MARPIONNE SANTO SUBITO – PER L’ECONOMISTA GUIDO VIALE, NELL’ACCORDO FIAT-CHRYSLER HA SALVATO I SUOI SOLDI E QUELLI DEGLI AGNELLI – “C’E’ TROPPA FINANZA E POCA INDUSTRIA”

Alberto Brambilla per "Il Foglio"

Non è tutto un coro di elogi e, in qualche caso, peana quello che arriva alle orecchie di Sergio Marchionne, artefice dell'accordo che porterà Fiat a possedere il 100 per cento di Chrysler con meno capitale (4,3 miliardi di dollari) di quel che si aspettava la maggior parte degli osservatori.

C'è chi come l'economista ed editorialista del manifesto, Guido Viale - notoriamente scettico sull'operato industriale del manager chiamato nel 2004 a risanare il gruppo - vede nell'operazione d'oltreoceano poche opportunità per il (depresso) mercato dell'auto italiano in termini di investimenti e produzione e, al contrario, preferisce illuminare i molti vantaggi - tutti di carattere finanziario, ergo pecuniari - per gli eredi della famiglia Agnelli, proprietari di Fiat, e per lo stesso Marchionne.

"Gli Agnelli sono riusciti a impossessarsi della Chrysler senza sborsare un quattrino e continuando a mungere le casse della Fiat come hanno sempre fatto", dice Viale al Foglio. "Tutto ciò dimostra l'abilità di Marchionne come finanziere ma restano da vedere i risultati industriali che verranno perché, per ora, l'unica cosa certa è lo spostamento del cervello della Casa auto da Torino a Detroit, dato che non è stata definita né per seguita alcuna strategia industriale".

Dunque un carattere tutto finanziario quello dell'operazione marchionnesca, secondo Viale. Tesi peraltro corroborata dal rialzo in doppia cifra del titolo Fiat (più 16 per cento nella seduta di ieri, ai livelli di agosto 2011) e di quello Exor, la finanziaria degli Agnelli (più 4,4), assieme al miglioramento dei giudizi di varie società d'analisi (Banca Akros, Hammer Partners, Equita, Kepler Cheuvreux).

Va sottolineato che per altri analisti, come quelli della banca d'affari americana Citigroup, il debito di Fiat sarà il più alto fra tutti i costruttori europei, circa 10 miliardi di euro ("continuiamo ad avere dubbi circa la sua sostenibilità", dicono). Per il ministro dello Sviluppo, Flavio Zanonato, però, avere il controllo della cassa di Chrysler rappresenta una "premessa" per completare gli investimenti di Fiat in Italia.

Cosa che non convince Viale: "Mancano le premesse di mercato per investire qui, oltretutto Marchionne è molto prudente quando si tratta di spendere, semmai assistiamo alla premessa per lo smantellamento sostanziale degli stabilimenti italiani di Fiat, destinati al massimo a diventare una succursale della produzione Chrysler, china verso la quale siamo orientati. Verranno prodotte grosse auto come Jeep, Freemont e i Suv, cui si sta convertendo ad esempio l'impianto di Melfi, e poco altro". Viale, per evidenziare un paradosso marchionnesco, ricorda che cinque anni fa l'ad di Fiat-Chrysler disse che "mettersi a produrre Suv in Europa e in particolare in Italia sarebbe stata una vera follia", ma adesso è l'unico margine produttivo che gli rimane, sostiene Viale.

Eppure secondo molti osservatori, non ultimo lo storico d'impresa dell'Università Bocconi, esperto di Fiat, Giuseppe Berta, sarà invece l'alta gamma dei marchi Alfa Romeo e Maserati a sostenere il rilancio di Fiat, cosa che senza Chrysler sarebbe stata impossibile. "Questa opzione mi pare priva di qualsiasi prospettiva - ribatte Viale - perché la tecnologia c'è, ma mancano l'esperienza e la catena distributiva adatta. Il piano Maserati, quello di produrre 50 mila veicoli di lusso all'anno, è l'equivalente del piano Fabbrica Italia del 2010 (20 miliardi di investimenti nel paese, ndr), cioè un puro bluff visto che non si è realizzato", aggiunge Viale, il quale ritiene che il mercato italiano dell'auto, al pari dell'economia nazionale dalla quale dipende, sia "senza prospettive".

Le vendite di Fiat in Italia in dicembre sono in controtendenza (meno 2,6) rispetto al mercato nazionale che nello stesso mese è tornato leggermente positivo (più 1,7) a fronte però di un anno di declino (meno 7,9). Stessa tendenza positiva - nel mese scorso - per le immatricolazioni in Francia e Spagna. Ma non per questo Viale scommetterebbe su una ripresa dell'Auto europea. Sul mercato mondiale, poi, "resta da vedere come Fiat con Chrysler reggerà i contraccolpi sulla piazza brasiliana e americana - dice Viale -, il tutto subordinato a una strategia industriale da vedersi.

Senza contare che le possibilità di giocarsi una buona partita sul reddittizio ma ormai affollato mercato cinese sono ormai molto limitate". Viale dunque non cambia posizione alla luce dell'accordo, al contrario di sindacalisti, economisti e politici che da ieri sono saliti sul carro del vincitor Marchionne.

"Ci sono già stati peana all'epoca dell'annuncio piano Fabbrica Italia e adesso possiamo verificare che erano assolutamente ingiustificati. L'ex sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, propose di stendere tappeti rossi ai piedi di Marchionne per avere salvato Fiat quando invece vediamo che ha salvato la cassa Agnelli", chiosa Viale.

 

john elkann e sergio marchionne consegnano la lancia thema presidenziale a giorgio napolitano MARCHIONNE MONTEZEMOLO YAKI ELKANN MARCHIONNE EZIO MAURO big sergio marchionne ezio mauro FIAT CHRYSLER Flavio Zanonato Laura Boldrini e Sergio Chiamparino Guido Viale

Ultimi Dagoreport

meloni trump

DAGOREPORT - CHISSÀ, MAGARI LO SCONCIO GOLPE TRUMPIANO IN VENEZUELA, CON LA CATTURA DI MADURO E DECINE DI MORTI, HA SPEDITO GIORGIA MELONI IN UNO STADIO DI TALE PIACERE DA PERDERE IL CONTROLLO DEI NEURONI, INCIAMPANDO IN DUE MADORNALI GAFFE, CHE NESSUN MEDIA HA SOTTOLINEATO - PRESO IL MOSCHETTO, CALZATO L’ELMETTO, LA “CHICA CALIENTE” (COPY SANTIAGO ABASCAL) HA PROCLAMATO LA TESI DI ‘’UN INTERVENTO LEGITTIMO DI NATURA DIFENSIVA CONTRO IL NARCOTRAFFICO’’ - BENE, SIETE CURIOSI DI SAPERE CHI L’HA SMENTITA? LO STESSO TRUMP! “D’ORA IN AVANTI SAREMO FORTEMENTE COINVOLTI NELLA GESTIONE DEL PETROLIO DEL VENEZUELA” - MA NON È FINITA: LA STAGIONATA RAGAZZA PON-PON DEL TRUMPISMO SENZA LIMITISMO HA SPROLOQUIATO PURE DI UNA “AZIONE MILITARE ESTERNA”. A SMENTIRLA È ARRIVATO QUESTA VOLTA IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO: "NON SIAMO IN GUERRA…" - VIDEO

khamenei maduro putin xi jinping

DAGOREPORT – IL 2025 È STATO UN ANNO DI MERDA PER L’IRAN, MA IL 2026 POTREBBE ESSERE PEGGIO: IL BLITZ IN VENEZUELA E L’ARRESTO DI MADURO SONO UNA BRUTTISSIMA NOTIZIA PER KHAMENEI, CHE TEME DI FARE LA FINE DEL “COLLEGA” DITTATORE. AD AGGRAVARE LA SITUAZIONE CI SONO LE PROTESTE DILAGATE IN TUTTO IL PAESE – LA PERDITA DELL’ALLEATO DI CARACAS È UN PESO ANCHE NELL’EQUILIBRIO DEI RAPPORTI CON PUTIN E XI JINPING: LA COOPERAZIONE CON MADURO RAFFORZAVA IL POTERE NEGOZIALE DI TEHERAN CON RUSSIA E CINA. ORA TEHERAN È SOLA E PIÙ DIPENDENTE DA INTERLOCUTORI CHE LA USANO (PUTIN PER I DRONI, XI PER IL PETROLIO) MA NON HANNO INTERESSE A SOSTENERLA PIÙ DEL MINIMO NECESSARIO – IL POSSIBILE ARRIVO DI UN “BONAPARTE” IMMAGINATO DAGLI ANALISTI: NON SAREBBE UN LIBERATORE, MA SOLO L’ENNESIMO AUTOCRATE…

trump putin xi jinping

DAGOREPORT - QUANTO GODONO PUTIN E XI JINPING PER L’ATTACCO AMERICANO AL VENEZUELA! – L’UNILATERALISMO MUSCOLARE DI TRUMP E’ LA MIGLIORE LEGITTIMAZIONE PER LE AMBIZIONI, PRESENTI E FUTURE, DI RUSSIA E CINA – E INFATTI IL "NEW YORK TIMES" CRITICA L'ASSALTO A MADURO:"E' POCO SAGGIO" - SE WASHINGTON BOMBARDA CARACAS, IN VIOLAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE, CHI ANDRA’ A ROMPERE I COJONI A XI JINPING SE DOMANI DOVESSE INVADERE TAIWAN? E QUANTO GODE PUTIN NEL VEDERE L’OCCIDENTE BALBETTARE DAVANTI ALLE BOMBE DI WASHINGTON, NON COSI’ LONTANE DA QUELLE CHE MOSCA SGANCIA SULL’UCRAINA? – LA PREVISIONE BY RUVINETTI: NELL’INCONTRO IN ALASKA, TRUMP E PUTIN SI SONO SPARTITI IL MONDO, IN UNA SORTA DI “YALTA A MANO ARMATA” (L’UCRAINA A TE, IL VENEZUELA A ME)

zampolli corona trump meloni salvini

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA E LA PRECIPITOSA CADUTA DI PAOLO ZAMPOLLI: DA TRUMP A CORONA... - LA FORTUNA DEL MASCELLUTO IMMOBILIARISTA ITALOAMERICANO SAREBBE FINITA IL GIORNO IN CUI È SBARCATO A VILLA TAVERNA IL RUDE TILMAN FERTITTA. IL MILIONARIO INCORONATO AMBASCIATORE HA FATTO SUBITO PRESENTE ALL’EX MANAGER DI MODELLE CHI ERA IL SOLO PLENIPOTENZIARIO DI TRUMP IN ITALIA – SE SALVINI HA VOLUTO INCONTRARLO, LA ‘GIORGIA DEI DUE MONDI’ NON HA DI CERTO BISOGNO DI RICORRERE ALLE ARTI DIPLOMATICHE DI ZAMPOLLI: A MELONI BASTA ALZARE LA CORNETTA DEL TELEFONO E CHIAMARE DIRETTAMENTE IL TRUMPONE – PER FORTUNA CHE C’È FABRIZIO CORONA  ANCORA IN CIRCOLAZIONE A SPARAR CAZZATE: ZAMPOLLI LO AVREBBE CHIAMATO DALLA CASA BIANCA DURANTE L’INTERROGATORIO SU SIGNORINI IN PROCURA: "MI CERCA TRUMP, A GENNAIO CE NE ANDIAMO LÌ E LA MELONI MUTA". PER AGGIUNGERE POI, IN MANIERA ALLUSIVA: "LA MOGLIE DI TRUMP, MELANIA, MI CONOSCE MOLTO BENE..."

giorgia meloni giovanbattista fazzolari sergio mattarella

DAGOREPORT – COME MAI NEGLI ULTIMI TEMPI È DIVAMPATO UN AMOUR FOU DI MELONI E FAZZOLARI PER MATTARELLA? LE LODI DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA PER IL DISCORSO DI FINE ANNO VENGONO INFIOCCHETTATE (“UN GRANDE CHE CI UNIFICA”) DAL “GENIO” DI PALAZZO CHIGI – DAL PREMIERATO ALLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, NON SI CONTANO I MOTIVI DI ASPRO ATTRITO TRA L'ARMATA BRANCA-MELONI E IL COLLE. MA, ALLA FINE, MELONI E FAZZOLARI SI SONO RESI CONTO CHE LA POPOLARITÀ CHE INCONTRA SERGIONE È TALE CHE È MASOCHISTICO SCHIERARSI CONTRO – ESSI’: LA GIORGIA E IL GIOVANBATTISTA SONO SCALTRI NELLA GESTIONE DEL POTERE. QUANDO SI TROVANO DAVANTI A UN OSTACOLO DURO DA SUPERARE, RICORRONO AL SAGGIO DEMOCRISTIANESIMO ANDREOTTIANO: IL NEMICO NON SI COMBATTE MA SI COMPRA O SI SEDUCE...

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”