti di Equitalia mantengono il contratto da bancari (privato), ma per passare al nuovo ente devono superare una selezione, non troppo gradita.

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I Comuni intanto hanno cinque mesi in più, fino alla fine di maggio 2017, per decidere se staccarsi dalla nuova Equitalia e fare da soli (nona proroga in cinque anni). La rottamazione delle cartelle esattoriali manda invece in soffitta sanzioni e interessi di mora. Ma si versano, oltre all’imposta evasa, anche aggio, spese di notifica e per le procedure esecutive, interessi per ritardato pagamento. Nel caso delle multe stradali, che rappresentano già una sanzione, la sanatoria riguarda i soli interessi di mora, ad eccezione della maggiorazione sulle ingiunzioni.

 

Entro 15 giorni dalla pubblicazione del decreto, Equitalia metterà un modulo sul sito. Chi vuole aderire, compila la dichiarazione (ha 90 giorni di tempo). Per poi pagare in un’unica soluzione o al massimo in quattro rate, con importo così diviso: un terzo, un terzo, un sesto, un sesto del valore (al massimo entro il 15 marzo 2018). Chi già usufruisce di una rateazione non deve smettere di pagare le rate dal primo ottobre al 31 dicembre di quest’anno: altrimenti non può usufruire dello sconto sul debito residuo. Fatta la domanda, si fermano ganasce e ipoteche. Ma poi si deve chiudere una volte per tutto il conto col Fisco.

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